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venerdì 29 luglio 2016

MARDUK:LE RELIGIONI DI STATO, GUERRE FATTE DA NAZIONI E UOMINI IN NOME DEL DIO PROPRIO


Oltre ad aspetti più generici, quelli di una religione basata su di un pantheon di divinità venute dal cielo, una gerarchia divina, epiteti per gli dèi che hanno lo stesso significato nelle diverse lingue, una conoscenza astronomica che includeva un pianeta natale degli dèi, uno zodiaco con le sue dodici case, narrazioni della creazione praticamente identiche e ricordi di dèi e semidèi che gli studiosi considerano “miti”, esiste anche una serie di analogie sorprendenti e particolari che non si possono spiegare se non con la presenza stessa di rifugiati sumeri. In Europa, ad esempio, abbiamo la diffusione del simbolo della doppia aquila di Ninurta ;

il fatto che tre lingue europee – ungherese, finlandese e basco – sono simili solo al sumero; nonché la raffigurazione presente in tutto il mondo – persino in Sud America – di Gilgamesh a mani nude che lotta contro due leoni feroci .


Nel Lontano Oriente vi è un’evidente analogia fra la scrittura cuneiforme sumera e i pittogrammi di Cina, Corea e Giappone. L’analogia non è soltanto nella forma: molti pittogrammi, infatti, vengono pronunciati allo stesso modo e hanno lo stesso significato. In Giappone, la civiltà è stata attribuita a un’enigmatica tribù di antenati chiamata AINU. La famiglia dell’imperatore si considera erede di una stirpe di semidèi che discendevano dal dio del Sole e le cerimonie di investitura del nuovo re prevedono che lui trascorra la notte in solitudine con la dea del Sole – una cerimonia rituale che sorprendentemente emula i riti del Matrimonio Sacro dell’antica Sumer, allorché il nuovo re passava una notte con Inanna/Ishtar. In quelle che, un tempo, erano le Quattro Regioni, le ondate migratorie di diversi popoli causate dall’olocausto nucleare e dalla nuova era di Marduk nei secoli successivi riempirono le pagine di antichi documenti, registrando la nascita e la caduta di nazioni, stati e città-stato. Nel vuoto lasciato da Sumer si insediarono nuovi popoli giunti da ogni dove; il loro scenario rimase quello che si poteva chiamare con diritto “le Terre della Bibbia”. A dire il vero, fino all’avvento dell’archeologia moderna poco o nulla si sapeva su di loro, tranne che per le citazioni contenute all’interno della Bibbia ebraica; il testo sacro, infatti, forniva non solo un ricordo di questi diversi popoli, ma anche dei loro “dèi nazionali” – e delle guerre combattute in loro nome.  Ma poi gli archeologi hanno riportato alla luce vestigia di popoli come gli Ittiti, di stati come i Mitanni o di capitali reali come Mari, Carchemish o Susa, dei quali fino a quel momento si dubitava l’esistenza. Nelle loro rovine sono stati trovati non soltanto reperti di grandissima importanza, ma anche migliaia di tavolette di argilla che comprovano sia l’esistenza di nazioni e capitali, sia il loro profondo debito nei confronti dell’eredità sumera. I “primati” di Sumer in scienza e tecnologia, in letteratura e arte, nel potere sovrano e nel sacerdozio furono le fondamenta delle culture successive. Nell’astronomia vennero assorbiti gli elenchi dei pianeti, i concetti zodiacali, la terminologia sumera e le formule orbitali. La scrittura cuneiforme rimase in uso per più di mille anni. La lingua sumera venne studiata, vennero compilati dizionari e vennero copiatee tradotte le narrazioni epiche di dèi ed eroi. E, una volta decifrate le diverse lingue di quelle nazioni, emerse che i loro dèi erano membri del vecchio pantheon Anunnaki. Possiamo dunque ipotizzare che furono gli stessi dèi enliliti ad accompagnare i loro seguaci allorché la conoscenza e le credenze sumere attecchirono in terre distanti? I dati a nostra disposizione non sono chiari. È certo, invece, che nell’arco di due o tre secoli della nuova era, nelle terre ai confini di Babilonia, coloro che avrebbero dovuto essere ospiti-prigionieri di Marduk dettero il via a un nuovo tipo di affiliazione religiosa: le religioni di stato. Marduk poteva anche avere cinquanta nomi divini; ma questo non evitò, da quel momento in poi, che nazioni e uomini si combattessero “in nome di Dio” – ciascuno del proprio dio.

martedì 26 luglio 2016

L'EPICA DELLA CREAZIONE SUMERA


 
L’Epica sumera della Creazione, in origine, era composta da sei tavolette (analogamente ai sei giorni della Creazione nella Bibbia). Nella Bibbia, il settimo giorno Dio si riposò e ammirò quanto aveva fatto. La revisione babilonese dell’Epica culminava con l’aggiunta di una settima tavoletta interamente dedicata alla glorificazione di Marduk, conferendogli cinquanta nomi – un atto che simboleggiava la sua attribuzione del rango di 50 che, fino a quel momento, era stato appannaggio di Enlil (e al quale sarebbe dovuto succedere Ninurta). Cominciando con il suo nome tradizionale MAR.DUK (“Figlio del Luogo Puro”), i nomi – in alternanza sumera e accadica – gli garantivano epiteti che variavano da “Creatore di tutte le cose” a “Signore che dette forma ai Cieli e alla Terra” e altri titoli relativi alla battaglia celeste con Tiamat e alla creazione della Terra e della Luna: “Supremo fra tutti gli dèi”, “Colui che assegna i compiti agli Igigi e agli Anunnaki” e loro comandante: “il dio che mantiene la vita… il dio che resuscita i morti,” “Signore di tutte le terre”, il dio “le cui decisioni e la cui benevolenza sostengono l’umanità, il popolo che lui ha creato”, “Colui che concede la coltivazione”, che fa sì che le piogge arricchiscano i raccolti, assegna i campi e “raccoglie abbondanza” per gli dèi e per il popolo. Alla fine gli venne garantito il nome NIBIRU, “Colui che attraverserà Cielo e Terra”: Il Kakkabu che brilla nel cielo … Colui che attraversa senza sosta l’Oceano Profondo Che “Attraversamento” sia il suo nome! Possa tenere il corso delle stelle nel cielo, possa essere un buon pastore per gli dèi, come fossero sue pecore. «Con il titolo “Cinquanta” i grandi dèi lo proclamarono; lui il cui nome è “Cinquanta” gli dèi hanno reso supremo», afferma in conclusione il testo. Quando veniva completata la lettura delle sette tavolette – lettura che durava tutta la notte – i sacerdoti che celebravano il servizio rituale facevano le seguenti dichiarazioni prescritte: Che vengano ricordati i Cinquanta Nomi […] Che li discutano il saggio e l’erudito. Che il padre li reciti al proprio figlio, che ascoltino i pastori e gli allevatori. Che esultino in Marduk, l’Enlil degli dèi, il suo ordine è fermo, il suo decreto inalterabile; nessun dio può cambiare ciò che pronuncia la sua bocca. Quando Marduk appariva alla vista del popolo, era abbigliato in abiti magnificenti che oscuravano i semplici abiti di lana degli antichi dèi di Sumer e Akkad. Pur se Marduk era un dio invisibile in Egitto, la sua venerazione e la sua accettazione presero rapidamente piede. Un inno a Ra-Amon che glorificava il dio con una gamma di nomi, di reminiscenza dei Cinquanta Nomi accadici, lo definiva «Signore degli dèi che lo pongono al centro dell’orizzonte» – un dio celeste – «che aveva fatto tutta la Terra» nonché un dio sulla Terra «che creò l’umanità e gli animali, che creò gli alberi da frutto, fece la terra e dette vita al bestiame» – un dio «per il quale si celebra il sesto giorno». Sono evidenti le analogie tra la Creazione del testo mesopotamico e quella nella Bibbia. 
Secondo queste espressioni di fede, sulla Terra, in Egitto, Ra/Marduk era un dio invisibile perché la sua dimora principale era altrove; un lungo inno faceva riferimento a Babilonia quale luogo dove gli dèi sono in giubilo per la sua vittoria (tuttavia gli studiosi presumono che il riferimento non sia alla Babilonia mesopotamica, bensì a una città in Egitto con quello stesso nome). Nei cieli era “invisibile” perché “distante nel cielo”, perché andava “al di là dell’orizzonte”, nell’alto dei cieli. Il simbolo regnante dell’Egitto – un disco alato – di solito con due serpenti ai lati – viene comunemente spiegato come Disco del Sole perché “Ra era il Sole”; ma in realtà era il simbolo ubiquitario di Nibiru del mondo antico  ed era Nibiru a essere diventato una “stella” distante e invisibile.  Poiché Ra-Marduk era fisicamente assente dall’Egitto, era in Egitto che la sua Religione delle Stelle si esprimeva nella sua forma più chiara. Lì Aten, la “Stella dei Milioni di Anni” che rappresentava Ra/Marduk nel suo aspetto celeste, divenne l’Invisibile perché era “distante nei cieli”, perché era andata “al di là dell’orizzonte”. Nelle terre degli Enliliti non fu altrettanto facile la transizione alla nuova era di Marduk e alla nuova religione. 
 
Per prima cosa, la Mesopotamia meridionale e le terre occidentali che erano sulla traiettoria del vento venefico dovettero riprendersi dal suo devastante impatto. La calamità che colpì Sumer non fu tanto – come ricorderete – l’esplosione nucleare in sé, quanto il vento radioattivo che seguì. Le città erano state svuotate dei loro abitanti e degli animali, ma erano fisicamente intatte. Le acque erano avvelenate, ma le inondazioni dei due grandi fiumi vi posero presto rimedio. Il suolo assorbì il veleno radioattivo e ci mise di più a sanarsi; ma col tempo migliorò e fu così possibile tornare ad abitare e a ripopolare lentamente le terre desolate. Il primo sovrano amministrativo nel devastato sud di cui ci giunge notizia era un exgovernatore di Mari, una città a nord-ovest, sul fiume Eufrate. Apprendiamo che «non era di seme sumero»; il suo nome, Ishbi-Erra, era infatti un nome semitico. Stabilì il suo quartier generale nella città di Isin e da lì sorvegliò gli sforzi per far risorgere le altre città, ma il processo era lento, difficile e a volte caotico. I suoi sforzi vennero proseguiti anche da numerosi successori che avevano anche loro nomi semitici, della cosiddetta “Dinastia di Isin”. Impiegarono quasi un secolo per riportare Ur alla vita, il centro economico di Sumer, e alla fine Nippur, il cuore religioso tradizionale del paese; ma questo processo sfociò in sfide da parte di altri sovrani locali: Sumer, dunque, rimase frammentata, una nazione piegata. Anche la stessa Babilonia, pur se fuori dalla traiettoria diretta del Vento del Male, aveva bisogno di un paese rivitalizzato e ripopolato se voleva innalzarsi alledimensioni e allo status imperiale; per un bel po’ di tempo non riuscì a ottenere la grandezza della profezia di Marduk. Dovette trascorrere più di un secolo fino a quando, nel 1900 a.C. circa, venne instaurata sul suo trono una dinastia formale, che gli studiosi hanno chiamato Prima Dinastia di Babilonia. Tuttavia ci volle ancora un altro secolo prima che salisse al trono un re che dette a Babilonia lo splendore profetizzato; il suo nome era Hammurabi, passato alla storia per il codice di leggi da lui promulgato – leggi incise su di una stele di pietra, riportata alla luce dagli archeologi (ora esposta al Louvre di Parigi). Dovettero trascorrere ancora due secoli prima che si realizzasse in pieno la visione profetica di Marduk su Babilonia. Le scarne prove del periodo successivo alla calamità – alcuni studiosi fanno riferimento al periodo successivo al crollo di Ur come all’Alto Medioevo della Mesopotamia – lasciano ipotizzare che Marduk consentì ad altri dèi (anche ai suoi avversari) di prendersi cura della ripresa e del ripopolamento dei loro antichi centri di culto, ma nutriamo dubbi sul fatto che questi accolsero realmente il suo invito. Si parla di una ripresa a Ur da parte di Ishbi-Erra, ma non vi sono tracce del ritorno a Ur di Nannar/Sin e Ningal. Si ha notizia della presenza occasionale di Ninurta a Sumer, in particolare con riferimento al suo presidio da parte di truppe di Elam e Gutium, ma non vi è notizia del ritorno – suo o della sua adorata sposa Bau – alla loro amata Lagash. Gli sforzi compiuti da Ishbi- Erra e dai suoi successori per ristabilire i centri di culto e i templi culminò – dopo settantadue anni – a Nippur, ma non vi è traccia del fatto che Enlil e Ninlil ripresero la residenza in quel luogo. Dove erano andati? Può essere interessante scoprire cosa avesse programmato per loro Marduk. (Nel frattempo Marduk era diventato il Dio Supremo e affermava di avere il diritto di imporre ordini a tutti gli Anunnaki.) Prove testuali e di altra natura che risalgono a quel periodo mostrano che l’ascesa di Marduk alla supremazia non pose fine al politeismo, ossia alla venerazione di più divinità. Al contrario, la sua supremazia si fondava sul politeismo proprio perché, per essere il dio supremo, era necessaria la presenza di altri dèi. Marduk, in sostanza, intendeva una forma di politeismo in cui un solo dio dominava sugli altri, costretti ad assoggettarsi al suo controllo; nella parte non danneggiata una tavoletta babilonese riportava la seguente lista di attributi assegnati a Marduk: Ninurta è Marduk della zappa Marduk- Nergal è dell’attacco- Zababa è Marduk del combattimento- Enlil è Marduk della signoria e consiglio- Sin è Marduk, colui che illumina notte- Shamash è Marduk della giustizia- Adad è Marduk delle piogge. Gli altri dèi rimasero, e rimasero anche i loro attributi – ma solo quelli che Marduk aveva garantito loro. Lui acconsentì a che continuasse la loro adorazione; il nome del sovrano/amministratore ad interim nel sud, Ishbi/Erra (“Sacerdote di Erra”, ossia di Nergal) è una conferma di questa sua politica tollerante. Ma ciò che Marduk realmente si aspettava, era che gli altri dèi andassero a stare con lui nella Babilonia che lui sognava: divini prigionieri in gabbie dorate. Nella sua autobiografica Profezia, Marduk indicava chiaramente le sue intenzioni in merito agli altri dèi, avversari inclusi: avrebbero dovuto risiedere vicino a lui, nel recinto sacro di Babilonia. Cita in maniera esplicita i santuari o i padiglioni destinati a Sin e Ningal, dove avrebbero risieduto «insieme ai loro tesori e averi». I testi che descrivono Babilonia mostrano che, in accordo con i desideri di Marduk, nel recinto sacro di Babilonia vi erano anche tempietti-residenza dedicati a Ninmah, Adad, Shamash e persino a Ninurta (e gli scavi archeologici ivi condotti lo confermano). Quando, alla fine, Babilonia – sotto Hammurabi – assurse a potenza imperiale, il suo tempio-ziggurat toccava il cielo; il grande re della profezia sedeva sul suo trono; ma gli altri dèi non si raccolsero nel suo recinto sacro, straripante di sacerdoti. Non vi fu la manifestazione della Nuova Religione. Guardando la stele di Hammurabi, sulla quale era inciso il suo codice di leggi , vediamo il re nell’atto di ricevere le leggi proprio da Utu/Shamash: secondo la lista sopracitata, le sue prerogative di dio della Giustizia erano diventate appannaggio di Marduk; e la prefazione iscritta sulla stele invocava Anu ed Enlil – colui al quale Marduk aveva presumibilmente sottratto il titolo di “signoria e consiglio” – come gli dèi ai quali aveva sottratto gli attributi: 
Nobile Anu, Signore degli dèi colui che dal cielo scese sulla Terra, ed Enlil, Signore del Cielo e della Terra colui che determina i destini della regione, fissarono per Marduk, il primogenito di Enki, le funzioni di Enlil su tutto il genere umano. Questi riconoscimenti del continuo potere degli dèi enliliti, a due secoli di distanza dell’inizio dell’era di Marduk, riflettono lo stato oggettivo delle cose. Questi dèi non erano venuti per rinchiudersi nel suo recinto sacro. Lontani da Sumer, alcuni scelsero di stabilirsi insieme ai loro seguaci in terre lontane, nei quattro angoli del mondo; altri rimasero nelle vicinanze, incitando i loro fedeli – vecchi e nuovi – a riprendere il conflitto con Marduk. Il concetto che Sumer, come patria, non esisteva più è espresso chiaramente nelle istruzioni date ad Abram di Nippur – alla vigilia dell’olocausto nucleare – di “semitizzare” il proprio nome in Abramo (e quello di sua moglie Sarai in Sarah) e di stabilirsi in Canaan. Abramo e sua moglie non erano i soli sumeri ad aver bisogno di un nuovorifugio. La calamità nucleare innescò migrazioni di una portata sconosciuta fino a quel momento. La prima ondata fu di persone che si allontanavano dalle terre colpite; l’aspetto più significativo e di maggiore durata fu la dispersione dei superstiti di Sumer in terre lontane dal paese stesso. La successiva ondata di immigranti, invece, fu verso quella terra abbandonata, provenendo, a più riprese, da tutte le direzioni. Qualunque direzione presero questi flussi migratori, i frutti di duemila anni di civiltà sumera furono assorbiti dagli altri popoli. A dire il vero, pur se Sumer come entità fisica venne schiacciata, le conquiste della sua civiltà sono giunte fino a noi: basti pensare al calendario di dodici mesi o guardare l’orologio diviso secondo il sistema sessagesimale sumero (ossia su base sessanta) o guidare un’auto che viaggia su ruote. La prova di una vasta diaspora sumera – con la sua lingua, la sua scrittura, i suoi simboli, le sue abitudini, la sua conoscenza astronomica, le sue credenze e le sue divinità – assume numerose forme.

martedì 19 luglio 2016

L'ERA DELL'ARIETE:IL TEMPO DEL DIO MARDUK


Alla fine del XXI secolo a.C. il ricorso alle armi nucleari segnò bruscamente l’inizio dell’era di Marduk. Sotto tutti i punti di vista fu una vera e propria New Age, anche nell’accezione odierna del termine. Il suo maggiore paradosso è che, mentre costrinse l’uomo a rivolgere la propria attenzione verso il cielo, riportò sulla Terra proprio gli dèi del cielo. I cambiamenti di quella New Age hanno ancora oggi ripercussioni su di noi. Per Marduk si trattò di riparare a un torto, di soddisfare un’ambizione, di realizzare le profezie. Il prezzo pagato – la desolazione di Sumer, la fuga dei suoi dèi, la decimazione del suo popolo – non era opera sua. Semmai, coloro che erano morti avevano subito la giusta punizione per aver ostacolato il Destino. L’imprevista tempesta nucleare, il Vento del Male e la sua rotta, che sembravano guidati in maniera selettiva da una mano invisibile, non fecero altro che confermare ciò che proclamavano i Cieli: era giunta l’era di Marduk, dell’Ariete. Il passaggio dall’Era del Toro all’Era dell’Ariete venne festeggiata e celebrata, in particolare, nella patria di Marduk, l’Egitto. Raffigurazioni astronomiche dei cieli (come quella del tempio di Dendera) mostravano la costellazione dell’Ariete quale punto focale del ciclo zodiacale. Elenchi di costellazioni zodiacali non cominciavano con il Toro, come a Sumer, bensì con l’Ariete . Le espressioni più imponenti erano le fila di sfingi dalla testa di Ariete che fiancheggiavano il viale della processione che conduceva ai grandi templi di Karnak , la cui costruzione, per mano di faraoni del neonato Medio Regno, ebbe inizio subito dopo l’ascesa di Ra/Marduk alla supremazia. Erano faraoni che portavano nomi teoforici che onoravano Amon/Amen, così che entrambi i templi e i re erano dedicati a Marduk/Ra come Amon, l’Invisibile, perché Marduk, dopo essersi assentato dall’Egitto, scelse quale sua Città Eterna Babilonia, in Mesopotamia. 
Sia Marduk che Nabu sopravvissero all’olocausto nucleare. Pur se Nabu venne preso di mira da Nergal/Erra, a quanto pare riuscì a nascondersi in una delle isole del Mediterraneo, restando illeso. Testi successivi indicano che gli venne concesso un proprio centro di culto a Borsippa, in Mesopotamia, una nuova città situata accanto a Babilonia, città del padre; tuttavia continuò a vagare e ad essere venerato nelle sue Terre favoritedell’Occidente.  Il suo culto lì e nel resto della Mesopotamia è attestato da alcuni luoghi sacri che a lui devono il proprio nome: ad esempio il monte Nebo nei pressi del fiume Giordano (dove morì in seguito Mosè) e i nomi reali teoforiciattribuiti a famosi re di  Babilonia (ad esempio Nabo-pol-assar, Nabucod- onosor e tanti altri). E, come abbiamo avuto modo di notare, nell’antichità, in tutto il Vicino Oriente il suo nome è diventato sinonimo di “profeta” e “profezia”.  Lo stesso Marduk, si ricorderà, dal suo posto di comando ad Haran, chiedeva “Fino a quando?” allorché accadde l’irreparabile. 

Nel suo testo autobiografico, Profezia di Marduk, previde la venuta di un Tempo Messianico: quando uomini e dèi avrebbero riconosciuto la sua supremazia, quando la pace avrebbe sostituito la guerra e l’abbondanza avrebbe sostituito la sofferenza, quando un re scelto da lui «avrebbe reso Babilonia la Suprema», con l’Esagil, il tempio (questo significava il termine) che levava alto la sua cima verso il cielo: Un re in Babilonia, per fare elevare in mezzo ad essa il mio tempio-montagna rivolto al Cielo; egli rinnoverà l’Esagil, simile alla montagna; la pianta del Cielo e della Terra egli disegnerà per l’Esagil simile alla montagna;le Porte del Cielo saranno aperte. Nella mia città nascerà un re; egli abiterà nell’abbondanza;la mia mano afferrerà,  mi condurrà nelle processioni […] nella mia città e nel mio tempio Esagil; io entrerò per l’eternità Quella nuova Torre di Babele, tuttavia, non era una rampa di lancio (come la prima). La sua supremazia, riconobbe Marduk, derivava non solo dal possesso di un’infrastruttura spaziale vera e propria, ma anche dai Segni del Cielo: dal Tempo Celeste zodiacale, dalla posizione e dal movimento dei corpi celesti, dal Kakkabu (stelle/pianeti) del cielo. Di conseguenza progettò il futuro Esagil come osservatorio astronomico “del regno”, rendendo obsoleti eridonanti l’Eninnu di  Ninurta e le diverse Stonehenge erette da Thoth. Quando l’Esagil venne infine costruito, fu uno ziggurat eretto secondo progetti precisi e dettagliati : la sua altezza, le dimensioni dei suoi sette livelli e il suo orientamento erano tali che nel 1960 a.C. circa la sua cima puntava direttamente alla stella Iku, la stella principaledell’Ariete. 
L’apocalisse nucleare e le sue conseguenze involontarie interruppero bruscamente il dibattito su quale fosse l’esatta era zodiacale; il Tempo Celeste era ora il Tempo di Marduk. Ma il pianeta degli dèi, Nibiru, stava ancora orbitando e scandiva il Tempo Divino: l’attenzione di Marduk si spostò dunque su questo fatto. Come mise in chiaro il suo testo sulla Profezia, lui si auspicava un sacerdote-astronomo che scrutasse i cieli dai gradoni dello ziggurat alla ricerca del “giusto pianeta dell’Esagil”: I conoscitori dei segni premonitori, messi in servizio, ascenderanno poi in mezzo ad esso; a sinistra e a destra, su parti opposte, essi staranno separatamente. Il re poi si avvicinerà; il giusto Kakkabu [la stella legittima] dell’Esagil sopra la terra [egli osserverà]. Era nata una Religione delle Stelle. Il dio – Marduk – divenne egli stesso una stella. Una stella (noi la chiamiamo “pianeta”) divenne “Marduk”. La religione divenne astronomia, l’astronomia divenne religione. In conformità con la nuova Religione delle Stelle, l’Epica della Creazione, l’Enuma Elish, venne revisionata nella versione babilonese, così da garantire a Marduk una dimensione celeste: lui non proveniva soltanto da Nibiru – lui era Nibiru. Redatta in “babilonese”, un dialetto accadico (la lingua madre semitica), uguagliava Marduk a Nibiru, il pianeta natale degli Anunnaki, e dette il nome “Marduk” alla Grande Stella/Pianeta che era venuta dai recessi dello spazio per vendicare sia l’omologo celeste di Ea, sia quello sulla Terra . Fece di “Marduk” il “Signore” nel Cielo e sulla Terra. Il suo Destino – nei cieli, la sua orbita – era il più grande di quello di tutti gli dèi celesti (gli altri pianeti) ; per analogia, dunque, era destinato a essere il più grande degli dèi anunnaki sulla Terra. 

La nuova versione dell’Epica della Creazione veniva letta in pubblico nella quarta notte dei festeggiamenti per il Nuovo Anno. Attribuiva a Marduk la sconfitta del “mostro” Tiamat nel corso della Battaglia Celeste, la creazione della Terra  e il nuovo assetto del sistema solare – tutti risultati che, nella versione originale sumera, erano attribuiti al pianeta Nibiru quale parte di una sofisticata cosmogonia scientifica. 

La nuova versione attribuiva a Marduk anche la “creazione” dell’uomo, l’invenzione del calendario e la scelta di Babilonia quale “ombelico del mondo”. Il festeggiamento per il Nuovo Anno – l’evento religioso più importante dell’anno – iniziava il primo giorno del mese di Nissan, che coincideva con l’equinozio di primavera. In babilonese si chiamava Akiti e si trasformò in una celebrazione di ben dodici giorni, mentre a Sumer ne durava solo dieci. La festa A.KI.TI (“Sulla Terra porta Vita”) era celebrata seguendo cerimonie complesse e rituali prescritti che (a Sumer) rimettevano in scena la storia di Nibiru e l’arrivo degli Anunnaki sulla Terra, nonché (a Babilonia) la storia di Marduk. Includeva episodi tratti dalla Guerra della Piramide, come la sua condanna a morire in una tomba sigillata e la sua “risurrezione” quando ne uscì vivo; il suo esilio per diventare l’Invisibile; e il suo Ritorno vittorioso. Le processioni, l’andirivieni, le apparizioni e le sparizioni, nonché tragedie teatrali presentavano in maniera vivida e visiva al popolo Marduk come un dio sofferente – sofferente sulla Terra ma, alla fine, vittorioso dopo aver ottenuto la supremazia grazie a un omologo celeste. (La storia di Gesù di Nazareth nel Nuovo Testamento è talmente simile che un secolo fa studiosi e teologi in Europa hanno discusso se Marduk era il “prototipo di Gesù”.) La cerimonia si componeva di due parti. La prima aveva per protagonista un solitario viaggio in barca di Marduk lungo il fiume, fino a una struttura chiamata Bit Akiti (“Casa di Akiti”); l’altra aveva come teatro la stessa città. È evidente che la parte solitaria simboleggiava il viaggio celeste di Marduk dalla collocazione più esterna del pianeta natale nello spazio fino all’interno del sistema solare – un viaggio in una barca su acque, in conformità con il concetto che lo spazio interplanetario era un primevo “oceano profondo” da attraversare con “barche celesti” (navicelle spaziali) – un concetto rappresentato graficamente nell’arte egizia, dove gli dèi celesti erano raffigurati a scorrazzare nei cieli a bordo di “barche celesti”.
Era al vittorioso ritorno di Marduk dal lontano e isolato Bit Akiti che prendevano il via i festeggiamenti popolari. Quelle cerimonie pubbliche e gioiose iniziavano con il saluto a Marduk, sulla banchina, da parte degli altri dèi; il re e i sacerdoti lo accompagnavano in una processione sacra, seguita da folle sempre più numerose. Le descrizioni della processione e la sua rotta erano così dettagliate che guidarono gli archeologi negli scavi nell’antica Babilonia. Dai testi redatti sulle tavolette d’argilla e dalla topografia emersa dagli scavi è stato possibile ricostruire l’esistenza di sette stazioni, alle quali la processione sacra faceva altrettante soste per compiere i rituali prescritti. Le stazioni avevano nomi sia sumeri che accadici e simboleggiavano (a Sumer) i viaggi degli Anunnaki all’interno del sistema solare (da Plutone alla Terra, il settimo pianeta) e (a Babilonia) le “stazioni” nella vita di Marduk : la sua nascita divina nel “Luogo Puro”; come gli erano stati negati il diritto di nascita, il titolo alla supremazia; come era stato condannato a morte; come venne sepolto (vivo nella Grande Piramide); come venne salvato e risorse; come venne bandito e andò in esilio; e come alla fine, anche i grandi dèi, Anu ed Enlil, si inchinarono di fronte al destino e lo proclamarono supremo.

venerdì 8 luglio 2016

A PROPOSITO DI ERIDU

E.ri.du (“Casa costruita lontano”) fu la “Casa lontano da casa” degli Anunnaki, primo insediamento creato ai margini del terreno paludoso meridionale, quando Enki giunse sulla Terra.
Corrispondente all'odierno Tell Abu Shahrain (Governatorato di Dhi Qar, Iraq), posta a undici chilometri a sud-ovest di Ur.
La prima esplorazione del sito risale al 1854 e fu attuata da J.E. Thompson per conto del British Museum. Nel 1918 e 1919 altri scavi furono compiuti da Campbell Thompson e da H.R.H. Hall.
Gli scavi scientifici iniziarono solo nel 1946 , condotti da F. Safar, M.A. Mustafa e S. Lloyd, e si conclusero nel 1949.
Distrutta dal Diluvio, nel 3800 a.C., come tutte le altre città degli dèi, venne ricostruita esattamente nello stesso luogo.
Fu la prima città sumera. Anche se il dominio di Enki era in Africa, Eridu rimase sua città permanente e centro di culto in Mesopotamia. Gli inni esaltavano il suo tempio/casa, rivelando che vi conservava le enigmatiche “Formule divine”, i Me.
Il vocabolo che significa “Terra” in diverse lingue deriva proprio da “Eridu”: “Erda” in alto tedesco antico, “Earth” in inglese, “Erde” intedesco, “Jord” in danese, “Jordh” in islandese, “Airtha” in gotico, “Erthe” in medio inglese, “Erd”in curdo, “Eredz” in aramiaco ed “Eretz” in ebraico.

Rappresentazione degli strati di costruzione sotto la Ziggurat a Eridu

La Eridu dell'epoca sumera non é la stessa Eridu prediluviana. La morfologia del golfo persico é cambiata di molto nei millenni. Uno studio di qualche anno fa ha indicato che nel fondo del golfo persico sono presenti decine di insediamenti tra i 6000 ed i 24 mila anni fa, e possibilmente anche altri molto precedenti.
ricostruzione del GP fino a 24mila anni fa
50mila o anche 24mila anni fa non si trattava certo di città, le città nascono intorno al 5.500 a.C.,con la prima civiltà, prima vi erano solo culture e gli stanziamenti erano villaggi o 'siti'.
Jeffrey Rose nel suo articolo parla della zona della penisola arabica confinante con la mesopotamia, dove 3 serie di reperti datati MIS5 (oltre 70mila ani fa) e MIS2 (da 24 a 13mila anni fa) erano zeppe di utensili da lavoro quali bulini, raschietti, levigatori.
Tutto ciò é pienamente conforme alle ipotesi di Sitchin che parla di uomini usati per lavorare, per costruire. La civiltà nasce solo nel VI millennio.

L' errore comune a molte persone é pensare che da quando l'uomo fu 'modificato', secondo Sitchin, esso sia stato indipendente, che vivesse organizzato, che ci fossero città.
L'Eridu stessa descritta per esempio nella lista dei re non era uan città, era un insediamento.

Un' altra cosa:

"da notare che gli insediamenti da MIS5 (oltre 70mila anni fa) fino a MIS2 (terminato circa 13mila anni fa) si trovavano a circa 80metri sotto il livello del mare rispetto ad oggi"

Cosa può essere che intorno all' 11mila a.C. ha sepolto tutti gli insediamenti portando il nuovo livello a 80m sopra rispetto a prima?

La risposta la dà ancora una volta sitchin chiaramente:

"il diluvio, che non fu una pioggia ma una inondazione dovuta alo scioglimento dei ghiacciai."
(grafico che mostra come aumenta improvvisamente il livello del mare intorno ai 12mila / 13 ila anni fa)

Un villaggio, anche preistorico, si tiene vivo e si rinnova se abitato, esattamente come i villaggi (che possiamo ancora oggi chiamare preistorici) di certe tribù dell' amazonia, o nel cuore dell' Australia, o dell' Africa... poi man mano che gradatamente o improvvisamente le linee costiere si avvicinano la popolazione va nell'entroterra, ricostruisce il proprio villaggio, e si porta appresso il nome.

Spesso ci si domanda del perché, Alalu  all'epoca del suo ammaraggio,avrebbe creato un primo piccolo insediamento che diventerà Eridu e  non un insediamento più complesso?  Ci son mille risposte!

Potrebbero aver creato solo per loro stessi delle strutture più adatte, che ora potrebbero essere sommerse,oppure come lascia intendere Sitchin, quel villaggio poteva essere anche solo lo stanziamento lavorativo, e gli anunna poteva risiedere in zone più alte di collina o di montagna, semplicemente non le conosciamo perchè non le si é cercate.

Inoltre, cosa vieta che il nome che noi adesso conosciamo non sia stato in realtà codificato proprio di recente, nella lingua sumera o eufratica?

Non si deve certo pensare che i nomi riportati nei testi sumeri fossero nomi creati decine di millenni prima. Non sappiamo con che termine quegli esseri centinaia di migliaia di anni fa chiamarono nella loro lingua i luoghi che frequentavano o dove vivevano. Noi conosciamo i nomi come tramandati negli ultimi millenni, nomi creati in una lingua, probabilmente basandosi sul significato o sul concetto. Di sicuro Eridu non si chiamava Eridu 30mila o 400 mila anni fa.
Probabilmente (se la avevano nominata) si chiamava con un nome che esprimeva lo stesso concetto che 'eridu' e 'nun' esprimevano in sumero.

Nello Specifico : (NUN.KI ) sono i segni cuneiformi con cui il nome eridu veniva scritto


Gordon Whittaker per esempio uno degli specialisti sulla ricerca riguardante l' eufratico, sostiene che proprio i primi nomi di città sumeri non fossero di origine sumera, ma di una protolingua da cui il sumero derivò. Anche Leo Oppenheim era di questo avviso. Ogni nome va riferito ad un contesto... é come il discorso di Elohim per gli ebrei, utilizzato in periodi in cui storicamente la lingua ebraica e il popolo ebraico non esistevano. Bisogna tenere sempre presenti i contesti e le datazioni.

(A.Demontis)