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venerdì 29 luglio 2016

MARDUK:LE RELIGIONI DI STATO, GUERRE FATTE DA NAZIONI E UOMINI IN NOME DEL DIO PROPRIO


Oltre ad aspetti più generici, quelli di una religione basata su di un pantheon di divinità venute dal cielo, una gerarchia divina, epiteti per gli dèi che hanno lo stesso significato nelle diverse lingue, una conoscenza astronomica che includeva un pianeta natale degli dèi, uno zodiaco con le sue dodici case, narrazioni della creazione praticamente identiche e ricordi di dèi e semidèi che gli studiosi considerano “miti”, esiste anche una serie di analogie sorprendenti e particolari che non si possono spiegare se non con la presenza stessa di rifugiati sumeri. In Europa, ad esempio, abbiamo la diffusione del simbolo della doppia aquila di Ninurta ;

il fatto che tre lingue europee – ungherese, finlandese e basco – sono simili solo al sumero; nonché la raffigurazione presente in tutto il mondo – persino in Sud America – di Gilgamesh a mani nude che lotta contro due leoni feroci .


Nel Lontano Oriente vi è un’evidente analogia fra la scrittura cuneiforme sumera e i pittogrammi di Cina, Corea e Giappone. L’analogia non è soltanto nella forma: molti pittogrammi, infatti, vengono pronunciati allo stesso modo e hanno lo stesso significato. In Giappone, la civiltà è stata attribuita a un’enigmatica tribù di antenati chiamata AINU. La famiglia dell’imperatore si considera erede di una stirpe di semidèi che discendevano dal dio del Sole e le cerimonie di investitura del nuovo re prevedono che lui trascorra la notte in solitudine con la dea del Sole – una cerimonia rituale che sorprendentemente emula i riti del Matrimonio Sacro dell’antica Sumer, allorché il nuovo re passava una notte con Inanna/Ishtar. In quelle che, un tempo, erano le Quattro Regioni, le ondate migratorie di diversi popoli causate dall’olocausto nucleare e dalla nuova era di Marduk nei secoli successivi riempirono le pagine di antichi documenti, registrando la nascita e la caduta di nazioni, stati e città-stato. Nel vuoto lasciato da Sumer si insediarono nuovi popoli giunti da ogni dove; il loro scenario rimase quello che si poteva chiamare con diritto “le Terre della Bibbia”. A dire il vero, fino all’avvento dell’archeologia moderna poco o nulla si sapeva su di loro, tranne che per le citazioni contenute all’interno della Bibbia ebraica; il testo sacro, infatti, forniva non solo un ricordo di questi diversi popoli, ma anche dei loro “dèi nazionali” – e delle guerre combattute in loro nome.  Ma poi gli archeologi hanno riportato alla luce vestigia di popoli come gli Ittiti, di stati come i Mitanni o di capitali reali come Mari, Carchemish o Susa, dei quali fino a quel momento si dubitava l’esistenza. Nelle loro rovine sono stati trovati non soltanto reperti di grandissima importanza, ma anche migliaia di tavolette di argilla che comprovano sia l’esistenza di nazioni e capitali, sia il loro profondo debito nei confronti dell’eredità sumera. I “primati” di Sumer in scienza e tecnologia, in letteratura e arte, nel potere sovrano e nel sacerdozio furono le fondamenta delle culture successive. Nell’astronomia vennero assorbiti gli elenchi dei pianeti, i concetti zodiacali, la terminologia sumera e le formule orbitali. La scrittura cuneiforme rimase in uso per più di mille anni. La lingua sumera venne studiata, vennero compilati dizionari e vennero copiatee tradotte le narrazioni epiche di dèi ed eroi. E, una volta decifrate le diverse lingue di quelle nazioni, emerse che i loro dèi erano membri del vecchio pantheon Anunnaki. Possiamo dunque ipotizzare che furono gli stessi dèi enliliti ad accompagnare i loro seguaci allorché la conoscenza e le credenze sumere attecchirono in terre distanti? I dati a nostra disposizione non sono chiari. È certo, invece, che nell’arco di due o tre secoli della nuova era, nelle terre ai confini di Babilonia, coloro che avrebbero dovuto essere ospiti-prigionieri di Marduk dettero il via a un nuovo tipo di affiliazione religiosa: le religioni di stato. Marduk poteva anche avere cinquanta nomi divini; ma questo non evitò, da quel momento in poi, che nazioni e uomini si combattessero “in nome di Dio” – ciascuno del proprio dio.

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