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mercoledì 29 giugno 2016

LAMENTAZIONI DI "UR" E LA CIVILTA' SUMERA PORTATA "VIA COL VENTO"


A Ur, la capitale, Nannar/Sin era talmente incredulo che si rifiutò di credere che fosse stato decretato il fato di Ur. Nelle Lamentazioni di Ur (composto da Ningal, sposo di Nanna) è registrato il suo lungo appello accorato rivolto a Enlil, suo padre, affinché evitasse la calamità; ed ecco l’ammissione franca di Enlil riguardo all’ineluttabilità degli eventi: A Ur è stato concesso il potere sovrano – Non le è stato concesso il regno eterno. Non volendo accettare l’inevitabile, e amando troppo il popolo di Ur per abbandonarlo al proprio destino, Nannar e Ningal scelsero di restare. Era giorno quando il Vento del Male si avvicinò a Ur; «del ricordo di quel giorno tremo ancora», scrisse Ningal, «ma dal putrido odore di quel giorno noi non fuggimmo». La coppia divina trascorse la notte da incubo nella «casa delle termiti», un cunicolo sotterraneo all’interno dello ziggurat. Al mattino, quando la tempesta letale «lasciò finalmente la città», Ningal si rese conto che Nannar stava male. In fretta e furia indossò una veste e fece portare il dio lontano da Ur, la città che tanto avevano amato. Almeno un’altra divinità si ammalò a causa del Vento del Male: era Bau, sposa di Ninurta, che si trovava da sola a Lagash (mentre suo marito era intento a distruggere il porto spaziale). Amata dal suo popolo, che la chiamava “Madre Bau”, era un medico guaritore e non poteva costringersi a partire. Le lamentazioni testimoniano che «Quel giorno, la tempesta raggiunse Bau; come se fosse stata un mortale, la tempesta la raggiunse». Non è chiaro quanto fosse grave, ma i documenti di Sumer lasciano intendere che non sopravvisse a lungo. Eridu, la città di Enki a sud, si trovava apparentemente al margine della traiettoria del Vento del Male. La Lamentazione di Ur ci dice che Ninki, moglie di Enki, fuggì dalla città e si mise in salvo in un porto sicuro nell’Abzu di Enki, in Africa: «Ninki, la Grande Signora, volando come un uccello, lasciò la sua città». Ma lo stesso Enki lasciò la città di quel tanto da sottrarsi alla traiettoria del Vento del Male: «Il Signore di Eridu rimase fuori dalla sua città […] per il destino della sua città pianse amare lacrime». Molti degli abitanti di Eridu lo seguirono, accampandosi in aperta campagna, a distanza di sicurezza, osservando – per una notte e un giorno – la tempesta «allungare la sua mano su Eridu». Sorprendentemente, la città che soffrì le minori conseguenze fu proprio Babilonia, perché si trovava al di là del margine settentrionale della tempesta. Quando venne suonato l’allarme, Marduk si mise in contatto con suo padre per chiedere consiglio: Cosa devono fare gli abitanti di Babilonia?, chiese. Coloro che possono scappare, disse Enki, devono recarsi a nord; e come i due “angeli” che avevano avvisato Lot e la sua famiglia di non voltarsi nel fuggire da Sodoma, anche Enki dette istruzione a Marduk di dire ai suoi seguaci di «non voltarsi, né di guardare indietro». Se non era possibile la fuga, allora le persone avrebbero dovuto cercare rifugio sottoterra: «Portali in unacamera sotto la terra, nel buio», fu il consiglio di Enki. Grazie a questi consigli e alla traiettoria del Vento, Babilonia e i suoi abitanti rimasero illesi. Quando il Vento del Male passò portando morte e distruzione (ciò che ne restava raggiunse i Monti Zagros, più a est), lasciò Sumer desolata e prostrata. «La tempesta ha reso desolate le città e le case.» I morti giacevano laddove erano caduti, non venivano sepolti: «i cadaveri si scioglievano come grasso messo al sole». Nei boschi, «grandi e piccoli animali cominciarono a deperire, tutte le creature viventi perirono». Gli ovili vennero «consegnati al Vento». Nei campi le colture e la vegetazione avvizzirono; «sulle sponde del Tigri e dell’Eufrate crescevano solo piante malate […]. Nelle paludi nascevano canne con la punta malata, che puzzavano di putridume». «Nessuno cammina più per le strade, nessuno si avventura più per i sentieri.» «Oh Tempio di Nannar a Ur, amara è la tua desolazione!» continua il lamento; «Oh Ningal il cui paese è morto, rendi il tuo cuore come acqua!» La città è diventata una città strana, come si può esistere? La casa è diventata una casa di lacrime, il mio cuore è come acqua. Ur e i suoi templi sono stati consegnati al Vento. Dopo duemila anni, la grande civiltà sumera era stata portata “via col vento”. Di recente sono stati creati gruppi di studio multidisciplinari, composti da geologi, climatologi e altri esperti di scienze della terra che hanno affiancato gli archeologi per scoprire l’enigma dell’improvvisa distruzione di Sumer e Akkad alla fine del III millennio a.C. Uno studio pionieristico è stato condotto da un team internazionale, composto da sette scienziati di altrettante discipline diverse, intitolato Climate Change and the Collapse of the Akkadian Empire: Evidence from the Deep Sea [Cambiamento climatico e la caduta dell’impero accadico: prove dai fondali marini], pubblicato nel numero di aprile 2000 della rivista scientifica «Geology». Per questa ricerca sono state eseguite analisi chimiche e radiologiche di antichi strati di polvere risalenti a quel periodo, raccolti in diversi siti del Vicino Oriente, in particolare dai fondali del Golfo di Oman; la conclusione è stata che nelle aree nei pressi del Mar Morto si è verificato un insolito cambiamento climatico che ha dato origine a tempeste di sabbia e che la sabbia, una “sabbia minerale atmosferica” – anch’essainsolita – era stata portata dai venti dominanti fino al Golfo Persico : esattamente la traiettoria seguita dal Vento del Male. La datazione al carbonio 14 di questo singolare “fallout” ha portato alla conclusione che era frutto di un «insolito evento drammatico che si verificò circa 4025 anni fa». 
Quindi nel 2025 a.C. circa o, più esattamente, nel 2024 a.C., data che abbiamo indicato. È interessante notare che gli scienziati coinvolti nello studio hanno osservato che «in quel periodo il livello del Mar Morto è sprofondato all’improvviso di circa 100 metri». Non forniscono ulteriori spiegazioni, ma è chiaro che la rottura dell’argine meridionale del Mar Morto e l’inondazione della pianura, così come le abbiamo descritte, forniscono una spiegazione più che soddisfacente.La rivista scientifica «Science» ha dedicato il numero del 27 aprile 2001 al paleoclima del mondo. In una sezione che descrive gli avvenimenti in Mesopotamia, fa riferimento ad analisi provenienti dall’Iraq, dalla Siria e dal Kuwait, secondo le quali il «diffuso abbandono della pianura alluvionale» fra il Tigri e l’Eufrate fu dovuto a tempeste di sabbia che ebbero inizio nel «4025 prima del presente». Lo studio non spiega le cause dell’improvviso cambiamento climatico, ma risale alla stessa data: 4025 anni prima del 2001. L’anno nefasto, come conferma dunque la scienza, fu proprio il 2024 a.C.

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