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sabato 7 novembre 2015

SHAMASH/UTU

Šamaš (anche nella resa anglosassone di Shamash) in accadico; Utu in sumerico; era nella mitologia mesopotamica il dio Sole, dio benefico della giustizia. Fratello di Inanna, sua compagna era la dea Aja (in sumerico: Šerida). Il culto principale del dio si praticava a Sippar e a Larsa, il suo tempio era l'E-babbar (Casa dello splendore).
Nella dodicesima tavola del poema di Gilgameš il dio viene invocato per aprire il passaggio verso l'Oltretomba e permettere ai due amici, Gilgameš ed Enkidu, di riabbracciarsi. In un'altra versione dello stesso mito è l'invocazione al dio che causa l'apertura, ai piedi di Gilgameš, di una voragine nella quale perde i due strumenti, il pukku e il mekku, che gli sono molto cari.

Sigillo cilindrico con scena di culto a Šamaš, calcare (Parigi, Louvre).
Utu (“Colui che brilla”): il “dio Sole”, meglio conosciuto con il suo nome accadico Shamash; aveva numero di rango 20. Nipote di Enlil, gemello di Inanna. Come seconda generazione nata sulla Terra (dopo i suoi genitori Nannar/Sin e Ningal/Nikkal), i due gemelli crebbero in fretta e Utu in giovane età divenne comandante degli Uomini aquila nel Porto spaziale a Sippar. Secondo un testo citato da ZS, dopo il Diluvio Utu, ribattezzato Shulim, si ritrovò a capo del Centro di controllo missione a Ur-Shulim (Gerusalemme). Diventato vecchio, Utu/Shamash si ritirò a Sippar; era considerato il dio della giustizia e della legge.

Utu

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