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mercoledì 25 gennaio 2017

IL DILUVIO DAL LATO SCIENTIFICO

In un lunghissimo saggio scritto nel 2009 ed inserito nei miei libri 'Mille cose nascoste', 'Nibiru e gli Anunnaki', e 'Il fenomeno Nibiru vol.1', parlai del Diluvio Universale dal punto di vista mitologico riportando una serie di estratti che mostravano come il mito di un 'diluvio' o di una inondazione fosse presente in varie culture sparse un po' in tutto il globo. L' articolo originale, nonostante dichiarato nel titolo, non affrontava esplicitamente la cosa dal punto di vista scientifico; provai a porre rimedio nel primo volume di 'Il fenomeno Nibiru', toccando l' argomento superficialmente. Penso sia ora di colmare questa lacuna e di approfondire l' aspetto puramente scientifico dell' argomento. Chiarito che non si trattò esattamente di un diluvio, ma dello slittamento di una parte della calotta antartica con conseguente scioglimento dei ghiacci ed aumento dei livelli marini, ne consegue che questo aumento, modificando le temperature globali dell' emisfero sud e variando il tasso di salinità oceanico - e di conseguenza le correnti -, generò una serie di tempeste e di tsunami che rimasero nella memoria collettiva come piogge torrenziali, da cui il mito del Diluvio. Le tracce scientifiche di questo fenomeno ci vengono da tantissimi studi, ma bisogna inquadrare per bene il fenomeno. Il globo subiva già da qualche millennio una variazione di temperatura, che si manifestava in alcune zone con siccità, ed in altre con un aumento della piovosità a causa dell' aumento di umidità. Al Polo Sud, responsabile dell' evento globale, già da qualche millennio si verificava un assottigliamento dei ghiacci, con conseguente produzione e deriva di iceberg, fino a quel periodo chiamato 'last glacial minimum' nel contesto del quale possiamo identificare l' evento maggiore risalente a circa 13.000 anni fa. Questo è confermato indipendentemente da vari studi che riguardano sia la salinità oceanica, sia l' assottigliamento della coltre di ghiaccio, sia l' andamento dei livelli marini. Due studi che reputo particolarmente utili ai fini di questa conferma vengono da ricostruzioni elaborate per indagare sul fenomeno del Global Warming. Lo studio: "Millennial-scale variability in Antarctic ice-sheet discharge during the last deglaciation" pubblicato nel 2014 analizza il contributo all' aumento dei livelli oceanici da parte del ghiaccio antartico nell' ultima glaciazione. Tra le varie analisi contenute, ci viene detto che circa intorno al 12600 a.C. iniziò il maggior contributo a causa di smottamenti di ghiaccio verso l' oceano. L' articolo pubblicato su NoTriksZone sempre nel 2014 ed intitolato "Holocene Cold Spells Brought Drought And Famine…Sea Levels Were Often Much Higher Than Today", che esamina gli studi di Ed Caryl ("A Short History of the Human Race The Climb Out Of The Ice Age"), ci illustra l' andamento dei mari e delle temperature negli ultimi 21.000 anni, confermando circa 13.000 anni fa (11.000 a.C.) un' impennata di entrambi i parametri. Questo studio é importante perchè contiene, in particolare, un grafico che menziona l' inondazione del Golfo Persico, che riguarda molto da vicino la teoria di Sitchin. Pur se nel grafico l' inondazione del G.P. é fatta iniziare intorno agli 11.500 anni fa, quindi intorno al 9.500 a.C., nella serie di immagini di ricostruzione specifica del Golfo Persico, basata sugli studi di Jeffrey Rose, l' inondazione é fatta risalire già a 14.000 anni fa, cioè circa il 12.000 a.C. Questo fenomeno riguardante il Golfo Persico é stato trattato da vari studi, con datazioni che oscillano di circa 1500 anni intorno all' 11.000 a.C., un discreto margine di errore; alcuni di questi sudi sostengono che l' evento modificò a tal punto la geografia della zona che l' assetto definitivo delle coste si ebbe soltanto intorno ai 6000 anni fa! Sarebbe in effetti da stupidi pensare che un fenomeno così grandioso e massiccio come lo slittamento di una parte della calotta polare si risolvesse in pochi mesi, come normalmente raccontato dai miti. L' evento maggiore, quello ricordato come 'Diluvio', deve aver avuto un suo apice, dopo il quale, pian piano, la situazione evolveva nel corso di secoli, forse millenni, ridisegnando le mappe. E' anche questo il motivo per cui nel Golfo Persico si evolvevano, fino a circa il 5000 a.C., solo poche culture che si adattavano di volta in volta a vivere in villaggi costruiti e ricostruiti a seconda di come i movimenti marini ridisegnavano le coste. La fine del periodo di variazioni, stimata intorno ai 6000 anni fa, fu forse il fattore che permise, a Sumer, l' improvviso sviluppo della civiltà.
L' immagine qui sotto mostra, secondo me, il primo brusco innalzamento di temperatura dovuto, circa 13.000 anni fa, allo scioglimento della calotta. Una imponente massa di ghiaccio si sciolse, causando un aumento di circa 3° al quale, comprensibilmente, seguirono una serie di aggiustamenti. 

 

lunedì 23 gennaio 2017

Le fabbriche del pensiero garantiscono il futuro - Per i vecchi profeti era più facile - Il cerchio si chiude


Le fabbriche del pensiero garantiscono il futuro
Per i vecchi profeti era più facile
Il cerchio si chiude
A che punto siamo oggi?
 
Un giorno l'uomo dominerà lo spazio?
 
Ci sono stati nella più remota antichità esseri extraterrestri che dalle profondità del cosmo hanno visitato la Terra?
 
Vi sono in qualche parte dell'Universo esseri intelligenti che cercano di porsi in contatto con noi?
 
La nostra era, con le sue invenzioni che aprono vertiginose prospettive per il futuro, è dunque così terribile?
 
Si dovrebbero tener segreti i più audaci risultati delle ricerche?
 
Troveranno la medicina e la biologia il sistema per riportare in vita l'uomo congelato?
 
I terrestri colonizzeranno nuovi pianeti?
 
Si accoppieranno coi primitivi abitanti dei pianeti stranieri?
 
E creeranno gli uomini una seconda, una terza, una quarta... Terra?
 
Un giorno dei robot speciali sostituiranno i chirurghi?
 
Nel 2100 gli ospedali diventeranno depositi di pezzi di ricambio per uomini guasti?
 
Nel lontano futuro la vita dell'uomo potrà essere prolungata a tempo indeterminato mediante l'uso di cuori, polmoni, reni ecc. artificiali?
 
Vedremo un giorno il "mirabile mondo nuovo" di Huxley, con le sue inconcepibili fredde visioni fantastiche, divenire realtà?
L'elenco di tali domande potrebbe raggiungere l'estensione della guida telefonica di una grande metropoli. Non passa giorno che in qualche parte del mondo non si faccia una nuova insospettata invenzione: e ogni giorno dall'elenco delle impossibilità si può cancellare un problema, che è stato risolto. L'Università di Edimburgo ricevette dal Fondo Nuffield una prima assegnazione di 270.000 sterline per l'elaborazione di un computer intelligente. Il prototipo di questo computer fu posto a colloquio con un soggetto estraneo, il quale dopo il colloquio non voleva credere di aver parlato con una macchina. Il professor Michie, che ha costruito il computer, afferma che la sua macchina sta cominciando a sviluppare una sua vita personale... La nuova scienza si chiama futurologia. Suo scopo è la pianificazione e la radicale esplorazione e comprensione del futuro con tutti i mezzi tecnici e concettuali che stanno a nostra disposizione. Ovunque nel mondo sorgono fabbriche del pensiero: e non sono altro che i conventi degli scienziati di oggi che pensano per il domani. Nella sola America lavorano 164 di queste fabbriche, che assolvono incarichi conferiti loro dai governi e dalle grandi industrie. La più famosa di queste fabbriche del pensiero è la RAND Corporation, a Santa Monica in California, di cui l'aeronautica USA ha promosso la fondazione nell'anno 1945, con la motivazione che le alte sfere dell'esercito ritenevano necessario un programma di ricerche per operazioni di guerra intercontinentali. Nell'imponente edificio a due piani che ospita il centro di ricerche lavorano al presente 843 eminenti scienziati, e qui nascono i primi abbozzi e progetti delle più inverosimili avventure dell'umanità. Già nel 1946 gli scienziati della RAND calcolarono l'utilità militare di una nave spaziale, e quando nel 1951 la RAND sviluppò il programma di diversi satelliti, la cosa fu in molti ambienti giudicata un'utopia. Da quando la RAND è al lavoro, il mondo deve a questo centro di ricerca 3.000 relazioni scientifiche su fenomeni che finora erano passati inosservati, e i suoi scienziati hanno pubblicato oltre 110 libri che hanno segnato un progresso decisivo nella nostra cultura e nella nostra civiltà.La fine di questo lavoro di ricerca non e prevedibile, e forse non esiste. Compiti avveniristici simili a questi svolgono anche altri istituti, fra cui l'Hudson Institute, a Harmon-on-Hudson, N. Y.; il Tempo Center for Advanced Studies, della General Electric a Santa Barbara, California; l'Arthur Little Institute, a Cambridge, Mass.; il Battelle Institute, a Columbus, Ohio. Tanto i governi che le grandi imprese industriali non possono più fare a meno di questi pensatori del futuro. I governi devono preordinare i loro piani militari a lunga scadenza; le grandi imprese industriali devono calcolare preventivamente i loro investimenti per i prossimi decenni. La futurologia deve programmare in anticipo lo sviluppo delle grandi città per cento e più anni. Non è cosa difficile, sulla scorta delle cognizioni attuali, calcolare per esempio lo sviluppo del
Messico nei prossimi 50 anni. In un tale calcolo preventivo è necessario tener presenti tutti i dati a nostra disposizione, la tecnica moderna, i mezzi di trasporto e comunicazione, le correnti politiche e gli eventuali avversari potenziali del Messico. Se oggi c'è questa possibilità di pianificazione, un'intelligenza extraterrestre avrebbe potuto fare già 10 mila anni fa una tale programmazione anche per la Terra. È per l'uomo una necessità ineluttabile impegnarsi con tutte le sue forze a prevedere ed esplorare il futuro. Senza questo studio del futuro non avremmo forse alcuna possibilità di risolvere gli enigmi del nostro passato. Chi sa se nei campi di scavi archeologici non giacciono ai nostri piedi le chiavi per decifrare il nostro passato? e forse noi le calpestiamo senza accorgercene perché non sappiamo riconoscerle... Per questo appunto abbiamo proposto l'istituzione di un "anno utopistico-archeologico". Come non possiamo credere a occhi chiusi ai dogmi dei vecchi schemi mentali, così non pretendiamo che il mondo "creda" alle nostre ipotesi. Tuttavia aspettiamo e speriamo che presto sia maturo il tempo in cui si possano affrontare senza preconcetti gli enigmi del passato, col sussidio della più raffinata tecnologia.
Non è colpa nostra, se nell'Universo esistono milioni di altri pianeti...
 
Non è colpa nostra, se l'antica statua giapponese di Tokomai, che risale a parecchie migliaia di anni fa, presenta nell'elmo cerniere e feritoie moderne...

Non è colpa nostra, se il rilievo in pietra di Palenque esiste...
 
Non è colpa nostra, se l'ammiraglio Piri Reis non ha bruciato le sue antiche carte...
 
Non è colpa nostra, se gli antichi testi e le antiche tradizioni della storia umana contengono tante assurdità...
Ma è colpa nostra se, pur sapendo tutto ciò, non ci facciamo caso e non lo prendiamo troppo sul serio. L'uomo ha davanti a sé un grandioso futuro, che supererà ancora il suo grandioso passato. Noi abbiamo bisogno della ricerca spaziale e della ricerca del futuro, e del coraggio di affrontare progetti che sembrano impossibili. Ad esempio il progetto di un'esplorazione concertata del nostro passato, che può offrirci preziosi ricordi del nostro futuro. Ricordi che allora saranno dimostrati e, senza la necessità d'un appello a un atto di fede, illumineranno la storia dell'umanità. Per il bene delle future generazioni.

venerdì 20 gennaio 2017

LE GUERRE DEGLI DEI


Sotto il completo comando di Enlil, gli Anunnaki lavoravano nell'Abzu e in Mesopotamia: estraevano e trasportavano i minerali, li lavoravano e li raffinavano. Dal porto spaziale di Sippar le navette a razzo trasportavano i preziosi minerali alle stazioni orbitanti intorno alla Terra, da dove gli Igigi lo inviavano su Nibiru attraverso viaggi periodici di apposite navi cargo spaziali. Tutto questo complesso sistema era gestito dal centro di controllo della missione Terra, sito a Nippur e governato da Enlil, che deteneva il controllo del dur.an.ki (il legame cielo-terra) e l'inviolabile dir.ga, la sua sala comando, contenente le famose "tavole dei destini". La situazione su Nibiru si era dunque calmata grazie al periodico afflusso del tanto agognato oro: messa a tacere ogni rivalità, Anu poté regnare indisturbato per molti shar, mentre la Terra si trasformava ogni giorno di più in un oscuro palcoscenico dove prendevano forma violente passioni e rivalità che animavano terribili conflitti. Contemporaneamente, sulle stazioni orbitanti intorno alla Terra e sulla Stazione di Passaggio su Marte cresceva il malcontento degli i.gi.gi (coloro che girano e vedono) che lamentavano il fatto che non fosse stato ancora costruito sulla Terra un luogo dove potessero prendersi delle licenze, riposarsi e riprendersi dai rigori della vita in assenza di gravità. La prima visita di Anu sulla Terra e le decisioni che furono prese in quell'occasione determinarono il corso degli eventi sul nostro pianeta per i millenni che seguirono: col tempo si arrivò alla creazione di Adapa (l'Homo Sapiens, quello che noi conosciamo); vennero piantate anche le basi del futuro conflitto sulla Terra tra Enlil ed Enki e i loro discendenti. Prima ancora di tutto ciò, si verificarono le aspre lotte tra il Casato di Anu e quello di Alalu, che sfociarono nella Guerra dei Titani, in cui si contrapposero "gli dei che sono nel Cielo" e "gli dei che sono sopra la scura Terra", nella cui fase più acuta si verificò la rivolta degli Igigi. Conosciamo questi avvenimenti grazie al testo "La sovranità nel cielo" e ad altri scritti conosciuti come "Ciclo di Kumarbi", in cui si narra degli eventi relativi all'usurpazione del trono di Nibiru, della fuga di Alalu sulla Terra, la visita di Anu e il successivo conflitto con Kumarbi. Dopo un precedente scontro con Anu (sovrano di Nibiru), Kumarbi (discendente di Alalu e coppiere di Anu) scese sulla Terra e andò in visita da Ea (Enki) nell'Abzu. Contemporaneamente compare sulla scena anche il dio delle tempeste, Ishkur, figlio minore di Enlil. Ishkur provocò Kumarbi elencandogli "i magnifici attributi e oggetti" che ogni dio anziano gli concederà, tra cui la "saggezza", che sarà tolta proprio a Kumarbi e concessa a lui. Kumarbi folle di rabbia torna a consultarsi con Ea, che gli suggerisce di "salire al cielo" e chiedere aiuto a Lama, matriarca di entrambe le Case, quella di Anu e quella di Alalu, offrendosi di accompagnarlo col suo mar.gid.da (carro celeste). Lama non consente loro di atterrare senza il permesso degli Dei, sospettando anche interessi personali di Ea, e li respinge sulla Terra. Invece che atterrare, Kumarbi resta su una delle stazioni orbitanti intorno alla Terra insieme agli Igigi e medita su come vendicarsi e farsi proclamare "padre degli dei" a discapito di Anu. Successivamente torna sulla Terra, chiedendo agli altri dei di riconoscere la sua supremazia. Anu decide che adesso è troppo e prende in mano la situazione: ordina a suo nipote Ishkur di sconfiggere una volta per tutte Kumarbi e ucciderlo. Ne segue una guerra che vede opposte due fazioni: gli dei del cielo, capeggiati da Kumarbi, e gli dei sulla Terra, capeggiati da Ishkur. A questa battaglia presero parte circa 70 dei, tutti a bordo di carri celesti, e vide avere la meglio Ishkur.  Kumarbi, seppur sconfitto, non si arrese e continuò a covare vendetta. Ingravidò successivamente una dea, da cui ebbe un figlio che crescendo sarebbe diventato il suo vendicatore, Ullikummi (dio della pietra). Cresciuto di nascosto fra gli Igigi, da adulto apparve sulla scena per mettere in pratica il nuovo piano del padre: attaccare la città di Ishkur, Kummiya, fare a pezzi il dio delle tempeste e gli altri dei per poi salire alla dimora celeste (Nibiru) e prendersi con la forza il trono. Durante il suo peregrinare nei cieli terrestri, Utu, capo delle Aquile, localizzò Ullikummi e corse ad avvertire Ishkur, che divenne rabbioso. Non vedendo altra alternativa se non quella di un nuovo conflitto, Ishkur preparò il suo carro celeste, l' id.dug.ga (fluente veicolo di piombo), ripristinandone la funzionalità nelle sue varie parti: riavviare il grande "spaccatore" (probabilmente una mitragliatrice), attaccare all'anteriore il "toro che si accende" (motore), assemblare alla parte posteriore il "toro che alza il missile" (lanciamissili); installare "ciò che indica la strada" (attrezzature e sistemi di guida) e riattivare il tutto alimentandolo con le "potenti pietre" (minerali, fonti di energia), armare il veicolo infine con il "lanciatore di fulmini e tempeste" (non necessita di spiegazione), equipaggiando lo con almeno 800 "pietre di fuoco" (missili).  Dopo i primi infruttuosi raid, si unì allo scontro suo fratello maggiore Ninurta, primogenito di Enlil e noto "mastino della guerra". Tuttavia l'andamento degli scontri premiò il mostruoso Ullikummi, che arrivò alle porte della città. Quest'ultimo bombardò con i suoi missili perfino la residenza di Ishkur e costrinse all'evacuazione sua moglie Hebat. Costei accompagnata da una sua messaggera corse a riferire della battaglia a Ea nell'Abzu, temendo che Ishkur finisse ucciso nella battaglia. Ea si rese conto finalmente che gli eventi prendevano una piega fuori controllo e voló da suo fratello Enlil per metterlo in guardia: se Ullikummi avesse trionfato, avrebbe distrutto ogni città degli dei sulla Terra fino a portare la battaglia su Nibiru.  Fu convocata un'assemblea del Grande Circolo degli Anunnaki e Ea offrì la soluzione: utilizzare un non meglio specificato e da tempo custodito macchinario, "l'antico tagliatore di metallo". Questo espediente rovesciò le sorti della battaglia e Ishkur passò al contrattacco: costrinse Ullikummi a retrocedere fino al mare e lo affrontò nella battaglia decisiva, che vide trionfare Ishkur.  La minaccia a tutto l'impero era quindi scongiurata, con grande sollievo dei Grandi Dei, che in questa occasione avevano fatto fronte comune, ma che torneranno ben presto alle rivalità fra clan. Furono queste le "Guerre tra gli Dei e i Titani" narrate successivamente dai racconti dei Greci e ciò spiega anche l'origine del nome della fazione degli dei del cielo (i Titani), in quanto in lingua sumerica ti.ta.an significa "coloro che vivono nel cielo", cioè gli Igigi, mentre gli dei della terra erano appunto gli Anunnaki... A questa guerra ne seguiranno molte altre nei millenni seguenti, sempre dovute a mai sopite rivalità fra clan e irrisolti giochi di potere...

giovedì 19 gennaio 2017

MORALITA' ANUNNAKI


È davvero grande l'importanza della linea di successione e di quella genealogica nelle Guerre degli Dei: da queste nacquero le lotte per la successione e la supremazia, prima su Nibiru, poi sulla Terra. Se infatti cerchiamo di dare una spiegazione alla strana persistenza e ferocia di queste guerre, mettendole in relazione con avvenimenti della storia e della preistoria appare evidente che tutto deriva da un codice di comportamento sessuale fondato non su considerazioni morali, ma sul principio della purezza genetica: la legge del seme. Al centro di tutte queste guerre sta un'intricata genealogia che determinava gerarchie e diritti di successione; gli atti sessuali venivano giudicati non in base alla tenerezza o alla violenza con cui erano compiuti, ma sulla base dell'obiettivo e delle conseguenze che provocavano. Un testo sumerico racconta che Enlil, comandante in capo, si infatuó di una giovane infermiera che aveva visto nuotare nuda in un fiume. La convinse ad andare in barca con lui e fece l'amore con lei nonostante le sue proteste ("la mia vulva è piccola, non conosce uomo"). Malgrado il suo rango, Enlil venne arrestato dai "cinquanta dei anziani" e portato alla sua città, Nippur, dove fu accusato di stupro, sottoposto a giudizio da parte dei "Sette che giudicano" e condannato all'esilio nell'Abzu.  Fu perdonato solo quando sposò la giovane dea, che lo aveva seguito nell'Abzu.  (Si scoprì successivamente che la giovane dea era un'arrampicatrice sociale e aveva architettato tutto su consiglio di sua madre!) Molte canzoni celebrano la storia d'amore tra Inanna e un giovane dio di nome Dumuzi; in questi testi gli incontri tra i due amanti vengono descritti con toccante tenerezza.  Possiamo comprendere il tono di approvazione di questi versi perché Dumuzi era lo sposo promesso di Inanna, scelto con l'approvazione di suo fratello Utu, capo delle "aquile". Ma come spiegare un altro testo, in cui Inanna descrive un appassionato rapporto sessuale col suo stesso fratello Utu? Tutto questo si può capire solo se teniamo presente che il codice amoroso proibiva il matrimonio, ma non i rapporti sessuali tra fratello e sorella figli degli stessi genitori. D'altra parte, era invece ammesso il matrimonio con una sorellastra; anzi, l'eventuale discendenza nata da questa unione avrebbe avuto la precedenza nell'ordine gerarchico. E se lo stupro era condannato, il sesso (anche se illegittimo e violento) era perdonato se fatto per il bene della successione al trono.  Da un lungo racconto sappiamo che Enki, nel tentativo di avere un figlio maschio dalla sua sorellastra Sud (che era sorellastra anche di Enlil), dedicò a lei parecchie attenzioni e, un giorno in cui la trovò da sola, "riversò il suo seme nel suo grembo". Quando lei diede alla luce una figlia femmina, invece che un maschio, Enki non perse tempo e fece l'amore con questa ragazza non appena questa "divenne giovane e bella".   Lo stesso fece con molte altre figlie femmine, finché Sud "lanciò su di lui una maledizione che lo paralizzò", solo allora cessarono queste prodezze amorose finalizzate alla ricerca di un erede maschio.   Mentre si lanciava in questo tour de force erotico, Enki era già sposato con Ninki (epiteto di Damkina), il che dimostra che quello stesso codice che condannava lo stupro non vietava le relazioni extraconiugali in quanto tali. Sappiamo anche che gli dei potevano avere quante mogli e concubine volevano, ma che dovevano sceglierne una come sposa ufficiale, preferibilmente una sorellastra.  Se il dio, oltre al nome proprio e agli epiteti, aveva anche un titolo onorifico, alla sua consorte ufficiale veniva attribuito di diritto la forna femminile di quel titolo.  È così che la sposa di An (il celeste) ricevette il titolo di Antu (la celeste); l'infermiera che sposó Enlil (signore del comando) diventò Ninlil (signora del comando); Damkina, che sposó Enki (signore della Terra) diventò Ninki (signora della Terra) e così via. Veniamo a sapere da altri due testi che i genitori di Anu erano Anshargal (grande principe del cielo) e Kishargal (grande principessa della terraferma). Come indicano i loro stessi nomi, questa non era la coppia regnante su Nibiru: il grande principe era infatti l'erede presunto e la sua sposa era la figlia primogenita del sovrano (avuta da un'altra moglie) ed era perciò la sua sorellastra. In questi eventi genealogici sta la chiave per comprendere gli avvenimenti svoltisi su Nibiru prima e sulla Terra poi.


lunedì 16 gennaio 2017

Segnali mandati nel cosmo Vi sono collegamenti telepatici più veloci della luce? Lo stranissimo caso Gayce - L'equazione di Green Bank Eminenti scienziati sostengono l'exobiologia Su che cosa lavora la NASA?


Segnali mandati nel cosmo
Vi sono collegamenti telepatici più veloci della luce?
Lo stranissimo caso Gayce - L'equazione di Green Bank
Eminenti scienziati sostengono l'exobiologia
Su che cosa lavora la NASA?

Un'intervista con Wernher von Braun l'8 aprile 1960, alle quattro del mattino, in una solitaria valle della Virginia occidentale ebbe inizio un esperimento: il grande radiotelescopio di 85 piedi di Green Bank fu rivolto verso la stella Tau Ceti, lontana 11,8 anni luce. Il giovane astronomo americano Frank Drake, scienziato di chiara fama che dirigeva il progetto, intendeva esplorare lo spazio in cerca di eventuali onde radio trasmesse da altre civiltà, per captare qualche segnale di altri esseri intelligenti del cosmo. Questa prima serie di tentativi durò 150 ore, e fu registrata nella storia dell'astronomia come progetto OZMA, anche se era destinata all'insuccesso. Il progetto fu interrotto non perché almeno uno degli scienziati interessati alla ricerca avesse sostenuto che non esistevano segnali radio nel cosmo, ma perché si riconobbe che al momento non esistevano ancora strumenti tanto sensibili da poter sperare di raggiungere lo scopo. Ma il progetto OZMA non resterà l'unico tentativo del suo genere. Probabilmente si installerà un radiotelescopio sulla Luna, in modo da poter esplorare gl'infiniti spazi interstellari alla ricerca di segnali radio senza essere disturbati dalle interferenze terrestri. D'altra parte c'è da domandarsi se questi tentativi di captare segnali nel cosmo siano utili alle nostre ricerche spaziali e se non sarebbe più opportuno trasmettere radiosegnali nello spazio. Non possiamo pretendere che esseri intelligenti extraterrestri conoscano per caso o il russo o lo spagnolo o l'inglese e non aspettino altro che essere chiamati... Restano, a quanto riteniamo, tre possibilità con cui possiamo segnalarci nello spazio: con simboli matematici, con raggi laser o con immagini. Bisogna ammettere che la prima variante ha delle probabilità: per porla in esecuzione si dovrebbero rilevare e stabilire le lunghezze d'onda intergalattiche che hanno probabilità di essere captate in tutto il cosmo. Con 1.420 MHz si avrebbe la frequenza adatta, perché tale è la frequenza d'irradiazione dell'idrogeno che si forma nell'incontro di atomi di idrogeno. Poiché l'idrogeno è un elemento, questa radiofrequenza potrebbe essere nota in tutto l'Universo. Inoltre 1.420 MHz si troverebbero al di fuori del guazzabuglio delle interferenze terrestri. Le possibilità di errori o i fattori di disturbo sarebbero ridotti al minimo: si potrebbero inviare radioimpulsi nell'Universo, e, se esistono esseri intelligenti extraterrestri, essi potrebbero captarli e riconoscerli. Interessante a questo proposito una notizia della "Zeit" del 22 dicembre 1967. Sotto il titolo "Lampi di luce inviati sulla Luna" vi si legge: "La distanza fra la Terra e la Luna ci è nota con l'approssimazione di poche centinaia di metri, ma gli astronomi non si accontentano. Perciò gli astronauti in uno dei primi voli diretti al nostro satellite porteranno con sé degli specchi e li installeranno sulla superficie lunare. Questi specchi saranno formati da tre superfici riflettenti, poste perpendicolarmente luna all'altra - come l'angolo di una stanza - che hanno la proprietà di riflettere i raggi di luce in direzione della fonte luminosa. "Questo sistema di specchi riceverà dalla Terra dei lampi di luce della durata di un centomilionesimo di secondo, emessi da un laser davanti al quale sarà sistemato un telescopio con un'apertura di m. 1,50. I raggi riflessi dalla Luna saranno recepiti da questo telescopio e proiettati in un fotoriproduttore. "Dalla velocità nota della luce e dal tempo che il raggio laser impiegherà per il viaggio di andata e ritorno si potrà calcolare la distanza dalla Terra alla Luna con una approssimazione di un metro e mezzo."* * Effettivamente il 21 luglio 1960 questo specchio è stato installato sulla superficie lunare, insieme ad altri due apparecchi: un sismometro e un "lenzuolo" per intrappolare i gas portati sulla Luna dal vento solare. [NdR] Allo stesso modo è pensabile un'emissione di segnali diretta verso di noi. Da molto tempo lo spazio è attraversato da radioonde. Non si può pensare, se la nostra ipotesi corrisponde al vero, che anche esseri intelligenti extraterrestri ci inviino i loro segnali? Per esempio nell'autunno 1964 l'energia elettromagnetica della stella CTA-102 crebbe improvvisamente e gli astronomi russi comunicarono che ritenevano di aver ricevuto segnalazioni da una superciviltà extraterrestre. Questa radiostella CTA-102 fu registrata dai radioastronomi del California Institute of Technology sotto il numero di catalogo 102: di qui il suo nome. L'astronomo Scholomitski il 13 aprile 1965 nell'auditorio dell'Istituto Sternberg di Mosca dichiarava: "Tra la fine di settembre e i primi di ottobre 1964 l'energia elettromagnetica della CTA- 102 aumentò sensibilmente. Ma solo per breve tempo: poi sparì di nuovo. Registrammo il fatto e rimanemmo in attesa. Verso la fine dell'anno l'energia elettromagnetica della fonte tornò di colpo ad aumentare: 100 giorni dopo la prima accensione raggiunse un altro punto massimo". Il suo capo, il professor Shklovsky, aggiunse che tali oscillazioni di intensità sono molto insolite. L'astrofisico olandese Maarten Schmidt ha accertato nel frattempo mediante accurate misurazioni che la stella CTA-102 deve essere lontana dalla Terra circa 10 miliardi di anni luce. Questo significa che le radiofrequenze, se dovessero provenire da esseri intelligenti, sarebbero state emesse più di 10 miliardi di anni fa. Ma a quel tempo il nostro pianeta - per quanto si ritiene allo stato attuale delle ricerche - non esisteva ancora. Questa considerazione potrebbe essere una specie di colpo mortale per la ricerca di altri esseri viventi nel cosmo. Ma se questi tentativi non avessero alcuna prospettiva di successo, gli astrofisici in America e in Russia, a Jodrell Bank, presso Manchester, come a Stockert presso Bonn, non concentrerebbero le loro ricerche con le potenti antenne direzionali dei loro radiotelescopi sulle cosiddette radiostelle e quasar. Le stelle fisse Epsilon Eridani e Tau Ceti distano da noi rispettivamente 10,2 e 11,8 anni luce. Le radioonde dirette verso questi nostri "vicini" impiegherebbero quindi nel viaggio circa 11 anni, e una eventuale risposta potrebbe giungerci dopo 22. Collegamenti radio con stelle più lontane richiedono in proporzione tempi maggiori: non ci sembra quindi proficuo impegnarsi in tentativi per una presa di contatto a mezzo radioonde con civiltà che distano da noi milioni di anni luce. Ma le radioonde sono i nostri unici mezzi tecnici per questi tentativi? Si potrebbe, per esempio, segnalare la nostra presenza anche con mezzi luminosi. Un forte raggio laser, rivolto a Marte o a Giove, potrebbe non passare inosservato se su quei pianeti esistono esseri intelligenti. (Laser è una sigla che indica uno strumento per la generazione e l'amplificazione di radiazioni ottiche mediante emissione stimo-, lata di luce da parte di sistemi atomici; in inglese: Light amplification by stimulated emission of radiation.) Altra possibilità, che appare un po' fantastica, sarebbe quella di coltivare pianure gigantesche così da ottenere visibili contrasti di colore, i quali riproducono un simbolo geometrico o matematico di validità presumibilmente universale. Una concezione audace, ma senz'altro realizzabile: un gigantesco triangolo equilatero con lato di 1.000 chilometri viene coltivato a patate lungo il perimetro: in questo enorme triangolo si iscrive un cerchio che sarà coltivato a frumento: ogni estate si otterrà così un visibilissimo disco giallo, inscritto in un triangolo equilatero verde. Un esperimento, fra l'altro, anche utile e proficuo. Ma se vi sono esseri intelligenti extraterrestri che cercano noi come noi li cerchiamo, l'apparire del cerchio e del triangolo sarà per loro un indizio che queste forme non sono un capriccio di natura... Come abbiamo detto, è una possibilità. Qualcuno ha anche proposto di costruire una catena di fari che proiettino la loro luce verticalmente, e questo mare di luce dovrebbe avere la forma di un modello di atomo... Proposte, proposte. Tutte le proposte partono dalla premessa che qualcuno osservi il nostro pianeta. Forse questo modo di affrontare il problema è un modo sbagliato, dato che i nostri mezzi sono così limitati? Pur essendo assai scettici, e piuttosto contrari a qualsiasi forma di occultismo, dobbiamo tuttavia ammettere che non si può fare a meno di prendere in considerazione certi fenomeni fisici oggi ancora inspiegabili, per esempio la trasmissione del pensiero fra cervelli intelligenti, dimostrata su larga base scientifica ma non ancora spiegata. Nelle facoltà parapsicologiche di molte importanti università si stanno oggi studiando coi metodi delle scienze esatte certi fenomeni che fino ad oggi non erano stati ancora analizzati, come la veggenza, le visioni, la trasmissione del pensiero e così via. Da questo studio si escludono naturalmente tutte le infauste storie di spiriti e fantasmi che nascono dalle speculazioni occultistiche o dalla superstizione religiosa: ci si occupa esclusivamente dei fenomeni che sono per così dire maturi per ricerche di laboratorio. Da ricerche singole e di gruppo è risultato che la trasmissione del pensiero è un fatto reale. In questo campo - che fino a poco tempo fa era un campo disprezzato e proibito - si sono già fatti considerevoli progressi. Nell'agosto 1959 fu compiuto l'esperimento del Nautilus, il quale non solo dimostrò la possibilità della trasmissione del pensiero, ma provò che i contatti telepatici fra cervelli umani possono essere più forti delle onde radio. Infatti il sommergibile Nautilus, portatosi a diverse migliaia di chilometri dal "cervello emittente", si immerse alcune centinaia di metri sotto la superficie: tutti i collegamenti radio furono interrotti, poiché anche oggi le onde radio non penetrano attraverso le acque del mare oltre una certa profondità. Ma il collegamento telepatico fra il signor X e il signor Y continuò a funzionare. Dopo tali esperimenti scientifici, ci si domanda di che cosa sarà ancora capace il cervello umano! Può esso realizzare collegamenti telepatici più veloci della luce? Il caso Cayce, ormai entrato negli annali della scienza medica, sembra autorizzare tali supposizioni. Edgar Cayce, un giovane contadino del Kentucky, non aveva la più lontana idea delle fantastiche capacità racchiuse nel suo cervello; e benché egli sia morto il 5 gennaio 1945, ancor oggi medici e psicologi utilizzano la documentazione sul suo caso; la severa American Medical Association diede a Edgar Cayce l'autorizzazione a tenere consultazioni, benché egli non fosse medico. Edgar Cayce si era ammalato nella prima gioventù: era scosso da convulsioni, la febbre divorava il suo giovane corpo, ed egli entrò in coma. Mentre i medici cercavano invano di fargli riprender conoscenza, Edgar cominciò improvvisamente a parlare con voce alta e chiara: spiegò perché era malato, nominò alcune medicine che gli erano necessarie e indicò gli ingredienti per comporre una pomata con cui si doveva frizionargli la spina dorsale. Medici e parenti erano sbalorditi, perché non riuscivano a capire di dove il fanciullo traesse tutte quelle cognizioni e i vocaboli a lui del tutto estranei. Poiché il caso pareva senza speranza, i medici decisero di seguire le sue istruzioni. Trattato coi medicamenti da lui stesso indicati, Edgar cominciò a migliorare a vista d'occhio e la guarigione non si fece attendere. La fama del singolare caso si sparse, e poiché Edgar aveva parlato in stato comatoso, molti proposero di porre il giovane sotto ipnosi per "strappargli" così consigli terapeutici. Edgar si rifiutò: solo quando un suo caro amico si ammalò, egli dettò una ricetta precisa, usando vocaboli latini, che non aveva mai prima né letto né udito. Una settimana dopo l'amico era guarito. Se il primo caso era stato ben presto dimenticato, come fatto sensazionale, sì, ma da non prendersi scientificamente troppo sul serio, il secondo caso indusse la Medicai Association a nominare una commissione che in futuro, se una cosa simile si fosse ripetuta, provvedesse a registrare e documentare anche i minimi particolari della vicenda. Durante il sonno Cayce aveva conoscenze e capacità che altrimenti avrebbero potuto essere solo il risultato di un consulto. Una volta Edgar prescrisse a un paziente molto ricco una medicina che non riusciva a trovare in alcuna farmacia. Il malato fece alcune inserzioni in giornali molto diffusi, e anche all'estero. Da Parigi (!) un giovane medico gli rispose che suo padre parecchi anni prima aveva prodotto questo medicamento, ma che la produzione ne era stata da lungo tempo sospesa. La composizione del prodotto era identica a quella dettagliatamente indicata da Edgar Cayce. Più tardi Edgar indicò un'altra medicina e diede inoltre l'indirizzo di un laboratorio, in una città molto lontana. Da una telefonata si apprese che il preparato era stato da poco studiato e la-formula prodotta in laboratorio, e si cercava un nome da dargli, poiché il prodotto non era ancora in commercio. La commissione, composta di medici professionisti, è ben lontana dal credere alla telepatia: indaga con metodo concreto e obiettivo, constata ciò che ha osservato e sa che Edgar non ha mai in vita sua preso in mano un libro di medicina. Incalzato da tutte le parti, con malati che vengono a lui da tutto il mondo. Edgar fa due consultazioni il giorno, sempre in presenza di medici e sempre senza onorario. Le sue diagnosi e le sue prescrizioni terapeutiche sono esatte; ma quando egli si sveglia dallo stato di trance in cui è caduto, non sa più nulla di quanto ha detto. Quando i membri della commissione gli chiedono come giunge alle sue diagnosi, Edgar risponde che gli sembra di potersi porre in contatto con qualsiasi cervello per trarne le cognizioni che gli occorrono per la sua diagnosi. Ma poiché anche il cervello del paziente sa benissimo che cosa manca al corpo, la cosa diventa facilissima: egli interroga il cervello del malato e poi cerca in tutto il mondo il cervello che gli sappia dire che cosa si deve fare. Egli stesso, diceva Edgar, era soltanto una parte di tutti i cervelli... Un'idea sbalorditiva, che, trasportata nel nostro mondo tecnico, potrebbe svilupparsi così: a New York un gigantesco computer viene alimentato con tutti i dati della fisica fino ad oggi conosciuti: in qualunque momento e da qualunque luogo sia interrogato, darà le sue risposte in poche frazioni di secondo. Un altro computer è collocato a Zurigo, e in esso viene immagazzinato tutto il sapere umano nel campo della medicina. A Mosca un terzo computer accoglie tutti i dati della biologia, un quarto al Cairo inghiotte tutte le cognizioni di astronomia: insomma, in diversi centri mondiali tutta la conoscenza umana, ordinata in categorie, viene immagazzinata in vari computer, posti fra di loro in collegamento radio. Così il computer del Cairo, richiesto di notizie mediche, in pochi centesimi di secondo inoltrerà la domanda al computer di Zurigo. La funzione del cervello di Edgar Cayce doveva corrispondere pressappoco a un collegamento simultaneo di questo genere, che è del tutto concepibile e già tecnicamente realizzabile. L'idea fantastica, la speculazione audace sarebbe questa: che avverrebbe se tutti i cervelli umani, o almeno quelli bene addestrati, disponessero di forme di energia ancora sconosciute e avessero la possibilità di porsi in contatto con tutti gli esseri viventi? Le nostre conoscenze sulle funzioni e le possibilità del cervello umano sono spaventosamente scarse; ci è noto però che nel cervello dell'uomo sano lavora solo un decimo della corteccia. Che cosa fanno gli altri nove decimi? è noto, e scientificamente dimostrato, il fatto che alcuni uomini sono guariti da mali insanabili ad opera della volontà, e di nient'altro. Forse perché, grazie a un "contatto" a noi sconosciuto, si sono messi all'opera altri due o tre decimi della corteccia? Se supponiamo che nel cervello lavorino le più potenti forme di energia, un forte impulso spirituale potrebbe essere percepito ovunque simultaneamente. E se la ricerca riuscisse a dimostrare l'esistenza di un tale pensiero "allo stato elementare", allora tutte le intelligenze dell'Universo potrebbero appartenere alla stessa sconosciuta struttura. Serviamoci anche noi di un esempio. Se in un bacino contenente miliardi di batteri si somministra in un punto qualsiasi un forte impulso elettrico, questo impulso è avvertito in ogni punto e da ogni specie di batteri. La scossa elettrica sarebbe sentita ovunque simultaneamente. Ci rendiamo conto che il paragone zoppica, perché l'elettricità è una forma di energia nota, e legata alla velocità della luce, mentre noi intendiamo una forma di energia che sarebbe ovunque e simultaneamente presente e attiva. Noi vogliamo solo abbozzare l'intuizione di una forma d'energia non ancora identificata, che un giorno renderà comprensibile l'incomprensibile. Per dare a questa inconcepibile ipotesi un soffio di verosimiglianza citeremo un esperimento condotto il 29 e 30 maggio 1965, unico nel suo genere come portata e come carattere. In quei due giorni 1.008 persone nello stesso momento, anzi nello stesso secondo, si concentrarono su immagini, frasi e gruppi di simboli che furono dai loro cervelli, concentrando le forze, "proiettati" nello spazio. Ora, se questo esperimento di massa è di per sé veramente sbalorditivo, ancor più singolari sono i suoi risultati. Nessuna delle persone che partecipavano all'esperimento conosceva le altre; i partecipanti vivevano a centinaia di chilometri di distanza l'uno dall'altro; eppure, rispondendo su un modulo stampa, il 2,7 per cento dei partecipanti dichiararono di aver visto un'immagine, e precisamente un modello atomico. Poiché era impossibile che le "cavie" si fossero messe d'accordo fra loro, è sorprendente che il 2,7 per cento affermasse di aver visto la stessa immagine mentale. Telepatia? Gioco di bussolotti? Caso? Ammettiamo pure che tutto questo abbia qualcosa di fantascientifico: ma l'esperimento, ideato e condotto da scienziati, è realmente avvenuto. Chi crederà dunque che siamo arrivati al limite estremo delle nostre conoscenze? Altrettanto inspiegabile è un fatto accertato da un gruppo di fisici dell'università di Princeton: esaminando la disintegrazione del mesone K, elettricamente neutro, si giunse a un risultato che teoricamente non avrebbe dovuto prodursi, poiché era in contraddizione col già dimostrato principio dell'invarianza dei tempi della fisica nucleare, secondo cui i processi di particelle elementari sono considerati cronologicamente reversibili. Ed ecco un altro esempio clamoroso: la teoria della relatività afferma che massa e energia sono solo due diverse manifestazioni di uno stesso fenomeno (E = m*(c^2)). In parole povere, si può letteralmente creare la massa dal nulla, facendo passare ad alta velocità un intenso raggio d'energia in modo che sfiori un pesante nucleo atomico: il raggio d'energia sparisce nel potente campo elettrico del nucleo atomico e al suo posto sorgono un elettrone e un positrone. L'energia irradiante si è trasformata nella massa di due elettroni. Per la mente comune, che non abbia una formazione scientifica, il fatto sembra assurdo; e tuttavia avviene precisamente così. Non è una colpa essere incapaci di seguire Einstein; uno scienziato ebbe a chiamare Einstein "il grande solitario", perché forse c'era solo una dozzina di suoi contemporanei con cui egli potesse parlare della sua teoria. Dopo questa digressione nei campi ancora inesplorati della trasmissione del pensiero e della funzione del cervello umano, torniamo al presente. Non è un mistero che nel novembre 1961, al National Radio Astronomy Observatory di Green Bank (Virginia occidentale), undici eminenti scienziati si incontrarono in un convegno segreto. Tema dell'incontro era anche qui il problema dell'esistenza di intelligenze extraterrestri. Gli scienziati - fra i quali Giuseppe Cocconi, Su-Shu Huang, Philip Morrison, Frank Drake, Otto Struve, Cari Sagan e anche il premio Nobel Melvin Calvin - alla fine del convegno si accordarono sulla cosiddetta equazione di Green Bank: in base a questa formula solo nella nostra galassia esistono in ogni momento fino a 50 milioni di diverse civiltà che o cercano esse stesse di entrare in collegamento con noi o attendono segnali dagli altri pianeti. I membri dell'equazione di Green Bank non comprendono solo tutti gli aspetti in questione: gli scienziati hanno proposto per ogni membro due valori, un valore normale ammissibile in base alle conoscenze odierne e un valore minimo assoluto:
N = R*Fp*Ne*Fl*Fi*Fc*L in cui:
 
R = la misura media delle stelle simili al nostro Sole che compaiono annualmente 

Fp = la frazione di stelle con presumibili esseri viventi 

Ne = il numero medio di pianeti che girano intorno all'ecosfera del loro sole, e che, perciò, secondo i criteri umani, offrono le condizioni necessarie e sufficienti per lo sviluppo della vita 

Fl = il numero di pianeti privilegiati sui quali può essersi effettivamente sviluppata la vita 

Fi = il numero dei pianeti abitati che durante il periodo di vita del loro sole ospitano esseri intelligenti dotati di capacità d'azione indipendente 

Fc = il numero di pianeti abitati da esseri intelligenti che già possiedono una civiltà tecnica altamente sviluppata 

L = la durata di una civiltà, poiché solo due civiltà di lunga durata potrebbero incontrarsi nel cosmo, date le enormi distanze. 

Ora, se per tutti i valori di questa equazione si propongono i valori numerici più bassi in senso assoluto, avremo: N = 40 Se invece prendiamo i valori massimi ammissibili, avremo: N = 50.000.000 La fantastica equazione di Green Bank calcola dunque per il caso più sfavorevole quaranta gruppi di esseri intelligenti nella nostra galassia che cercano di porsi in contatto con altri esseri intelligenti. La possibilità più audace arriva a cinquanta milioni di intelligenze extraterrestri che attendono segnali dal cosmo. Gli argomenti di Green Bank non si basano sul nostro tempo presente: i calcoli partono dal numero di stelle della nostra galassia, da quando essa esiste. Se accettiamo l'equazione stabilita da quel brain trust di scienziati, dobbiamo ammettere la possibilità che centomila anni fa siano esistite civiltà tecnicamente più perfette della nostra: fatto che viene a suffragare la teoria da noi sostenuta di una visita degli "dei" provenienti dal cosmo nella più remota antichità. L'astrobiologo americano Sagan assicura che in base a semplici calcoli statistici esiste la possibilità che la nostra Terra almeno una volta nel corso della sua storia sia stata visitata da rappresentanti di una civiltà extraterrestre. Anche se in tutte le argomentazioni e le supposizioni possono celarsi elementi fantastici e visionari, la formula di Green Bank ci dà la possibilità di determinare il numero delle stelle sulle quali è possibile la vita. Un nuovo ramo della scienza sta aprendosi, ossia la exobiologia. Per i nuovi rami della ricerca scientifica è sempre difficile ottenere il riconoscimento della propria legittimità: e per l'exobiologia sarebbe particolarmente difficile imporsi se fin da ora non ci fossero illustri personalità della scienza che dedicano il loro lavoro a questo nuovo campo di ricerca, volto a studiare la vita extraterrestre. Per apprezzare al suo giusto valore la serietà della nuova ricerca è sufficiente considerare il gruppo di nomi che vi sono interessati: Freeman Quimby (capo del programma exobiologico della NASA), 
Ira Blei (NASA), 
Joshua Lederberg (NASA), 
L. P. Smith (NASA), 
R. E. Kaj (NASA), 
Richard Young (NASA), 
H. S. Brown (California Institute of Technology), 
Edward Purcell (professore di fisica all'Università di Harvard), 
R. N. Bracewells (Radio Astronomy Institute Standford), 
Townes (premio Nobel per la fisica 1964), 
I. S. Shklovsky (Istituto Sternberg, Mosca), 
N. S. Kardascev (Istituto Sternberg, Mosca), 
Sir Bernard Lovell (Jodrell Bank), 
dr Wernher von Braun (capo del programma razzi Saturno negli USA), 
Oberth (maestro di von Braun), 
Stuhlinger, E. Sanger e molti altri. 
Abbiamo citato solo un piccolo gruppo delle molte migliaia di exobiologi in tutto il mondo. Questi uomini si propongono di distruggere i tabù, di abbattere il muro di indifferenza e letargo che finora ha circondato i campi di ricerca cui qui abbiamo specificamente accennato. Malgrado tutte le opposizioni, una exobiologia esiste e potrà un giorno diventare il più interessante e il più importante fra i campi di ricerca scientifica. Ma come è possibile dimostrare l'esistenza della vita nello spazio, prima di esservi stati? Vi sono statistiche e calcoli che confermano decisamente la possibilità della vita extraterrestre. È dimostrata l'esistenza di spore e batteri dell'Universo. La ricerca di esseri intelligenti extraterrestri è già cominciata, ma non sono ancora stati prodotti risultati che siano visibili, misurabili e convincenti. Noi abbiamo bisogno di documenti per le nostre teorie, di dimostrazioni per le nostre congetture, squalificate oggi ancora come utopistiche. La NASA ha un programma di ricerche ben determinato, che dovrà portare la prova dell'esistenza di vita extraterrestre nel cosmo. Otto diverse sonde, ognuna unica nel suo genere ed estremamente complessa, devono portare le prove della vita sui pianeti del nostro sistema solare. Ecco le sonde progettate: Optical Rotary Dispersion Profiles, The Multivator, The Vidicon Microscope, The J-Band Life Detector, The Radioisotope Biochemical Probe, The Mass Spectrometer, The Wolf Trap (Trappola di Lupo), The Ultraviolet Spectrophotometer. Accenniamo brevemente a ciò che si cela dietro queste denominazioni tecniche impenetrabili al profano: "Optical Rotary Dispersion Profiles" è il nome di una sonda di laboratorio con una lucesonda girevole. Questa luce, approdata su un pianeta, comincia ad emettere raggi e a cercare la presenza di molecole. Come è noto, la molecola è il presupposto per ogni genere di vita organica. Una di queste è la grande molecola spiraliforme di DNA, (acido desossiribonucleico). Quando la luce polarizzata incontra una molecola di zucchero, il piano di vibrazione della luce ruota, perché la base azotata adenina, in composizione chimica con lo "zucchero" (desossiribosio), diviene "otticamente attiva". Poiché il legame "zucchero" nella molecola di DNA è otticamente attivo, basta che il raggio-sonda incontri una combinazione zucchero-adenina perché venga emesso immediatamente un segnale il quale, trasmesso automaticamente sulla Terra, fornisce la prova della presenza di vita organica su un pianeta. Il "Multivator" è una piccola sonda, del peso di soli 500 grammi, che viene aggiunta al carico di un razzo e sganciata in vicinanza di un pianeta. Questo laboratorio in miniatura è in grado di compiere fino a 15 esperimenti diversi, trasmettendo i risultati sulla Terra. La sonda ufficialmente denominata "Radioisotope Biochemical Probe", ma nota col soprannome di "Gulliver", è destinata ad atterrare dolcemente sulla superficie di un pianeta dove dovrà espellere in diverse direzioni tre funi viscose lunghe 15 metri. Dopo alcuni minuti queste funi sono fatte automaticamente rientrare nella sonda, e ciò che è rimasto attaccato alla loro superficie viscosa - polvere, microbi o qualsiasi altra sostanza biochimica - viene immerso in un liquido di cultura. Una parte di questa soluzione è arricchita con l'isotopo radioattivo del carbonio C14: di conseguenza i microrganismi introdotti dovrebbero produrre coi loro processi metabolici biossido di carbonio, CO2. Questo gas si può facilmente separare dal liquido di cultura e avviare a uno strumento di misurazione il quale misurerà la radioattività del gas contenente nuclei di C14 e trasmetterà i risultati sulla Terra. Infine descriveremo ancora uno di questi strumenti che la NASA ha ideato per la ricerca della vita extraterrestre: la cosiddetta "trappola del lupo". Questo mini-laboratorio era stato originariamente battezzato dal suo inventore Bug-Detector, ma i suoi collaboratori gli affibbiarono il nomignolo di "Trappola del Lupo" perché il loro capo si chiama Wolf Vishnia (Wolf in inglese e in tedesco significa lupo). La "trappola" dunque deve atterrare dolcemente sulla superficie di un pianeta e qui emettere un tubo a vuoto pneumatico, con una punta molto fragile. Come il tubo tocca il terreno, la punta si spezza e grazie al vuoto così prodottosi vengono aspirati campioni di ogni genere del suolo. Anche questa sonda contiene diversi brodi di cultura sterili, che garantiscono a ogni tipo di batteri un rapido sviluppo. Questo moltiplicarsi dei batteri ha per conseguenza di intorbidare il chiaro liquido di cultura, e di modificare inoltre il valore pH del liquido stesso (il valore pH indica il grado di acidità di un acido). Entrambe queste alterazioni si possono facilmente e sicuramente misurare: l'intorbidarsi del liquido mediante un raggio di luce e una cellula fotoelettrica, e l'alterazione dell'acidità mediante una misurazione elettrica del pH. Dai risultati si potrebbero trarre conclusioni sulla presenza di vita organica sul pianeta. Milioni di dollari sono assegnati al programma NASA e agli studi ad esso coordinati per la ricerca e la dimostrazione dell'esistenza di vita extraterrestre. Le prime biosonde devono venir lanciate su Marte: e senza dubbio questi strumenti pionieri, questi mini-laboratori, saranno seguiti dall'arrivo dell'uomo. I responsabili della NASA concordano nel ritenere che i primi astronauti potranno atterrare su Marte al più tardi il 23 settembre 1986. Questa data precisa ha le sue buone ragioni: il 1986 sarà un anno di minima attività solare. Von Braun sostiene che già nel 1982 gli uomini potrebbero atterrare su Marte: gli uomini della NASA non mancano di preparazione tecnica, ma solo di un sufficiente e continuo stanziamento di fondi da parte del Congresso degli Stati Uniti. Oltre a tutti gl'impegni correnti degli Stati Uniti, due pesi finanziari come la guerra del Vietnam e il programma spaziale alla lunga diventano un carico insopportabile anche per la nazione più ricca del mondo. L'orario di partenza per Marte è stabilito: la nave spaziale per Marte è già ideata. Dev'essere "solo" materialmente costruita: il modellino relativo è già pronto sulla scrivania di un uomo straordinario, Ernst Stuhlinger, a Huntsville. Stuhlinger è il direttore del Research Project Laboratory, che appartiene al George Marshall Space Flight Center di Huntsville, Alabama. Nei suoi laboratori lavorano oltre cento scienziati, che conducono esperimenti nel campo della plasmofisica, della fisica nucleare e della termofisica e inoltre si occupano di ricerche preliminari per altri progetti dell'avvenire. Le ricerche sul motore elettrico per i razzi di domani sono per sempre legate al nome di Stuhlinger, il quale è il costruttore della nave spaziale per Marte, che porterà già nel nostro secolo gli uomini sul rosso pianeta. Stuhlinger fu chiamato negli Stati Uniti subito dopo la seconda guerra mondiale insieme al suo amico Wernher von Braun; a Fort Bliss essi progettarono vari tipi di razzi per l'aviazione americana. Allo scoppio della guerra di Corea, i due pionieri della missilistica, accompagnati da 162 connazionali, si trasferirono a Huntsville per dar vita a un progetto quale persino l'America, abituata alle manie del colossale, non aveva ancora mai visto. Huntsville era allora un piccolo paesino sonnolento sulle pendici dei Monti Appalachi. Con l'arrivo degli uomini dei razzi la modesta cittadina di cotonieri si trasformò in un circo equestre: officine, piste di collaudo, laboratori, hangar giganteschi e uffici in lamiera ondulata spuntarono in due anni dal suolo con rapidità vertiginosa. Oggi a Huntsville vivono più di 150.000 uomini; la cittadina si è destata dal suo sonno e i suoi abitanti sono divenuti fanatici seguaci del volo spaziale. Quando sulla pista di collaudo rombò il primo razzo Redstone, molti dei suoi cittadini corsero ancora terrorizzati a rifugiarsi nelle cantine delle loro case. Quando oggi si collauda un razzo Saturno e un fragore assordante riempie l'aria, come se da un momento all'altro stesse per crollare il mondo, nessuno se ne preoccupa più. Gli abitanti di Huntsville portano sempre con sé i loro paraorecchi, come i gentiluomini della City di Londra portano il loro ombrello. Chiamano addirittura la loro città "Rocket-City", e quando il Congresso esita a stanziare i miliardi richiesti per il programma spaziale, si arrabbiano e cominciano a rumoreggiare. E non hanno tutti i torti di essere orgogliosi dei loro "tedeschi", poiché Huntsville è diventata il maggior centro della NASA. Qui sono stati ideati e costruiti i razzi che hanno riempito le prime pagine di tutti i giornali del mondo, dal piccolo Redstone al gigantesco "Saturno V", che insieme con "Apollo 11", "Lem" e "Modulo di servizio" forma il cosiddetto treno lunare. Gli Stati Uniti hanno investito nel programma Luna circa 16.000 miliardi di lire. Alla partenza i serbatoi sono pieni di 4 milioni di litri di combustibile altamente esplosivo, che sviluppa una potenza di 150.000.000 cavalli vapore. Il razzo gigante pesa quasi 3.000 tonnellate. A Huntsville, sotto la direzione di Wernher von Braun, circa 7.000 tecnici, ingegneri e scienziati di discipline affini lavorano al grande obiettivo della conquista del cosmo. Ad esempio, nel 1967 circa 300 mila scienziati di tutte le specialità con i loro assistenti lavoravano al programma spaziale complessivo degli Stati Uniti; oltre 20.000 ditte industriali hanno collaborato alla più colossale impresa scientifica della storia. Lo scienziato austriaco Pescherra, in occasione di una mia visita a Huntsville, ebbe a dirmi che i gruppi di ricerca dovevano continuamente ideare "nuovi articoli", che non venivano prodotti e venduti ancora in nessuna parte del mondo."Osservi un po'," mi disse additando un enorme cilindro dentro il quale si sentiva ronzare e rombare. "Qui facciamo esperimenti di lubrificazione sotto vuoto pneumatico. Sa Lei che non possiamo adoperare nessuno degli innumerevoli lubrificanti prodotti in tutto il mondo? Nello spazio perdono del tutto il loro potere lubrificante. Con i lubrificanti oggi in commercio, anche il più semplice elettromotore nello spazio privo d'aria cessa di funzionare dopo mezz'ora al massimo. Non ci resta altro se non cercare un lubrificante che continui a lubrificare egregiamente anche nel vuoto." Da un altro reparto giungeva un rombo spaventoso misto a gemiti e stridore. Due enormi morse saldamente ancorate al suolo cercavano di lacerare una lastra di metallo dello spessore di 10 centimetri. "Un'altra serie di esperimenti che saremmo ben lieti di risparmiarci" disse Pescherra. "Ma le nostre esperienze hanno dimostrato che le leghe metalliche esistenti non rispondono alle esigenze dello spazio: siamo perciò costretti a scoprirne altre che siano adeguate alle nuove condizioni. Di qui queste prove di resistenza e queste ricerche sul limite di frattura in tutte le condizioni spaziali immaginabili. Dobbiamo anche escogitare nuovi processi di saldatura: le saldature debbono essere sottoposte a prove di freddo, di caldo, di vibrazione, trazione e pressione, per poter stabilire i limiti entro i quali la saldatura tiene." La hostess che mi accompagnava gettò un'occhiata al suo orologio. Pescherra gettò uno sguardo all'orologio. Tutti guardavano l'orologio. Gli uomini della NASA ormai lo fanno senza accorgersene: il visitatore dapprima osserva incuriosito, poi si abitua al fatto che lo sguardo all'orologio è divenuto un gesto abituale degli uomini della NASA a Cape Kennedy, a Houston, a Huntsville. Sembra che stiano continuamente seguendo un conto alla rovescia: quattro... tre... due... uno... via! Dopo lunghe camminate per sale, corridoi, porte, e dopo un buon numero di controlli arrivammo a un certo signor Pauli, originario anch'egli dell'Europa di lingua tedesca, che da tredici anni lavora alla NASA. Mi posero sulla testa un elmo bianco con le insegne della NASA e il signor Pauli mi condusse al posto di collaudo del Saturno V. La semplice espressione "posto di collaudo" indica un colosso di cemento che pesa parecchie centinaia di tonnellate, è fatto a diversi piani cui si accede mediante ascensori e gru, è circondato di rampe ed ospita un'immensa e complicatissima rete di diversi chilometri di cavi. L'accensione del Saturno V produce un boato che si sente a 20 chilometri dal punto di partenza. Il posto di collaudo, saldamente ancorato nella roccia e nel cemento, durante queste prove sobbalza sollevandosi fino a otto centimetri dalle fondamenta, mentre un milione e mezzo di litri di acqua al secondo vengono pompati per il raffreddamento mediante un sistema di chiuse. Solo per il raffreddamento durante le prove al posto di collaudo si dovette costruire una pompa che avrebbe potuto senza fatica provvedere acqua potabile a una grande città come Dusseldorf. Un solo esperimento di accensione costa tondi tondi 780 milioni di lire! La conquista dello spazio non si può fare a buon mercato... Huntsville è uno dei centri NASA. Eccone l'elenco, ch'è bene annotare, perché in futuro ognuno di questi centri potrà essere stazione di partenza di voli spaziali: Armes Research Center, Moffett Field (California) Electronics Research Center, Cambridge (Massachusetts) Flight Research Center, Edwards (California) Goddard Space Flight Center, Greenbelt (MD) Propulsory Laboratory, Pasadena (California) John F. Kennedy Space Center (Florida) Langley Research Center, Hampton (VA) Lewis Research Center, Cleveland (Ohio) Manned Spacecraft Center, Houston (Texas) Nuclear Rocket Development Station, Jackass Flats Pacific Launch Operations Office, Lompoc (California) Wallops Station, Wallops Island (VA) Western Operations Office, Santa Monica (California) NASA-Head-Quartier, Washington DC L'industria delle astronavi ha raggiunto e superato da gran tempo l'industria automobilistica, che era l'elemento determinante della vita economica americana. Ad esempio, alla stazione spaziale di Cape Kennedy il luglio 1967 lavoravano 22.828 uomini: il bilancio annuale - solo di questa stazione - raggiungeva nel 1967 i 475.784.000 dollari. E tutto questo soltanto perché alcune teste matte hanno voluto salire sulla Luna? Abbiamo dato, crediamo, esempi abbastanza convincenti di ciò che già oggi noi dobbiamo, come sottoprodotti, alle ricerche spaziali, a cominciare da taluni utensili d'uso quotidiano per arrivare a complicati strumenti chirurgici che ogni giorno, ogni ora salvano vite umane in tutto il mondo. La supertecnica che si trova in via di sviluppo non è un male per l'umanità: la trasporta a passo da gigante verso un futuro, che ogni giorno ricomincia di nuovo. L'autore di queste pagine ha avuto la possibilità di intervistare Wernher von Braun chiedendogli il suo parere sulle ipotesi qui esposte: Ritiene Lei possibile, dr von Braun, che si trovi la vita su altri pianeti del sistema solare? "Ritengo possibile che sul pianeta Marte si rinvengano forme inferiori di vita." Lei ritiene possibile che l'uomo non sia l'unico essere intelligente nel cosmo? "Ritengo del tutto verosimile che negli infiniti spazi dell'Universo esistano, non solo vita vegetale e animale, ma anche esseri viventi dotati di intelligenza. La scoperta di tale vita è un compito estremamente interessante e affascinante, ma, date le immense distanze fra il nostro e gli altri sistemi solari, è le distanze ancor maggiori fra la nostra galassia e gli altri sistemi galattici, è dubbio che si riesca mai ad accertare l'esistenza di tali forme di vita o a entrare con esse in diretto contatto." Si potrebbe pensare che nella nostra galassia vivano o siano vissuti esseri intelligenti più antichi e tecnicamente più progrediti? "Non abbiamo finora nessuna prova e nessun indizio che vivano o siano vissuti nella nostra galassia degli esseri intelligenti più antichi e tecnicamente più progrediti di noi. Tuttavia, sulla base di considerazioni statistiche e filosofiche io sono convinto dell'esistenza di tali esseri viventi più progrediti. Devo però osservare che non disponiamo di alcuna base solida, scientifica, per appoggiare questa convinzione." Esiste la possibilità che esseri intelligenti più antichi di noi, in una remotissima antichità, abbiano fatto visita alla nostra Terra? "Non voglio negare questa possibilità. Tuttavia, per quanto mi è noto, finora nessuno studio archeologico ha offerto le basi per tali speculazioni." Qui termina l'intervista con l'indaffaratissimo "Padre di Saturno". Purtroppo l'autore non ha potuto sottoporgli in tutti i particolari l'enorme quantità di singolari scoperte, di discordanze che i vecchi libri ci hanno lasciato come misteri insoluti, gli innumerevoli problemi che i rinvenimenti archeologici presentano quando siano osservati con l'occhio dell'astronauta.

giovedì 12 gennaio 2017

Seconda intervista allo studioso "ALESSANDRO DEMONTIS"

1) D: Ciao Ale e grazie per averci concesso questa seconda intervista. È da poco uscito, l'ultimo tuo libro, il Fenomeno Nibiru vol.3. Parlaci del libro a 360 gradi.

R: Grazie a voi per l’ ospitalità. IFN3 è l’ ultimo (per ora) sofferto capitolo di una opera che ho inteso in 4 volumi, forse 5. E’ dedicato interamente alle critiche mosse ormai tanti anni fa (ma nel frattempo riviste e rielaborate) da Michael S. Heiser ad alcuni aspetti della teoria di Sitchin. Va da se che come gli altri volumi – in particolare il vol. 2 -  per poter essere apprezzato il libro richiede almeno una discreta conoscenza della teoria di Sitchin e la lettura preventiva dei documenti di critica prodotti da Heiser in questo caso. E’ un libro che iniziai a scrivere anni fa quando l’ opera doveva consistere in 1 solo volume, all’ epoca scrissi alcuni passaggi riguardanti Nibiru e il capitolo Anunnaki, che successivamente rielaborai quando suddivisi l’ opera in due volumi: 1 di conferme e 1 di critiche. Dovendomi dedicare poi al volume delle conferme abbandonai quegli appunti, e dopo il volume 2 dedicato a Ian Lawton onestamente mi ero stufato dell’ argomento… mi dedicai dunque ad altro, altri studi, prevalentemente riguardanti l’ archeologia dacica, le lingue moderne e una passione che coltivavo in quegli anni, il postumanesimo. Pubblicai un libro intitolato “Da Sumer al Transumanesimo” e decisi di considerare chiuso l’ argomento Sitchin. Solo dopo i primi mesi del 2016 ho ripreso a trattare di quei temi grazie ad alcune scoperte fatte sui testi e sulla glittica, e mi sforzai di riprendere la stesura del volume 3, vista anche l’ insistenza dei fan e le incredibili testimonianze di stima ricevute. IFN3 è un libro che in effetti esce per voi: mi sono accorto che c’ era una grande attesa per questo volume, in Italia ma anche all’ estero. Collaborare con voi di l’ Altra Genesi e con alcuni ricercatori americani al progetto Nibiru Hijacked mi ha fatto capire quanto era importante il mio lavoro su Heiser.

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2) D: Dei tre volumi, qual'è stato il più ostico da realizzare e perché?

R: Ognuno dei tre volumi é costato parecchia fatica, ma per ragioni diverse. Il primo perchè mi ha costretto a rivedere molti punti dei libri di sitchin, che come ben sai sono zeppi di informazioni, e spesso é difficile ricordare cosa trattava dove. Un lavoro immane, a cui é seguita una fase ancora più dura di ricerca delle fonti per le conferme, particolarmente per le parti mitologica e linguistica. Il secondo volume mi ha costretto nuovamente ad una analisi dei libri, stavolta ricorrendo spesso alle edizioni originali inglesi perchè solo in quelle si poteva distinguere bene la differenza tra quel che Lawton attribuiva a Sitchin e quel che Sitchin davvero scriveva. Inoltre Lawton criticava in maniera molto pignola, e l' analisi delle sue critiche é stata durissima, sia dal punto di vista della vasta mole di punti sollevati, sia dal punto di vista della reperibilità dei dati con cui controbattere. Il terzo volume ha avuto la difficoltà maggiore dal punto di vista organizzativo, per il semplice fatto che Heiser a seconda del documento o dell' intervento (lecture, video intervista, etc) tratta cose diverse diversamente. Per il libro ho dovuto scremare e scegliere il materiale che era presente al momento in cui scrivevo, tralasciando la sua lunga intervista e il suo seminario pubblico che riempì di paragoni e di esempi linguistici fuorvianti. Dei tre forse quello che mi ha tenuto più attaccato alla sedia e che mi ha dato più filo da torcere é stato quello riguardante Lawton. Lo ritengo anche il più importante e completo perchè molte delle risposte alle sue critiche si trasformano automaticamente in conferme al lavoro di Sitchin, per esempio il lunghissimo trattato collegato alla Luna.

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3) D: Gestendo il gruppo mi sono reso conto che molte persone che si approcciano, per la prima volta a Sitchin, lo fanno attraverso il libro perduto del Dio Enki. Per la sua struttura, romanzata, spesso viene etichettato come "pura invezione". Cos'è esattamente il libro perduto di Enki?

R: Si tratta di una ricostruzione romanzata della storia degli Anunnaki come ricostruita da Sitchin usando una montagna enorme di testi e di nozioni storiche, religiose e mitologiche. Non solo medorientali. Sitchin ha utilizzato le varie mitologie, contenuti di testi di varie culture, che trattavano determinati argomenti ricorrenti, e li ha incastonati. Il grosso viene dalla letteratura mesopotamica, biblica ed egiziana. Più volte mi è stato domandato quanto ci sia di dimostrabile e quanto no, la risposta più corretta é dire che allo stato attuale, con la mole di testi  e di riferimenti che sono riuscito a reperire, non meno del 60% del contenuto del LPDDE é verificabile (nel senso che non se l' é inventato Sitchin ma trova riscontro in qualche testo antico). Ciò che deve essere chiaro é che é una ricostruzione romanzata, non é un testo originale realmente esistente in quella forma. Sitchin lo afferma chiaramente.

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4) D:Sitchin dice che ad un certo punto della storia, intorno al 550 a. C., gli Anunnaki, scontenti dell'umanità, andarono via. Ci sono dei testi che ne parlano? Su quali, Sitchin, si è basato?

R: Il racconto di Adda Gupi mi sembra l' unico che implicitamente parla del tema, nella letteratura mesopotamica. La datazione é una supposizione di Sitchin sulla quale sai che non concordo. Nella letteratura biblica, in particolare in alcuni libri dei profeti si accenna a questi temi, ma non ho mai approfondito.

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5) D: In merito alla domanda precedente, qual'è la tua opinione in merito?

R: Non me ne sono mai fatto una, come sai il mio lavoro finora é stato di revisione e analisi di quello di Sitchin. Mi sono parallelamente dedicato anche a cercare di farmi una mia idea, come sai ho prodotto dei documenti che integravano le mie conoscenze con i riscontri avuti da testi e altre materie, con la teoria di Sitchin, aggiungendo a questa (un esempio é la mia 'cronologia della terra rivisitata). Ma questo aspetto, l' abbandono da parte degli Anunnaki, non l' ho mai approfondito, anche perchè, ci tengo sempre a ribadirlo, il I° millennio a.C. é un vero casino con le fonti... era già vivo quel processo di 'divinizzazione' e si stavano formando e consolidando i sistemi religiosi, quindi i racconti perdono la loro funzione di 'cronaca' e capire cosa ia reale e cosa invece abbia valore epico o religioso diventa presso chè impossibile.

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6) D: Gli Anunnaki sono tra noi?

R: A questa domanda non posso e non voglio rispondere, non abbiamo nessuna maniera di saperlo e quindi é inutile perderci tempo... come dico sempre: io non tiro ad indovinare, io analizzo e scrivo. Non amo il 'new age' e le cospirazioni, e la mia esperienza mi ha insegnato che questa domanda ricade sempre in uno dei 2 ambiti, perciò la evito come la peste.

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7) D: Gli Anunnaki avevano un culto o una religione?

R: Dai testi non risulta nulla di simile, almeno da quelli che mi é capitato di esaminare. La cosa più vicina ad un culto che traspare dai loro testi é una eccessiva reverenza anche tra di loro, ma non possiamo sapere se fosse realmente in uso tra loro o se fosse invece una aggiunta degli scribi.
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8) D: Quali sono i testi delle genealogie su nibiru... quali quelli su legge del seme e legge di primogenitura?

R: Le genealogie su nibiru si trovano nelle liste di dei, per esempio la An:Anum. La 'legge del seme' non é scritta, evidentemente non c' era bisogno di scriverla, era una pratica normale... del resto nemmeno gli ebrei l' hanno esplicitamente scritta nei loro testi, la usavano e basta...
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9) D: I Sumeri sono universalmente riconosciuti come la prima civiltà, c'è una cultura precedente che per somiglianza è riconducibile alla successiva civiltà sumera?

R: La ricerca moderna ci sta facendo scoprire molte cose riguardo alle culture che hanno preceduto i sumeri, specialmente quella Turdas-Vinca del sud della Romania e parte del sud della Serbia. Pare avessero un sistema di scrittura pittografico, e 4 reperti attribuiti alla cultura Vinca risalenti al VI millennio a.C. (quindi tra i 1500 e i 2000 anni prima del sorgere ufficiale della civiltà sumera) sono stati tradotti usando i valori e i significati dei primi e più antichi segni pittografici sumeri, il chè dimostrerebbe che prima dei sumeri, quel pittografico con quei significati potessero essere usati dalla cultura Vinca. Ma non c' é unanimità in questa soluzione... per esempio, colui che é considerato il massimo esperto sul tema, Massimo Merlini, non concorda con questa interpretazione e liquida come 'coincidenza' la traducibilità del Vinca con il sumero.
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10) D: Secondo te, per quanto riguarda gli insediamenti mesopotamici pre diluviani, è più corretto parlare di cultura o civiltà?

R: Se ci riferiamo a quelli chiave, dove vivevano gli Anunnaki, erano costruiti da loro, quindi direi civiltà... ma non terrestre. Gli umani, forse, erano utilizzati come forza lavoro... ma ne dubito. Esistevano ovviamente contemporaneamente dei piccoli assembramenti dove vivevano gli umani, ne sono stati ritrovati a centinaia... sotto il golfo persico ne sono catalogati almeno 70!!
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11) D:"Stabilito che la Bibbia è un testo postumo dell'era sumera (e da cui in certi aspetti ne deriva e prende spunto), in questo troviamo degli accenni alla presenza dei dinosauri (Taninim). Come mai invece in tutta l'epopea Anunnaki non vi si scorge nessuna traccia?"

R: Non conosco i Taninim , ma non so dove si trovi in loro il riferimento ai dinosauri... nella bibbia e nella Torah abbiamo un vago riferimento a "tutte le bestie che strisciano e vivono sulla terra", verso nel quale molti esegeti non ortodossi vedono anche riferimento a dinosauri e rettili... esiste un testo, una versione delle 'tavole della creazione', pubblicata dal British Museum nel 1921  e rinvenuta ad Abu Habbah (l' antica Sippar), conservata al British Museum (n° di catalogo 93014) con il nome 'Iscrizione Bilingue della Creazione' la quale contiene un verso esattamente corrispondente a quello biblico. Riferendosi a Marduk, la riga 22 dice: "He created the beasts of the field and [all] the living things in the field."
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12) D: Vorrei un commento sulle parole di Junker quando afferma che "i dirigenti di altri pianeti sono preoccupati di quello che succede in europa"

R: JUnker é un noto ubriacone, e un provocatore... secondo me le due cose si sono unite ed ha partorito una frase che passerà alla storia. 
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13) D: Sognando un incontro.. Tu e Sitchin, porte chiuse ed un'unica domanda, cosa gli chiederesti?

R: "Vendimi tutto il tuo materiale di studio" :D No, non saprei proprio, una domanda soltanto non servirebbe a molto... forse, vista l' impossibilità di aggiungere qualcosa ai miei studi in una sola domanda, gli chiederei qualcosa di personale... magari il perchè non ha mai voluto rispondere alle accuse, o il perchè non ha mai fatto esplicitamente il nome del suo mentore.
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14) D: Premesso che non ho avuto ancora modo di leggerlo, è un libro che mi affascina molto... Ci parleresti del tuo libro da Sumer al Transumanesimo?

R: Lo considero il mio libro più completo, sono partito dai miei primi articoli, quelli su satana e yahweh, che nascevano come articoli singoli, e li ho notevolmente ampliati e rimodellati, adattandoli alle scoperte che avevo fatto nel frattempo... come saprai mi interesso di occultismo e satanismo ormai da decenni - é proprio il caso di dirlo, visto che iniziai nel 1989 - , che ho studiato a lungo, e di transumanesimo, una passione che é nata in me 5 o 6 anni fa. Volevo tentare da tempo l' impresa di scrivere un libro di satanismo visto dall' ottica satanista, ma al di fuori dei discorsi religiosi o magici... avevo tutti i più famosi testi sul tema, scritti da vari sacerdoti delle confessioni sataniste ufficiali, razionaliste e non, ma nessuno copriva tutto l' aspetto storico mitologico, e nessuno menzionava i primi dei da cui vennero creati yahweh e satana. Essendo stato iscritto per alcuni anni alla Church of Satan originale, acevo accesso a molte delle loro vecchie pubblicazioni e notavo sempre alcune carenze... pensavo "quanto sarebbe stato molto meglio se avessero indagato la storia e mitologia mesopotamiche!". Decisi allora di tentare questa impresa... il titolo originariamente doveva essere "La storia del Satanismo". Fu solo a circa metà stesura che decisi di inglobare la parte finale, dedicata al transumanesimo, poichè mi accorgevo, man mano che ne approfondivo la conoscenza (più del postumanesimo, in realtà, non proprio del transumanesimo), che l' ottica trans e postumanista é molto simile a quella satanista: il continuo miglioramento dell'essere umano, da un punto di vista fortemente 'egoistico', cioè che mette l' individuo prima della società. Lanciai questa mia idea ad un amico, Marco Rizzato, anche lui molto famoso nell' ambito del satanismo, e dichiaratamente transumanista. Fu lui ad introdurmi al circuito transumanista italiano ed indirizzarmi ai 'colossi' della filosofia transumanista mondiale... ciò che io sospettavo, cioè una 'somiglianza' tra satanismo e transumanesimo, si mostrò essere reale quando sottoposi ad alcuni satanisti ed alcuni transumanisti un questionario in cui non usavo questi termini... le risposte a domande filosofiche e societarie quasi coincidevano! Raccolsi allora il tutto, e mi documentai dal lato scientifico, ma le nozioni nella mia testa erano parecchio confuse, non riuscivo ad organizzare bene la cosa... allora mi avvalsi dell' aiuto di una amica, che oltre ad essere una buona traduttrice, mi aiutò ad organizzare il tutto 'a prova di tonto', in modo che anche chi era totalmente digiuno agli argomenti potesse leggere il libro senza incespicare.. ciò mi forzò a dover essere molto elementare nel linguaggio, ma alla fine rimasi molto soddisfatto. In assoluto é il libro a quale sono più affezionato, in quanto tratta tutti gli argomenti più importanti nella mia crescita come studioso ed autore: sumer, teoria di sitchin, satanismo, e postumanesimo. Inoltre é il libro che visti gli argomenti mi ha permesso di attingere a tantissimi miei hobbies... transumanesimo significa anche intelligenza artificiale, protesica, interfacce uomo-macchina, argomenti che avevo studiato e che tuttora mi appassionano... voleva dire anche studio delle società, delle forme di governo e societarie, poichè quando pensi ad umani potenziati devi anche considerare in che ambito sociale e politico essi posano prosperare... così nacque il progetto Tecnocrati Postumani, nato assieme a Isabella Bologna con la quale già collaborai nella CEI ma per tutt' altro argomento. Insomma, quel libro fu un 'parto' che sorprese me per primo.

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15) D: Progetti a breve e lungo termine?

R: Per adesso dedicarmi a 3 lavori, la terza parte del mio saggio 'costruire il postumano', il mio libro di tematiche ambientali che mi occuperà penso tutto il 2017, e finire il mio romanzo 'memorie di un dominatore di mondi'. Poi, o nel mentre, credo iniziare il volume 4 di Il fenomeno Nibiru, ma non ho ancora deciso se tratterà le critiche minori e se invece trattare gli effettivi errori di sitchin. Mi é stato chiesto, dicono per onestà intellettuale, e io promisi anni fa che avrei trattato il tema... chissà...
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16) D: Siamo in chiusura di questa seconda intervista, vuoi aggiungere qualcosa?

R: No, solo ribadire il mio ringraziamento a tutti voi per il vostro supporto, e augurarvi il meglio per pagina, sito e gruppo. State facendo un gran lavoro, e i risultati si vedono, sono eccezionali.
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Un sincero grazie da parte nostra (Team L'Altra Genesi) per la tua disponibilità e per l'immenso studio e lavoro che ti vede coinvolto in prima linea da anni, in supporto alla teoria di Sitchin.


Ricordiamo che i libri dello studioso, sono disponibili sul sito http://ilmiolibro.kataweb.it/