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sabato 18 giugno 2016

CONTO ALLA ROVESCIA FINO AL GIORNO DEL GIUDIZIO


Il disastroso XXI secolo a.C. si aprì con la morte tragica e prematura di UrNammu, avvenuta nel 2096 a.C. Culminò con una calamità senza precedenti voluta dagli stessi dèi nel 2024 a.C. L’intervallo era di  settantadue anni: esattamente il ritardo precessionale di un grado; e se si trattò di semplici coincidenze, allora le possiamo ritenere una serie di “coincidenze” decisamente ben coordinate… A seguito della morte tragica di Ur-Nammu, sul trono di Ur salì suo figlio, Shulgi. Poiché non fu in grado di proclamare lo status di semidio, nelle iscrizioni affermò di essere nato comunque sotto auspici divini: lo stesso dio Nannar aveva fatto sì che venisse concepito nel tempio di Enlil a Nippur attraverso l’unione di Ur- Nammu e della somma sacerdotessa di Enlil, così «da concepire un “piccolo Enlil”, un bambino idoneo al potere sovrano e al trono». Questa era un’affermazione da non sottovalutare dal punto di vista genealogico. Lo stesso Ur-Nammu, come detto in precedenza, era “divino per due terzi”, poiché sua madre era una dea. Anche se non viene citato il nome della somma sacerdotessa, il suo status fa intuire che anche lei era di stirpe divina, perché veniva scelta come EN.TU la figlia di un re; e i re di Ur, a cominciare dalla prima dinastia, discendevano da semidèi. È importante anche che lo stesso Nannar facesse sì che l’unione avvenisse nel tempio di Enlil a Nippur; come detto in precedenza, fu sotto il regno di Ur- Nammu che, per la prima volta, il sacerdozio di Nippur venne associato al sacerdozio di un’altra città – in questo caso a quello di Ur. Buona parte degli avvenimenti di quel tempo che ebbero come teatro Sumer e zone limitrofe è stata raccolta dai “formulari di data”, iscrizioni annuali, per scopi commemorativi ma anche commerciali, in cui ogni singolo anno del regno di un re veniva contrassegnato dall’avvenimento principale di quell’anno. Abbiamo maggiori informazioni nel caso di Shulgi perché ha lasciato ai posteri iscrizioni sia brevi che lunghe, nonché poesie e canzoni d’amore. Queste iscrizioni indicano che Shulgi, subito dopo essere asceso al trono – forse sperando di evitare lo stesso fato del padre sul campo di battaglia – ne cambiò le politiche militari. Lanciò una spedizione nelle province più esterne (inclusi anche i “paesi ribelli”) armato di proposte di commercio, offerte di pace e di matrimonio con le sue figlie. Ritenendosi successore di Gilgamesh, le sue rotte seguirono le due mete del famoso eroe: la penisola del Sinai (dove si trovava il porto spaziale) a sud e il Corridoio dell’Atterraggio a nord. Rispettando la sacralità della Quarta Regione, Shulgi costeggiò la penisola e rese omaggio agli dèi ai suoi confini, in un luogo descritto come il «luogo grande e fortificato degli dèi». Spostandosi a nord-ovest del Mar Morto, si fermò per adorare il «Luogo degli Oracoli Brillanti» – Gerusalemme – e lì eresse un altare agli «dèi che giudicano» (un epiteto di solito attribuito a Utu/Shamash). Giunto al «Luogo coperto di neve» a nord, eresse un altare e offrì dei sacrifici. Dopo aver visitato i siti legati allo spazio, percorse la Mezzaluna Fertile – la rotta per il commercio e la migrazione, che si estendeva formando un arco in direzione est-ovest, determinata dalla morfologia del terreno e dalle fonti di acqua; proseguì quindi verso sud, nella pianura del Tigri e dell’Eufrate, fino alle terre meridionali di Sumer. Quando Shulgi fece ritorno a Ur, aveva ogni motivo per pensare di aver portato agli dèi e alla gente “Pace nel nostro tempo” (per usare un’analogia moderna). Gli dèi gli garantirono il titolo di “Sommo sacerdote di Anu, Sacerdote di Nannar”. Divenne amico di Utu/Shamash e ottenne le attenzioni personali di Inanna/Ishtar (vantandosi nelle canzoni d’amore che lei, nel suo tempio, gli concedeva la sua vulva). Ma, mentre Shulgi abbandonava gli affari di stato per i piaceri personali, i disordini nelle “terre ribelli” continuavano. Impreparato per affrontare azioni militari, Shulgi chiese le truppe ai suoi alleati elamiti, offrendo in sposa al re una delle sue figlie e come dote la città sumera di Larsa. A ovest venne lanciata una grande spedizione militare contro le “città peccatrici”, che impiegava queste truppe elamite; gli eserciti raggiunsero il Luogo Fortificato degli dèi al confine della Quarta Regione. Shulgi, nelle sue iscrizioni, si vantava delle vittorie ma, in realtà, subito dopo iniziò a costruire un muro fortificato per proteggere Sumer dalle incursioni straniere che provenivano da occidente e da nordovest. I formulari di data lo chiamavano il Grande Muro Occidentale, e gli studiosi ritengono che corresse dall’Eufrate al Tigri, a nord dell’attuale ubicazione di Baghdad, bloccando di fatto agli invasori la strada alla fertile pianura racchiusa fra i due fiumi. Fu una misura difensiva che precedette di circa 2000 anni la costruzione della Grande Muraglia cinese – eretta con la stessa finalità. Nel 2048 a.C. gli dèi, guidati da Enlil, ne avevano abbastanza dei fallimenti di Shulgi e della sua dolce vita. Stabilendo che «non aveva eseguito gli ordini divini» decretarono per lui la morte di un peccatore. Non sappiamo di che morte si trattò, ma è un fatto storicamente assodato che quello stesso anno venne rimpiazzato sul trono di Ur da suo figlio Amar-Sin, del quale sappiamo – grazie alle iscrizioni – che lanciò una spedizione militare dopo l’altra – per sedare una rivolta a nord, per combattere un’alleanza di cinque re a occidente. Come in tanti altri casi, ciò che stava accadendo aveva cause che affondavano le proprie radici in tempi e avvenimenti di un passato remoto. Le “terre ribelli”, pur se in Asia e, quindi, nei domini delle terre enlilite di Sem, figlio di Noè, erano abitate da diversi “cananei”, figli della Canaan descritta nella Bibbia che, pur se discendevano da Cam (e quindi appartenendo all’Africa), occuparonouna fascia delle terre di Sem (Genesi, capitolo 10). Che le “Terre dell’Occidente” lungo la costa del Mediterraneo fossero un territorio più o meno disputato è messo in evidenza da antichi testi egizi che parlavano dell’amaro litigio che vedeva contrapposti Horus e Seth e che terminò in battaglie aeree fra di loro sul Sinai e sulle stesse terre contese. Vale la pena di notare che nelle loro spedizioni militari per sottomettere e punire le “terre ribelli” a occidente, sia Ur-Nammu, sia Shulgi raggiunsero la penisola del Sinai, ma si astennero dall’entrare nella Quarta Regione. Il luogo al quale tutti anelavano era TIL-MUN, “la Terra dei Missili” – il sito del porto spaziale postdiluviano degli Anunnaki. Quandoterminarono le Guerre della Piramide, la Quarta Regione, sacra, venne affidata alle mani neutrali di Ninmah (ribattezzata NIN.HAR.SAG – “Signora delle Cime montuose”), ma il comando vero e proprio del porto spaziale venne messo nelle mani di Utu/Shamash (qui mostrato nella suauniforme alata, che comanda gli Uomini Aquila del porto spaziale.
Questo, comunque, cambiò con l’intensificarsi della lotta per la supremazia. Inesplicabilmente, diversi testi sumeri e “Liste di dèi” iniziarono ad associare Tilmun al figlio di Marduk: il dio Ensag/Nabu. Enki, apparentemente era coinvolto in questo cambiamento, perché un testo che tratta del rapporto fra Enki e Ninharsag afferma che i due decisero di attribuire il luogo al figlio di Marduk: «Che Ensag sia il Signore di Tilmun» dissero. Le fonti antiche indicano che dalla regione sacra – e pertanto sicura – Nabu si avventurò fino alle terre e alle città sul Mediterraneo, giungendo persino ad alcune isole del Mediterraneo, diffondendo ovunque il messaggio dell’imminente supremazia di Marduk. Era, perciò, l’enigmatico “Figlio dell’Uomo” delle profezie egizie e accadiche: il Figlio Divino che era anche il Figlio dell’Uomo, il figlio di un dio e di una donna terrestre. Gli Enliliti, come è facile comprendere, non potevano accettare questa situazione. E fu così che quando Amar-Sin ascese al trono di Ur dopo Shulgi, vennero modificati sia gli obiettivi, sia la strategia delle spedizioni militari di Ur III, così da riaffermare il controllo degli Enliliti su Tilmun, isolare la regione sacra dalle “terre ribelli” e, infine, liberare con le armi quelle terre dall’influenza di Nabu e Marduk. A cominciare dal 2047 a.C. la Quarta Regione sacra divenne un obiettivo – nonché una pedina – nella lotta degli Enliliti contro Marduk e Nabu; e come rivelano sia la Bibbia, sia i testi mesopotamici il conflitto sfociò nella più grande “guerra mondiale” dell’antichità. Quella “Guerra dei Re”, che coinvolgeva anche l’ebreo Abram, ponendolo al centro di eventi internazionali. Nel 2048 a.C. il destino del fondatore del monoteismo, Abram, e il fato del dio degli Anunnaki, Marduk, confluirono in un luogo chiamato Haran.Haran ( Haran, è Carran nella Bibbia [N.d.T.]) la città carovaniera”, era sempre  stata un importante centro di commercio ad Hatti (terra degli Ittiti). Si trovava alla confluenza di importanti rotte di commercio internazionale e militari. Situata alle sorgenti del fiume Eufrate, era anche il centro di trasporto fluviale fino alla stessa Ur. Circondata da terre fertili, irrigate dagli affluenti del fiume – il Balikh e il Khabur – era anche un centro di pastorizia. I famosi “mercanti di Ur” vi si recavano per la lana e portavano in cambio i rinomati abiti di lana di Ur, quindi dei “prodotti finiti”, per così dire. Ma vi era anche un fiorente commercio di metallo, pellami, cuoio, legno, terrecotte e spezie. (Il profeta Ezechiele, che venne deportato da Gerusalemme nella regione del Khabur ai tempi di Babilonia, citava i mercanti di Haran: «cambiavano con te vesti di lusso, mantelli di porpora e di broccato e tappeti tessuti a vari colori».) Nell’antichità Haran era conosciuta anche come la “Ur lontana da Ur” (la città, che porta ancora questo nome esiste a tutt’oggi in Turchia, nei pressi del confine con la Siria; l’ho visitata nel 1977); al suo centro si ergeva un grande tempio dedicato a Nannar/Sin. Nel 2095 a.C, anno in cui Shulgi salì al trono di Ur, un sacerdote di nome Terach venne inviato da Ur ad Haran per servire nel tempio di quella città. Portò con sé la propria famiglia, incluso anche il proprio figlio Abramo. Sappiamo di Terach, della sua famiglia, e del suo trasferimento da Ur ad Haran, grazie alle parole della Bibbia: Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e Aran: Aran generò Lot. Aran morì poi alla presenza di suo padre Terach nella sua terra natale, in Ur dei Caldei. Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si chiamava Sarai, e la moglie di Nacor Milca […] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Canaan. Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono. (Genesi 11, 27-31) È con questi versi che la Bibbia ebraica inizia la storia cruciale di Abramo – all’inizio chiamato con il suo nome sumero Abram. Suo padre, ci è stato detto in precedenza, apparteneva a una dinastia patriarcale che risaliva fino a Sem, figlio maggiore di Noè (protagonista del Diluvio).

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