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sabato 21 maggio 2016

ZECHARIA SITCHIN:DEI E SEMIDEI


La decisione di Marduk di soggiornare all’interno delle terre oggetto di contenzioso (o nei loro pressi) e di coinvolgere anche il proprio figlio nella lotta per l’alleanza con il genere umano, convinse gli Enliliti a riportare la capitale centrale di Sumer a Ur, centro di culto di Nannar (SU-en o Sin in accadico). Fu la terza volta che Ur venne scelta a tale scopo: da qui la definizione di “Ur III” per indicare quel periodo. Questa mossa legò gli affari degli dèi in lotta alla narrazione biblica – e al ruolo – di Abramo, e quella relazione ha cambiato la religione fino a oggi. Fra le numerose ragioni per far cadere la scelta su Nannar/Sin come rappresentante degli Enliliti fu la consapevolezza che la lotta con Marduk non riguardava più solo ed esclusivamente gli dèi, ma che era diventata una controversia che coinvolgeva anche le menti e i cuori della gente – proprio quei terrestri, creature degli dèi, che ora formavano gli eserciti che si scontravano sui campi di battaglia in nome dei loro creatori… A differenza degli altri Enliliti, Nannar/Sin non era un combattente nella Guerra degli Dèi; era stato scelto proprio per dare un segnale forte a tutti i popoli, ovunque, persino nelle terre “ribelli”, che sotto il suo comando sarebbe iniziata un’era di pace e di prosperità. Lui e la sua sposa Ningal (vedi figura) erano molto amati dal popolo di Sumer, e la stessa Ur evocava prosperità e benessere; il suo stesso nome, che significava “luogo urbano, domesticato”, arrivò a significare non solo “città”, bensì “La Città”: il gioiello urbano dell’antichità. 
Il tempio di Nannar/Sin, uno ziggurat altissimo, si ergeva in gradoni all’interno di un recinto sacro dove diverse strutture fungevano da dimora degli dèi, da residenza ed edifici per una legione di sacerdoti, funzionari e camerieri al servizio della coppia divina e dove venivano organizzati i riti religiosi per i re e per il popolo. Oltre quelle mura si estendeva una meravigliosa città con due porti serviti da alcuni canali che la collegavano al fiume Eufrate , una grande città che vantava una reggia, edifici amministrativi (inclusi quelli per gli scribi e per la tenuta dei documenti, nonché per l’esazione delle tasse), edifici privati a più livelli, laboratori, scuole, magazzini per i mercanti e stalle. La città era divisa da ampie strade dove, agli incroci, erano stati eretti tempietti per la preghiera destinati a tutti i viaggiatori. Il maestoso ziggurat con la sua scalinata monumentale (ricostruzione vedi figure), pur se in rovina, domina ancora oggi il paesaggio, a distanza di ben 4000 anni. Ma c’era anche un’altra ragione, fondamentale. A differenza di Ninurta e Marduk, entrambi “immigrati” da Nibiru, Nannar/Sin era nato sulla Terra. Era non solo il Primogenito di Enlil sulla Terra, ma era anche il primo della prima generazione di dèi a essere nato sulla Terra. E anche i suoi figli, i gemelli Utu/Shamash e Inanna/Ishtar, insieme alla sorella Ereshkigal, che appartenevano alla terza generazione di dèi, erano nati sulla Terra. Erano sì dèi, ma anche terrestri. Senza dubbio, tutti questi elementi vennero presi in considerazione nell’imminente lotta per assicurarsi la lealtà del popolo. 
Fu certamente ben ponderata la scelta di un nuovo re, di riportare il potere sovrano a Sumer e da lì farlo ripartire. Era finita la libertà concessa a Inanna/Ishtar (o da lei presa arbitrariamente) di scegliere Sargon il Grande per dare il via a una nuova dinastia, solo perché le piaceva come amante. Il nuovo re, chiamato Ur- Nammu (“La gioia di Ur”), venne scelto accuratamente da Enlil e approvato da Anu, e non era un semplice terrestre: era un figlio – “il figlio amato” della dea Ninsun; il lettore ricorderà che era anche la madre di Gilgamesh. Poiché questageneaologia divina venne ribadita in diverse iscrizioni nel corso del regno di Ur-Nammu, in presenza di Nannar e di altri dèi, si deve presumere che questa affermazione fosse vera. Ciò faceva di Ur- Nammu non solo un semidio ma – proprio come Gilgamesh – un “essere divino per due terzi”. A dire il vero, l’affermazione che la madre del re fosse la dea Ninsun conferiva a Ur- Nammu lo stesso status di Gilgamesh, del quale si ricordavano le imprese e di cui si onorava il nome. La scelta, perciò, era un segnale ben preciso – rivolto ad amici e a nemici – che erano tornati i giorni gloriosi sotto l’autorità incontestata di Enlil e del suo clan. Questo era importante – forse addirittura cruciale – perché gli attributi di Marduk facevano presa sull’umanità. Forse l’elemento più significativo era che il rappresentante di Marduk, nonché capo condottiero, era suo figlio Nabu, il quale non solo era nato sulla Terra, ma era anche nato da una madre terrestre; infatti, molto tempo prima – nei giorni che precedettero il Diluvio – Marduk aveva infranto tradizioni e tabù e aveva preso come sua sposa ufficiale una donna della Terra. Il fatto che i giovani Anunnaki prendessero in moglie femmine della Terra non deve sorprendere più di tanto: questo episodio, infatti, è stato riportato anche nella Bibbia. Ciò che anche gli studiosi non sanno o trascurano – perché l’informazione si trova in testi ignorati e deve essere verificata esaminando complesse liste di divinità – è il fatto che fu Marduk a creare il precedente, precedente che seguirono poi i “Figli di Dio”: Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla Terra e nacquero loro figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne presero per mogli quante ne vollero. (Genesi 6, 1-2) Nei primi otto enigmatici versetti del capitolo 6 della Genesi, la Bibbia spiega che proprio i matrimoni misti e i figli nati da quelle unioni erano stati causa dell’ira divina sfociata poi nella decisione di punire l’umanità con il Diluvio: C’erano i Nefilim [i giganti] a quei tempi sulla Terra – e anche dopo – quando i figli di Elohim si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli. (I miei lettori probabilmente ricorderanno che da bambino feci infuriare il mio insegnante allorché chiesi ingenuamente perché mai la parola Nefilim – che letteralmente significa “Coloro che dal Cielo scesero sulla Terra” – veniva comunemente tradotta come “giganti”. Fu solo molto tempo dopo che mi resi conto che il vocabolo ebraico che sta a indicare i giganti, “Anakim”, derivava dal sumero Anunnaki.) La Bibbia cita espressamente questi matrimoni misti («presero per mogli») tra i Nefilim, ossia i giovani «figli di Elohim» * e le «figlie degli uomini» quale causa dell’ira che aveva indotto Dio a porre fine all’umanità scatenando il Diluvio Universale: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla Terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male. E il Signore si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra e se ne addolorò in cuor suo. Il Signore disse: “Sterminerò dalla Terra l’Adamo [uomo] che ho creato”». I testi sumeri e accadici che narrano la storia del Diluvio spiegano che nel dramma erano coinvolti due dèi: Enlil, che ordinò la distruzione dell’umanità per mezzo del Diluvio, ed Enki, che tramò alle sue spalle per evitarla, dando a “Noè” le istruzioni per costruire l’Arca. Se esaminiamo da vicino i dettagli, scopriamo che la rabbia di Enlil da un lato e gli sforzi di Enki, dall’altro non erano soltanto un problema di principio. Infatti era stato proprio Enki il primo in assoluto ad accoppiarsi a femmine terrestri e ad avere figli da loro, e fu Marduk, figlio di Enki, a creare il precedente per i matrimoni misti… Quando la Missione Terra era al suo apice, sulla Terra c’erano ben 600 Anunnaki, più 300 IGI.GI (“Coloro che osservano e vedono”) che stazionavano su Marte – Stazione di Passaggio – e che controllavano le navette che facevano da spola fra i due pianeti. Sappiamo che Ninmah – capo ufficiale medico – giunse sulla Terra alla testa di un gruppo di infermiere . Non ci è dato sapere il loro numero, né se erano presenti altre femmine fra gli Anunnaki, ma da ciò che trapela da altri contesti è chiaro che il numero di femmine era esiguo. La situazione richiedeva rigide regole sessuali e una supervisione da parte degli anziani, tanto che (stando a quanto afferma un testo) Enki e Ninmah dovettero assumersi il compito di decidere i matrimoni. 
Lo stesso Enlil, però, sia pur di rigidi principi, cadde vittima della penuria di femmine e abusò di una giovane infermiera al loro primo appuntamento. Per questa deplorevole azione Enlil venne severamente punito, pur essendo il Comandante Supremo della Missione Terra: venne infatti esiliato. La punizione venne commutata allorché accettò di sposare Sud e di renderla moglie ufficiale con il nome di Ninlil. Ninlil restò la sua unica sposa fino alla fine. Enki, invece, viene descritto in numerosi testi come un libertino, succube del fascino delle dee di ogni età. Inoltre, una volta che «le figlie degli uomini» proliferarono, non disdegnò nemmeno di avere rapporti sessuali con loro… I testi sumeri celebrano Adapa quale «il più saggio fra gli uomini», che crebbe nella casa di Enki e al quale Enki in persona insegnò scrittura e matematica. Adapa fu il primo terrestre a essere condotto in cielo per visitare Anu su Nibiru; i testi rivelano anche che Adapa era il figlio segreto di Enki, frutto di una sua relazione con una femmina terrestre. I testi apocrifi ci narrano che quando nacque Noè, il protagonista del Diluvio citato nella Bibbia, l’aspetto stesso del bambino fece insorgere numerosi dubbi sulla  paternità a Lamech, suo padre, che temeva che il vero padre fosse, in realtà, uno dei Nefilim. La Bibbia afferma solo che Noè era un uomo genealogicamente “perfetto” che «camminò con gli Elohim»; i testi sumeri, in cui il protagonista del Diluvio viene chiamato Ziusudra, lasciano invece intendere che era un semidio, figlio di Enki. Marduk, dal canto suo, si lamentò con sua madre che, mentre ai suoi compagni erano state assegnate delle mogli, a lui non ne era stata assegnata alcuna: «Non ho moglie, non ho figli». E proseguì narrandole di essersi invaghito della figlia di un «sommo sacerdote, un esperto musicista» (vi è motivo di credere che l’uomo fosse Enmeduranki, il prescelto citato nei testi sumeri, l’omologo di Enoch nella Bibbia). Una volta verificato che la fanciulla terrestre – il suo nome era Tsarpanit – era favorevole, i genitori di Marduk dettero il proprio consenso. Da questo matrimonio nacque un figlio, EN.SAG, “Signore supremo”. Ma a differenza di Adapa, che era un semidio della Terra, il figlio di Marduk venne inserito nella Lista degli Dèi sumera, dove venne chiamato anche “il MESH divino”, un suffisso usato per indicare un semidio (come nel caso di GilgaMESH). EN.SAG, dunque, fu il primo semidio ad assurgere allo status di dio. In seguito, quando fu alla guida delle masse di umani in nome e per conto di suo padre, gli venne dato il nome di Nabu, il Portavoce, il Profeta – perché questo è esattamente ciò che significa la parola, proprio come la parola ebraica usata nella Bibbia – Nabih – tradotta, appunto, come “profeta”. Nabu era perciò il figlio di dio e un figlio di Adamo delle Antiche Scritture, l’unico il cui nome significava realmente “Profeta”. Come nelle profezie egizie citate nelle pagine precedenti, il suo nome e il suo ruolo si legarono alle attese messianiche. E fu così, che nei giorni che precedettero il Diluvio, Marduk creò un precedente per gli altri dèi ancora celibi: scegliete e sposate una femmina terrestre… L’idea di infrangere il tabù risultò particolarmente allettante agli Igigi, che vivevano per la maggior parte del tempo su Marte, mentre la loro stazione sulla Terra era il Luogo dell’Atterraggio nelle Montagne dei Cedri. Trovando un’opportunità – forse un invito in occasione del matrimonio stesso di Marduk – rapirono delle femmine terrestri e le sposarono. Numerosi testi apocrifi, come il Libro dei Giubilei, il Libro di Enoch e il Libro di Noè, riportano con dovizia di particolari l’episodio del matrimonio misto dei Nefilim. Circa duecento “Osservatori” (“Coloro che osservano e vedono”) si organizzarono in venti gruppi, ciascuno dei quali aveva eletto un capo. Fra questi, Shamyaza era il comandante supremo. L’istigatore della trasgressione «colui che traviò i figli di Dio e li portò sulla Terra e li traviò con le Figlie dell’Uomo» si chiamava Yeqon… Ciò accadde – confermano le fonti – ai tempi di Enoch. A dispetto degli sforzi di inquadrare le fonti sumere (che narravano dei contrasti e delle rivalità fra Enki ed Enlil ) in una cornice monoteistica, i compilatori della Bibbia ebraica terminavano quella sezione del capitolo 6 della Genesi con due ammissioni. Parlando dei figli nati da quei matrimoni misti, la Bibbia conferma che questi matrimoni avvennero nei giorni prima del Diluvio «e anche dopo»; e che da quelle unioni nacquero «gli eroi dell’antichità, uomini famosi». I testi sumeri indicano che i re postdiluviani erano proprio questi semidèi. Ma non erano più solo i figli di Enki e del suo clan; a volte i re nella region enlilita erano figli di dèi enliliti. Ad esempio, la Lista dei re sumera afferma chiaramente che, quando il potere sovrano ebbe inizio a Uruk (un dominio enlilita), il sovrano prescelto era un MESH, un semidio: Meskiaggasher, un figlio di Utu, divenne sommo sacerdote e re. Utu era naturalmente il dio Utu/Shamash, nipote di Enlil. Più in basso nella linea dinastica c’era il famoso Gilgamesh, “per due terzi divino”, figlio della dea enlilita Ninsun e del sommo sacerdote di Uruk, un terrestre. (Vi erano diversi sovrani lungo la linea dinastica, sia a Uruk, sia a Ur, che si fregiavano dell’appellativo di “Mesh” o “Mes”.) Anche in Egitto alcuni faraoni affermavano di avere origini divine. Molti di quelli delle dinastie XVIII e XIX adottarono nomi teoforici con prefisso o suffisso MS (reso Mes, Mose, Meses), che significa “figlio di” questo o quel dio – come i nomi Ah-mesi o Ra-mese (RA-MeSeS – “figlio” del dio Ra). La famosa regina Hatshepsut, che – pur se donna – assunse il titolo e i privilegi di un faraone, nelle iscrizioni e nei dipinti nel suo immenso tempio a Deir el Bahri affermava il proprio diritto in quanto semidea, sostenendo che il grande dio Amon “assunse le sembianze di sua maestà il re”, il marito della regina madre, e che questi “ebbe un rapporto sessuale con lei”, facendo sì che Hatshepsut nascesse semidivina. I testi cananei includevano anche la storia del re Keret, figlio del dio El. Un’interessante variante di queste usanze di un “semidio che diventa re” era la storia di Eannatum, un re sumero che regnò nella Lagash di Ninurta durante i primi tempi degli “eroi”. Un’iscrizione del re su di un famoso monumento a lui dedicato (la Stele degli Avvoltoi) attribuisce il suo status di semidio all’inseminazione artificiale da parte di Ninurta(Signore del Girsu, il recinto sacro) e di un aiuto da parte di Inanna/Ishtar e Ninmah (qui chiamata con il suo epiteto di Ninharsag): Il Signore Ningirsu, guerriero di Enlil, impiantò il seme di Enlil per Eannatum nel ventre di […]. Inanna accompagnò la sua [nascita], lo chiamò “degno nel tempio di Eanna”,  lo depose sul sacro grembo di Ninharsag. Ninharsag gli offrì il suo sacro seno. Ningirsu fu felice per Eannatum - seme che Ningirsu aveva impiantato nel ventre. Ma il riferimento al «seme di Enlil» non chiarisce se il seme di Ninurta/Ningirsu viene considerato “seme di Enlil” in quanto suo primogenito, o se venne usato realmente il seme di Enlil per l’inseminazione (pur se alquanto improbabile); tuttavia l’iscrizione afferma chiaramente che la madre di Eannatum (il cui nome è illeggibile sulla stele) venne inseminata artificialmente, così da far sì che un semidio potesse essere concepito senza un rapporto sessuale: un’immacolata concezione a Sumer nel III millennio a.C.! Che gli dèi avessero una buona familiarità con l’inseminazione artificiale è un dato di fatto che viene corroborato dai testi egizi, secondo i quali, dopo che Seth ebbe ucciso e smembrato Osiride, il dio Thoth estrasse il seme dal fallo di Osiride e ingravidò con esso Iside, moglie dello stesso Osiride, che dette poi alla luce il dio Horus. Una raffigurazione di questa impresa mostra Thoth, la dea della nascita, che tiene in mano i due filamenti del DNA, mentre Iside allatta il neonato Horus .
Dopo il Diluvio anche gli Enliliti accettarono gli accoppiamenti con le femmine terrestri e considerarono i figli nati da quelle unioni “eroi, uomini famosi”. Questa fu l’origine delle “stirpi” di semidei. Uno dei primi compiti di Ur-Nammu fu quello di dare nuovo vigore alla morale e alla religione. E anche per quello, venne emulato un precedente sovrano. Venne promulgato un nuovo Codice delle Leggi, leggi di comportamento morale, leggi di giustizia – di osservanza – diceva il Codice – alle leggi che Enlil, Nannar e Shamash avevano voluto che il re applicasse e che il popolo seguisse. Si può giudicare la natura e la qualità delle leggi – un elenco di cose da fare e da non fare – in base all’affermazione di Ur- Nammu: «l’orfano non cadde vittima del ricco, la vedova non cadde vittima del potente, l’uomo con una sola pecora non venne consegnato all’uomo con un solo bue … la giustizia venne stabilita nel paese». In quello emulò – a volte usando le stesse frasi – un precedente re sumero, Urukagina di Lagash, che trecento anni prima aveva promulgato un codice di leggi che sancì una serie di riforme religiose, sociali e giuridiche (fra cui la creazione di “case di accoglienza” sotto l’egida della dea Bau, sposa di Ninurta). Questi, bisogna sottolineare, erano gli stessi principi di giustizia e morale che avrebbero predicato i profeti biblici nel millennio successivo. Quando ebbe inizio l’era di Ur III vi fu naturalmente un tentativo deliberato di far tornare Sumer (ora Sumer e Akkad) agli antichi splendori: tempi di prosperità, morale e pace – sue peculiarità prima dell’ultimo scontro con Marduk. Le iscrizioni, i monumenti e le prove archeologiche dimostrano che il regno di Ur- Nammu, che ebbe inizio nel 2113 a.C., vide la costruzione di grandi opere pubbliche, la ripresa della navigazione fluviale, la ricostruzione e la protezione delle strade del paese: «Lui fece strade che correvano dalle terre inferiori alle terre superiori» recitava un’iscrizione. Seguì un fiorire di commerci e scambi, di arti, mestieri, scuole e altre migliorie nella vita sociale ed economica (inclusa l’introduzione di un sistema di pesi e misure più accurato). Alcuni trattati stipulati con sovrani confinanti a est e a nord-est diffusero prosperità e benessere. I grandi dèi – in particolare Enlil e Ninlil – furono onorati con opere di restauro e di ampliamento dei templi a loro dedicati; e, per la prima volta nella storia di Sumer, il sacerdozio di Ur venne unito a quello di Nippur, portando a un revival di natura religiosa. Tutti gli studiosi concordano sul fatto che il periodo di Ur III, che ebbe inizio con Ur-Nammu, coincise con il periodo di massimo splendore della civiltà sumera. Tuttavia questa conclusione è stata causa di una certa perplessità, legata a una scatola magistralmente cesellata scoperta dagli archeologi: i suoi pannelli – fronte e retro – raffiguravano due scene contrastanti di Ur. Mentre uno dei pannelli (conosciuto come il “Pannello della Pace”) raffigurava banchetti, commercio e altre scene di vita quotidiana, l’altro (il “Pannello della Guerra”) ritraeva una colonna militare di soldati armati di tutto punto, con elmetto e carri trainati da cavalli, in marcia verso il campo di battaglia .
Un esame accurato dei documenti dell’epoca rivela che, pur se sotto il regno di Ur-Nammu, Sumer raggiunse il suo massimo splendore, era certamente aumentata l’ostilità delle “terre ribelli” nei confronti degli Enliliti. Era giunto il momento di prendere in mano la situazione; infatti, secondo le iscrizioni di Ur-Nammu, Enlil gli affidò «un’arma divina che fa dei nemici dei cumuli» con la quale attaccare «le terre ostili, distrarre le città maligne e ripulirle dall’opposizione». Quelle «terre ostili» e «città maligne» si trovavano a ovest di Sumer, ed erano abitate dai seguaci amorriti di Marduk. Lì, il “male” – l’ostilità contro Enlil – era fomentato da Nabu, che si spostava di città in città, facendo proseliti per il proprio padre. I documenti enliliti lo definiscono «l’Oppressore» dalla cui influenza si dovevano ripulire le «città maligne». Vi è motivo di credere che i pannelli della Pace e della Guerra ritraevano lo stesso Ur-Nammu: il primo lo mostrava mentre banchettava e celebrava pace e prosperità, l’altro lo mostrava nel carro regale, mentre guidava l’esercito alla guerra. Le sue campagne militari lo condussero a Occidente ben oltre i confini di Sumer. Ma Ur-Nammu, il grande riformatore, costruttore e “pastore” dell’economia, fallì come  leader militare. Nel bel mezzo della battaglia il suo carro si rovesciò nel fango. Ur-Nammu cadde, ma «il carro come una tempesta continuò a correre», lasciandosi dietro il re, «abbandonato, sul campo di battaglia come una brocca in frantumi». La tragedia non poté avere epilogo peggiore allorché la nave che trasportava il corpo di Ur-Nammu a Sumer «affondò in un luogo sconosciuto; le onde la fecero rovesciare, mentre aveva a bordo il suo corpo». Quando a Ur giunse notizia della sconfitta e della tragica morte di Ur- Nammu si levò un grande lamento. La gente non riusciva a comprendere come potesse fare una fine tanto atroce un sovrano così religioso, un giusto pastore che aveva eseguito gli ordini degli dèi con le armi che loro gli avevano dato. «Perché il Signore Nannar non lo ha tenuto per mano?», chiedevano. «Perché mai Inanna, Signora del Cielo, non gli ha messo il suo nobile braccio attorno alla testa? Perché il valoroso Utu non lo ha assistito?» I Sumeri, che credevano che gli eventi fossero sempre decretati dal fato, si chiesero allora: «Perché queste divinità si sono fatte da parte quando è stato deciso l’amaro fato di Ur- Nammu?». Sicuramente, quegli dèi, Nannar e i suoi gemelli, erano a conoscenza di ciò che stavano decidendo Anu ed Enlil; tuttavia non avevano aperto bocca per proteggere Ur-Nammu. Vi poteva essere solo una spiegazione plausibile, concluse il popolo di Ur e Sumer, gemendo e piangendo: i grandi dèi erano venuti meno alla loro parola. Come è stato cambiato il destino di quell’eroe! Anu ha mutato la parola sacra. Enlil non è stato di parola e ha cambiato il destino già decretato per lui. Sono parole forti, che accusavano i grandi dèienliliti di inganno e falsità. Le antiche parole ci fanno intuire la profonda delusione del popolo. E se ciò è quanto accadde a Sumer e Akkad, possiamo ben immaginare quale fu la reazione nelle terre ribelli occidentali. Gli Enliliti stavano perdendo la lotta per guadagnarsi il cuore e le menti degli uomini. Nabu, il portavoce, intensificò la battaglia per conto di suo padre Marduk. Il suo status venne cambiato: la sua divinità venne glorificata da una serie di epiteti che lo veneravano. Ispirate da Nabu – il Nabih, il Profeta – nei territori contesi iniziarono a diffondersi profezie del Futuro, di ciò che stava per accadere. Siamo a conoscenza di ciò che hanno detto perché sono venute alla luce numerose tavolette di argilla che recavano incise queste stesse profezie; furono redatte in antico babilonese cuneiforme e gli studiosi le hanno raggruppate sotto il nome di Profezie accadiche o Apocalissi accadiche. Hanno un elemento che le accomuna tutte: il concetto che Passato, Presente e Futuro siano parte di un flusso continuo di eventi; che all’interno di un Destino preordinato vi è un margine per il libero arbitrio e, quindi, la possibilità di un Fato diverso; che per l’umanità entrambi sono stati decretati e determinati dagli dèi del cielo e della Terra. E perciò gli avvenimenti sulla Terra riflettono gli avvenimenti nei cieli. A volte i testi, per garantire la credibilità delle profezie hanno legato la predizione di avvenimentifuturi a un ben  determinato avvenimento storico o a un personaggio. Raccontano poi ciò che è sbagliato nel presente e il motivo per cui è necessario il cambiamento. Gli avvenimenti che si verificano vengono allora attribuiti a decisioni da parte di uno o più dei grandi dèi. Apparirà un emissario divino, un araldo; il testo profetico potrebbe essere suo, redatto dallo scriba, oppure potrebbe trattarsi di una dichiarazione di attesa; spesso e volentieri: «un figlio parlerà per conto di suo padre». Gli avvenimenti predetti saranno legati a segni: la morte di un re, segni celesti; oppure farà la sua comparsa un corpo celeste e produrrà un suono spaventoso; «un fuoco che brucia» arriverà dal cielo; «una stella brillerà dal cielo all’orizzonte, come una torcia»; e, più importante di tutti «un pianeta comparirà prima del suo tempo». Eventi negativi, l’Apocalisse, precederanno l’avvenimento finale. Colpiranno calamità: piogge torrenziali, maremoti devastanti, siccità, interramento di canali, locuste e carestie. Le madri si ribelleranno contro le proprie figlie, i vicini contro i vicini. Rivolte, caos e calamità si abbatteranno sui paesi. Le città verranno attaccate e spopolate; i re moriranno, saranno rovesciati e catturati: «un trono spodesterà l’altro». Verranno uccisi funzionari e sacerdoti; verranno abbandonati i templi; cesseranno i riti e le offerte. E, infine, si verificherà l’evento predetto: un grande cambiamento, una nuova era, l’avvento di un nuovo  leader, di un Redentore. Il Bene prevarrà sul Male. La prosperità sostituirà la sofferenza; le città abbandonate verranno nuovamente ripopolate, i superstiti faranno ritorno alle proprie case. I templi verranno restaurati e la gente riprenderà i riti religiosi. Non c’è da meravigliarsi se queste profezie babilonesi o pro-Marduk puntavano un dito accusatore contro i mali di Sumer e Akkad (e anche dei loro alleati Elam, gli Hatti, e i Paesi del mare) e definivano gli occidentali Amurru, ossia “strumenti della punizione divina”. Vengono citati i “centri di culto” enliliti: Nippur, Ur, Uruk, Larsa, Lagash, Sippar e Adad, che sarebbero stati attaccati, saccheggiati, i loro templi abbandonati. Gli dèi enliliti vengono descritti come “confusi” («incapaci di dormire»). Enlil invoca Anu, ma ignora il suo consiglio (alcuni traduttori interpretano la parola come “ordine”) di emettere un editto misharu – un ordine “per rimettere a posto le cose”. Enlil, Ishtar e Adad saranno costretti a cambiare il potere sovrano a Sumer e Akkad. I “riti sacri” verranno trasferiti al di fuori di Nippur. Nei cieli, “il grande pianeta” farà la sua comparsa nella costellazione dell’Ariete. Prevarrà la parola di Marduk. «Sottometterà le Quattro Regioni, tutta la Terra tremerà nell’udire il suo nome […]. Dopo di lui suo figlio sarà re e diventerà il padrone di tutta la Terra.» In certe profezie, alcune divinità sono oggetto di predizioni specifiche: «nascerà un re», racconta ad esempio un testo facendo riferimento a Inanna/Ishtar, «rimuoverà la dea protettrice di Uruk da Uruk stesso e la faràdimorare in Babilonia […]. Lui decreterà i riti di Anu a Uruk». Vengono menzionati in maniera esplicita gli Igigi: «Verranno riprese le offerte regolari per gli Igigi, che erano cessate», afferma ad esempio una profezia. Come nel caso delle profezie egizie, la maggior parte degli studiosi è convinta anche che le “profezie accadiche” siano “pseudoprofezie” o testi post aventum – ossia scritte molto tempo dopo gli eventi “predetti”; ma, come abbiamo avuto occasione di notare in riferimento ai testi egizi, dire che gli avvenimenti non erano stati profetizzati solo perché si erano già avverati, serve solo a confermare che gli avvenimenti si verificarono (che fossero o meno previsti), e questo è ciò che ci interessa di più. Per noi che crediamo alle profezie, significa solo che queste si avverarono. Quindi, ci fa correre un brivido lungo la schiena questa predizione (presente in un testoconosciuto con il nome di Profezia “B”):La terribile arma di Erra verrà a giudicarele nazioni e i popoli.Una profezia agghiacciante, ma prima che giungesse al termine il XXI secolo a.C. il dio Erra,“l’Annientatore” (unepiteto di Nergal), venne effettivamente a «giudicarele nazioni e i popoli»,scagliò le armi atomiche ecausò un cataclisma che tramutò le profezie in triste realtà. Per essere esatti, figli degli Elohim; Elohim, infatti, è plurale, indica più divinità, non un unico Dio.

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