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martedì 30 giugno 2015

L'ASCESA AL CIELO DI ALCUNI ESSERI UMANI PREDILETTI DAGLI DEI

L'Antico Testamento narra l'ascesa al cielo di numerosi esseri umani. Il primo è Enoch, un patriarca dell'era antidiluviana
prediletto da Dio, tanto da "camminare con il Signore". Egli era il settimo patriarca della linea di Adamo e il bisnonno di Noè, l'eroe del Diluvio. Il quinto capitolo del Libro della Genesi elenca la genealogia di tutti questi patriarchi precisando l'età in cui ciascuno di loro morì, tranne quella di Enoch, «che se ne era andato, perché il Signore l'aveva preso». Secondo l'interpretazione tradizionale, Dio aveva portato via Enoch perché questi ottenesse l'immortalità. Un altro mortale che ebbe il privilegio di salire al cielo è il profeta Elia, che fu sollevato da terra da un "turbine" di vento. C'è poi un terzo mortale, meno conosciuto, che, sempre secondo l'Antico Testamento, si recò alla dimora celeste e ne ricevette in dono grande saggezza. Si tratta di un re di Tiro,città fenicia sulla costa del Mediterraneo orientale. Nel capitolo 28 del Libro di Ezechiele si legge che il Signore ordinò al profeta di ricordare al re che, se egli era perfetto e saggio, era perché la Divinità gli aveva permesso di andare a visitare gli dèi:

Tu sei stato plasmato secondo un piano,
pieno di saggezza, perfetto in bellezza.
Tu sei stato nell'Eden, il giardino di Dio;
ogni pietra preziosa era il tuo bosco sacro...
Tu sei un cherubino consacrato, protetto;
e io ti ho posto sulla sacra montagna;
come se tu fossi un dio,
che si muove tra le Pietre Fiammeggianti.

Il Signore predisse quindi che il re di Tiro sarebbe comunque morto della morte "dèi non circoncisi" per opera di una mano straniera, anche se avesse gridato «Io sono un dio», e spiegò anche il perché: dopo aver avuto accesso alla dimora divina e aver acquisito ogni sapienza e ricchezza, il suo cuore "si era riempito di orgoglio", egli aveva mal utilizzato il dono della saggezza e aveva contaminato i templi.

Perché il tuo cuore si è insuperbito
e tu hai detto «Io sono un dio;
mi sono seduto nella Dimora della Divinità,
nel mezzo delle acque»;
Anche se sei un uomo, non un dio,
hai inorgoglito il tuo cuore come quello di una divinità.


Anche i testi sumerici parlano di diversi mortali che ebbero il privilegio di salire al cielo. Uno di essi fu Adapa, l'"uomo modello" creato da Ea. Questi «gli aveva dato la saggezza, ma non gli aveva dato la vita eterna». Con il passare degli anni, Ea decise di strappare Adapa al suo destino mortale fornendogli uno shem con il quale raggiungere la dimora celeste di Anu e ricevere il Pane della Vita e l'Acqua della Vita. Quando Adapa arrivò alla dimora celeste, Anu volle sapere chi gli aveva fornito lo shem per arrivare da lui. Tanto i testi mesopotamici quanto quelli biblici riguardanti questi rari casi di ascesa di un mortale alla dimora degli dèi contengono elementi importanti. Anche Adapa, come il re di  Tiro, era fatto di una "pasta" perfetta. Tutti avevano dovuto servirsi di uno shem - una "pietra fiammeggiante" - per raggiungere l'Eden, dopodiché alcuni erano ritornati sulla Terra, mentre altri, come l'eroe mesopotamico del Diluvio, era rimasto a godersi la compagnia degli dèi. Fu appunto per trovare questo "Noè" mesopotamico e ottenere da lui il segreto dell'Albero della Vita che il sumero Gilgamesh partì per il suo epico viaggio.
La vana ricerca dell'Albero della Vita da parte dell'uomo mortale costituisce l'argomento di uno dei più lunghi e interessanti testi epici lasciati alla cultura umana dalla civiltà sumerica. "L'epica di Gilgamesh", come l'hanno chiamata gli studiosi moderni, racconta la storia dell'omonimo re di Ur, nato da padre mortale e madre divina e perciò considerato "per due terzi dio e per un terzo uomo", una circostanza che lo portò a cercare in tutti i modi di sfuggire al destino mortale degli uomini. Essendo a conoscenza della tradizione dei padri, Gilgamesh sapeva che uno dei suoi antenati, Utnapishtim - l'eroe del Diluvio - era scampato alla morte ed era stato trasportato alla dimora celeste insieme alla sua sposa. Egli decise quindi di raggiungere quel luogo e di ottenere dal suo antenato il segreto della vita eterna. Ciò che lo spinse ad andare fu quello che gli parve un invito da parte di Anu. I versi sembrano descrivere l'avvistamento di
un razzo spento che ricade sulla Terra. Gilgamesh descrive la scena a sua madre, la dea NIN.SUN:

Madre mia,
durante la notte mi sentivo pieno di gioia
e vagavo tra i miei nobili.
Le stelle si riunivano nel Cielo.
L'oggetto di Anu scese verso di me.
Cercai di sollevarlo, ma era troppo pesante.
Cercai di muoverlo, ma non ci riuscii.
Il popolo di Uruk si raccolse attorno ad esso
e i nobili baciavano le sue gambe.
Quando vi posai la fronte, essi mi diedero appoggio.
E allora lo sollevai, lo portai a te.

Non è molto chiara, perché troppo mutilata, l'interpretazione che del fatto diede la madre di Gilgamesh. È evidente, però, che Gilgamesh si sentì incoraggiato a intraprendere la sua avventura dalla vista di questo oggetto cadente - "l'oggetto di Anu" - Nell'introduzione al racconto, l'antico narratore chiamava Gilgamesh "il saggio, colui che ha già sperimentato tutto":

Cose segrete egli ha visto,
ciò che è nascosto all'Uomo, egli lo conosce.
Portò persino notizie
di un tempo anteriore al Diluvio.
Egli intraprese il viaggio lontano
tra mille fatiche e difficoltà.
Poi ritornò, e incise tutta la sua impresa
su una colonna di pietra.

Il "viaggio lontano" di Gilgamesh era, naturalmente, quello verso la dimora degli dèi; lo accompagnava il suo amico Enkidu. I due erano diretti alla Terra di Tilmun, dove Gilgamesh avrebbe potuto innalzare uno shem per sé. Le traduzioni correnti usano il solito "nome" per rendere il sumerico mu o l'accadico shumu che compaiono nei testi antichi; noi, invece, useremo la parola shem, per chiarire meglio il vero significato del termine, ovvero "veicolo celeste".

Il sovrano Gilgamesh
verso la Terra di Tilmun rivolse la mente.
E disse al suo compagno Enkidu:
«O Enkidu...
vorrei entrare in quella Terra, innalzare il mio shem...
Nei luoghi dove vennero innalzati gli shem
io voglio innalzare il mio».

Non riuscendo a dissuaderlo, sia gli anziani di Uruk sia gli dèi che Gilgamesh consultò gli consigliarono di ottenere prima il consenso e l'assistenza di Utu/Shamash. «Se vuoi davvero entrare in quella Terra, informa Utu», gli dissero. «E Utu che si occupa di quella Terra», continuavano a ripetergli. Alla fine Gilgamesh si risolse a chiedere il permesso a Utu:

Lasciami entrare in quella Terra,
lasciami innalzare il mio shem.
Nei luoghi dove vengono innalzati gli shem
fa' che io possa innalzare il mio.
Portami al luogo dell'atterraggio a...
Poni su di me la tua protezione!

Purtroppo una lacuna nella tavoletta ci impedisce di capire quale fosse il "luogo dell'atterraggio". Dovunque fosse, comunque, alla fine Gilgamesh e il suo compagno vi si avvicinarono. Era una "zona vietata", protetta da imponenti guardiani. Stanchi e assonnati, i due amici decisero di fermarsi a riposare per la notte e di riprendere il viaggio il giorno dopo. Si erano appena addormentati quando qualcosa li scosse e li svegliò. «Mi hai svegliato tu?» chiese Gilgamesh al suo compagno. «Ma sono sveglio?», si domandò, poiché vedeva cose insolite, talmente straordinarie che non sapeva più se era desto o stava sognando. Disse allora a Enkidu:

Nel mio sogno, amico mio, la terra si rovesciò.
E mi trascinò in basso, imprigionandomi i piedi...
Tutto era avvolto da una luce violenta!
Poi comparve un uomo,
che era il più bello della terra.
La sua grazia...
Egli mi trasse fuori dal terreno caduto.
Mi diede acqua da bere; il mio cuore si acquietò.

Chi era dunque quest'uomo, "il più bello della terra", che tirò fuori Gilgamesh dal terreno franato, gli diede dell'acqua, "acquietò il suo cuore"? E che cos'era quella "luce violenta" che accompagnava quella strana frana? Incerto, turbato, Gilgamesh tornò ad addormentarsi, ma non per molto.

A metà del turno di guardia il suo sonno venne interrotto.
Egli si alzò e disse al suo amico:
«Amico mio, sei tu che mi hai chiamato?
Perché mi sono svegliato?
Mi hai forse toccato?
Perché sono così scosso?
È forse passato un dio qui vicino?
Perché il mio corpo è così intorpidito?».

Sentendosi misteriosamente svegliato, dunque, Gilgamesh si domandò chi mai l'avesse toccato: se non era stato l'amico, era forse l'opera di qualche dio passato lì vicino? Ancora una volta Gilgamesh si addormentò, e di nuovo, per la terza volta, si svegliò, e descrisse all'amico l'inquietante visione che aveva avuto.

Ciò che ho visto è stato davvero spaventoso.
I cieli stridevano, la terra tuonava;
la luce del giorno si spense e sopraggiunse l'oscurità.
Balenò un lampo, apparve una fiamma.
Le nubi si gonfiarono, piovve morte!
Poi la gran luce svanì; il fuoco si spense.
E tutto ciò che era caduto si era trasformato in cenere.

Non occorre una grande immaginazione per vedere in questi versi il resoconto del lancio di un razzo. Anzitutto il fortissimo rumore provocato dall'accensione dei motori («i cieli stridevano»), accompagnato dallo scuotimento della terra («la terra tuonava»). Nuvole di fumo e polvere avvolsero il luogo del lancio («la luce del giorno si spense e sopraggiunse l'oscurità»), prima del bagliore diffuso dai motori accesi («balenò un lampo»); quando poi il razzo cominciò a salire verso il cielo, «apparve una fiamma». La nube di polvere e di detriti «si gonfiò» e poi incominciò a ricadere, e «piovve
morte!». Il razzo era ormai alto nel cielo, e puntava sempre più su («la gran luce svanì; il fuoco si spense») fino a scomparire dalla vista; e i detriti che erano caduti «si erano trasformati in cenere». Spaventato da ciò che aveva visto, e tuttavia più deciso che mai a raggiungere la sua destinazione, Gilgamesh si rivolse ancora una volta a Shamash per ottenerne protezione e sostegno. Dopo aver sopraffatto un "guardiano mostruoso", egli raggiunse la montagna di Mashu, da dove si poteva vedere Shamash "salire alla volta del cielo". Il suo primo obiettivo - il "luogo dove vengono innalzati gli
shem" - era ormai a portata di mano, ma l'ingresso, che sembrava scavato nella montagna, era anch'esso custodito da feroci guardiani:

Essi incutono grande terrore,
hanno uno sguardo di morte.
Il loro fulgido cerchio di luce spazza le montagne.
Essi vegliano su Shamash
mentre questi sale e scende.

Un sigillo (figura 76) in cui si vedono Gilgamesh (il secondo da sinistra) e il suo compagno Enkidu (all'estrema destra) sembrerebbe rappresentare un dio che intercede presso uno dei due guardiani dall'aspetto di robot, proprio quei guardiani che potevano "spazzare" tutta la regione con cerchi di luce e raggi di morte.
La descrizione richiama alla mente il passo del Libro della Genesi in cui Dio pone "la spada roteante" all'entrata del Giardino dell'Eden, per impedirne l'accesso agli uomini.
Quando Gilgamesh spiegò la sua origine parzialmente divina, lo scopo del suo viaggio («Voglio domandare a Utnapishtim della vita e della morte») e il fatto che aveva l'autorizzazione di Utu/Shamash, le guardie gli permisero di proseguire. Gilgamesh riprese allora "la strada di Shamash", ma si ritrovò nella più fitta oscurità; "non vedendo niente né avanti né indietro", gridò per la paura. Dopo aver viaggiato per molti beru (un'unità di tempo o di distanza, o il cosiddetto "arco dei cieli") era ancora immerso nel buio, finché, «quando ebbe raggiunto dodici beru, era ormai tornata la luce». Il testo, lacunoso e alquanto confuso, continua poi con Gilgamesh che arriva in un magnifico giardino dove frutti e alberi erano scavati all'interno di pietre semi-preziose. È qui che abitava Utnapishtim. All'udire le domande di Gilgamesh, rispose in maniera deludente: l'uomo, disse Utnapishtim, non può sfuggire al suo destino mortale. Gli offrì però un modo di rimandare la sua morte, rivelandogli l'ubicazione della Pianta della Giovinezza, che si chiamava "L'uomo diventa giovane nella vecchiaia". Trionfante, Gilgamesh si procurò subito la pianta, ma, com'era destino, la perse scioccamente nel viaggio di ritorno, e così se ne tornò a Uruk a mani vuote. Mettendo da parte il valore letterario e filosofico del racconto, la storia di Gilgamesh ci interessa anzitutto per i suoi aspetti "aerospaziali". Lo shem che gli serviva per andare nella dimora degli dèi era senza dubbio una navicella spaziale, una di quelle che aveva visto partire quando si era fermato nel "luogo dell'atterraggio". I razzi, a quanto sembra, si trovavano all'interno di una montagna, e tutta la zona era "off limits", sorvegliata a vista. Nessuna rappresentazione artistica di ciò che Gilgamesh vide è ancora venuta alla luce, ma un dipinto trovato nella tomba del governatore egizio di una terra lontana mostra la testata di un razzo che fuoriesce dalla terra, in un luogo dove crescono palme da dattero. Il resto del razzo si trova chiaramente sottoterra, in una struttura artificiale fatta di segmenti tubolari e decorata con pelli di leopardo (figura 77).
Un po' come si fa oggi   quando si vuole illustrare la struttura    di un progetto,  gli  antichi  artisti ci hanno            lasciato            una rappresentazione     in    sezione della struttura artificiale. Il razzo, come   si   vede,   era   diviso  in diversi      scomparti.   In   quello inferiore      stanno   due  uomini circondati da tubi ricurvi. Al   di   sopra   di   loro   vi sono tre pannelli circolari. Se   confrontiamo  le  dimensioni  della testata del razzo - il cosiddetto ben-ben - con quelle dei due uomini che si trovano dentro il razzo e delle   persone   che  stanno  sul  terreno, è evidente che la testata  equivalente   al   sumerico  mu,  la "camera  celeste"  poteva tranquillamente     contenere     uno    o   due operatori o passeggeri. TIL.MUN si chiamava    la    terra verso cui si era diretto Gilgamesh, ovvero, letteralmente,   "la terra dei missili".   Era la    terra   dove  si innalzavano gli shem, una terra posta sotto l'autorità di Utu/Shamash e  dove  si  poteva  vedere  il dio  "ascendere  alla  volta  celeste". E anche se il corrispondente celeste di questo membro del    Pantheon dei Dodici era il Sole, noi riteniamo che il suo nome non significasse "Sole",      ma    che    fosse    un    epiteto   indicante le funzioni e le responsabilità del dio. Il suo nome sumerico,   Utu, significava "colui che entra risplendendo", mentre il derivato accadico, Shem-Esh, era più esplicito: Esh vuol dire "fuoco", e shem......beh, ormai sappiamo bene che    cosa    significava    originariamente!    Utu/Shamash era dunque      "quello    delle    fiammeggianti    navicelle a razzo".   Era, suggeriamo noi,         il comandante del porto spaziale degli dèi,il cui ruolo primario che   rivestiva riguardava tutto ciò che comprendeva i viaggi     alla   dimora celeste degli dei e  le funzioni  svolte dai suoi   subordinati.

POSEIDONE (Nettuno)

Poseidone (Nettuno per i Romani) era, nella mitologia ellenica, il dio del mare, della navigazione, delle tempeste e dei terremoti. Con Zeus e Ade s'era diviso il regno di Crono, Poseidone fu uno degli dei più potenti dell'Olimpo.
Abitava negli abissi del mare Egeo, presso la Tracia, in una casa rilucente d'oro. Andava per mare ritto su di un cocchio d'oro e con un tridente nella mano destra come simbolo di comando, trainato da cavalli marini che galoppavano sul pelo dell'acqua, mentre tutte le creature marine accorrevano gioiose, tributando un caldo saluto al loro signore.Aveva per attributi il tridente, regalo dei ciclopi, il toro, il delfino ed il cavallo che avrebbe addomesticato. Nelle sue vaste stalle vi erano cavalli bianchi dalla criniera d'oro e dagli zoccoli di bronzo; vi era pure un carro d'oro con cui comandava ai mostri marini ed alle tempeste.Il culto di Poseidone era molto importante nell'antica Grecia perché i greci erano per lo più pescatori e marinai. Era inoltre considerato anche il dio dei terremoti che provocava sbattendo il suo formidabile tridente.A Poseidone/Nettuno era sacro anche il delfino, sempre apprezzato dai marinai in quanto il suo apparire era segno di mare calmo e, quando nuotava vicino alle imbarcazioni, si riteneva che contribuisse a mantenerle in rotta.I Greci, grandi navigatori, ovviamente avevano un particolare culto per la massima divinità marina. Non vi fu luogo o città della Grecia dove non venissero innalzate statue o templi per il dio che squassava le onde col tridente. Gli fu costruito un tempio sull'istmo di Corinto e là si svolgevano i giochi Istmici, ai quali accorrevano tutti i Greci. Gli si intitolavano anche città, come Paestum, nell'Italia meridionale, che nacque come Posidonia, ossia città di Poseidone.I marinai rivolgevano preghiere a Poseidone perché concedesse loro un viaggio sicuro e talvolta come sacrificio annegavano dei cavalli in suo onore. Quando mostrava il lato benigno della sua natura Poseidone creava nuove isole come approdo per i naviganti ed offriva un mare calmo e senza tempeste. Quando invece veniva offeso e si sentiva ignorato allora colpiva la terra con il suo tridente provocando mari tempestosi e terremoti, annegando chi si trovasse in navigazione ed affondando le imbarcazioni.E al dio delle acque era stata consacrata anche una pianta: il pino. Le navi erano infatti quasi interamente costruite con tavole di legno di pino (o di cedro del Libano), considerato il migliore per la loro realizzazione.
Veniva onorato il 23 luglio, con le festività dei Neptunalia, a cui furono poi uniti i ludi Neptunialicii (dal III secolo a.C.) Il suo tempio si trovava al Circo Flaminio all'interno del Campo Marzio a Roma. Nella mitologia Romana aveva una divinità associata (paredra) detta a volte Salacia a volte Venilia.In onore al Dio Nettuno, vi è anche la città di Nettuno, nella provincia di Roma nel Lazio.
Avendo cospirato con Era e Apollo contro Zeus, venne punito ed esiliato nella Troade al servizio di Laomedonte. Questi gli negò il compenso pattuito per la costruzione delle mura della città. Poseidone, irato, fece scaturire dal mare un mostruoso drago. Per placarlo, il re dovette esporre la figlia Esione per essere divorata dal mostro. La giovane fu salvata e liberata da Eracle che uccise il mostro.Per punizione per aver offeso Zeus, Poseidone ed Apollo furono mandati a servire il re di Troia Laomedonte: questi disse loro di costruire un'enorme cinta muraria che corresse tutt'attorno alla città, promettendo di ricompensarli per questo servizio, ma poi non mantenne la parola data. Per vendicarsi, Poseidone mandò ad attaccare la città un mostro marino che però venne ucciso da Eracle.Dall'umore instabile come il mare era ora sorridente e benevolo ora burrascoso e violento, con il suo tridente aveva il potere di rendere il mare calmo o agitato. poteva cambiare forma a suo piacimento: simbolo dell'incostanza del mare.Le sue contese con altre divinità si spiegano col fatto che egli era anche dio delle acque terrestri, prima che il suo regno fosse ridotto al solo mare.Atena era in competizione con Poseidone per diventare la divinità protettrice della città di Atene che, all'epoca in cui si svolge questa leggenda, ancora non aveva un nome. Si accordarono in questo modo: ciascuno dei due avrebbe fatto un dono agli Ateniesi e questi avrebbero scelto quale fosse il migliore, decidendo così la disputa. Poseidone piantò al suolo il suo tridente e dal foro ne scaturì una sorgente. Questa avrebbe dato loro sia nuove opportunità nel commercio che una fonte d'acqua, ma l'acqua era salmastra e non molto buona da bere. Secondo altre versioni Poseidone offrì invece il primo cavallo Atena invece offrì il primo albero di ulivo adatto ad essere coltivato. Gli Ateniesi scelsero l'ulivo e quindi Atena come patrona della città, perché l'ulivo avrebbe procurato loro legname, olio e cibo. Si pensa che questa leggenda sia sorta nel ricordo di contrasti sorti nel periodo Miceneo tra gli abitanti originari della città e dei nuovi immigrati.Poseidone, avido di regni terrestri, un giorno rivendicò l'Attica piantando il suo tridente nell'acropoli di Atene facendo scaturire, immediatamente, un pozzo d'acqua salata che vi si trova ancora. Più tardi, durante il regno di Cecrops, arrivò Atena venne e si installò in modo più piacevole piantando il primo ulivo vicino al pozzo. Poseidone, furioso, la sfidò in combattimento ed Atena era pronta ad accettare se Zeus non si fosse interposto e non avesse ordinato loro di sottoporsi ad un arbitrato. Zeus non emise un verdetto, ma tutti gli altri dei sostennero Poseidone e tutte le dee sostennero Atena. E così, a maggioranza di una voce, il tribunale decretò che Atena aveva più diritti sul territorio perché lo aveva dotato di un regalo più utile.
Poseidone contese ad Atena anche Trézène, una città del Peloponneso; in quest'occasione Zeus diede l'ordine che la città fosse divisa tra i due e ciò che fu sgradevole all'uno ed all'altro.Contese Corinto a Elios, ma ricevette soltanto l'istmo, mentre l'acropoli restò ad Elios. Furioso, provò a prendere a Era l'Argolide ed era pronto a combattere ancora, rifiutando di apparire dinanzi ai suoi pari olimpici, che, diceva, erano prevenuti contro lui. Di conseguenza, Zeus sottopose l'affare ai dio-fiumi Inachos, Céphise ed Asterione, e il giudizio che scaturì fu a favore di Era.Rivendica anche l'invenzione della briglia, benché Atena l'abbia inventata prima di lui; ma non gli contestano di avere istituito le corse dei cavalli.Poseidone fu allevato dai Telchini di Rodi e si unì alla loro sorella Alia, che gli dette sei maschi e, secondo alcune tradizioni, anche la figlia Rodo, da cui il nome dell'isola di Rodi. Afrodite fece impazzire i figli, inducendoli ad attentare alla propria madre, per cui Poseidone li precipitò nei visceri della terra con un colpo di tridente.Glauco è una figura della mitologia greca, figlio di Poseidone e di una Naiade.Come il padre fu una divinità del mare. La sua figura appare ne Le Argonautiche di Apollonio Rodio e nelle Metamorfosi (libro XIII) di Ovidio.Secondo la leggenda, nacque umano, praticò l'attività di pescatore, la sua immortalità e la sua natura di divinità marina derivarono da un'erba magica. Il suo corpo mutò sembianze, assumendo una forma di coda di pesce nella parte inferiore.Si ricordano i suoi amori, da quello per Scilla fino al tentativo di circuire Arianna. Glauco cercò di sedurre Scilla senza successo, impedito da Circe che lo coprì di ridicolo.Poseidone, innamoratosi di Anfitrite, una delle Nereidi figlie di Nereo e di Doride, la chiese in sposa ma la fanciulla intimorita, per timidezza fuggì via nascondendosi nelle acque dell'Oceano, oltre le colonne d'Ercole. Il dio inviò, allora, un delfino alla sua ricerca e ritrovatala la convinse alle nozze. La novella sposa, gelosa di Scilla la mutò in un mostro dai dodici piedi e dalle sei bocche che divoravano i marinai che attraversano lo Stretto di Messina.
Da Anfitrite ebbe figli Tritone, Bentesecime e una figlia di nome Roda (spesso confusa con Rodo), poi moglie di Elio, dio del Sole. Da Eurite Poseidone ebbe il figlio Alirrozio, protagonista di due diverse versioni del mito: secondo la prima, tentò di usare violenza ad Alcippe figlia del dio Ares, che quindi lo uccise; secondo l'altra, Alirrozio si adirò perché l'Attica era stata destinata ad Atena anziché al padre Poseidone e, per rappresaglia, cercò di recidere l'ulivo che la dea aveva donato a quella regione; ma l'ascia gli cadde dalle mani e gli tagliò la testa.Da Ifimedia, figlia di Triope, ebbe i giganti Oto ed Efialte, detti Aloadi, che crescevano in modo smisurato: quando raggiunsero l'altezza di quasi venti metri decisero di assaltare l'Olimpo e dare battaglia agli dei, manifestando l'intenzione di prosciugare il mare, riempiendolo di massi, e di allagare la terra. Suscitarono quindi le ire divine e, secondo una versione, furono fulminati da Zeus; secondo un'altra, furono uccisi con l'inganno da Artemide, che assunse le forme di una cerbiatta e si slanciò tra i due, che si trafissero a vicenda nella fretta di colpirla.
Amò anche Alope figlia di Cercione, contro il volere del padre di lei, ed ebbe un figlio che fu abbandonato dalla nutrice nella foresta. Poseidone mandò una giumenta, animale a lui sacro, per allattare il bambino che, dopo diverse disavventure, fu allevato da un pastore e chiamato Ippotoo, poi capostipite della tribù degli Ippotoontidi. Alope fu invece messa a morte da Cercione e fu trasformata in fonte da Poseidone.Secondo una diversa versione del mito, Poseidone era padre dello stesso Cercione re di Eleusi e possedeva forza e crudeltà smisurate: costringeva alla lotta i viandanti e poi squartava i vinti, legandoli alle cime ravvicinate di alberi opposti, che poi rilasciava, provocando così lo smembramento delle sue vittime. Fu ucciso da Teseo.Eufemo, nato da Poseidone e da Europa, eccelleva nella corsa al punto da poter scivolare sulle acque senza bagnarsi i piedi.Secondo alcuni mitografi, succedette a Tifi come pilota della nave Argo e prese parte alla caccia contro il Cinghiale Calidonio, figlio della scrofa Fea. Era questi grande come un toro, con setole acuminate come dardi, zanne lunghe come falci e alito che uccideva chiunque lo respirasse. Fu mandato da Artemide a devastare il paese di Oeneo, re di Calidone.
Una delle figlie di Poseidone, Lamia, fu amata da Zeus e mise al mondo la Sibilla Libica. Le Sibille erano profetesse rivelatrici degli oracoli di Apollo, e molte sono le sacerdotesse con questo nome e le leggende che le riguardano. Secondo una delle tante storie, la prima profetessa fu appunto la figlia di Lamia, chiamata Sibilla dai Libici.Una donna mortale di nome Tiro, discendente di Eolo, era sposata con Creteo (dal quale aveva avuto un figlio, Esone), ma era innamorata di Enipeo, una divinità fluviale: la donna si offrì ad Enipeo che però la rifiutò. Un giorno Poseidone, incapricciatosi di Tiro, assunse le sembianze di Enipeo e dalla loro unione nacquero i due gemelli Pelia e Neleo. Abbandonati alla nascita dalla madre, furono nutriti dalla giumenta inviata da Poseidone, cui l'animale era consacrato. Secondo una leggenda, Pelia fu colpito da un calcio della giumenta che gli deturpò il volto, da cui il suo nome, derivato dal greco pelion, cioè "livido". Diventati adulti, i due gemelli ritrovarono la madre, soggetta alle angherie della propria matrigna Sidero; Pelia uccise quest'ultima, nonostante ella si fosse rifugiata nel tempio di Era, e tale sacrilegio fu la causa della sua morte, dopo una vita lunga e densa di fatti e misfatti.Dalla ninfa Satiria - considerata figlia di Minosse, re di Creta - Poseidone ebbe Taranto, eponimo della città omonima, mentre il nome di lei fu dato al locale Capo Satirione. Così si giustifica la tradizione che attribuisce origini cretesi alla città di Taranto.
Amico - il Gigante nato anch'egli dal dio del mare, che aveva inventato il pugilato e il cesto, e regnava sui Bebrici in Bitinia - metteva a morte, prendendoli a pugni, gli stranieri che approdavano nella sua terra. Quando vi sbarcarono gli Argonauti egli li sfidò in combattimento; Polluce accettò la sfida e, con la sua prontezza e abilità, riuscì vincitore sulla violenza del gigante. La posta della lotta era che il vincitore avrebbe ucciso l'avversario, ma Polluce si contentò di far promettere ad Amico, vincolandolo con un solenne giuramento, di rispettare in futuro gli stranieri.I poemi omerici ci narrano di Poseidone che insieme ad Apollo costruì le mura inespugnabili di Troia, per ricompensare il re Laomedonte della sua ospitalità. Nell'Odissea Poseidone svolge un ruolo importante a causa del suo odio e irriducibile ira nei confronti di Ulisse, che gli aveva accecato il figlio Polifemo. L'inimicizia di Poseidone nei suoi confronti impedisce per molti anni ad Odisseo di fare ritorno ad Itaca nel lungo viaggio di ritorno in patria, malgrado gli interventi a favore del suo protetto di Atena e dello stesso Zeus.Demetra era alla ricerca di sua figlia Persefone, stancata e scoraggiata dalla sua ricerca era poco pronta trattare innamoramenti con nessun dio o Titano, allora si trasformò in giumenta ed andò nutrirsi con il gregge di un certo Oncos, figlio di Apollo che regnava a Oncéion in Arcadia. Ma non riuscì ad ingannare Poseidone, che si trasformò anch'egli e venne a congiungersi ad essa; da quest'unione nacquero la ninfa Despoena ed il cavallo selvaggio Aerione. Argolide fu essiccata da Poseidone, furioso che questo territorio che ambiva gli era stato rifiutato. Fu allora che Amymoné ricevette da suo padre Danaos l'ordine di scoprire una fonte per dissetare la popolazione e soprattutto, con la sua condotta, di non dispiacere a Poseidone. Ma, in cammino, incontrò un satiro che tentò di violentarla e chiamò Poseidone che cacciò l'imprudente lanciandogli il suo tridente; l'arma si piantò in una roccia da cui scaturì, immediatamente, una fonte limpida e fresca che Amymoné supplicò di lasciare scorrere. Poseidone, che si era innamorato, acconsentì a condizione che la giovane donna si fosse data a lui; Amymoné non esitò un solo momento e da quest'unione nacque Nauplios. Figlio di Poseidone e della Pleiade Alcione è Irieo, padre di Orione e re di Iria, città della Beozia. Secondo altre leggende, Irieo era invece un umile contadino che, per aver accolto nella sua capanna Zeus, Poseidone ed Ermes, fu premiato con l'esaudimento di un desiderio. Chiese pertanto un figlio, che gli dei fecero nascere fecondando la pelle del bue sacrificato in loro onore. Quel figlio fu Orione.Secondo altre versioni, il gigantesco cacciatore Orione era invece figlio dello stesso Poseidone e di Euriale. Accolto nei cieli in forma di costellazione, era apportatore di pioggia.
 
Dice Virgilio (Eneide, I, 873-877, nella trad. di A. Caro): "... quando / Orion tempestoso i venti e 'l mare / Sì repente commosse, e mar sì fero / Venti sì pertinaci, e nembi e turbi / Così rabbiosi ..." Così pure Parini (La caduta, 1-4): "Quando Orion dal cielo / Declinando imperversa, / E pioggia e nevi e gelo / Sopra la terra ottenebrata versa, / ...".

Poseidone ebbe un rapporto sessuale con Medusa sul pavimento del tempio di Atena che, per vendicarsi dell'affronto, trasformò la Gorgone in un mostro. Quando, tempo dopo, fu decapitata dall'eroe Perseo dal suo collo emersero il cavallo alato Pegaso ed il gigante Crisaore.Con Melanto si unì sotto forma di delfino, da cui il nome Delfo del figlio; e suoi figli sembrano essere anche i Lestrigoni, giganti antropofagi che attaccarono le navi di Ulisse, quindi collocati tra il Lazio e la Campania.Figlio suo è anche l'aggressivo gigante Anteo figlio di Gea (o Gaia, la Madre Terra) che costringeva tutti coloro che attraversavano la sua terra - la Libia o il Marocco - a lottare con lui. Dopo averli vinti e uccisi, con i loro crani ornava il tempio dedicato a Poseidone. Era invulnerabile finché toccava con i piedi la madre Terra che gli infondeva rinnovato vigore, ma Eracle, durante il suo passaggio in Libia, riuscì ad averne la meglio, sollevandolo sulle spalle.Da Lisianassa Poseidone ebbe Busiride che figura nella leggenda come re d'Egitto, posto sul trono da Osiride quando questi intraprese il viaggio intorno alla terra. Tuttavia il suo nome non compare nelle dinastie faraoniche e potrebbe essere una deformazione di "Osiride".Era un tiranno crudele, colpevole di molti misfatti, al quale l'indovino cipriota Frasio aveva vaticinato che solo il sacrificio di un forestiero, una volta l'anno, avrebbe allontanato la carestia che si era abbattuta sull'Egitto. Il vate fu quindi la prima vittima e lo stesso Eracle, transitando per il Paese, fu catturato e destinato al sacrificio, ma riuscì a sciogliersi dai vincoli e a riacquistare la libertà, dopo aver ucciso Busiride e tutti i sacerdoti.Secondo una leggenda era figlio di Poseidone - e non di Oceano, come tutti i fiumi - anche Acheloo, dio del fiume omonimo, oggi Aspropotamo. Come dio-fiume aveva il potere di assumere qualunque forma e quindi si trasformò in serpente e poi in toro per combattere Eracle quando questi chiese in moglie Deianira, già sposata con Acheloo. Nella lotta che ne seguì, Eracle gli strappò un corno e Acheloo si dichiarò vinto; rinunciò a Deianira e donò al rivale il proprio corno che, consacrato a Copia, dea dell'abbondanza (cornu copiae), acquistò il potere di elargire fiori e frutti in quantità. Mutilato e sconfitto, Acheloo si gettò nel fiume, che prese il suo nome.Legato al ciclo di Eracle è un altro figlio di Poseidone, chiamato Sileo, che aveva per fratello Diceo, ossia "il Giusto", cioè di nome e di fatto l'opposto del fratello. Questi era infatti il crudele padrone di una vigna, in Tessaglia, e costringeva i passanti a lavorare per lui, prima di metterli a morte. Eracle, ricevuto l'ordine di punire Sileo, si mise al suo servizio ma, invece di accudire le viti, devastò la vigna e uccise lo stesso Sileo con un colpo di zappa. Poi si innamorò della figlia di lui e la sposò ma, di lì a poco, dovette assentarsi e la giovane morì per il dolore del distacco. Lo stesso Eracle fu trattenuto a forza dal gettarsi sulla pira funebre dell'amata moglie.

Con Afrodite ebbe figli: Rodo, Erice, Erofilo
 
Fonte (terralab.it)
 
 


IL REGNO DI ZEUS

Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte Ida nell'isola di Creta e affidato alle cure della ninfa Amaltea che possedeva una capra che aveva due capretti la quale costituiva l'orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all'indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a Zeus. Zeus una volta diventato il re degli dei, pose Amaltea fra le costellazioni e rese fecondo il corno che ancor oggi porta il suo nome, cornucopia (dal latino "cornu=corno" e "copia = abbondanza").Anche l'ape Panacride nutriva Zeus dandogli il miele ed un'aquila gli portava ogni giorno il nettare dell'immortalità. I suoi pianti erano coperti dai Cureti che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.


La conquista del regno celeste:


Titanomachia. Quando Zeus fu grande, salì in cielo e con l'inganno fece bere a Crono una speciale bevande preparata da Metis che gli fece vomitare i figli che aveva divorato e dopo ciò dichiarò guerra al padre per impossessarsi del suo scettro. I Titani si schierarono al fianco del fratello Crono da cui ne scaturì una guerra chiamata Titanomachia.Ebbe così inizio una lunga guerra che durò dieci anni che vide da una parte Crono, al cui fianco si schierarono i Titani e dall'altra Zeus, al cui fianco c'erano i suoi fratelli Poseidone e Ade.Entrambe le parti si battevano senza esclusione di colpi. La terra era devastata dai Titani che con la loro forza cambiavano i contorni della terra, distruggendo montagne scagliandole nell'Olimpo, il monte più alto della Grecia, dove Zeus ed i suoi fratelli avevano stabilito il proprio regno.La guerra sarebbe andata avanti ancora per parecchio tempo se Gea non fosse intervenuta per consigliare a Zeus di liberare i Ciclopi e stringere un'alleanza con loro. I Ciclopi, per ripagare Zeus di avergli reso la libertà fabbricarono per lui le armi che sarebbero entrate nella leggenda e con le quali avrebbe retto il suo regno dalla cima dell'Olimpo: le folgori. Zeus liberò anche gli Ecatonchiri, che con le loro cento braccia iniziarono a scagliare una quantità infinita di massi contro gli alleati di Crono che assieme alle folgori scagliate da Zeus, decretarono la vittoria finale.
Sulla sorte che Zeus fece fare al padre Crono ci sono diverse ipotesi. Secondo alcuni fu condotto a Tule e sprofondato in un magico sonno. Secondi altri, Crono viene liberato dalle catene, riconciliato con Zeus e dimorante nelle Isole dei Beati. Questa tradizione considera Crono come un re buono, il primo che abbia regnato sul cielo e sulla terra, e generò le leggende dell'Età dell'Oro. Si narrava in Grecia che in tempi lontanissimi egli regnasse ad Olimpia su un mondo felice di pace e abbondanza. Presso i Romani - dove Crono fu assimilato a Saturno (pur essendo, questi, una divinità di origine propriamente italica) - si favoleggiava della beata Età dell'Oro e si poneva il trono del dio, costruito da Romolo stesso, sul Campidoglio. Certa è invece la sorte che fu destinata ai Titani: furono incatenati nel Tartaro, e la loro custodia fu affidata agli Ecantonchiri.Gli antichi per spiegare la causa dei terremoti, immaginavano i Titani sprofondati nelle viscere della terra, schiacciati da montagne e isole ed i loro tentativi di liberarsi sarebbero la causa dei terremoti.
Da un dialogo (Luciano: Saturnali) tra Crono detronizzato e vecchio, ed un suo sacerdote: " (…) Crono: Ti dirò. In prima essendo vecchio e perduto di podagra (e questo ha fatto creder al volgo che io ero incatenato) io non potevo bastare a contenere la gran malvagità che c'è ora: quel dover sempre correre su e giù, a brandire il fulmine, e folgorare gli spergiuri, i sacrileghi, i violenti, era una fatica grande e da giovane; onde con tutto il mio piacere la lasciai a Zeus. Ed ancora mi parve bene di dividere il mio regno tra i miei figlioli, ed io godermela zitto e quieto , senza aver rotto il capo da quelli che pregano e che spesso domandano cose contrarie, senza dover mandare i tuoni, i lampi e talora i rovesci di grandine. E così da vecchio meno una vita tranquilla, fo buona cera, bevo del nettare più schietto, e fo un po' di conversazioncella con Giapeto e con altri dell'età mia; ed egli si ha il regno e le mille faccende. (…)" 

Terminava così il regno di Crono, secondo sovrano della divina famiglia e aveva inizio quella di Zeus, terzo sovrano e figlio suo.
Zeus, dopo la sconfitta del padre Crono ed avere precipitato gli alleati del padre, i Titani, nel Tartaro, regnava sereno sulla stirpe divina e sugli uomini.
      
(Omero: Iliade, VIII, 3)
"Su l'alto Olimpo il folgorante Giove
Tenea consiglio. Ei parla e riverenti
stansi gli Eterni ad ascoltar: M'udite
Tutti ed abbiate il mio voler palese;
E nessuno di voi, nè Dio nè Diva,
Di frangere s'ardisca il mio decreto;
Ma tutti insieme il secondate ...
... degli Dei son io
Il più possente ... "

 
La Gigantomachia La gigantomachia è la guerra che i Giganti ingaggiarono contro gli Dei dell'Olimpo, aizzati dalla loro madre Gea e dai Titani incatenati.
Gea, si era recata infatti a Pallade, dove avevano dimora i Giganti, suoi figli generati con Urano. Ad essi chiese aiuto per muovere guerra contro Zeus. I Giganti, acconsentendo alla richiesta della madre, forti anche della profezia secondo la quale nessun immortale sarebbe stato in grado di batterli, guidati da Porfirione, il più forte tra loro e da Alcioneo, si recarono nell'Olimpo e iniziarono quella che gli storici chiamarono GIGANTOMACHIA.La profezia della loro invincibilità nei confronti degli immortali era nota anche a Zeus, pertanto lo stesso decise di far partecipare alla lotta, oltre a tutti gli dei, anche il semidio Eracle (noto anche come Ercole), suo figlio, generato assieme ad Alcmena .
I Giganti che parteciparono furono ventiquattro, altissimi e terribili, con lunghi capelli inanellati e lunghe barbe e code di serpenti a coprire i piedi. Per raggiungere la vetta dell'Olimpo dovettero mettere tre monti uno sopra l'altro.
Alcioneo ne fu il capo. Fu anche il primo che Eracle abbatté. Fu la volta di Porfirione: riuscì quasi a strangolare Era ma, ferito al fegato da una freccia di Eros, la sua brama omicida si trasformò in lussuria e tentò di violentare la dea. Zeus divenne pazzo di gelosia e abbatté il gigante con una folgore. Eracle lo finì a colpi di clava.Efialte ebbe uno scontro con Ares che, sempre con l'aiuto di Eracle, riuscì a trarsi in salvo. E la storia si ripete con Eurito contro Dioniso, Clizio contro Ecate, Mimante contro Efesto, Pallade contro Atena: alla fine tocca sempre a Eracle dare il colpo di grazia.Demetra ed Estia, donne pacifiche, stanno in disparte, mentre le tre dispettose Moire scagliano pestelli di rame da lontano.Scoraggiati, i Giganti superstiti scappano. Atena riesce a scagliare un grosso masso contro Encelado che crolla in mare e diventa l'isola di Sicilia. Poseidone strappa un pezzo a Coo e lo scaglia nel mare, dove diventa l'isola di Nisiro, nel Dodecaneso. Ermes abbatte Ippolito e Artemide Grazione, mentre i proiettili infuocati lanciati dalle Moire bruciano le teste di Agrio e Toante.
Sileno, il satiro nato dalla Terra, si vantò di aver fatto scappare i Giganti col raglio del suo asino, ma Sileno era sempre ubriaco, e veniva accolto all'Olimpo solo per ridere di lui.


Zeus contro Tifone
In realtà però, una nuova minaccia si affacciava all'orizzonte che avrebbe portato Zeus ad intraprende un'ennesima lotta contro un temibile nemico: Tifone.
Quando gli dei ebbero vinto i Giganti, Gea, ancora piu' adirata, si unisce al Tartaro e, in Cilicia, partorisce Tifone che aveva natura mista, di uomo e di bestia. Per la statura e la forza,Tifone era superiore a tutti i figli di Gea e non aveva eguali sulla terra. La sua forza e la sua imponenza superavano di gran lunga quelle di tutti i figli della Terra.Fino alle cosce aveva una forma umana, ma di spaventosa enormità: era più grande di tutte le montagne, e la sua testa spesso sfiorava le stelle.Le sue braccia aperte toccavano da una parte il tramonto e dall'altra l'aurora, e terminavano con cento teste di serpente.
Dalle cosce in giù, invece, aveva smisurate spire di vipera: se le stendeva, gli arrivavano fino alla testa, e producevano orrendi sibili.
Tutto il suo corpo era alato; un pelo irsuto gli ondeggiava sulla testa e sulle guance, e gli occhi sprizzavano fiamme.Con tutta la sua mostruosa grandezza, Tifone si mise a scagliare massi infuocati contro il cielo, fra urla e sibili. Dalla bocca delle sue cento teste sgorgavano torrenti di fuoco reso ancora più orribile dall'ira che lo animava. Così spaventoso e così enorme era Tifone quando sferrò il suo attacco contro lo cielo. Quando gli dei videro che assaliva il cielo, la sorpresa e lo spavento fu tale che andarono a rifugiarsi in Egitto,e poiché lui li inseguiva,si trasformarono in animali (Apollo in corvo, Artemide in gatta, Afrodite in pesce, Ermes in cigno, ecc.), lasciando da solo Zeus ad affrontarlo.
Il combattimento fu lungo. Zeus dapprima iniziò a scagliare le sue folgori, poi, mano mano che Tifone si avvicinava, lo colpì ripetutamente con la falce. Il mostro sembrava vinto ma quando Zeus si avvicinò per scagliare il colpo mortale, fu afferrato da Tifone per le gambe ed immobilizzato. Tifone fu rapido a strappargli la falce con la quale gli recise i tendini delle mani e dei piedi.
Zeus era vinto. Tifone decise quindi di nascondere Zeus in Cilicia, rinchiudendolo in una grotta chiamata Korykos, mentre i suoi tendini, deposti in una sacca di pelle d'orso, li affidò alla custodia della dragonessa Delfine, metà fanciulla e metà serpente. Il suo destino sarebbe stato segnato, quando Ermes, figlio di Zeus, ripresosi dallo spavento decise di reagire. Rubò la sacca a Delfine e trovata la grotta dove era stato imprigionato il padre, lo liberò e lo curò rendendolo nuovamente forte e potente. Zeus, iniziò allora una nuova aspra e dura lotta contro Tifone, che riuscì a sconfiggere scagliandogli addosso l'isola di Sicilia e ad imprigionarlo sotto il monte Etna, dove ancora giace. Le eruzioni del vulcano altro non sarebbero che le fiamme scagliate da Tifone per la rabbia di essere stato vinto.

(Ovidio: Metamorfosi 346-358): "(...) la vasta isola della Trinacria si accumula sulle membra gigantesche, e preme, schiacciando con la sua mole Tifone, che osò sperare una dimora celeste. Spesso, invero, egli si sforza e lotta per rialzarsi, ma la sua mano destra è tenuta ferma dall'Ausonio Peloro, la sinistra da Pachino; i piedi sono schiacciati dal (Capo) Lilibeo, l'Etna gli grava sul capo. Giacendo qui sotto, il feroce Tifone getta rena dalla bocca e vomita fiamme. Spesso si affatica per scuotersi di dosso il peso della terra, e per rovesciare con il suo corpo le città e le grandi montagne. Perciò trema la terra, e lo stesso re del mondo del silenzio teme che il suolo si apra e si squarci con larghe voragini."

Dopo questa ennesima lotta sostenuta da Zeus, seguì un nuovo periodo di tranquillità. Gli dei fecero ritorno all'Olimpo dove Zeus aveva stabilito la loro dimora.


 
Fonte (terralab.it)
 



Il REGNO DI CRONO

La prima cosa che fece Crono fu quella di liberare i suoi fratelli dalla prigionia alla quale il padre li aveva relegati ad eccezione dei Ciclopi e degli Ecatonchiri nei confronti dei quali nutriva seri dubbi sulla loro lealtà nei suoi confronti. Questo, da parte sua, fu un errore che negli anni a venire gli sarebbe costato molto caro. Ma i Titani proclamarono Crono signore dell'universo.
Nella tradizione orfica, Crono è il primo Dio che ha regnato sul cielo e sulla terra, ha portato alle leggende dell'età dell'oro. Si raccontava in Grecia che, in quei tempi lontanissimi, egli regnasse ad Olimpia. In Italia, in cui Crono è stato identificato con Saturno, si poneva il suo trono sul campidoglio. Gli si attribuiva il regno dell'Africa, della Sicilia e, in genere, di tutto l'occidente mediterraneo. Più tardi, quando gli uomini erano diventati malvagi, con la generazione del bronzo e soprattutto del ferro, Crono era risalito al cielo.Esiodo raccontava un mito relativo alle differenti razze che si sono succedute dall'origine dell'umanità: oro, argento, bronzo e ferro, per esprimere il progressivo svilimento della razza umana. A queste quattro ne aggiunse una quinta, quella della stirpe divina degli uomini-Eroi che precede l'ultima età, quella del ferro, come estremo tentativo di recupero prima dell'inevitabile caduta finale. All'inizio, quindi, c'era una razza d'oro. Si era nel periodo in cui Crono regnava ancora in Cielo. Gli uomini vivevano allora come gli dei, liberi d'affanni, al riparo dalle fatiche e dalla miseria, non conoscevano la vecchiaia ma trascorrevano i giorni sempre giovani tra i banchetti e le feste; giunto il tempo di morire, si addormentavano dolcemente; non erano sottomessi alla legge del lavoro, tutti i beni appartenevano a loro spontaneamente, la terra produceva naturalmente abbondante raccolto ed essi, in mezzo ai campi, vivevano in pace. Crono scelse Rea, sua sorella, come sposa e insieme governarono sugli dei e sugli uomini. Ma la sua tranquillità fu minata da un triste vaticinio. Poichè Urano e Gaia, depositari della saggezza e della conoscenza dell'avvenire, gli avevano predetto che sarebbe stato detronizzato da uno dei suoi figli. Terrorizzato, per tentare di ingannare il destino, iniziò a divorare i suoi figli non appena nascevano, tenendoli così prigionieri nelle sue viscere. Così generò e successivamente divorò Estia, Demetra, Era, Ade e Poseidone. Adirata per vedersi privata in tal modo di tutti i suoi figli, Rea, incinta di Zeus, fuggì a Creta e qui partorì segretamente. Poi, avvolgendo un masso con panni, lo diede a Crono perchè lo divorasse. Egli lo inghiottì senza accorgersi dell'inganno.Nel frattempo il piccolo Zeus era stato portato in una caverna del monte Ida nell'isola di Creta e affidato alle cure della ninfa Amaltea che possedeva una capra che aveva due capretti la quale costituiva l'orgoglio del suo popolo per le superbe corna ricurve all'indietro e per le mammelle ricche di latte, degne di allattare il grande Zeus.
Un giorno la capra si spezzò un corno urtando contro un albero perdendo metà della sua bellezza. Il corno fu raccolto da Amaltea che lo ricolmò di frutta ed erbe e lo donò a Zeus. Zeus una volta diventato il re degli dei, pose Amaltea fra le costellazioni e rese fecondo il corno che ancor oggi porta il suo nome, cornucopia (dal latino "cornu=corno" e "copia = abbondanza").Anche l'ape Panacride nutriva Zeus dandogli il miele ed un'aquila gli portava ogni giorno il nettare dell'immortalità. I suoi pianti erano coperti dai Cureti che battevano il ferro per impedire ad alcuno di sentire i suoi vagiti.
Quando fu adulto, Zeus, aiutato da Meti, una delle figlie di Oceano, fece assorbire a Crono una droga che lo costrinse a vomitare tutti i figli divorati. Questi, guidati dal loro giovane fratello Zeus, dichiararono guerra a Crono, che aveva come alleati i suoi fratelli Titani. La guerra durò dieci anni, e un'oracolo della terra promise infine la vittoria a Zeus se avesse preso come alleati gli esseri fatti un tempo precipitare da Crono nel Tartaro. Zeus li liberò e riportò la vittoria. Allora Crono e i Titani furono incatenati al posto degli Ecatonchiri, che divennero i loro guardiani.
 



domenica 28 giugno 2015

IL CORANO E L'INIZIO DELL'UNIVERSO

Allah Eccelso dice
(30:11): E’ Allah che dà inizio alla creazione e la reitera; quindi a Lui sarete ricondotti.
Allah Eccelso dichiara in questo versetto che é l’Unico a creare tutto e tutti gli essseri di questo universo dal nulla. Ciò può essere conosciuto solo attraverso i chiarimenti del Corano che è una rivelazione da Allah.Allah dice riguardo al principio dell’universo:
(2: 117): Egli è il Creatore dei cieli e della terra; quando vuole una cosa, dice Siied essa è.

Allah ci informa che l’universo è stato creato dal nulla; quello che precede la creazione dell’universo fa parte dell’aldilà e non lo conosce altro che Allah Eccelso. Il cervello umano è incapace di conoscere l’origine della materia ed il primo modo della creazione perchè tutto questo è riservato ad Allah e resterà tale per sempre. Tutto quello che il cervello umano è capace di fare si limita ad alcune teorie e presupposti


Si tratta di una immagine reale di una stella che si è formata dalla materia interstellare


Allah Eccelso dice
(18: 51) Non li presi a testimoni della creazione dei cieli e della terra e neppure della creazione di loro stessi e certamente non accetterei l’aiuto dei corruttori!.
Allah Altissimo dice ancora:
(21: 30) Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall’acqua ogni essere vivente . Ancora non credono?

Questa immagine mostra che l’universo si sta espandendo

Il sacro versetto è chiaro: l’universo in cui viviamo è stato creato; Allah ha iniziato la sua creazione da un pianeta iniziale unico (fase del rattoppo: ratk). Allah è Onnipotente : Egli ha poi dato l’ordine di far esplodere questo pianeta iniziale ed è esploso e si è poi trasformato in fumo - fase del fumo. Allah ha creato da questo fumo sia la terra che il cielo, vale a dire tutti i pianeti del cielo e quelli che stanno tra il cielo e la terra in tutte le forme della materia e dell’energia che ci sono note ed ignote. Questa fase è designata sotto il nome dell’arrivo o venuta. La sua descrizione è contenuta nel sacro versetto coranico che segue:
(41: 9 -12) Di’: Vorreste forse rinnegare Colui che in due giorni ha creato la terra [e vorreste] attribuirGli consimili ? Egli è il Signore dei mondi. Ha infisso [sulla terra] le montagne , l’ha benedetta e in quattro giorni di uguale durata ha distribuito gli alimenti ; [Questa è la risposta] a coloro che interrogano. Poi si rivolse al cielo che era fumo e disse a quello e alla terra: «Venite entrambi, per amore o per forza. Risposero: Veniamo obbedienti!.
Gli scienziati di fisica odierni considerano che l’inizio della creazione dell’universo con tutto quello che contiene come materia ed energia o tempo è il risultato di quello che designano come «big-bang», il che conferma che è stato creato dal nulla

ACS scopre due distanti tipi la supernovae
Si veda ora quello che Allah Altissimo dice:
(41:11 -12): Poi si rivolse al cielo che era fumo e disse a quello e alla terra:«Venite entrambi, per amore o per forza»
Risposero: Veniamo obbedienti!. Stabilì in due giorni i sette cieli e ad ogni cielo assegnò la sua funzione. E abbellimmo il cielo più vicino di luminarie e di una protezione. Questo è il decreto dell’Eccelso, del Sapiente! Il Corano dichiara in questo versetto che il cielo all’inizio della creazione dell’universo era ad un certo punto fumo il che è confermato oggi dalla scienza contemporanea.
Dottor G. Gamow dice:
L’Universo era pieno di gas distribuito uniformemente e da questo gas è nato il processo di trasformazione atomica nei diversi elementi.
James Heather, astronomo dice:
Il più probabile è che la materia dell’universo era all’inizio un gas diffuso uniformemente nello spazio e che le nubi dell’universo sono state formate dall’accumulazione di questo gas.

Questa immagine raffigura la nostra galassia e diversi pianeti

Il Corano e l’estensione dell’Universo


Allah Eccelso dice
(51: 47): Il cielo lo abbiamo costruito con la Nostra potenza e [costantemente] lo estendiamo nell’immensità
(21:30): Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall’acqua ogni essere vivente. Ancora non credono?
(41:9 -12): Di’: Vorreste forse rinnegare Colui che in due giorni ha creato la terra [e vorreste] attribuirGli consimili ? Egli è il Signore dei mondi. (versetto 10) Ha infisso [sulla terra] le montagne, l’ha benedetta e in quattro giorni di uguale durata ha distribuito gli alimenti
[Questa è la risposta] a coloro che interrogano. (versetto 11) Poi si rivolse al cielo che era fumo e disse a quello e alla terra: « Venite entrambi, per amore o per forza.
Risposero: Veniamo obbedienti!
(21:104): Il Giorno in cui avvolgeremo il cielo come gli scritti sono avvolti in rotoli. Come iniziammo la prima creazione, così la reitereremo; è Nostra promessa: saremo Noi a farlo.

(14: 48): [Avverrà ciò] nel Giorno in cui la terra sarà trasformata e [parimenti] i cieli, in cui gli uomini compariranno di fronte ad Allah, l’Unico, il Supremo Dominatore.
Questi versetti indicano che l’Universo in cui viviamo si distende e si estende continuamente e che se risaliamo all’inizio di questo processo troviamo che l’Universo ha la forma di un solo corpo (rattoppo) come abbiamo riferito sopra. Questo unico corpo è esploso dietro ordine di Allah (fase esplosione) e si è trasformato in una nuvola di fumo (fase del fumo) da cui sono stati creati e la terra ed i cieli (fase della venuta o dell’arrivo) e che l’Universo dal momento della sua esplosione ha iniziato un processo di estensione continua. Detta estensione si fermerà ad un certo momento che Solo Allah sa e dietro ordine di Solo Allah Altissimo. L’Universo inizierà allora a ripiegarsi su se stesso e ad accumularsi in un unico corpo come il corpo iniziale di prima della creazione, a partire dal quale sono nati i cieli e la terra. L’operazione dell’esplosione si ripeterà come quella della trasformazione in fumo, che darà luogo ad una terra diversa da quella nostra attuale ed altri cieli diversi da quelli che vediamo nella nostra vita e così finirà il viaggio della vita terrestre e inizierà quello dell’aldilà.Tutte queste tappe, fasi e trasformazioni costituiscono la totalità delle tappe della creazione, della scomparsa e della resurrezione senza entrare nei dettagli e nei particolari. Queste verità coraniche sono state irraggiungibili e Gli specialisti di astronomia hanno scoperto recentemente che l’Universo è in costante movimento, che si estende e si amplifica. Lo costatano attraverso le loro osservazioni dei lontani corpi celesti. É questa una verità che è stata confermata dall’astronomo americano F. M. Sliver a conclusione della sua osservazione di un numero di galassie al di fuori della nostra. Trovò infatti che la maggior parte di dette galassie si allontanano da noi e tra di esse con una grande velocità. Lo confermarono da parte loro anche il fisico specialista di scienze dell’universo Giorgio Lemaître e l’astronomo americano Edwin Harel che confermò il fenomeno dell’estensione ed ampliamento dell’universo affermando che le stelle e le galassie si muovono lontane le une dalle altre in modo continuo. Tale estensione riguarda non lo spazio locale ma lo spazio globale. Detta estensione continuerà fino a quando la gravità non perderà il suo potere su queste galassie che finiranno poi per disperdersi nello spazio producendo la fine del mondo.
Questa immagine mostra che le distanze tra le galassie o ammassi di galassie sono in continuo aumento e che quindi l’universo è in espansione.
Allah Altissimo dice nel Corano
(82:1 -2) Quando il cielo si squarcerà e saranno dispersi gli astri..

     
Fonte (http://thekeytoislam.com/it/scientific-explanations-quran-expansion-universe.aspx   )


IL CORANO E LA CREAZIONE DELL'ESSERE UMANO

Allah Altissimo chiarisce le diverse fasi di evoluzione dell’embrione dicendo
(23:12- 16): In verità creammo l’uomo da un estratto di argilla. Poi ne facemmo una goccia di sperma [posta] in un sicuro ricettacolo, poi di questa goccia facemmo un’aderenza e dell’aderenza un embrione; dall’embrione creammo le ossa e rivestimmo le ossa di carne. E quindi ne facemmo un’altra creatura. Sia benedetto Allah, il Migliore dei creatori! E dopo di ciò certamente morirete, e nel Giorno del Giudizio sarete risuscitati.
 Ecco le fasi per le quali passa la creazione dell’uomo secondo il Corano:
L›inizio dello sviluppo umano

Prima fase: é la fase dell’argilla ed è l’origine da cui è stato creato Adamo - pace su di lui- padre dell’umanità; questo versetto è la refutazione della teoria dell’evoluzione, visto che Allah Eccelso dice che l’uomo è stato creato indipendentemente e non è il risultato di una evoluzione di un altro essere.Lo sperma eterogeno: che risulta dallo sperma dell’uomo che si mescola a quello della donna: in questa fase Allah Altissimo decide la fecondazione dell’ovulo femminile o meno; nel secondo caso lo sperma maschile e l’ovulo della femmina muoiono; nel primo caso si assiste alla nascita di un liquido eterogeneo che costituisce l’inizio della creazione. Lo stesso liquido se Allah lo vuole può venire cacciato all’esterno dell’utero e la donna non avere fertilità; nel caso in cui Allah volesse il contrario questo liquido si accolla alla parete dell’utero per iniziare ad alimentarsene.


Diagramma che indica la fecondazione, la processione della fecondazione inizia quando lo sperma contatta l’ovocita secondario della membrana plasmatica e termina con la compenetrazione dei cromosomi materni e paterni alla metafase della prima divisione mitotica dello zigote. L’ovocita secondario circondato da spermatozoi diversi, due dei quali sono penetrati nella corona radiata. (Tratto dal Dr. Keith Moore, L’inizio dello sviluppo umano, pg. 34 - 7a edizione).
 
Allah Eccelso dice:
(76:2): Invero creammo l’uomo, per metterlo alla prova, da una goccia di sperma eterogenea e abbiamo fatto sì che sentisse e vedesse.
Allah Eccelso dice:
(22:5): O uomini, se dubitate della Resurrezione, sappiate che vi creammo da polvere e poi da sperma e poi da un’aderenza e quindi da pezzetto di carne, formata e non formata - così Noi vi spieghiamo - e poniamo nell’utero quello che vogliamo fino a un termine stabilito.


La terza fase: l’embrione «alaka» Letteralmente sanguisuga: si accolla alla parete dell’utero per iniziare ad alimentarsi dal suo sangue, esattamente come il sanguisuga che si alimenta dal sangue umano.

Vista laterale di un embrione (24-25 giorni). B. Disegni che illustrano le similitudinitra una sanguisuga e un embrione umano allo stadio ‘alaqah’. (Tratto dal Dr. Keith Moore, L’inizio dello sviluppo umano, pg. 34 - 7a edizione).
 
Diagramma del sistema cardiovascolare primordiale in un embrione di circa 21 giorni, visto dal lato sinistro. Osservazione della fase transitoria di coppie di vasi simmetrici. (Keith Moore). Ogni tubo del cuore continua dorsalmente in una aorta dorsale che passa caudalmente.L’aspetto esterno dell’embrione e del suo sacco è simile a quella di un coagulo di sangue, a causa della presenza di quantità relativamente grandi di sangue presenti nell’embrione.

Sezione di un embrione impiantato (circa 21 giorni). In questo diagramma possiamovedere la sospensione dell’embrione durante la fase di ‘alaqah’ nel grembo maternodella madre.
 Quarta fase: é la fase di «mudhgha», oppure del boccone masticato; l’embrione viene chiamato così perchè presenta una grande somiglianza con un boccone di carne masticato.
Microfotografia di un embrione umano allo stadio di quattro settimane e mezzo. (Keith Moore) Dimensioni attuali 4,5 mm.
A- Figura: Guarda le similitudini tra un pezzo di gomma masticatoe una foto reale di un embrione. Come è possibileche un uomo illetterato fornisca tali istruzioni precise sull›embrione? In effetti non è che una rivelazione di Dio!
B- L›embrione in questa fase è simile ad una sostanza masticata, a causa dei metameri nella parte posteriore dell›embrione che assomigliano a tracce di denti in una sostanza masticata
Quinta fase: è quella della formazione delle ossa.
Sesta fase: copertura di carne dello scheletro.
Settima ed ultima fase: é un’altra creazione; si procede alla creazione della sembianza, dell’apparenza e di un’anima che viene infusa.
 
L’embrione umano passa attraverso diverse fasi in una tripla oscurità come.
 
Allah ce lo dice nel Corano:

(39:6): Vi ha creati da un solo essere, da cui ha tratto la sua sposa. Del bestiame vi diede otto coppie. Vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione, in tre tenebre [successive]. Questi è Allah, il vostro Signore! [Appartiene] a Lui la sovranità. Non c’è altro dio all’infuori di Lui. Come potete allontanarvi [da Lui]?

Il miracolo del Corano in questo versetto sta nel fatto che ha indicato che l’embrione ha tre involucri che vengono designati come oscurità, perchè sono impermeabili, attraverso cui non passa nè l’aria nè l’acqua, nè la luce, nè il caldo. Queste tre coperture si vedono solo quando si procede ad un’operazione chirurgica precisa. Sono coperture che sembrano ad occhio nudo come una sola.

Il professor M. Bucaille dice:
Queste tre oscurità fanno da tre ostacoli che separano l’embrione dall’ambiente esterno. Egli vive in un involucro che sta all’interno dell’utero che a sua volta è all’interno della donna. Perciò le tre oscurità possono spiegarsi come detto sopra. Come è da notare che l’embrione è in posto sicuro, isolato e lontano dalle influenze esterne.

Allah Altissimo dice:
Non vi creammo da un liquido vile, che depositammo in un sicuro ricettacolo per un tempo stabilito? Siamo Noi che lo stabiliamo. Siamo i migliori nello stabilire [tutte le cose].
Disegno di una sezione sagittale di un utero gravido di 4 settimane, mostrando la relazione tra le membrane fetali e la decidua e l’embrione
 

Il professor Keith Moore ,capodipartimento di chirurgia e geni all’Università di Toronto in Canada, scrive nel suo libro: Lo sviluppo umano: Quando ho passato in rassegna tutte le tappe di evoluzione dell’embrione nel feto della madre, tappe registrate con l’ausilio dei più moderni strumenti scientifici e tecnologici, ho trovato che corrispondono esattamente a tutto quello che è menzionato nel Corano riguardo alle tappe di formazione delle ossa, della carne e via di seguito.» Quando gli fu posta la domanda se il profeta dell’islam poteva conoscere tutti questi particolari sull’embrione, il professore rispose: « Impossibile! Il mondo intero in quell’epoca non sapeva che l’embrione si formava attraverso fasi; anzi la scienza attuale non è nemneno pervenuta a dare un nome ai cicli di formazione dell’embrione dando solo numeri complicati, mentre il Corano le designa sotto un numero limitato di nomi semplici e molto precisi. É chiaro che quelle indicazioni sono giunte al profeta da Allah, attraverso la rivelazione.

Il dottor Gerald Corringer,professore di geni alle Università americane dichiara:Molte delle verità menzionate dai relatori musulmani corrispondono perfettamente con le verità a cui la ricerca scientifica è oggi pervenuta.

Fonte( http://thekeytoislam.com/it/scientific-explanations-quran-human-embryonic-phases.aspx)


L'ASTRONAUTA Di PALENQUE

Foto originale di Erich von Däniken
 

Capitolo 1

Il famosissimo disegno del dott. Alberto Lhuiller reso noto da Erich von Däniken

L'eccellente disegno del dott. Lhuiller è la base di tutto. Infatti era proprio lui (più tardi Erich von Däniken), che ha riportato alla luce la verità. Con il mio contributo non voglio affatto sminuire il suo disegno. Ma il dott. Lhuiller viveva in altri tempi, e non poteva riconoscere le cose come le conosciamo noi oggi.La mia piccola contestazione si rivolge soltanto verso la parte del naso dell'astronauta.Sulla lastra del sarcofago si vede chiaramente una protezione del naso come l'hanno i nostri piloti di caccia. Lhuiller presumeva forse che lo scultore non avesse fatto qualcosa di giusto ed ha ritoccato la parte del naso. Ma proprio questo naso non è visibile sulla lastra di pietra ed è coperto dalla protezione per l'ossigeno.

Foto della parte del naso   
Disegno della parte del naso

Capitolo 2

Il pilotaggio con i piedi

Una vera e propria pazzia. Su questa figura si vede chiaramente come l'astronauta pilota con i piedi scalzi. Questo astronauta pilota un veicolo spaziale senza alcun mezzo elettronico o elettrotecnico.

Per spiegare meglio dovreste confrontare il tutto con l'alettone di coda di un aereo. Questo "deviatore" dei gas di propulsione ha la stessa funzione.Molto bello è l'appoggia piedi dell'astronauta. Questo dispone persino di un dispositivo di regolazione.

 

Capitolo 3

La tuta dell'astronauta

Sul disegno del dott. Lhuiller, l'astronauta sembra seminudo. Però, in verità, - sulla lastra del sarcofago - lo vedo ben protetto dal freddo. Ma le mani ed i piedi sono scalzi, per poter pilotare più sensibilmente con i mezzi di guida. Ciò sottolinea la mia teoria sulla "tecnica primitiva".


 
 
Ed ora coloriamo il tutto
 
 
 
 

 

Capitolo 4

Breve riassunto generico

Con differenti colori sul disegno si può spiegare meglio. La guida con i piedi dev'essere appoggiata per bene. Grazie alla lunga leva (asse di pilotaggio con i piedi), l'alettone di deviazione dei gas di spinta si può regolare in modo esatto con la forza di un "piede di porco".
Il semplice "seggiolino" è certamente un po' contraproducente, ma in questo caso non dovrebbe essere impossibile.Da non dimenticare, che i nostri "razzi" chimici, con tanto di equipaggio umano, hanno dei valori di accelerazione di ca. 60 m/s2. Questa piccola capsula spaziale però, ha presumibilmente un'accelerazione massima di ca. 15-20 m/s2. Questo renderebbe possibile questo seggiolino apparentemente impossibile. 

Maniglia con manopola (mano sinistra) Se si guida pazzamente con i piedi e si siede su un seggiolino molto semplice, allora bisogna aggrapparsi da qualche parte. Eventualmente, la manopola integrata nella maniglia per la mano sinistra, serve per regolare la propulsione.Bottone di regolazione (mano destra)
Ciò che sembra un piccolo bottone di regolazione tra il pollice e l'indice, non lo è affatto. Il pilota sta usando qui il palmo della mano destra per spingere un'asse di comando. Che cosa sia effettivamente, non si saprà mai. Pollice ed indice sono chiusi per aver più forza nel palmo della mano destra.


Regolazione del seggiolino
Molto probabilmente sotto a sinistra del seggiolino. Come in un veicolo a motore! Da ridere.

Guida con i piedi (con ambedue i piedi scalzi!) Ma bisogna veramente essere pazzi per pilotare un'astronave in tal modo. Ma qui si vede CHIARAMENTE e senza ambiguità che i fatti sono questi. Lunga asse di leva per i piedi, corta asse per l'alettone direzionale.Molto bello però è l'appoggio ergonomico per il piede sinistro. Dispone persino di una vite di regolazione.

La sospensione mobile di questa struttura
Ora, se osserviamo le lunghe leve, allora queste devono essere "appoggiate" a metà del loro percorso. Altrimenti questa struttura pazzesca si sgretola. Questa sospensione però, deve agire su 2 livelli, dato che i gas di spinta si devono poter "pilotare" su 2 livelli. Altrimenti si vola solo a sinistra o a destra.
Se si osserva bene questa struttura, allora si ha il senso di stare davanti ad un oggetto fatto nel garage. Sicuramente niente di eccezionale. L'unica cosa di eccezionale è il propulsore stesso. Veramente unico. Ora ve lo spiego.
 

Capitolo 5

Il propulsore di Palenque

Personalmente ritengo che il propulsore sulla lastra del sarcofago di Palenque sia un propulsore chimico a reazione non troppo calda (in confronto ai nostri propulsori a gas estremamente caldi). Il piano dello scultore non lascia alcun dubbio.

I serbatoi per combustibile liquido

Iniziamo da tutta un'altra parte. Ossia dai serbatoi superleggeri per i liquidi di combustione, da confrontare con dei serbatoi molto pesanti per gas. Come si può vedere da una figura ripresa nel mio giardino il serbatoio per il gas è molto pesante, perché ha spesse pareti d'acciaio. Questo peso ci si deve portare appresso se si vuole viaggiare con un propulsore a gas. Vorrei dire, che se il peso del gas ammonta a 10 kg, allora pure il serbatoio vuoto ammonta anche a ca. 10 kg (a seconda della pressione del gas naturalmente). Per un serbatoio di combustibile liquido invece, per 10 kg di liquido serve solo un serbatoio che pesa a vuoto ca. 0.5 kg!


Inoltre, un propulsore alimentato da gas, sviluppa molto calore. Questo dev'essere poi smaltito tramite un sistema di raffreddamento molto pesante. Ma anche questo peso non ce lo vogliamo portare dietro.
 

Il propulsore

Ed ora spostiamoci sul vero e proprio propulsore. Dapprima una vecchissima foto, dei tempi dove non si era ancora falsificato niente ........ mkh

Qui si intravedono chiaramente le 2 "taniche di riserva" che servono come serbatoi per i liquidi di combustione. La genialità di questo propulsore si basa sul principio dei gas di spinta che fuoriescono parallelamente. I nostri propulsori odierni hanno un grado di efficacia di ca. il 30 %, ma questo propulsore mostra un grado di efficacia di oltre il 90 %, dato che i gas di spinta fuoriescono parallelamente.
 

I propulsori odierni:

© 1967, by Mondo Verlag A.-G. Lausanne

Se si confronta la foto della lastra di Palenque con gli schemi dei propulsori odierni, allora si vede subito che non hanno quasi niente in comune. Il propulsore di Palenque NON È un propulsore tipo "von Braun". Pertanto ci dobbiamo distanziare del tutto dalla tecnica odierna.

 Come si vede da questa bozza, i gas di spinta del propulsore di Palenque fuoriescono parallelamente. Con ciò la forza vettoriale di spinta decorre - in confronto ai nostri propulsori tipo von Braun - quasi al 100 percento nella direzione giusta.Ciò significa inevitabilmente che abbiamo bisogno di molto, ma molto meno propulsione e cosi possiamo risparmiare pure nel peso dei combustibili.Questo propulsore viene alimentato chimicamente come i nostri, ma è stato concepito sotto premesse completamente differenti.
I vantaggi di questo propulsore sono chiari:

azione:vantaggio:
spinta di propulsione leggera con la sua bassa spinta il propulsore non necessita di pesanti sospensioni
spinta di propulsione di lunga durata deve necessariamente essere, a causa della bassa accelerazione
bassa pressione nella camera di combustionepermette la costruzione di una leggera camera di combustione
media temperatura accettabile nella camera di propulsioneminor isolamento termico da doversi portare dietro
astro-navetta molto leggera, equipaggiata spartanicamentedeve necessariamente essere, a causa della leggera propulsione

Il tutto naturalmente in confronto ai nostri propulsori odierni di tipo von Braun.

Altri chiari svantaggi del propulsore odierno tipo von Braun sono:

  • La forte pressione nella camera di combustione è un ostacolo alla nuova alimentazione di carburante. Ciò necessita forti pompe a turbina molto pesanti da portarsi dietro.
  • In parte la forte pressione viene tramutata in calore invece che in spinta. Ciò necessita un pesante congegno di raffreddamento da portarsi dietro.
  • La forte pressione nella camera di combustione necessita pesantissime pareti della camera di combustione stessa, in grado di resistere a questa pressione. Anche questo peso bisogna portarselo appresso.
Con ciò è necessario "moltiplicare" la spinta del propulsore. Tutt'altro invece per il propulsore di Palenque.
 

Capitolo 6

Dettagli del propulsore di Palenque

Dapprima uno schema basilare da parte mia
Di seguito lo schema di come vedo questo propulsore:
 

 

  1. Il combustibile liquido scorre dal serbatoio A attraverso la condotta L1 direttamente nella pompa a pistone.
  2. Il liquido viene messo sotto pressione nella pompa a pistone. 60-120 bar dovrebbero essere sufficienti.
  3. Dopodiche il combustibile scorre sotto pressione attraverso L2 nelle camere di vaporizzazione. Queste si trovano nel coperchio della camera di combustione ed il combustibile vaporizza mediante il calore emanato del propulsore stesso.
  4. Contemporaneamente la vaporizzazione raffredda il coperchio della camera di combustione!
  5. Durante la vaporizzazione dovrebbe svilupparsi nelle camere di vaporizzazione una pressione di gas di 8 - 10 kg/cm2. Questa non basta per "tornare indietro", ma basta però per spingere il combustibile vaporizzato nella camera di combustione.
  6. Nella camera di combustione stessa dovrebbe svilupparsi una pressione media e costante "verso l'alto" di 4 - 6 kg/cm2. Questo non è facile, perché sotto è tutto aperto!
  7. Dato che i gas di spinta attraversano i cilindri di raddrizzamento e non possono divulgarsi da tutte le parti, dovrebbe essere possibile sviluppare una pressione abbastanza forte sul coperchio della camera di combustione.

Esguiamo un piccolo calcolo:

L'apertura di uscita del propulsore dovrebbe essere rotonda e di un diametro di 40 cm. Da questo ne risultano 1250 cm2. Se si sviluppa una pressione costante di 4 kg/cm2 nella camera di combustione ne risulterebbe una pressione totale di circa 5000 kg! (naturalmente solo in caso di un grado di efficienza poco realizzabile del 100%).Formula intera: 20cm x 20cm x Pi x 4kg/cm2 = 5'000 kg circa. Però, già con 3000 kg di spinta l'astronavetta dovrebbe mettersi ottimamente in marcia!

Capitolo 7

Fine e conclusioni

 
 

Se si guarda bene questo disegno, allora il tutto sembra come se si stia davanti ad un astrogommone.Ma nonostante la tecnica primitiva - in confronto alla nostra tecnica odierna - questo disegno dimostra chiaramente due fatti fondamentali:
Già da 2'000 anni a.c. circa si conosceva sulla Terra la navigazione spaziale.A questo punto vorrei terminare la mia teoria sul "Pazzo di Palenque". Un bel salutone a tutti.

 Un'analisi di Pierluigi Peruzzi sul sarcofago di Re Pacal
(© 2008.04 Pierluigi Peruzzi-Damasco - ultima edizione 22.04.2015 )