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lunedì 12 settembre 2016

LA SCALA CHE PORTA AL CIELO


Immaginiamo di trovarci all'interno del magnifico tempio funerario del faraone. Dopo aver mummificato e preparato il faraone per il suo viaggio, i sacerdoti dello Shem invocano ora gli dèi affinchè aprano per il re una strada e una porta. Il messaggero divino è arrivato dall'altra parte della falsa porta, pronto a far passare il faraone al di là della parete del sarcofago e a lanciarlo nel suo viaggio. Uscito dalla falsa porta posta sul lato della tomba rivolto a oriente, il faraone, secondo le indicazioni che gli venivano esplicitamente fornite, doveva dirigersi verso est, mai verso ovest. A meno che non si sbagliassero, infatti, «coloro che vanno da quella parte [a ovest], non tornano!». La sua meta era il Duat, nella «Terra degli dèi della montagna». Là egli doveva entrare nella «Grande casa dei due ... la casa del fuoco», dove, dopo «una notte di diversi anni», sarebbe stato trasformato in un'entità divina e sarebbe finalmente salito «al lato orientale del Cielo». 
Il primo ostacolo del percorso del faraone era il Lago delle Canne, un lungo specchio d'acqua stagnante formato da una serie di laghi accostati. Simbolicamente, il dio guardiano concedeva al faraone la possibilità di attraversarlo separando le sue acque ; dal punto di vista fisico l'attraversamento era reso possibile dalla presenza del "traghettatore divino", che trasportava gli dèi sull'altra sponda con un'imbarcazione costruita da Khnum, l'artigiano degli dèi. Il faraone doveva però convincere il traghettatore di avere le carte in regola per essere trasportato dall'altra parte. Il traghettatore chiedeva al faraone delle sue origini: era egli figlio di un dio o di una dea? Faceva parte del «Registro dei due Grandi Dèi»? Il faraone rispondeva di essere di «seme divino» e lo rassicurava sulla sua rettitudine. Alcune volte funzionava; altre, invece, il faraone doveva fare appello a Ra o a Thoth per essere trasportato: in questi casi la barca prendeva a muoversi da sola, come spinta da una forza soprannaturale, assolutamente indipendente dalla volontà del re che reggeva il timone. In un modo o nell'altro, comunque, il faraone riusciva ad attraversare il lago e ad avviarsi verso «i due che portano i Cieli più vicini»:

Egli scende nella barca, come Ra, 
sulle sponde del lago tortuoso. 
Il re spinge sui remi nella barca Hanbu; 
prende il timone verso la pianura dei "due che portano più vicino al Cielo", 
nella terra che comincia dal Lago delle Canne.

Il Lago delle Canne si trovava all'estremità orientale del territorio di Horus. Al di là di esso stavano le terre del suo avversario Seth, le "terre dell'Asia". Com'è naturale che sia per un confine tanto labile, il re scopre che la sponda orientale del lago è pattugliata da quattro guardie, caratterizzate da una capigliatura piuttosto strana. «Nera come il carbone», essa ricadeva «in riccioli sulla fronte, sulle tempie e sulla nuca, mentre al centro della testa era divisa in trecce». Alternando diplomazia e fermezza, il re proclamava di nuovo le sue origini divine, diceva di essere stato chiamato da «mio padre Ra». Si dice che un faraone fosse addirittura arrivato alle minacce: «Fa' ritardare ancora il mio passaggio, e io ti strapperò le chiavi come si strappano i fiori di loto dallo stagno!». Un altro, invece, dovette chiamare in aiuto gli dèi. Anche in questo caso, però, in un modo o nell'altro il faraone riusciva sempre a proseguire. A questo punto egli ha lasciato la terra di Horus. Il luogo verso est che sta cercando di raggiungere, benché sotto l'egida di Horus, si trova «nella regione di Seth». Il re si dirige dunque verso un'area montagnosa, le Montagne dell'Est .
Deve passare in mezzo a due montagne, «i due monti che stanno in soggezione di Seth», ma prima deve attraversare una regione arida e squallida, una specie di terra di nessuno compresa fra il territorio di Horus e quello di Seth. Mentre le formule dei Testi a questo punto si fanno sempre più incalzanti e ritmate, dal momento che il re si sta avvici nando al luogo nascosto in cui si trovano le Porte del Cielo, di nuovo egli viene fermato da alcune guardie, che domandano minacciose: «Dove vai?». Coloro che accompagnano il re parlano per lui: «II re va in Cielo, per conseguire vita e gioia; che il re possa vedere suo padre, che il re possa vedere Ra». Mentre le guardie, riflettono sulla richiesta, il re in persona comincia a pregarli: «Aprite la frontiera ... inclinate la barriera ... lasciatemi passare come passano gli dèi!». Poiché il re proviene dall'Egitto, dal dominio di Horus, è necessaria una certa prudenza: molti versi ed espressioni mirano proprio a presentare il re come assolutamente neutrale nella faida tra i due dèi. Da un lato si dice infatti che il re è «nato da Horus, colui al cui nome la Terra si scuote»; dall'altro ci si affretta ad aggiungere che egli è stato «concepito da Seth, colui al cui nome la Terra trema». Viene invece messa in luce l'affinità del faraone con Ra e, anzi, si dice che è proprio «al servizio di Ra» che il faraone è diretto: in tal modo è come se il re ottenesse una sorta di "lasciapassare" dall'alto. Con un tocco di astuzia, inoltre, i testi sembrano ricordare ai due dèi che è loro interesse far proseguire il re nel suo viaggio, poiché Ra apprezzerà certamente chi aiuta un defunto che voglia mettersi al suo servizio. Alla fine, le guardie della Terra di Seth permettono al re di procedere verso un passo montano.Le sue guide si accertano che egli comprenda la solennità del momento.

Ora stai per arrivare agli alti luoghi 
nella terra di Seth. 
Nella terra di Seth 
arriverai agli alti luoghi, 
su quell'alto Albero del Cielo Orientale 
sul quale siedono gli dèi.
Il re era dunque arrivato al Duat. Questo era concepito come un Circolo degli Dèi completamente chiuso , alla cui estremità vi era un'apertura verso il cielo (simboleggiato dalla dea Nut) attraverso cui si poteva raggiungere la Stella Imperitura (rappresentata dal Disco Celeste). Altre fonti lo rappresentano come una valle di forma più ovale, circondata da montagne. Attraversava questa terra un fiume che andava poi dividendosi in vari rivoletti, ma era difficilmente navigabile e il più delle volte la barca di Ra doveva essere trainata o fatta partire a spinta, come una "barca da terra", una specie di slitta. Il Duat era suddiviso in dodici parti, variamente descritte come campi, piani, cerchi murati, caverne o sale, che cominciavano sopra la superficie del terreno e proseguivano sotto terra. Il defunto re impiegava dodici ore a percorrere questo luogo incantato, impressionante, e poteva farlo solo perché Ra gli aveva messo a disposizione la sua magica barca o slitta, sulla quale il re viaggiava guidato dai suoi dèi protettori. Vi erano sette passi tra le montagne che circondavano il Duat e due di essi erano tra i monti del lato orientale dell'Egitto  , (cioè tra le montagne a ovest del Duat), chiamati "l'Orizzonte" e "il Corno" del "Luogo Nascosto". Il passo che aveva attraversato Ra era lungo 220 atru (circa 43 chilometri) e seguiva il corso di un ruscello; questo, però, si prosciugò e cosi la barca di Ra dovette essere trainata. Il passo era sorvegliato e munito di fortificazioni «le cui porte erano forti». Il faraone, come indicano alcuni papiri, prendeva il sentiero che portava al secondo passo, più corto (solo 24 chilometri). I disegni sui papiri lo raffigurano sulla barca (o slitta) di Ra, mentre passa tra due cime montuose, su ognuna delle quali era appostato un gruppo di dodici dèi guardiani. Il testo parla poi di un «Lago di acque bollenti» lì vicino, acque che, nonostante siano in ebollizione, risultano fredde al tatto. Una fiamma brucia sotto la superficie del terreno. Nell'aria aleggia un forte tanfo di nafta che tiene lontani gli uccelli; eppure, poco lontano, è raffigurata un'oasi circondata da arbusti e alberi bassi. Attraversato il passo, il re incontra altri gruppi di dèi, che lo accolgono benevolmente: «Vieni in pace», gli dicono. È così arrivato al secondo tratto del Duat. Questa parte trae il suo nome dal fiume che vi scorre, Urnes (un nome che alcuni studiosi collegano a Urano, il dio greco del cielo). La sua estensione è di circa 24 x 63 chilometri ed è abitato da genti con i capelli lunghi, che mangiano la carne degli asini e dipendono dagli dèi per l'acqua e il nutrimento, poiché il luogo è molto arido e quasi privo d'acqua, tanto che perfino la barca di Ra qui diventa una "barca da terra". Questo territorio è associato con il dio Luna e con Hathor, la dea del turchese. Aiutato dagli dèi, il re oltrepassa tranquillamente la seconda sezione e, nella terza ora, arriva al Net-Asar, "il Fiume di Osiride". Di dimensioni analoghe alla seconda, questa terza sezione è abitata dai "Combattenti". È qui che stanno di guardia i quattro dèi preposti ai quattro punti cardinali.
Stranamente, nelle raffigurazioni pittoriche che accompagnano i testi geroglifici il Fiume di Osiride sembra snodarsi attraverso un'area agricola e poi una catena montuosa, fino a dividersi in due corsi d'acqua minori. Qui, sotto lo sguardo vigile dei leggendari uccelli Fenice, si trova la Scala che porta al Cielo, mentre sulla cima di una montagna, oppure sollevata da correnti di fuoco, ecco apparire la barca celeste di Ra. A questo punto il ritmo delle preghiere e delle formule torna a farsi più rapido. Il re invoca i "protettori magici" affinchè «quest'uomo della Terra possa entrare nel Neter-Khert» senza difficoltà. Il faraone si sta avvicinando al cuore del Duat: Amen-Ta, il "Luogo Nascosto". È qui che Osiride stesso aveva ottenuto la vita eterna, ed è qui che «i due che portano il cielo più vicino» se ne stanno «là, contro il cielo», come alberi magici. Il re offre una preghiera a Osiride (il titolo del corrispondente capitolo del Libro dei Morti è "Capitolo dell'assicurarsi un Nome nel Neter-Khert"):


Che mi venga dato un Nome 
nella Grande Casa dei Due; 
Possa, nella Casa del Fuoco, 
essermi assicurato.un Nome. 
Nella notte in cui si contano gli anni 
e si dicono i mesi, 
possa io essere un'Entità Divina, 
possa io sedere sul lato destro del Cielo. 
Che il dio non mi lasci indietro, 
possa egli farmi avanzare 
per sempre nel suo Nome.

II re si trova ora nel raggio visivo della "Montagna della Luce". È arrivato alla Scala che porta al Cielo. Secondo i Testi delle Piramidi, si trattava di «una scala che serve per salire fino al più alto»; gli scalini erano «scalini verso il cielo, fatti apposta perché il re possa salire su di essi fino ai cieli». Con scrittura geroglifica essa veniva rappresentata talvolta come una scala singola ed (sovente tutta d'oro e riccamente adornata), ma più spesso come una scala doppia , una sorta di piramide a gradini. Questa Scala verso il Cielo era stata costruita dagli dèi della città di An  il luogo dove sorgeva il principale tempio di Ra affiché essi, gli dèi, potessero essere «uniti all'Alto». L'obiettivo del re era un'altra scala, quella che veniva chiamata Scala Celeste, una struttura a pioli che avrebbe portato il re ancora più in alto. Ma per raggiungerla, nella Casa del Fuoco, la Grande Casa dei Due, egli doveva entrare nell'Amen-Ta, la terra nascosta di Seker, dio delle distese deserte. Il luogo viene descritto come un grosso cerchio fortificato. È la sotterranea terra dell'oscurità, che si raggiunge solo entrando nelle viscere di una montagna'e scendendo per un tortuoso sentiero nascosto e protetto da porte segrete. E questa la quarta sezione del Duat: qui ora il re deve entrare, ma l'ingresso della montagna è protetto da due possenti mura divise da fiamme ardenti e sorvegliate da divinità. Quando Ra era arrivato all'ingresso del Luogo Nascosto, «aveva adempiuto ai piani  seguito le procedure  degli dèi che stanno là solo attraverso la voce, senza vederli». Ma era possibile che anche il re potesse fare lo stesso? Poteva egli, cioè, ottenere solo con la sua voce il permesso di entrare? I testi gli ricordano che solo «colui che conosce il piano dei se greti condotti che stanno nella Terra di Seker» avrà la capacità di oltrepassare il «luogo dei passaggi sotterraci» e mangiare il pane degli dèi. Ancora una volta il re presenta le sue credenziali. «Io sono il Toro, un figlio degli antenati di Osiride», annuncia. Allora i suoi dèi protettori pronunciano in suo favore le solenni parole di ammissione:

L'ingresso non ti è negato 
al cancello del Duat; 
le porte della Montagna della Luce 
sono aperte davanti a te; 
per te i chiavistelli si aprono da soli. 
Hai camminato nella Sala delle Due Verità; 
II dio che sta in essa ti saluta.

Una volta pronunciata la formula, che fungeva da parola d'ordine, un dio di nome Sa pronunciava un comando: subito le fiamme si spegnevano, le guardie si ritiravano, le porte si aprivano automaticamente e il faraone veniva ammesso nel mondo sotterraneo. «La bocca della terra si apre per te, la porta orientale del cielo è aperta per te», annunciano al re gli dèi del Duat. In tal modo egli viene rassicurato sulla vera natura di quella «bocca della terra»: pur essendo sotterranea, essa è davvero la Porta del Cielo, l'agognata porta orientale. Durante la quarta ora e le ore successive il re passa attraverso caverne e gallerie dove si vedono (o si sentono) dèi preposti a diverse funzioni. Vi sono canali sotterranei sui quali gli dèi si muovono in barelle che non fanno alcun rumore. Vi sono luci accecanti, acque fosforose, fiamme che illuminano la via. Stordito e terrorizzato, il re avanza verso «i pilastri che raggiungono il Cielo». Gli dèi che si vedono lungo la strada sono per lo più raccolti in gruppi di dodici, e portano epiteti come «dèi della montagna», «dèi della montagna della terra nascosta», o «coloro che tengono il tempo della vita nella terra nascosta». I disegni che illustrano alcuni degli antichi testi identificano i singoli dèi attraverso i loro scettri, i copricapo, oppure mettendo in evidenza i loro attributi animaleschi: testa di falco, di sciacallo o di leone. Non mancano nemmeno i serpenti, che rappresentano guardie sotterranee o servitori degli dèi nella Terra Nascosta. Testi e illustrazioni antichi ci informano che a questo punto il re è entrato in un complesso sotterraneo circolare, all'interno, del quale vi è un ampio e tortuoso tunnel che corre su e giù. Viste in sezione, le rappresentazioni pittoriche mostrano una galleria alta una dozzina di metri, con soffitto e pavimento entrambi molto lisci, fatti di uno strato di materiale duro dello spessore di 60-80 cm. La galleria è divisa in tre livelli, e il re percorre il corridoio centrale, mentre gli altri due livelli sono occupati da dèi, serpenti e altre strutture con funzioni diverse. La slitta del re, spinta da quattro dèi, comincia il suo viaggio scivolando silenziosamente lungo il corridoio centrale; solo un raggio emesso dalla punta del veicolo illumina la strada. A un certo punto, però, la via è bloccata da un tratto in forte pendenza, che costringe il re a scendere dalla slitta e a continuare a piedi. L'ostacolo, come si vede dall'immagine in sezione, è un muro compatto, inclinato di circa 15°, che attraversa tutti e tre i livelli del tunnel e forma un angolo di circa 40°. Sembra che inizi al di sopra del tunnel, forse al livello del terreno o ancora più in alto,dentro la montagna, e che finisca quando incontra il pavimento del terzo livello, il più basso. Il suo nome è Re-Stau, "II sentiero delle porte nascoste"; e in effetti, al primo e secondo livello, è fornito di cavità che sembra abbiano appunto la funzione di far passare Seker e altre "divinità nascoste". Il re, sceso dal suo veicolo, passa misteriosamente attraverso tale muro inclinato grazie al semplice comando di una divinità, la cui voce fa aprire la cavità. Dall'altra parte viene salutato da emissari di Horus e Thoth e viene fatto passare davanti a ciascuno degli dèi.

Scendendo, il re vede "dèi senza faccia", il cui volto, cioè, è in-visibile. Offeso o semplicemente curioso, egli così li ammonisce: 

Scopritevi il volto, 
togliete la maschera che vi copre la testa, 
quando incontrate me; 
Perché, ecco, anch'io sono un dio potente 
che viene per stare in mezzo a voi. 

Ma essi non ascoltano il suo lamento e non scoprono il volto; e i testi spiegano che perfino loro, «questi esseri nascosti, non vedono, né osano guardare» il loro capo, il dio Seker «quando egli si trova in questa forma e visita la sua dimora, nelle viscere della terra».
Continuando a scendere, il dio passa attraverso una porta e si ritrova nel terzo livello, il più basso. Entra in un'anticamera che reca l'emblema del Disco Celeste e viene accolto da un dio che è «il messaggero del cielo» e da una dea che porta il simbolo piumato di Shu, «Colui che ha messo il cielo sopra la Scala che porta al Cielo». Secondo la formula che troviamo nel Libro dei Morti, il re proclama:
Salve, 
due figli di Shu! 
Salve, 
figli del luogo dell'orizzonte ... 
Posso salire? 
Posso avanzare come fece 
Osiride?
La risposta doveva essere positiva, poiché il re viene fatto passare attraverso una porta ed entra in un passaggio che soltanto gli dèi nascosti utilizzano. Nella quinta ora, il faraone arriva nelle zone sotterranee più profonde, che sono le vie segrete di Seker. Lungo la strada, che procede con alti e bassi, il re non vede Seker, ma i disegni in sezione mostrano il dio come una figura dalla testa di falco, che sta in piedi sopra un serpente e tiene in mano due grandi ali, chiuso in una struttura di forma ovale alla quale fanno la guardia due sfingi. Il re non può vedere quest'area, ma sente uscire da essa «un rumore forte, come quello che si sente quando il cielo è disturbato da un temporale». Da questo spazio chiuso scorre una pozza sotterranea le cui «acque sono come fuoco». Il tutto è a sua volta racchiuso in una struttura dall'aspetto di un bunker, con una sorta di cassa d'aria a diversi compartimenti sulla sinistra e un'enorme porta sulla destra. Sopra, come ulteriore protezione, vi è una montagnetta di terra dalla cui cima fuoriesce la testa di una dea. L'emblema di uno scarafaggio collega la testa della dea con una camera conica o un oggetto che si trova nel corridoio superiore ; due uccelli sono appollaiati ai lati di questa struttura.
I testi e i simboli ci fanno capire che, sebbene Seker fosse na scosto, la sua presenza era avvertibile anche nell'oscurità, a causa di un fulgore che scaturiva «dalla testa e dagli occhi del grande dio, la cui carne emana luce». La dea, lo scarafaggio (Kheper) e l'oggetto o camera conica, nel loro insieme, servivano, a quanto sembra, al dio nascosto per essere sempre al corrente di ciò che accadeva al di fuori della sua zona ermeticamente chiusa. II testo geroglifico che accompagna il simbolo dello scarafag gio dice: «Ecco Kheper che, non appena [la barca?] arriva sulla vetta del suo cerchio, si collega con le vie del Duat. Stando sulla testa della dea, il dio parla con Seker ogni giorno». Il faraone passa dunque attraverso tutto questo sistema di strutture, me diante il quale Seker, nascosto e invisibile, viene informato della sua presenza: si tratta di un momento cruciale nel viaggio del re. Gli Egizi non erano l'unico popolo dell'antichità a credere che ogni persona defunta dovesse, a un certo momento, affrontare un giudizio, una sorta di valutazione dei suoi atti e dei suoi sentimenti terreni, in seguito alla quale la sua anima - il cosiddetto Doppio  sarebbe stata o condannata ad andare nelle infuocate acque dell'Inferno o ammessa a godere delle fresche e vivificanti acque del Paradiso. Ecco, per il faraone il momento del giudizio era appunto questo. A nome del Signore del Duat, la dea di cui si vede soltanto la testa annuncia al faraone la decisione favorevole: «Vieni in pace al Duat ... procedi pure con la tua barca sulla strada che sta nella terra». Chiamando se stessa con il nome di Ament ("colei che è nascosta"), essa così prosegue: «Ament a te si rivolge, affinchè tu possa avanzare nel cielo, come il Grande che sta all'orizzonte». Ed ecco che, a queste parole, il re rinasce, non perché fosse morto una seconda volta, ma perché ha superato la prova. Davanti a una fila di dèi che hanno il compito di punire i condannati, il re avanza senza più intoppi e, accompagnato da una processione di divinità, raggiunge la sua barca o slitta; uno degli dèi che lo accompagnano reca l'emblema dell'Albero della Vita.
II re è stato giudicato degno dell'Oltretomba. Dopo aver lasciato la zona di Seker, il re entra nella sesta sezione, associata a Osiride. (In alcune versioni del Libro delle Porte, era proprio in questa sesta ora che Osiride giudicava il defunto.).Dèi dalla testa di sciacallo «che aprono la strada» invitano il re a fare un bagno rinfrescante nella polla sotterranea o Lago della Vita, come aveva fatto il Grande Dio in persona quando era passato di là. Altri dèi, «ronzando come api», stanno in cubicoli le cui porte si aprono da sole al passaggio del re. Via via che egli avanza, gli epiteti degli dèi assumono un significato più tecnico: vi sono i dodici dèi «che tengono la fune nel Duat» e i dodici «che tengono la corda per misurare». La sesta sezione è occupata da una serie di aree chiuse, poste una vicino all'altra lungo un sentiero curvo chiamato «il sentiero segreto del luogo nascosto». La barca del re è trainata da divinità coperte da pelli di leopardo, proprio come i sacerdoti dello Shem che avevano compiuto le cerimonie dell'"apertura della bocca". Il re si sta forse avvicinando all'Apertura o Bocca della Montagna? Nel Libro dei Morti, in effetti, i capitoli hanno ora titoli come "Capitolo dell'annusare l'aria e riceverne forza". Il suo veicolo è ora «dotato di poteri magici ... egli viaggia dove non vi è corrente né alcuno che lo trascini; si muove solo grazie a parole magiche» che escono dalla bocca di un dio. Attraverso un cancello sorvegliato a vista, il re passa poi nella settima sezione: qui tanto le divinità quanto l'ambiente circostante perdono i loro aspetti "sotterranei" e cominciano ad assumere caratteristiche celesti. Il re incontra il dio Heru-Her-Khent, dalla testa di falco, il cui nome geroglifico comprendeva anche il simbolo della scala e che portava sulla testa l'emblema del Disco Celeste. Egli aveva il compito di «fare in modo che gli dèi-stélle e le dee-costellazioni andassero per la loro strada». Si tratta di un gruppo di dodici dèi e altrettante dee che erano raffigurati con simboli stellari. Le formule si rivolgevano a loro appunto con il nome di "dèi stellari" che siete di carne divina e dotati di magici poteri... che siete uniti nelle vostre stelle, che sorgono per Ra ... Che le vostre stelle possano guidare entrambe le sue mani, affinchè egli possa arrivare in pace al Luogo Nascosto. In questa sezione vi sono anche due gruppi di dèi associati al Ben-ben, il misterioso oggetto di Ra custodito nel tempio della città di Ali (Eliopoli).Le illustrazioni degli antichi testi mostrano a questo punto un gruppo di dèi vestiti in maniera insolita, con una tuta aderente adornata con bande circolari vicino al collo.

Guida il gruppo di dèi un altro dio con l'emblema del Disco Celeste sulla testa, che tiene le braccia distese tra le due ali di un serpente che ha quattro gambe umane. Sullo sfondo di un cielo stellato, il dio e il serpente hanno di fronte un altro serpente, che, sebbene privo di ali, vola portando in alto Osiride seduto.

Dopo essere stato equipaggiato per bene, il re viene condotto a un'apertura posta al centro di una parete semicircolare. Oltrepassa la porta nascosta e comincia a percorrere un tunnel lungo «1.300 cubiti» chiamato "Alba alla fine". Arriva poi ad un vestibolo, dove vede simboli di Dischi Alati da ogni parte. Qui incontra alcune dee «che gettano luce sulla strada di Ra» e uno scettro magico che rappresenta «Seth, l'osservatore». Al re intimorito gli dèi spiegano:

Questa caverna è l'ampia sala di Osiride 
dove soffia il vento; 
il vento del nord, rinfrescante, 
ti solleverà, o re, come Osiride.

Siamo ormai nella dodicesima sezione, l'ora finale del viaggio sotterraneo del re. Si tratta del «limite massimo dell'oscurità completa». Il punto al quale è arrivato si chiama «Montagna dell'ascesa di Ra». Il re guarda verso l'alto e rimane stupito: davanti ai suoi occhi brilla, in tutta la sua maestà soprannaturale, la barca celeste di Ra. Ciò che egli ha raggiunto è chiamato nei testi «l'oggetto per ascendere al cielo». Secondo alcuni testi sarebbe stato Ra stesso a prepararlo per il re, «affinchè il re possa salire ai cieli con esso»; secondo altri sarebbero stati altri dèi a metterlo a punto. Si tratta dell'«oggetto che trasportò Seth» in cielo, e senza il quale nemmeno Osiride avrebbe potuto raggiungere il Firmamento del Cielo; anche il re, dunque, ha bisogno di questo oggetto per essere trasportato, come Osiride, alla vita eterna. Questo oggetto, o Scala Divina, non era una scala come tutte le altre. Era tenuta insieme da funi di rame; «i suoi nervi [come quelli] del Toro del Cielo». I pali laterali erano coperti da una specie di "pelle"; i pioli erano «tagliati Shesha» (non si conosce il significato del termine) e «sotto di essa Colui che lega aveva po sto un grande supporto». . „ Nel Libro dei Morti tale Scala Divina  talvolta accompagnata dal segno T, che significa Ankh ("Vita") e che arrivava simbolicamente fino al Disco Celeste nei cieli  è raffigurata come un'alta torre sormontata da un'altra struttura . In forma stilizzata, la torre da sola veniva scritta con il simbolo geroglifico S ("Ded"), che significava "durata eterna".
Era un simbolo strettamente associato a Osiride: si diceva infatti che una coppia di queste torri  , fosse stata eretta davanti al suo tempio principale ad Abydos, in onore dei due oggetti che stavano nella Terra di Seker e che resero possibile l'ascesa al cielo di Osiride. Vi è una lunga formula, nei Testi delle Piramidi, che è insieme un inno alla Scala Divina e una preghiera perché essa sia concessa anche al re Pepi:

Salute a te, Scala divina; 
salute a te, Scala di Sedi. 
Sta' eretta, Scala del dio; 
sta' eretta, Scala di Seth; 
sta' eretta, Scala di Hòrus 
con la quale Osiride venne al Cielo. ... 
Signore della Scala ... 
A chi darai la Scala del dio? 
A chi darai la Scala di Seth, 
affinchè Pepi possa con essa salire al Cielo 
e rendere il suo servizio alla corte di Ra? 
Fa' che la Scala del dio sia data anche a Pepi, 
fa' che la Scala di Seth sia data, a Pepi 
perché Pepi possa ascendere al Cielo su di essa.

La Scala era azionata da quattro uominirfalco, «Figli di Horus» il dio-falco. Questi «marinai della barca di Ra» erano «quattro giovani», che erano «Figli del cielo». Sono loro «che vengono dal lato orientale del cielo ... che preparano le due imbarcazioni per il re, affinchè il re possa andare con esse verso l'orizzonte, verso Ra». Sono loro che «mettono insieme» - assemblano, preparano - la Scala per il re: «Essi portano la Scala ... la preparano ... la sollevano per il re ... perché egli possa salire al cielo con essa». Il re pronuncia una preghiera:

Possa il mio "Nome" essermi dato
nella Grande Casa dei Due. 
Possa il mio "Nome" essere chiamato 
nella Casa del Fuoco, 
nella notte di innumerevoli anni.

Alcune illustrazioni mostrano il re nell'atto di ottenere un Dea, l'«eterna durata». Con la benedizione di Iside e di Nephtys, egli viene accompagnato da un dio-falco a un Dei a forma di razzo, munito di pinne.

La sua preghiera è stata esaudita: il re possiede ora una «eterna durata», un «Nome», ovvero una Scala Divina. Con essa può finalmente cominciare la sua vera ascesa al Cielo. Benché in realtà gliene serva solo una, le Scale messe a sua disposizione sono due: sia l'«Occhio di Ra» sia l'«Occhio di Horus» vengono infatti preparate e messe in posizione, una sull'«ala di Thoth», l'altra sull'«ala di Seth». Alle perplessità del re, gli dèi spiegano che la seconda barca serve al «figlio di Aten», un dio sceso dal Disco Alato  forse quello al quale il re aveva parlato nella «camera di vestizione»:

L'Occhio di Horus è montato 
sopra l'ala di Seth. Le funi sono 
strette, le barche sono vicine, 
affinchè il figlio di Aten non stia 
senza una barca. Il re è con il 
figlio di Aten; non sta senza una 
barca.

«Vestito come un dio», il re è assistito da due dee «che prendono le funi» e lo fanno entrare nell'Occhio di Horus. Il termine "Occhio" (di Horus, di Ra) che aveva gradualmente sostituito il termine "Scala", lascia ora il posto sempre più spesso al termine "barca". L'"occhio" o "barca" nel quale il re ora entra è lungo 770 cubiti (circa 300 metri). A prua è seduto un dio che guida e che ha l'ordine di «portare con sé il re nella cabina della sua barca». Appena entrato, il re riesce a vedere' il volto del dio che sta nella cabina, «poiché il viso del dio è libero». Il re «prende un sedile nella barca divina» tra due dèi; il suo sedile si chiama «Verità che rende vivi». Due "corni" fuoriescono dalla testa (o dall'elmetto) del re: «egli attacca a se stesso ciò che usciva dalla testa di Horus», e con questo è finalmente pronto per il viaggio. Ecco come viene descritto questo momento nel testo che racconta il viaggio, di Re Pepi I verso l'Oltretomba: «Pepi è avvolto nelle vesti di Horus e in quelle di Thoth; Iside sta davanti a lui e Nephtys dietro; Apuat, colui che apre le strade, ha aperto una strada davanti a lui; Shu, colui che porta il cielo, lo ha sollevato; gli dèi di An lo fanno salire sulla Scala e lo mandano al Firmamento del Cielo; Nut, la dea del cielo, stende la mano verso di lui». Il momento magico è arrivato; rimangono solo altre due porte da aprire, dopodiché il re  come Ra e Osiride prima di lui uscirà trionfalmente dal Duat e la sua barca fluttuerà verso le Acque Celesti. Il faraone recita una preghiera silenziosa: «O tu, nell'alto, ... tu, Porta del Cielo: il re è giunto da te; fa' che questa porta si apra per lui». Le «due colonne Ded se ne stanno lì», ferme e diritte, senza emozioni. E improvvisamente «le doppie porte del cielo si aprono!». Il testo prorompe in entusiastiche formule:

La porta per il Cielo è aperta! La porta 
della Terra è aperta! Le finestre celesti si 
sono aperte!  Si è aperta la Scala che porta 
al Cielo; i passi della luce sono ormai 
chiari... Le doppie porte per il Cielo sono 
aperte; le doppie porte di Khebhu sono 
aperte per Horus d'oriente, allo spuntar del 
giorno.

Dèi a forma di scimmia, simbolo della luna ormai calante («allo spuntar del giorno»), cominciano a pronunciare «parole magiche che faranno uscire una splendida luce dall'Occhio di Horus». Il «fulgore»  che prima era il segno distintivo della Montagna della Luce a vette gemelle  si fa più intenso:

II dio cielo 
ha rafforzato il suo fulgore per il re 
affinchè il re possa elevarsi fino al più alto dei Cieli 
come l'Occhio di Ra. 
Il re è in questo Occhio di Horus, 
dove si sente il comando degli dèi.

L'" Occhio di Horus" comincia a cambiare tonalità di colore: dapprima è blu, poi rosso. Tutto intorno ad esso fervono l'attività e l'entusiasmo:

L'Occhio rosso di Horus è furioso nella sua ira, 
nessuno può opporglisi. 
Si affrettano i suoi messaggeri, e colui che lo fa muovere. 
Essi annunciano a colui che alza il braccio 
ad oriente: «Lascia passare costui». 
Che il dio ordini ai padri, gli dèi: 
«Silenzio ... ponete le mani sulla bocca ... 
state presso la porta dell'orizzonte, 
aprite le doppie porte [del cielo]».

Il silenzio è rotto; ora non si sentono che furia e rumore, tuoni e scosse:

II Cielo parla, la Terra è scossa; 
la Terra trema; 
i due distretti degli dèi gridano; 
II terreno si divide ... 
quando il re ascende al Cielo 
quando attraversa la volta [del Cielo] ... 
La Terra ride, il Cielo sorride 
quando il re ascende al Cielo. Il 
Cielo urla di gioia per lui; la 
Terra trema per .lui. Tuona la 
tempesta e lo guida, tuona come 
Seth. 
I guardiani delle parti del Cielo 
aprono per lui le porte del Cielo.

Poi «le due montagne si dividono» e si passa a un'alba tutta nuvole, mentre le stelle della notte sono ormai scomparse dal cielo:

II cielo è offuscato, 
le stelle si sono fatte scure. 
La prua è agitata, tremano le 
ossa della Terra.

In mezzo a tutta questa agitazione, il «Toro del Cielo» («la cui pancia è piena di magia») si alza dall'«Isola di Fiamma»; allora tutto improvvisamente tace.
Il re «si libra ormai in alto come un falco»: 

Essi vedono il re volteggiare come un falco, 
come un dio; 
vivere in mezzo ai suoi padri, 
mangiare con le sue madri... 
Il re è un Toro del Cielo ... 
che proviene dall'Isola di Fiamma; 
la sua pancia è piena di magia.  

La formula 422 descrive eloquentemente questo momento: 

Pepi! 
Sei ormai arrivato! 
Sei uno dei Gloriosi, 
potente come un dio, sullo stesso trono di Osiride! 
L'anima è dentro di te; 
II Potere ["Controllo"] hai dentro di te; 
La corona Misut è nella tua mano ... 
Sali alla madre, dea del Cielo, 
essa tiene stretto il tuo braccio, 
ti mostra la via per l'orizzonte, 
il posto dove si trova Ra. 
Le doppie porte del cielo sono aperte per te, 
le doppie porte del firmamento sono aperte per te ... 
Tu ascendi, o Pepi, vestito come un dio. 

Un'illustrazione sulla tomba di Ramses IX ci mostra che le doppie porte si aprivano inclinandosi in senso opposto l'una dall'altra: per far questo una squadra di sei dèi per ognuna delle porte agiva su rotelle e pulegge, creando così un'apertura a forma di imbuto dalla quale usciva poi un enorme uomo-falco;


Con evidente soddisfazione, il testo annuncia: «Egli ora vola, vola via da voi mortali. Egli non è della Terra, è uno del Cielo ... Il re Pepi vola come una nuvola, come un uccello, bacia il cielo come un falco e raggiunge il cielo del dio dell'orizzonte». Il re si trova ora «sopra colui che porta il cielo, che sostiene le stelle; dall'interno dell'ombra delle Mura di Dio egli attraversa i cieli». Divenuto un dio, il re ruota attorno alla Terra:

Egli avvolge il cielo come Ra, attraversa il cielo come Thoth ... viaggia sopra le regioni di Horus e passa sopra quelle di Seth ... Ha fatto due volte il giro completo dei cieli, ha ruotato attorno alle due terre ... Il re è un falco che sorpassa i falchi; egli è il Grande Falco.

In un" verso si dice anche che il re «attraversa i cieli come Sunt, il quale attraversa i cieli nove volte in una notte»; ma il significato di Sunt e quindi il relativo parallelismo ci sono ancora sconosciuti. Ancora seduto tra «questi due compagni che viaggiano per il cielo», il re sale verso l'orizzonte orientale, sempre più lontano nel cielo. La sua destinazione è Aten, il Disco Alato, che è anche chiamato Stella Imperitura. Le preghiere ora chiedono che il re arrivi sano e salvo alla sua meta: «Aten, lascia che egli salga fino a te; accoglilo nel tuo abbraccio», invoca il testo. Aten è la dimora di Ra e le preghiere cercano di assicurare un'accoglienza favorevole al re, presentando il suo arrivo nella Dimora Celeste come il ritorno di un figlio dal padre:

Ra dell'Aten, tuo figlio è tornato a te; Pepi viene da te; Fa' che egli salga da te; Accoglilo nel tuo abbraccio.

Ora «vi è un clamore nel cielo: "Vediamo qualcosa di nuovo", dicono gli dèi celesti; "vi è un Horus tra i raggi di Ra"». Il re, dunque, «avanza nel Cielo, fende il firmamento» aspettando di essere accolto nella sua destinazione. Il viaggio celeste deve durare otto giorni: «Quando arriva l'ora del domani, l'ora dell'ottavo giorno, il re verrà chiamato da Ra»; allora gli dèi che sorvegliano l'ingresso all'Aten o alla dimora di Ra lo lasceranno entrare, poiché Ra stesso attenderà il re sulla Stella Imperitura:

Quando arriverà quest'ora del domani... Quando il re se ne starà là, sulla stella posta sul lato inferiore del Cielo, egli sarà giudicato come un dio, ascoltato come un principe. Il re li chiamerà; Essi verranno da lui, quei quattro dèi che stanno sugli scettri Dam del Cielo, e diranno il nome del re a Ra, annunceranno il suo nome a Horus dell'Orizzonte: «È arrivato da te! Il re è venuto da te!»

Percorrendo «il lago dei cieli» il re si avvicina «alle sponde del firmamento». Al suo avvicinarsi, gli dèi della Stella Imperitura annunciano come previsto: «E giunto colui che doveva arrivare ... Ra gli ha dato il suo braccio sulla Scala che porta al Cielo. "Colui che conosce il luogo" arriva, dicono gli dèi». Qui, alle porte del Doppio Palazzo del cielo, ecco Ra che attende il re:

Hai trovato Ra ad attenderti; egli ti saluta, ti stringe.il braccio; ti guida nel Doppio Palazzo del cielo; ti mette sul trono di Osiride.

E il testo proclama: «Ra ha preso con sé il re, nel Cielo, nel lato orientale del Cielo ... il re sta su quella stella che risplende in Cielo». C'è ancora un'ultima cosa da fare. Accompagnato da «Horus del Duai», descritto come «il grande divino falcone verde», il re parte alla ricerca dell'Albero della Vita che si trova nel Luogo dell'Offerta «Il re Pepi va dunque al Campo della Vita, là dove Ra nacque nei cieli. Kebehet gli si avvicina con le quattro anfore con le quali rinfresca il cuore del Grande Dio nel giorno in cui si sveglia. Con esse rinfresca anche il cuore del re Pepi e lo riporta alla Vita.» Compiuta finalmente la missione, il testo annuncia con gioia:

Ecco, Pepi! Ti è stata data una vita piena; «L'eternità è tua», dice Ra ... Non perirai, non potrai più morire per l'eternità.

Il re è dunque salito fino alla cima della Scala che porta al Cielo; ha raggiunto la Stella Imperitura; «la sua vita è ormai un'eternità senza limiti».


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