Cerca nel blog

domenica 5 luglio 2015

L'INQUIETUDINE E LA SUPREMAZIA DI MARDUK / RA AUTOPROCLAMATOSI SUPREMO DIO DELLA TERRA



-Ciò che era stato affidato a Inanna, lei lo trascurò; covava in cuor suo il desiderio di avere altri domini, che non le erano stati concessi.
Quando, al conto di mille anni, a Unug–ki venne tolta la sovranità, chi avrebbe potuto prevedere la calamità che si sarebbe abbattuta alla fine del successivo millennio, chi avrebbe potuto evitare il disastro?
Chi avrebbe potuto prevedere che, in meno di un terzo di uno Shar, si sarebbe abbattuta una calamità sconosciuta?
L’amara fine venne scatenata da Inanna, Marduk come Ra rimase legato al Destino.
Ninurta e Nergal furono essi stessi i latori di una fine indicibile!
Perché Inanna non era soddisfatta del proprio dominio. Perché non riuscì mai a perdonare Marduk?
Viaggiando fra Unug–ki e Aratta, Inanna si sentiva inquieta e non gratificata.
Per il suo amato Dumuzi ancora versava lacrime, il suo desiderio di amore non era ancora stato saziato.
Quando viaggiava nei cieli, nei raggi del Sole vedeva l’immagine di Dumuzi, che brillava e ammiccava.
Alla notte le appariva in sogno: Tornerò! Così le diceva.
Le prometteva le glorie del suo dominio nella Terra dei Due Canali.
Nel Sacro Recinto di Unug–ki creò la Casa del Piacere Notturno.
A Gigunu con dolci lusinghe lei attirava giovani eroi la sera delle loro nozze.
Prometteva loro una vita lunga e felice; si illudeva che il suo amante fosse Dumuzi.
Ciascuno di loro, al mattino, giaceva morto nel suo letto.
Fu in quel periodo che l’eroe Banda, creduto morto, fece ritorno vivo a Unug–ki.
Per grazia di Utu, del cui seme egli era nato, Banda fece ritorno dal mondo dei morti.
Un miracolo! Un miracolo!
Così urlò Inanna in preda all’eccitazione. Il mio amato Dumuzi è tornato a me!
Nella sua dimora Banda venne lavato, venne avvolto in un abito frangiato, cinto da una fascia.
Dumuzi, mio amato! Così lo chiamò. Lo attirò al suo letto, ricoperto di fiori.
Quando il mattino seguente Banda era ancora vivo, Inanna gridò di gioia:
Nelle mie mani è stato deposto il potere di immortalità: sono la custode dell’immortalità!
Inanna decise di assurgere a dèa con il Potere dell’Immortalità.
Nannar e Ningal, genitori di Inanna, non furono compiaciuti della sua proclamazione.
Enlil e Ninurta erano perplessi alle parole di Inanna; Utu suo fratello, era confuso.
Non è possibile riportare i morti in vita! Così si dicevano Enki e Ninharsag.
Nelle terre di Ki–Engi, il popolo lodava la sua buona sorte.
Gli dèi sono fra di noi, possono abolire la morte! Così diceva la gente.
Sul trono di Unug–ki Banda succedette al proprio padre Enmerkar: Lugal, Grande Uomo, fu il suo titolo.
La dèa Ninsun, del seme di Enlil, lo prese quale suo sposo.
L’eroe Gilgamesh, loro figlio, seguì Lugal–Banda sul trono di Unug– ki. Col trascorrere degli anni Gilgamesh divenne più adulto; a sua madre Ninsun di vita e di morte parlava. Si chiedeva della morte dei
suoi antenati, che, pur se discendenti degli Anunnaki, erano morti. Gli dèi muoiono? Così chiese a sua madre. Anch’io, pur se divino per due terzi, in quanto mortale dovrò ascendere quel muro? Così le domandò. Fintantoché dimorerai sulla Terra, avrai la morte dei Terrestri!
Così Ninsun disse al proprio figlio. Ma se vorrai essere condotto a Nibiru, lì avrai lunga vita. Per portare Gilgamesh in alto, per farlo viaggiare fino a Nibiru, Ninsun si rivolse a Utu, il comandante.
 Infinite volte Ninsun si rivolse a Utu, giorno dopo giorno lo supplicò: Conduci Gilgamesh al Luogo dell’Atterraggio!
Così alla fine Utu acconsentì. Per guidarlo e proteggerlo, Ninharsag creò un sosia di Gilgamesh. Venne chiamato Enkidu, Come Creato da Enki; non era nato da utero, sangue non scorreva nelle sue vene. Gilgamesh, insieme al suo compagno Enkidu, viaggiò fino al Luogo dell’Atterraggio, Utu con gli oracoli controllava il suo cammino. All’ingresso della Foresta del Cedro, il mostro che sputava fuoco bloccò loro la strada. Con astuzia riuscirono a confondere il mostro, lo ridussero a pezzi.
Quando trovarono l’ingresso segreto ai tunnel degli Anunnaki, con sbuffi mortali li sfidò il Toro dei Cieli, creatura di Enlil. Fino ai cancelli di Unug–ki li inseguì il mostro; ai bastioni della città Enkidu lo uccise. Quando Enlil lo venne a sapere, urlò per lo strazio; il suo lamento si udì nei cieli di Anu.
Perché Enlil in cuor suo lo sapeva per certo: infausto era il presagio!
Per aver ucciso il Toro dei Cieli, Enkidu fu punito, fu condannato a morire nelle acque.
Gilgamesh, istruito da Ninsun e Utu, fu assolto per l’uccisione.
Ancora alla ricerca della lunga vita di Nibiru, Gilgamesh ottenne da Utu il permesso di proseguire verso il Luogo dei Carri.
Dopo molte avventure raggiunse la Terra di Tilmun, la Quarta Regione.
Proseguì il viaggio attraverso i suoi tunnel sotterranei, in un giardino di pietre preziose incontrò Ziusudra!
Ziusudra raccontò a Gilgamesh gli avvenimenti del Diluvio, a lui rivelò il segreto della lunga vita.
Nel pozzo del giardino cresceva una pianta che impediva a Ziusudra e a sua moglie di diventare vecchi!
Era unica di tutte le piante della Terra; grazie a essa un uomo può riavere il suo pieno vigore.
L’Uomo Anziano ridiventa Giovane! Questo era il nome della pianta. Così raccontò Ziusudra a Gilgamesh.
Sul Monte della Salvezza ci fu concessa come dono di Enki, con la benedizione di Enlil.
Mentre Ziusudra e la sua sposa dormivano, Gilgamesh ai loro piedi legò delle pietre.
Si calò nel pozzo, afferrò e sradicò la pianta per ridiventare giovani.
Con la pianta nella sacca, si affrettò lungo i tunnel, fece ritorno a Unug–ki.
Quando si sentì stanco e si addormentò, un serpente venne attratto dalla fragranza della pianta.
Il serpente strappò la pianta da Gilgamesh addormentato; con la pianta sparì.
Al mattino, scoprendo la perdita, Gilgamesh si sedette e pianse.
 Ritornò a mani vuote a Unug–ki, come mortale vi morì.
Dopo Gilgamesh altri sette re regnarono a Unug–ki, poi la sua sovranità giunse alla fine.
Questo accade quando erano trascorsi esattamente mille anni della Terra!
La sovranità della Prima Regione venne trasferita a Urim, città di Nannar e Ningal.
A tutti gli avvenimenti delle altre Regioni, Marduk prestava molta attenzione.
Ra era infastidito dai sogni e dalle visioni di Inanna, che alludevano al dominio di Dumuzi.
Era ben deciso a opporsi ai progetti di espansione di Inanna.
Fece profonde riflessioni sulle questioni della risurrezione e dell’immortalità.
Il pensiero di assurgere a divinità lo attraeva molto, proclamò di essere egli stesso una divinità!
Per quanto era stato concesso a Gilgamesh, in buona parte un Terrestre, Ra era infuriato.
Ma lo ritenne un buon sistema per assicurarsi la lealtà dei re e del popolo.
Se ai semidèi viene mostrata la porta per l’immortalità, che ciò valga anche per i re della mia regione!
Così Marduk, conosciuto nella Seconda Regione con il nome di Ra, diceva tra sé:
Che i re della mia Regione siano discendenti di Neteru, che nell’Aldilà viaggino fino a Nibiru!
Questo decretò Ra nel suo regno.
Insegnò ai re come costruire tombe rivolte a oriente.
Agli scribi sacerdoti dettò un lungo libro, nel quale veniva descritto in ogni particolare il viaggio dell’Aldilà.
Nel libro si narrava come raggiungere il Duat, il Luogo delle Barche Celesti.
Come da lì con una Scala viaggiare fino al Cielo, viaggiare fino al Pianeta Imperituro.
Come mangiare la Pianta della Vita, come bere a sazietà le Acque della Giovinezza. Ai sacerdoti Ra insegnò della venuta degli dèi sulla Terra. Disse loro che Poro è lo splendore della vita.
E la carne degli dèi! Così Ra disse ai re. Dette istruzioni ai re di compiere spedizioni nell’Abzu e nel Dominio Inferiore, per procurarsi l’oro. Quando, con la forza delle loro armi, i re di Ra conquistarono terre non loro, Ra invase i regni dei suoi fratelli, facendo così nascere e crescere la loro ira. Cosa fa Marduk? Così si chiedevano i fratelli.
Ci vuole forse sottomettere? Si rivolsero allora a Enki, loro padre; Ra non dette ascolto alle parole di Ptah, suo padre. Ra dette ordine ai re di Magan e Meluhhah di conquistare tutte le terre circostanti. In cuor suo progettava di essere il Signore delle Quattro Regioni. La Terra è mia, io solo la governerò! Così, inflessibile, disse a suo padre.
 

Questo è ora il racconto di come Marduk si proclamò supremo e costruì Babili, e di come Inanna, comandante dei re guerrieri, fece scorrere il sangue e acconsentì che venissero commessi sacrilegi.  
Dopo che la sovranità venne trasferita da Unug–ki a Urim, Nannar e Ningal sorrisero al popolo. Come si addice al suo Rango di Trenta, Nannar era venerato come dio della Luna. Contando i mesi della Luna in un anno, decretò ogni anno dodici festività. Un mese e la sua festività erano dedicati a ciascuno dei dodici Grandi Anunnaki.
In tutta la Prima Regione, in onore degli dèi Anunnaki, sia quelli importanti, sia quelli meno importanti, templi e santuari vennero eretti, lì la gente poteva pregare direttamente le sue divinità.
Nella Prima Regione, la civiltà si diffuse da Ki–Engi ad altre terre limitrofe.
Nelle Città dell’Uomo i sovrani del posto erano designati quali Giusti Pastori.
Artigiani e contadini, pastori e tessitori scambiavano i prodotti anche in terre lontane.
Vennero decretate leggi di giustizia, vennero onorati contratti di commercio, di matrimonio e di divorzio.
Nelle scuole i giovani studiavano.
Gli scribi annotavano gli inni, i proverbi e le parole di saggezza.
Abbondanza e felicità regnavano sulle terre; ma vi erano anche litigi e usurpazioni.
Sempre Inanna, a bordo della sua nave celeste, continuava a viaggiare di terra in terra; si divertiva con Utu nei pressi del Mare Superiore.
Si recò nel dominio di Ishkur, suo zio; Dudu, Amato, così lo chiamò.
Inanna si invaghì della gente che abitava nella pianura superiore dei due fiumi.
Trovava gradevole il suono della loro lingua: a parlare la loro lingua ella imparò.
La chiamarono Ishtar, nella loro lingua, con il nome del pianeta Lahamu.
Chiamarono Uruk la sua città Unug–ki, nella loro lingua pronunciavano Dudu come Adad.
Chiamarono suo padre Nannar Sin, Signore degli Oracoli: la città di Urim la chiamarono Ur.
Nella loro lingua chiamarono Utu Shamash, Sole Splendente, venerarono anche lui.
Enlil lo chiamarono Padre Elil; Nippur per loro divenne Nibru–ki.
Ki–Engi, Terra dei Supremi Osservatori, nella loro lingua la chiamarono Sumer. A Sumer, la Prima Regione, la sovranità passava a turno fra le città. Nella Seconda Regione, Ra non permetteva cambiamenti, desiderava regnare da solo. Il Più Anziano del Cielo, colui che è primogenito sulla Terra!
 Così voleva che i sacerdoti lo chiamassero. Il Supremo dei tempi del Principio!
Così decretò di essere chiamato negli inni. Signore dell’Eternità, colui che ha creato l’eternità, che presiede su tutti gli dèi. Colui che è senza pari, il grande solitario e l’unico! Così Marduk, come Ra, si pose al di sopra di tutti gli altri dèi. Dei loro poteri e attributi arbitrariamente si appropriò. Come Enlil sono responsabile della signoria e dei decreti, come Ninurta sono responsabile di zappare e combattere. Come Adad dei lampi e dei tuoni, come Nannar sono responsabile di illuminare la notte. Come Utu sono Shamash, come
Nergal regno sul Mondo Inferiore; come Gibil conosco le profondità ricche di oro; ho scoperto il luogo da dove provengono rame e argento. Come Ningishzidda comando i numeri e il loro conto; i cieli cantano la mia gloria! I capi Anunnaki erano profondamente allarmati per queste sue rivendicazioni. I fratelli di Marduk parlarono a Enki, loro padre; Nergal esternò a Ninurta le loro preoccupazioni. Cosa ha mai avuto il sopravvento su di te? Così disse Enki a Marduk, suo figlio. Le tue pretese sono senza precedenti!
I cieli, i cieli cantano la mia supremazia!
Così rispose Marduk al padre Enki.
II Toro dei Cieli, segno della costellazione di Enlil, fu ucciso dai suoi stessi figli.
Nei cieli si sta avvicinando l’Era dell’Ariete, la mia; gli auspici sono inequivocabili!
Nella sua dimora, a Eridu, Enki esaminò il cerchio delle dodici costellazioni.
Nel primo giorno di primavera, che segnava l’inizio di un anno, venne attentamente osservato il sorgere del Sole.
Quel giorno il Sole sorgeva nelle stelle della costellazione del Toro.
Enlil e Nannar eseguirono le osservazioni a Nibru–ki e Urim.
Nel Mondo Inferiore, dove era stata la Stazione degli Strumenti, Nergal confermò i risultati.
L’era dell’Ariete era ancora remota, si trovavano ancora nell’Era del Toro di Enlil!
Nei suoi domini Marduk non si placava, continuava a fare rivendicazioni. Nàbu lo assisteva.
Non inviava emissari nei domini per annunciare la sua èra al popolo.
I capi Anunnaki si rivolsero a Ningishzidda, affinché insegnasse alla gente a osservare i cieli.
Ningishzidda, con la sua saggezza, inventò strutture di pietra, Ninurta e Ishkur lo aiutarono a edificarle.
Nelle terre abitate, vicine e lontane, insegnarono alla gente a osservare i cieli.
Mostrarono al popolo che il Sole sorgeva ancora nella Costellazione del Toro.
Enki osservava questi eventi con dolore, rifletteva su come il Fato mutava il giusto ordine.
 Dopo che gli Anunnaki si sono proclamati dèi, dipendono invece ancora dal sostegno dell’Umanità!
Gli Anunnaki decisero di unificare le terre della Prima Regione sotto un unico capo, desideravano un re guerriero.
Affidarono a Inanna, avversaria di Marduk, il compito di trovare l’uomo giusto.
Inanna indicò a Enlil un uomo forte che lei, nel corso dei suoi viaggi, aveva conosciuto e amato.
Suo padre era Arbakad, comandante di quattro guarnigioni, sua madre era una somma sacerdotessa.
Enlil gli affidò scettro e corona. Enlil lo nominò Sharru–kin, Giusto Reggente.
Così come veniva fatto un tempo su Nibiru, fu creata una nuova città regale, per unificare i territori.
La chiamarono Agade, la Città Unificata, era situata non distante da Kish.
Enlil conferì a Sharru–kin molti poteri; Inanna, con le sue armi di brillantezza, accompagnava i guerrieri.
Gli giurarono obbedienza tutte le terre dal Mare Inferiore al Mare Superiore.
Ai confini della Quarta Regione, per proteggerla, stazionavano le sue truppe.
Con occhio attento Ra teneva costantemente sotto controllo Inanna e Sharru–kin, poi si avventò come un falco sulla preda: dal luogo in cui Marduk aveva tentato di costruire la torre alta fino al cielo, da lì Sharru–kin trasferì il suolo sacro ad Agade, per installarvi l’Oggetto Celeste Luminoso.
Infuriato Marduk si affrettò alla Prima Regione, insieme a Nabu e ai suoi seguaci giunse al luogo della torre.
Del sacro suolo, solo io ho il possesso, una porta degli dèi sarà da me creata!
Così, con decisione parlò Marduk.
Ai suoi seguaci dette ordine di deviare il corso del fiume.
Nel luogo della Torre innalzarono dighe e muri, per Marduk costruirono l’Esagila, la Casa del Dio Supremo.
Babili, Porta degli Dèi, Nabu così la chiamò in onore del proprio padre.
Marduk si insediò nel cuore dell’Eden, nel centro della Prima Regione!
La furia di Inanna non conobbe limiti; con le sue armi colpì a morte i seguaci di Marduk.
Il sangue della gente, come mai prima visto sulla Terra, scorreva a fiumi.
Nergal si recò a Babili da Marduk, suo fratello; per il bene della gente lo persuase ad abbandonare Babili.
 Attendiamo in pace i veri segnali dal cielo! Così disse Nergal al fratello.
Marduk acconsentì a partire, viaggiò di terra in terra per osservare i cieli.
Da allora Ra, nella Seconda Regione, venne chiamato Amon, il Nascosto o l’Invisibile.
Per un po’ Inanna si placò, i suoi successori pacifici erano due figli di Sharru–kin.
Poi sul trono di Agade ascese il nipote di Sharru–kin; Naram–Sin, Colui Che è Amato da Sin, questo era il suo nome.
Nella Prima Regione Enlil e Ninurta erano assenti, si erano recati nelle terre al di là degli oceani.
Nella Seconda Regione Ra era assente, viaggiava in altre terre come Marduk.
Inanna intuì la possibilità di riunire tutto il potere nelle sue mani, ordinò a Naram–Sin di conquistare tutte le terre.
A Naram–Sin dette istruzione di marciare contro Magan e Meluhhah, i domini di Marduk.
Naram–Sin commise il sacrilegio di far attraversare la Quarta Regione da un esercito di Terrestri.
Invase Magan, tentò di penetrare a Ekur, la Casa sigillata Che è Come una Montagna.
Enlil era infuriato dai sacrilegi e dalle trasgressioni; invocò allora una maledizione su Naram–Sin e Agade:
Naram–Sin morì per il morso di uno scorpione, al comando di Enlil Agade fu rasa al suolo.
Tutto ciò accadde nel millecinquecentesimo anno della Terra.
 
Questo è ora il racconto della profezia che Galzu fece in sogno a Enlil: riguardava la supremazia di Marduk, come scegliere un uomo che sopravvivesse a una calamità. 
Dopo che Marduk divenne Amon, la sovranità si disintegrò nella Seconda Regione, al suo posto regnarono disordine e confusione.
Dopo la distruzione di Agade, nella Prima Regione c’era disordine, la confusione regnava.
Nella Prima Regione la sovranità era in subbuglio, si spostava dalle Città degli Dèi alle Città degli Uomini.
La sovranità si spostava a Unug–ki, Lagash, Urim, Kish, Isin e in luoghi lontani.
Poi Enlil, consultandosi con Anu, depose la sovranità nelle mani di Nannar.
La sovranità venne garantita per la terza volta a Urim, nella cui terra stava l’Oggetto Celeste Luminoso.
A Urim, Nannar nominò re un Giusto Pastore, Ur–Nammu era il suo nome.
 Ur–Nammu decretò l’uguaglianza nelle terre, pose fine a violenza e a lotte, in tutte le terre abbondava la prosperità.
Fu a quei tempi che di notte Enlil ebbe una visione: gli apparve l’immagine di un uomo, era risplendente come i cieli.
Quando si avvicinò e si fermò accanto al letto di Enlil, Enlil riconobbe in lui Galzu, l’uomo dai capelli bianchi!
Teneva nella mano sinistra una tavoletta di lapislazzuli; su di essa erano disegnati i cieli stellati.
I cieli erano divisi nei dodici segni delle costellazioni, Galzu li indicò con la mano sinistra.
Galzu spostò il dito dal Toro all’Ariete; per tre volte ripetè il gesto.
Poi, nella visione, Galzu parlò a Enlil e così gli disse:
II tempo giusto di benevolenza e pace sarà seguito da atti malvagi e da spargimento di sangue.
In tre porzioni celesti, l’Ariete di Marduk sostituirà il Toro di Enlil.
Colui che si è da solo proclamato Dio Supremo, avrà la supremazia sulla Terra.
Si verificherà una calamità senza precedenti, decretata dal Fato!
Come al tempo del Diluvio, si deve scegliere un uomo giusto e degno.
Grazie a lui e al suo seme, l’Umanità Civilizzata sarà conservata così come era nelle intenzioni del Creatore di Tutte le Cose!
Così Galzu, emissario divino, disse a Enlil nel corso della visione.
Quando Enlil si risvegliò dalla visione notturna, non vi erano tavolette accanto al suo letto.
Si è trattato forse di un oracolo celeste oppure ho immaginato tutto nel mio cuore? Così si chiedeva Enlil.
A nessuno dei suoi figli, nemmeno a Nannar, neppure a Ninlil raccontò della visione.
Fra i sacerdoti nel tempio di Nibru–ki, Enlil chiese l’aiuto dei saggi celesti.
Il sommo sacerdote gli indicò Tirhu, un sacerdote oracolo.
Discendeva da Ibru, nipote di Arbakad, era la sesta generazione di sacerdoti di Nibru–ki.
Avevano contratto matrimoni misti con le figlie reali dei re di Urim.
Vai tu stesso al tempio di Nannar a Urim, osserva i cieli per il tempo celeste: di settantadue anni della Terra è il conto di una Porzione Celeste, annota attentamente il passaggio di tre di esse!
Questo disse Enlil a Tirhu, il sacerdote, gli fece contare il tempo come da profezia.
 Mentre Enlil rifletteva sulla visione e sui segni premonitori, Marduk andava di terra in terra.
Annunciava alla gente della sua supremazia, il suo scopo era quello di raccogliere seguaci.
Nelle terre del Mare Superiore e nelle terre confinanti con Ki–Engi, Nabu, figlio di Marduk, incitava la gente; progettava di conquistare la Quarta Regione.
Scontri si verificavano fra gli abitanti dell’ovest e gli abitanti dell est.
I re formavano schiere di guerrieri, le carovane cessarono di viaggiare, furono innalzate mura intorno alle città.
Sta accadendo proprio quanto aveva profetizzato Galzu! Così si diceva Enlil in cuor suo.
Enlil pose il suo sguardo su Tirhu e sui suoi figli, di nobili origini.
Questo è l’uomo da scegliere, indicato da Galzu! Così Enlil si disse.
Senza rivelare la sua visione a Nannar, Enlil così gli disse:
Nella terra fra i fiumi, da dove era giunto Arbakad, fonda una città come Urim.
Una dimora lontano da Urim edificala per te e per Ningal.
Nel suo centro poni un santuario e nomina suo custode il Sacerdote Principe Tirhu.
In rispetto delle parole di suo padre, Nannar fondò la città di Harran, nella terra di Arbakad.
Inviò Tirhu, affinché fosse sommo sacerdote nel suo santuario, la sua famiglia lo seguì.
Quando furono completate due Porzioni Celesti delle tre profetizzate, Tirhu si recò ad Harran.
A quel tempo nelle terre occidentali Ur–Nammu, la Gioia di Urim, cadde dal suo carro e morì.
Sul trono di Urim gli successe suo figlio Shulgi; Shulgi era pieno di viltà e aveva sete di battaglie.
A Nibru–ki si unse come sommo sacerdote, a Unug–ki cercò le gioie della vulva di Inanna.
Non riconoscente a Nannar, arruolò nel suo esercito guerrieri che provenivano dalle regioni montuose.
Con il loro aiuto invase le terre occidentali, ignorò l’inviolabilità del Centro Controllo Missione.
Mise piede nella sacra Quarta Regione, si proclamò Re delle Quattro Regioni. Per la profanazione Enlil era furioso, Enki parlò a Enlil dell’invasione: I sovrani della tua regione hanno superato ogni limite!
Così amareggiato disse Enki a Enlil. Marduk è l’ispiratore di tutti i guai!
Così Enlil ribatté a Enki. Tenendo ancora per sé la visione, Enlil rivolse la propria attenzione a Tirhu. Su Ibru–Um, il figlio maggiore di Tirhu, Enlil posò il suo sguardo esigente. Ibruum era un discendente di prìncipi, coraggioso e a conoscenza dei segreti sacerdotali. Gli ordinò di andare a proteggere i luoghi sacri, a proteggere l’ascesa e la discesa dei carri. Non appena Ibruum ebbe lasciato Harran, proprio in quella città giunse Marduk. Anche lui aveva osservato le profanazioni, le considerava come i dolori del travaglio per la nascita di un Nuovo Ordine. Da Harran, ai confini di Sumer, progettò il suo attacco finale Da Harran, situata al margine dei domini di Ishkur, diresse il sollevamento degli eserciti. Quando furono trascorsi ventiquattro anni terrestri del suo soggiorno ad Harran, Marduk, agli altri dèi, di qualsiasi discendenza, rivolse un accorato appello. Confessando le sue trasgressioni, ma insistendo sul suo potere, così disse loro: Oh, dèi di Harran, oh, grandi dèi che giudicate, apprendete i miei segreti! Indossando la cintura ricordo le mie memorie: sono il divino Marduk, un grande dio, nei miei domini conosciuto come Ra.
Fui mandato via per le mie colpe, tra le montagne ho vagato, per molte terre ho vagabondato.
Da dove sorge il Sole fino a dove tramonta ho vagato, alla terra di Ishkur sono venuto.
Ventiquattro anni sono rimasto ad Harran, ho cercato un oracolo nel suo tempio.
Riguardo al mio trono e al mio Dominio, in quella terra chiesi: Fino a quando?
I tuoi giorni di esilio sono terminati! Così mi ha rivelato l’oracolo nel tempio.
Oh grandi dèi, che determinate il fato, lasciate che io decida il futuro della mia città.
Esagila, il mio tempio, che sia una dimora eterna, insediate un re a Babili.
Nella mia dimora tempio si riuniscano gli dèi Anunnaki, che accettino il mio patto!
Con queste parole Marduk, facendo una confessione e un appello, annunziò agli altri dèi la propria venuta.
Gli dèi Anunnaki furono disturbati e infastiditi dalla sua richiesta di sottomissione.
Enlil li convocò tutti in consiglio in una grande assemblea.
Tutti i capi Anunnaki si riunirono a Nibru–ki; giunsero anche Enki e i fratelli di Marduk.
Tutti erano agitati per gli avvenimenti, tutti erario contro Marduk e Nabu.
Nel consiglio dei grandi dèi le accuse dilagavano, le recriminazioni riempivano la stanza.
Nessuno può evitare quanto sta per accadere; accettiamo la supremazia di Marduk! Così Enki solo consigliò.
Se sta davvero giungendo l’Era dell’Ariete, priviamo Marduk del Legame Cielo–Terra! Così propose infuriato Enlil.
Tutti concordarono di cancellare il Luogo dei Carri Celesti; tutti tranne Enki.
Nergal suggerì perciò di utilizzare le Armi del Terrore; solo Enki vi si oppose. Di questa decisione la Terra dette notizia ad Anu; Anu ripetè alla Terra quanto aveva già detto. Ciò che è destinato, non sarà impedito dalla vostra decisione!
Così ripetè Ènki andando via. Ninurta e Nergal furono scelti per compiere l’atto malvagio.
 

Questo è ora il racconto di come il Fato ha condotto al Destino, e di come, passo dopo passo, in un tempo remoto e dimenticato, ha lasciato accadere la Grande Calamità! Che ora sia registrata e che venga ricordata per i tempi a venire. 
Quando venne presa la decisione di fare ricorso alle Armi del Terrore, Enlil tenne per sé due segreti. Prima di prendere la terribile decisione a nessuno Enlil aveva rivelato la visione segreta di Galzu. A nessuno, fintantoché venne presa la decisione fatidica, Enlil svelò di conoscere il nascondiglio delle Armi del Terrore. Quando Enki, irato e sconvolto, lasciò la camera del consiglio, egli era in cuor suo tranquillo: soltanto lui sapeva dove erano nascoste le armi! Almeno, così credeva. Prima che Enlil giungesse sulla Terra, era stato lui, Enki, insieme ad Abgal, ad avere nascosto le armi in un luogo segreto. Enkil ignorava che Abgal ne avesse rivelato il nascondiglio a Enlil in esilio. Quando Enki udì del secondo segreto, in cuor suo nutriva un timore: che dopo un periodo così lungo, le armi del terrore fossero evaporate! Enki proprio non immaginava, dopo tutto questo tempo, di scatenare sulla Terra una calamità sconosciuta.
Fu così che, senza aver bisogno di Enki, Enlil svelò il nascondiglio ai due eroi.
Quelle sette Armi del Terrore dimorano in una montagna! Così disse loro Enlil.
Sono celate in una caverna all’interno del suolo, ma è necessario rivestirle con il Terrore!
Quindi Enlil rivelò loro il segreto; come risvegliare le armi dal loro profondo sonno.
Prima che i due figli, uno di Enlil e uno di Enki, partissero alla volta del nascondiglio, Enlil rivolse loro parole di ammonimento: Prima che le armi vengano usate, gli Anunnaki devono evacuare il luogo dei carri.
Le città devono essere risparmiate, la gente non deve morire!
A bordo della sua navicella spaziale Nergal si librò in volo verso il nascondiglio, Ninurta fu trattenuto dal proprio padre.
Enlil desiderava parlare a quattr’occhi solo con suo figlio, solo a lui desiderava rivelare un segreto.
Gli raccontò della profezia di Galzu e di aver scelto Ibruum. Così disse a Ninurta.
Nergal è impulsivo, assicurati che le città siano risparmiate, che Ibruum sia avvisato in anticipo! Così Enlil disse a Ninurta.
Quando Ninurta giunse al luogo delle armi, Nergal le aveva già estratte dal loro nascondiglio.
Quando risvegliò dal loro lungo sonno i loro ME, Nergal dette a ciascuna delle sette un nome che indicava il loro compito: chiamò la prima arma Quella Che Non Ha Rivali, Fiamma Sfavillante la seconda.
Chiamò la terza Quella Che Sbriciola col Terrore, la quarta Quella Che Fonde le Montagne.
Chiamò la quinta Vento Che Cerca il Confine del Mondo, la sesta Quella Che Sopra e Sotto non Risparmia Nessuno.
 La settima, riempita di un veleno mostruoso, la chiamò Quella Che Vaporizza le Cose Viventi.
Con la benedizione di Anu le sette furono affidate a Nergal e Ninurta, affinché portassero distruzione.
Quando Ninurta giunse al luogo delle Armi del Terrore, Nergal era già pronto per il compito di distruggere e annientare.
Ucciderò il figlio, sterminerò il padre!
Così urlava Nergal con voce traboccante di vendetta.
Le terre che desiderano svaniranno, le città peccatrici solleverò! Così annunciava Nergal infuriato.
Valoroso Nergal, vuoi forse distruggere il giusto per l’ingiusto? Così chiese Ninurta al suo compagno.
Le istruzioni di Enlil sono chiare! Guiderò fino agli obiettivi scelti e tu mi seguirai! Conosco la decisione degli Anunnaki! Così ribatté Nergal a Ninurta. Per sette giorni e sette notti i due attesero il segnale di Enlil.
Come era sua intenzione quando fu terminata l’attesa, Marduk fece ritorno a Babili.
Alla presenza dei suoi seguaci, armati di tutto punto, proclamò la propria supremazia.
A quei tempi il conto degli anni della Terra era giunto a millesettecentotrentasei.
Quel giorno, quel fatidico giorno, Enlil inviò il segnale a Ninurta.
Ninurta partì alla volta del Monte Mashu, Nergal lo seguiva dappresso.
Ninurta controllava dai cieli il Monte e la pianura, posti al centro della Quarta Regione.
Sentendosi stringere il cuore, fece segno a Nergal: Allontanati! Così gli ingiunse.
Dai cieli allora Ninurta liberò la prima arma del terrore.
Recise con un lampo la cima del Monte Mashu, in solo un istante fuse le viscere del monte.
Liberò la seconda arma sopra il Luogo dei Carri Celesti.
Con la brillantezza di sette soli, le rocce della pianura vennero tramutate in una ferita stillante.
La Terra tremò e andò in frantumi, i cieli, dopo la brillantezza, si oscurarono.
Di pietre bruciate e frantumate era ricoperta la pianura dei carri.
Di tutte le foreste che avevano circondato la pianura, solo i fusti degli alberi erano rimasti in piedi.
E fatta! Così esultò Ninurta dalla navicella spaziale, dal suo Divino Uccello Nero.
 Il controllo che Marduk e Nabu desideravano così tanto, di quel controllo per sempre sono stati privati!
Poi, però, Nergal desiderò emulare Ninurta, il suo cuore lo sollecitava a essere Erra, l’Annientatore.
Seguendo la Strada dei Re, volò fino alla valle verdeggiante delle cinque città.
Nella valle verdeggiante, dove Nabu stava convertendo la gente, Nergal progettava di schiacciarlo come un uccello in gabbia!
Sulle cinque città, l’una dopo l’altra, Erra inviò dai cieli un’arma del terrore.
Distrusse le cinque città della valle, le città si tramutarono in desolazione.
Furono sconvolte dal fuoco e dallo zolfo, tutto ciò che in esse aveva vita si trasformò in vapore.
Le montagne furono rovesciate dalle terribili armi, laddove le acque del mare erano sbarrate, il fulmine ne ruppe gli argini.
Le acque del mare si riversarono giù nella vallata, le acque allagarono la valle.
Laddove le acque si riversarono sulle ceneri della città, il vapore saliva fino ai cieli.
E fatta! Urlò Erra dalla sua navicella spaziale. Nel cuore di Nergal era sopita la vendetta.
Ispezionando il loro operato malvagio, i due eroi furono incuriositi da quanto videro.
La brillantezza fu seguita da un oscuramento dei cieli, prese poi a soffiare una tempesta.
Turbinando all’interno di una nube nera, dai cieli un Vento del Male fece scendere l’oscurità, lungo l’arco del giorno con l’oscurità cancellò il Sole all’orizzonte.
Di notte una brillantezza sinistra ne delineava i margini, al suo sorgere fece sparire la Luna.
Quando il giorno seguente sorse l’alba, da occidente, dal Mare Superiore, prese a soffiare una tempesta di vento.
Spinse verso oriente la nube scura, la nube scura si diresse verso le terre abitate.
Ovunque giungesse, senza pietà portava morte a tutto quanto viveva.
Dalla Valle Senza Pietà, generata dalla brillantezza, la morte venne trasportata verso Sumer.
Ninurta e Nergal lanciarono l’allarme a Enlil e a Enki. L’implacabile Vento del Male porta morte a tutti! Enki ed Enlil trasmisero l’allarme agli dèi di Sumer: Fuggite! Fuggite! Così urlarono a tutti loro.
Che la gente si disperda, che la gente si nasconda!
Dalle loro città fuggirono gli dèi; come uccelli spaventati erano in fuga dal loro nido.
 La mano della Tempesta del Male catturò la gente delle terre; inutile fu la loro fuga.
Furtiva giunse la morte, come un fantasma attaccò campi e città.
Come un’inarrestabile flusso d’acqua superò le mura più alte, attraversò le mura più spesse.
Nessuna porta poteva arrestarla, niente poteva deviarla!
Coloro che nelle loro case si erano nascosti dietro porte chiuse, come mosche furono abbattuti.
Di coloro che riuscirono a scappare in strada, i corpi si ammucchiarono.
Tosse e muco riempivano il petto, le bocche traboccavano di saliva e schiuma.
Quando, non visto, il Vento del Male avviluppava le persone, le loro bocche si riempivano di sangue.
Lento e inesorabile il Vento del Male soffiò sulle terre, viaggiò da occidente a oriente, superando montagne e sorvolando pianure.
Tutto ciò che aveva vita, dietro di sé lo lasciava morto o agonizzante; uomini e bestie, lo stesso destino di morte.
Le acque erano avvelenate, nei campi la vegetazione appassì. Da Eridu a sud, fino a Sippar a nord, il Vento del Male sopraffece la terra.
Babili, dove Marduk aveva proclamato la propria sovranità, fu risparmiata dal Vento del Male.

Nessun commento:

Posta un commento