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martedì 20 settembre 2016

I GIORNI PRIMA DEL DILUVIO E LA MORALE DEGLI ANUNNAKI


Comprendo le enigmatiche parole incise nella pietra fin dai giorni che precedettero il Diluvio. Così affermava, in un'iscrizione autocelebrativa, il re assiro Assurbanipal. In realtà, in tutta la letteratura dell'antica Mesopotamia comparivano qua e là riferimenti sparsi a un diluvio che aveva sommerso la Terra. E allora, cominciarono a domandarsi gli studiosi via via che si imbattevano in riferimenti di questo tipo, non poteva darsi che il racconto biblico del Diluvio universale non fosse in realtà un mito o un'allegoria, bensì la ricostruzione di un avvenimento realmente accaduto, un evento noto non soltanto agli ebrei? Anche la frase dell'iscrizione di Assurbanipal, se la consideriamo dal punto di vista scientifico, è una vera bomba: il re assiro, infatti, non soltanto confermava che vi era effettivamente stato un Diluvio, ma affermava anche che dal dio degli scribi aveva imparato a capire le iscrizioni del periodo precedente al Diluvio, «le enigmatiche parole incise nella pietra fin dai giorni che precedettero il Diluvio». E questo non poteva che significare che anche prima del Diluvio esistevano scribi e scalpellini capaci di incidere la pietra, lingue e forme di scrittura: in sostanza, che esisteva una civiltà in quei giorni lontani che precedettero il Diluvio. Era stato già abbastanza traumatico scoprire che la nostra civiltà moderna affonda le sue radici non nella Grecia e nella Giudea del primo millennio a.C, né nell'Assiria e nella Babilonia del secondo millennio a.C, e.nemmeno nell'Egitto del terzo millennio a.C, ma nella Sumer del quarto millennio a.C: adesso occorre andare ancora più indietro, a quelli che anche i Sumeri   consideravano "i giorni antichi", e cioè a una imprecisata era "prima del Diluvio". E tuttavia, queste rivelazioni apparentemente così sorprendenti non dovrebbero meravigliarci troppo, se solo cerchiamo di leggere le parole dell'Antico Testamento per ciò che esse effettivamente ci dicono: e cioè che, dopo la creazione e la differenziazione di cielo e terra, e dopo che quest'ultima ebbe assunto la sua forma, cominciò l'evoluzione della vita, e infine venne creato "Adamo", l'Uomo, che venne posto nel giardino dell'Eden. Ma attraverso le macchinazioni di un astuto "Serpente" che osò andare contro il volere di Dio, Adamo e la sua compagna Èva raggiunsero un certo grado di conoscenza, al quale non avrebbero mai dovuto arrivare. Perciò il Signore, parlando con non meglio specificate entità simili a lui, cominciò a preoccuparsi che l'Uomo, «essendo diventato come uno di noi», potesse attingere anch'egli all'Albero della Vita, «e mangiarne, e vivere per sempre». 

Così Egli cacciò via Adamo; E pose alla destra del Giardino dell'Eden i Cherubini con una spada infuocata e roteante, per proteggere la via di accesso all'Albero della Vita. 

Adamo fu dunque cacciato dal giardino meraviglioso che il Signore aveva posto nell'Eden e da quel momento dovette sopravvivere mangiando «le erbe dei campi» e mantenersi «con il sudore della fronte». E «Adamo conobbe Èva sua moglie ed essa concepì e diede alla luce Caino ... e poi di nuovo diede alla luce suo fratello Abele; e Abele era un pastore di pecore, mentre Caino coltivava la terra». Il racconto biblico sulla civiltà antidiluviana procede quindi lungo due linee, a cominciare da quella di Caino. Dopo aver ucciso Abele  vi è qualche traccia di omosessualità tra le cause di questo omicidio  Caino venne cacciato ancora più a est, verso la "Terra delle Migrazioni". Qui sua moglie partorì Enoch  un nome che significa "fondazione"; e la Bibbia spiega che Caino «stava costruendo una città» quando nacque Enoch e che per questo diede alla città il nome di suo figlio. (Attribuire lo stesso nome a un uomo e alla città a lui associata era un'usanza molto diffusa nell'antico mondo medio-orientale.) La linea di Caino continuò con Irad, Mechuyah-el, Metusha-el e Lamech. Il primo figlio di Lamech si chiamava Jabal, un nome che nell'originale ebraico (Yuval) significa "il suonatore di liuto"; e infatti, secondo la Genesi, «Jabal fu l'antenato di tutti i suonatori di arpa e lira». Un secondo figlio di Caino, Tubal-Caino, sapeva «affilare tutti gli attrezzi per tagliare rame e ferro». Che ne è stato di questa gente che abitava a oriente, nelle Terre delle Migrazioni, e che sapeva fare tante cose? Non lo sappiamo, perché l'Antico Testamento, considerando maledetta la linea di Caino, perse ogni interesse per essa e nulla più aggiunse sulla sua discendenza e sul suo destino. Il Libro della Genesi, invece, al capitolo V, torna ad occuparsi di Adamo e del suo terzo figlio Seth. Adamo, ci viene detto, aveva 130 anni quando nacque Seth, e visse poi altri 800 anni per un totale di 930 anni. Seth, che generò Enosh all'età di 105 anni, ne visse in tutto 912. Enosh generò Cainan a 90 anni e morì a 905. Cainan visse fino alla rispettabile età di 910 anni; suo figlio Malahal-el aveva 895 anni quando morì, e il figlio di quest'ultimo, Jared, ne visse 962. Per tutti questi patriarchii dell'era antidiluviana il Libro della Genesi fornisce solo scarne informazioni biografiche: chi era loro padre, quando nacque l'erede maschio e infine (accompagnata sempre dalla formula «dopo aver generato altri figli e figlie») la data della morte. Ma il patriarca successivo gode di un trattamento speciale:

E Jared visse centosessantadue anni, e generò Enoch ... Ed Enoch visse sessantacinque anni, e generò Matusalemme. Ed Enoch camminò con il Signore, dopo aver generato Matusalemme, per trecento anni; e generò [altri] figli e figlie. E i giorni di Enoch furono dunque trecentosessantacinque.

Ed ecco la spiegazione  una spiegazione sconvolgente  del perché Enoch fu trattato con tanta attenzione e con dovizia di particolari biografici: Enoch non morì! Perché Enoch camminò con il Signore, e se ne andò; perché il Signore se lo portò via. Matusalemme visse più a lungo di tutti  969 anni  e a lui successe Lamech. Lamech (che visse 777 anni) generò Noè, l'eroe del Diluvio. E anche qui vi è una breve nota storico-biografica: quando Noè venne al mondo, l'umanità si trovava in preda a gravi sofferenze, e la terra era arida e improduttiva. Dando a suo figlio il nome di Noè ("Tregua") Lamech espresse una speranza: «Che costui apporti una tregua alle nostre fatiche e ai guai di una terra che il Signore ha maledetto».E così, attraverso dieci generazioni di patriarchi antidiluviani benedetti dal dono di un arco di vita eccezionalmente lungo ("leggendario" lo definiscono gli studiosi), la narrazione biblica arriva ai drammatici eventi del Diluvio. Nella Genesi il Diluvio è presentato come un mezzo con il quale il Signore intende «distruggere l'Uomo che io stesso ho creato dalla faccia della Terra». Gli antichi autori ritennero necessario spiegare una decisione tanto grave e crudele: essa aveva a che fare, leggiamo nella Bibbia, con le perversioni sessuali dell'uomo e, specificamente, con i rapporti sessuali tra «le figlie dell'uomo» e «i Figli degli dèi». Sebbene gli autori e i commentatori del Libro della Genesi compissero ogni sforzo per affermare la fede in un unico Dio in un mondo che a quel tempo credeva in svariate divinità, restano nella narrazione non pochi "scivoloni" in cui il testo biblico parla di "dèi" al plurale. Spesso, infatti, il termine utilizzato per indicare la "divinità" (quando il Signore non viene chiamato specificamente con il nome di Yahweh) non è il singolare El, ma il plurale Elohim. All'atto della creazione di Adamo, per esempio, il narratore parla al plurale, attribuendone la decisione a Elohim (= le divinità): «Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianzà». E quando poi accadde l'incidente del Frutto della Conoscenza, è ancora»una volta Elohim a parlare al plurale, come abbiamo visto, a imprecisate entità simili a lui. Inoltre, per spiegare gli antecedenti del Diluvio, quattro enigmatici versi del sesto capitolo della Genesi non soltanto parlano di divinità al plurale, ma affermano anche che tali divinità avevano dei figli (anch'essi citati al plurale). Questi figli fecero adirare il Signore intrattenendo rapporti sessuali con le figlie dell'uomo, e aggravarono il loro peccato mettendo al mondo bambini o semidèi, frutto di queste illecite passioni:

E avvenne che Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e diedero alla luce delle figlie I Figli degli dèi videro le figlie di Adamo e le trovarono belle; E presero per mogli quelle che piacquero loro più di tutte.

Ma l'Antico Testamento non si ferma qui:

A quel tempo vi erano dei Nefilim sulla Terra; I Figli degli dèi si unirono dunque alle figlie di Adamo, e diedero loro dei figli. Ed essi furono i Potenti dell'Eternità, il popolo di Shem.

Ed eccoci dunque di nuovo a Sumer e ai DIN.GIR, i "Giusti delle navicelle a razzo". Riprendiamo allora la storia dei Sumeri dal punto in cui l'abbiamo lasciata - 450.000 anni fa. ; Fu circa 450.000 anni fa, affermano i testi sumerici, che degli astronauti vennero da Marduk sulla Terra in cerca d'oro, non  per farne degli oggetti ornamentali, ma spinti da una pressante' necessità di sopravvivenza, là sul Dodicesimo Pianeta. La prima ad arrivare fu una squadra di 50 astronauti, chiamati  Anunnaki, "quelli del Cielo che sono sulla Terra". Giunsero nel  Mare d'Arabia e poi si diressero verso la punta del Golfo Persico  stabilendo proprio lì la loro prima stazione terrestre E.RI.DU ("Casa costruita lontano"). Li comandava un brillante scienziato e ingegnere che amava molto viaggiare per mare e che si dilettava di pesca. Il suo nome era! E.A. ("Colui la cui casa è l'acqua") ed era raffigurato come il prototipo dell'Acquario; ma poiché aveva guidato la spedizione verso la Terra, gli era stato dato l'appellativo di EN.KI ("Signore della  Terra"). 
Come tutte le divinità sumeriche, anch'egli aveva come  tratto distintivo un copricapo ornato di corna . Sembra che il progetto originario fosse quello di estrarre  l'oro dal mare; rivelandosi però impraticabile questa soluzione, non restava che affrontare la cosa in grande:  estrarre il metallo grezzo dai giacimenti dell'Africa sud-orientale, trasportarlo in nave fino alla Mesopotamia e  fonderlo e raffinarlo. I lingotti di oro raffinati venivano quindi mandati con una navetta fino a una stazione orbitale sulla Terra, dove attendevano periodicamente l'arrivo dell'astronave che avrebbe portato finalmente il a casa il prezioso metallo.Per rendere possibile questa missione,furono mandati sulla Terra altri Anunnaki,per un totale di 600;altri 300 prestavano servizio sulla navetta e nella stazione orbitale.Fu allestita una base spaziale a Sippar (CITTA' DELL'UCCELLO) in Mesopotamia,in un punto allineato con le cime di Ararat,il punto di riferimento più visibile di tutto il Medio Oriente.Vennero poi messi a punto altri insediamenti con varie funzioni,come quello di Bat-Tibira dove l'oro venina fuso e raffinato,o come il centro medico di Shuruppak.tutti insieme formavano una sorta di pista di atterraggio a forma di freccia,al cui centro - NIBRU-KI,"il punto di incontro della terra" (Nippur nella lingua accadica) - fu allestito il centro di controllo della missione.Il comandante di questa nuova base ampliata sul pianeta Terra si chiamava EN.LIL - "Signore del Comando".Nell'antica scrittura pittografica sumerica il nome di ENLIL e il suo centro di controllo della missione erano raffigurati  come un complesso di strutture con tanto di antenne e di ampi schermi radar.
Sia Ea/Enki sia Enlil erano figli del capo del Dodicesimo  Pianeta,AN (in accadico Anu),il cui nome significa "Colui che appartiene ai cieli" ed era scritto pittograficamente con una stella.
Ea era il primogenito,ma poichè Enlil era stato generato da un altra moglie di anu che era anche sua sorella,era proprio lui,e non Ea/Enki l'erede al trono.Enlil venne dunque mandato sulla Terra e subentrò nel ruolo di comando a Ea,il Signore della Terra.A complicare  ulteriormente la faccenda,venne spedita sulla Terra come capo ufficiale medico NIN.HUR.SAG (La Signora delle vette montuose),una sorellastra sia di Ea sia di Enlil,che cercava di adescare entrambi perchè,per le stesse regole di successione ,l'eventuale figlio avuto da uno di essi avrebbe ereditato il trono.Il crescente risentimento dettato dall'antagonismo tra i  due fratelli fini poi per riversarsi anche sui loro discendenti e fu la causa sotterranea di molti degli eventi che seguirono. Passarono sulla Terra alcuni millenni  che per gli Anunnaki non erano poi gran cosa, visto che 3.600 anni non rappresentavano che un anno del loro ciclo di vita  e questa squadra di astronauti cominciò a mugugnare e a lamentarsi. Per quanto tempo, loro che erano uomini dello spazio, avrebbero dovuto continuare a scavare profonde, oscure, umide miniere? Ea, forse per evitare frizioni con il fratello, se ne stava sempre più tempo lontano dalla Mesopotamia, nell'Africa sud-orientale, e perciò era a lui che gli Anunnaki che faticavano nelle miniere rivolgevano le loro lamentele; insieme, dunque, sfogavano la reciproca insoddisfazione. Poi, un giorno, proprio mentre Enlil stava facendo un giro di ispezione nella zona delle miniere, a un segnale convenuto venne an-nunciato un vero e proprio ammutinamento. Gli Anunnaki abbandonarono le miniere, bruciarono i loro attrezzi, marciarono verso la residenza di Enlil e la circondarono gridando: «Ora basta!». Enlil si mise in contatto con Anu e si offrì di lasciare il comando della missione e di tornare su Marduk. Anu, allora, scese sulla Terra. Venne allestita una corte marziale ed Enlil chiese che colui che aveva istigato alla rivolta fosse messo a morte; ma gli Anunnaki, nessuno escluso, si rifiutarono di rivelarne l'identità. Anu dovette arrendersi all'evidenza: la situazione si stava facendo troppo complicata, anche perché era in gioco la sopravvivenza stessa della missione e l'attività di estrazione dell'oro. A Ea venne in mente una soluzione. Nell'Africa sud-orientale, disse, vagavano degli esseri che avrebbero potuto imparare a scavare e ad estrarre l'oro, se solo si fosse riusciti a imporre loro «l'impronta degli Anunnaki». Stava parlando degli uomini e delle donne-scimmia, che si erano evoluti sulla Terra, ma che erano ancora ben lontani dal livello evolutivo raggiunto dagli abitanti del Dodicesimo Pianeta. Dopo lunghe riflessioni, Ea ottenne il via libera: «Crea un Lulu», un "operaio primitivo", gli dissero, «imponigli il giogo degli Anunnaki». Ninhursag, il capo ufficiale medico, fu incaricata di assisterlo. Ci volle molto tempo, e molti errori, prima che fosse messo a punto il procedimento giusto, ma alla fine l'impresa riuscì: dopo aver estratto l'ovulo di una donna scimmia, Ea e Ninhursag lo fecondarono con lo sperma di un giovane astronauta; quindi reimpiantarono l'ovulo fecondato non nel ventre di una donna scimmia, ma in quello di una donna astronauta. Il "modello perfetto" venne infine ottenuto e Ninhursag potè gridare con gioia: «Sono stata io a crearlo, le mie mani lo hanno fatto!». E lo sollevò in alto perché tutti potessero vedere il primo Homo sapiens  il primo essere mai creato in provetta.
Come tutti gli ibridi, però, questi terrestri non erano in grado di procreare da sé; perciò, per ottenere più operai primitivi, vennero estratti altri ovuli dalle donne scimmia, fecondati e reimpiantati nel ventre di donne astronauta appositamente scelte, quattordici per volta: sette avrebbero generato dei maschi, le altre sette delle femmine. Via via che, nelle regioni sud orientali dell'Africa, il lavoro delle miniere passava a questi nuovi indivi dui terrestri, gli Anunnaki che lavoravano in Mesopotamia si facevano sempre più gelosi: anch'essi reclamavano i cosiddetti "operai primitivi". Malgrado le obiezioni di Ea, Enlil prese allora alcuni di questi terrestri e li portò a E.DIN, la "Dimora dei giusti", in Mesopotamia. L'evento è ricordato nella Bibbia: «E il Signore prese Adamo, e lo pose nel giardino dell'Eden, perché lo lavorasse e ne avesse cura». Fin dall'inizio della loro avventura sulla Terra, gli Anunnaki avevano dovuto affrontare il problema della longevità. I loro orologi biologici seguivano i ritmi del loro pianeta: il tempo che questo impiegava per compiere un'orbita attorno al Sole rappresentava per essi un anno di vita. Ma. nello stesso lasso di tempo la Terra ruotava attorno al Sole 3.600 volte: per i terrestri, dunque, un anno degli Anunnaki corrispondeva a 3.600 anni. Affinchè la loro longevità non fosse intaccata dai più veloci ritmi di rotazione della Terra attorno al Sole, gli astronauti si nutrivano con un "Cibo della vita" e con "Acqua della vita", che facevano arrivare direttamente dal loro pianeta.
Nei suoi laboratori biologici di Eridu, il cui emblema era rappresentato da due serpenti intrecciati , Ea cercò di scoprire i segreti della vita, della riproduzione, della morte. Perché i figli partoriti dagli astronauti sulla Terra invecchiavano molto più velocemente dei loro genitori? Perché la vita degli uomini scimmia era cosi breve? Perché l'ibrido Homo sapiens viveva molto più a lungo degli uomini scimmia, ma sempre poco se rapportato agli Anunnaki? Era un problema di ambiente esterno o di caratteristiche genetiche innate? Sugli ibridi Ea condusse dunque ulteriori esperimenti di manipolazione genetica, usando anche il proprio sperma. Alla fine mise a punto un nuovo "modello perfetto" di terrestre e lo chiamò Adapa; esso era più intelligente e soprattuto era in grado di procreare, ma non aveva la longevità degli astronauti:

Con grande sapienza lo aveva fatto Gli aveva dato la possibilità di conoscere Ma non gli diede una lunga vita.

Ecco dunque che, nel Libro della Genesi, ad Adamo ed Èva era stato dato in dono non solo il frutto della Conoscenza, ma anche la possibilità di conoscere, cioè, nella terminologia biblica, la possibilità di avere rapporti sessuali finalizzati alla procreazione. Questo racconto biblico è illustrato in un disegno sumerico arcaico.


Enlil si arrabbiò molto quando scoprì ciò che Ea aveva fatto. Non era stato mai neanche lontanamente prospettato che l'uomo potesse avere la capacità di procreare come gli dèi. Quale sarebbe stato il prossimo passo?   Ea intendeva forse dare all'uomo una vita eterna?. Anche su Marduk, Anu era molto contrariato. «Alzatosi dal trono, ordinò: "Portate qui Adapa! "» Temendo che l'essere umano da lui creato finisse per essere distrutto nella dimora celeste, Ea gli disse di rifiutare qualunque cibo o acqua gli venisse offerta, perché certamente conteneva del veleno. E gli diede questi consigli:

Adapa, Stai per andare da Anu, il Capo supremo. Prenderai la strada che porta al Cielo. Quando sarai arrivato al Cielo e ti sarai avvicinato alla porta di Anu, lì, in piedi presso la porta, troverai Tammuz e Gizzida, Ed essi parleranno ad Anu, E faranno in modo che ti appaia il volto benigno di Anu. E tu starai in piedi davanti a lui. Quando ti offriranno il Pane della morte, tu non lo mangerai. Quando ti offriranno l'Acqua della morte, tu non la berrai...

«Quindi gli fece prendere la strada per il Cielo, ed egli arrivò  in Cielo.» Al vedere Adapa, Anu rimase colpito dalla sua intelligenza e da quanto costui avesse appreso da Ea «il piano del Cielo e della Terra». «Che ne facciamo di lui?», domandò ai suoi consiglieri, ora che Ea «lo aveva innalzato al di sopra degli altri costruendo per lui uno Shem»  facendolo cioè viaggiare in una navicella spaziale dalla Terra fino a Marduk? Fu dunque deciso di tenere Adapa per sempre su Marduk. Affinchè potesse sopravvivere, «gli portarono il Pane della vita» e anche l'Acqua della vita. Ma Adapa, come gli aveva consigliato Ea, rifiutò di mangiare e bere, e quando capì il suo errore, era ormai troppo tardi: aveva perduto per sempre la possibilità di ottenere la vita eterna. Adapa fu rimandato sulla Terra, e durante il viaggio si sentì quasi sopraffatto dalla maestosità dello spazio, «dall'orizzonte del Cielo allo zenith del Cielo». Fu nominato alto sacerdote di Eridu e Anu gli promise che da quel momento in poi le dee della guarigione si sarebbero occupate anche delle malattie del genere umano. Ma l'obiettivo ultimo dell'uomo  la vita eterna  non era più raggiungibile. Da allora in poi il genere umano proliferò sempre più. I terrestri non erano più solo schiavi nelle miniere o braccia per i campi; ormai sapevano fare di tutto, costruivano "case" per gli dèi  oggi li chiamiamo "templi"  e ben presto impararono a cucinare, danzare e suonare musica. A un certo punto gli Anunnaki, che in fatto di compagnia femminile non avevano una grande scelta fra i membri della loro stirpe, cominciarono ad avere rapporti sessuali con le figlie dell'Uomo. Dal momento che provenivano tutti dallo stesso Seme della vita e poiché l'Uomo era un ibrido creato dall'essenza" genetica degli Anunnaki, gli astronauti maschi e le femmine terrestri scoprirono di essere biologicamente compatibili; «e concepirono dei figli». Enlil assisteva a questi sviluppi con crescente apprensione. Lo scopo originario della loro venuta sulla Terra, il senso della missione, la devozione al lavoro: non esisteva più nulla di tutto questo. L'unica preoccupazione degli Anunnaki sembrava ormai quella di divertirsi  e con una stirpe di ibridi, per giunta! Fu la natura stessa a fornire a Enlil l'occasione per mettere un freno al deteriorarsi dei costumi e della morale degli Anunnaki. Per la Terra si preparava una nuova epoca di glaciazione e il clima mite e piacevole stava cominciando a cambiare. Insieme al freddo, avanzava anche la siccità: le piogge si facevano meno frequenti, i fiumi erano sempre più in secca. I raccolti cominciarono a scarseggiare e lo spettro della carestia minacciava ormai tutta l'umanità. Fu un periodo di grandi sofferenze per la stirpe umana: le figlie rubavano il cibo alle madri, le madri odiavano i loro stessi bambini. Spinti da Enlil, gli dèi si trattennero dall'aiutare l'umanità: lasciateli morire di fame, lasciate che la loro stirpe sia decimata, decretò Enlil. Anche nel "profondo sud", nell'Antartide, L'Era del ghiaccio stava provocando grandi cambiamenti. Un anno dopo l'altro, lo strato di ghiaccio che circondava il suolo del Polo Sud si faceva sempre più spesso e pesante e, schiacciando la terra sottostante, ne determinava il surriscaldamento. E così ben presto l'immensa calotta di ghiaccio si trovò a fluttuare su uno strato di fluida fanghiglia. Nella navetta orbitante suonò un allarme: la calotta cominciava a muoversi, e se malauguratamente fosse caduta nell'oceano, tutta la Terra sarebbe stata inghiottita da un'unica, immensa onda montante. Il rischio non era poi così remoto. Nella sua orbita, il Dodicesimo Pianeta si stava avvicinando di nuovo al punto di intersezione tra Giove e Marte e, come era successo in passato quando si era avvicinato alla Terra, la sua spinta gravitazionale provocava terremoti e altre perturbazioni dei movimenti terrestri. In queste condizioni, si calcolava che la spinta gravitazionale avrebbe anche potuto scatenare un progressivo scivolamento della calotta di ghiaccio e senza dubbio, se questa si fosse riversata in mare, avrebbe sommerso la Terra con una violenta inondazione. Neanche gli astronauti avrebbero potuto scampare a una tale catastrofe. Gli Anunnaki cominciarono dunque a radunarsi tutti nei pressi della stazione spaziale e a preparare la navicella che avrebbe dovuto portarli via e metterli in salvo prima che l'onda terrificante si abbattesse sulla Terra. Temendo che gli uomini potessero attaccare e mettere fuori uso la stazione spaziale, gli Anunnaki tennero nascosta con l'inganno al genere umano l'imminente catastrofe: tutti dovettero giurare solennemente che non avrebbero rivelato il terribile segreto. Quanto all'umanità, Enlil disse: «Che muoiano pure, che il Seme della stirpe umana sia cancellato dalla faccia della Terra». A Shuruppak, la città posta sotto il controllo di Ninhursag, i rapporti tra l'Uomo e gli dèi si erano fatti più stretti che altrove: qui, infatti, per la prima volta, un uomo era stato elevato al rango di re. Quando le sofferenze del genere umano aumentarono, Ziusudra (come lo chiamavano i Sumeri) implorò l'aiuto di Ea. Questi di tanto in tanto mandava clandestinamente a Ziusudra e al suo popolo un carico di pesce; ma adesso la faccenda coinvolgeva ormai il destino stesso del genere umano. L'opera di Ea e di Ninhursag doveva davvero perire «ed essere trasformata in cenere», come voleva Enlil, o il Seme dell'umanità andava preservato? Seguendo il suo impulso, senza tuttavia dimenticare il giuramento al quale era legato, Ea vide in Ziusudra il mezzo con il quale si poteva salvare l'umanità. Non appena Ziusudra tornò a pregare e a implorare aiuto nel tempio, Ea cominciò a bisbigliare da dietro un paravento e, facendo finta di parlare a se stesso, diede a Ziusudra istruzioni urgenti:

Distruggi la tua casa e costruisci una nave! Rinuncia a tutto ciò che possiedi, pensa solo alla vita! Lascia tutti i tuoi averi e metti in salvo l'anima. A bordo della nave metti il seme di ogni essere vivente. Questa è la nave che devi costruire; Grande abbastanza da contenere ciò che ti ho detto.

La nave doveva essere una sorta di sommergibile, un "sottomarino" in grado di resistere alla valanga d'acqua. I testi sumerici contengono l'indicazione delle dimensioni e altre istruzioni tecniche sui vari ponti e comparti di essa con tale dovizia di particolari che è addirittura possibile ridisegnare la nave, come ha fatto Paul Haupt.

Ea fornì a Ziusudra anche un navigatore, ordinandogli di dirigere l'imbarcazione verso «il Monte della salvezza», il Monte Ararat: essendo infatti esso la vetta più alta di tutta la regione medio-orientale, le sue cime sarebbero state le prime a emergere dall'acqua. Come previsto, il Diluvio arrivò. «A velocità sempre maggiore soffiava» da sud, «sommergendo le montagne, travolgendo il popolo come una battaglia». Gli Anunnaki osservavano la catastrofe dall'alto, mentre giravano attorno alla Terra a bordo della loro navetta; fu allora che capirono fino in fondo quanto amavano la Terra e il genere umano. «Ninhursag piangeva ... gli dèi piangevano insieme a lei per quella terra ... Gii Anunnaki, avviliti, se ne stavano seduti a piangere», accalcati l'uno sopra l'altro, infreddoliti e affamati, nella loro navetta spaziale. Quando finalmente le acque calarono e gli Anunnaki cominciarono ad atterrare sull'Ararat, furono felici di scoprire che il Seme dell'umanità si era preservato. Al suo arrivo, però, Enlil si infuriò nel vedere che «un'anima vivente era scampata». Ci vollero tutti i lamenti degli Anunnaki e la capacità di persuasione di Ea per fargli capire che, se volevano ristabilirsi sulla Terra, avevano assoluto bisogno dei servigi dell'uomo. E fu così che i figli di Ziusudra e le loro famiglie furono man-dati a vivere tra le montagne che circondavano la piana tra i due  fiumi, in attesa che la pianura si asciugasse abbastanza per poter tornare a viverci. Quanto a Ziusudra, gli Anunnaki Una vita come quella di un dio gli diedero; Respiro di eternità, come un dio, gli concedettero. E questo lo fecero scambiando il suo "respiro della Terra" con il "respiro del Cielo". Poi presero Ziusudra, «colui che aveva preservato il Seme dell'umanità», e sua moglie e li mandarono ad «abitare nel luogo lontano»; Nella Terra dell'Attraversamento la Terra Tilmun, il luogo dove sorge Utu, là lo mandarono ad abitare.

3 commenti:

  1. Complimenti . Mai ho letto qualcosa di piu vicino . Complimenti ancora . Bravi !

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  2. Però , per avere tutti i fili della matassa ...dovete studiare il libro di Ramadosh . E diverso solo per un 30% . Questo libro e stato lasciato per i figli degli anunnaki . Figli avuti con le donne terrestri . E dettagliato ...perche c'era un interesse oggettivo nel ciò . Comunque , complimenti ancora ...

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  3. grazie Sorin T ,accetto con molto piacere il consiglio per quanto riguarda il libro di Ramadosh.

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