Cerca nel blog

martedì 14 luglio 2015

IL DIO ALALU ARRIVA SULLA TERRA - LA CREAZIONE DELLA TERRA - INIZIO DELL'ETA' DELL'ORO


-Verso la Terra bianca come la neve Alalu fece rotta; scelse la sua destinazione secondo un segreto tramandato dai Tempi del Principio.
Verso regioni proibite Alalu fece rotta; nessuno vi si era mai recato prima.
Nessuno aveva mai tentato di attraversare il Bracciale Martellato.
Sin dal Principio un segreto aveva determinato la rotta di Alalu.
Il fato di Nibiru era posto nelle sue mani, secondo il suo progetto di rendere il suo regno universale!
Da Nibiru l’esilio era certo, lì vi rischiava la morte.
Nel suo progetto, il rischio era proprio nel viaggio; eterna gloria di successo sarebbe stata la ricompensa!
Volando come un’aquila, Alalu scandagliò i cieli; sotto, Nibiru era come una palla sospesa nel vuoto.
Il suo aspetto era seducente, il suo fulgore esaltava i cieli circostanti.
Le sue dimensioni erano enormi, le sue eruzioni risplendevano fiammeggianti.
Il suo involucro, fonte di vita, con il suo colore rossastro, era come un mare spumeggiante.
Nel mezzo si distingueva la frattura, come una ferita scura.
Guardò nuovamente verso il basso; l’ampia frattura divenne più piccola.
Guardò nuovamente, la grande palla di Nibiru diventò un piccolo frutto.
Un’altra volta gettò il suo sguardo, Nibiru scomparve nell’immenso mare tenebroso.
Il rimorso assalì il cuore di Alalu, era in preda alla paura; la risolutezza si tramutò in esitazione.
Alalu prese in considerazione di tornare sui suoi passi; poi con audacia ritornò alla risolutezza.
Il carro percorse cento leghe, mille leghe; il carro viaggiò per decine di migliaia di leghe.
Nelle distese celesti l’oscurità era sempre più cupa; in lontananza, le stelle distanti stavano ammiccando.
Alalu percorse ancora molte leghe, poi il suo sguardo vide qualcosa che gli arrecò grande gioia:
Nella immensità dei cieli, l’emmissario celeste gli stava dando il benvenuto!
Il piccolo Gaga, Colui Che Indica il Cammino, stava accogliendo Alalu nel suo circuito, dandogli il benvenuto.
Con andatura china, era destinato a viaggiare prima e dopo la celestiale Antu.
Era dotato di due direzioni, per andare avanti, per andare indietro.
Alalu considerò subito un segno di buon auspicio che fosse lui il primo a dargli il benvenuto.
Dagli dèi celesti egli è il benvenuto! Tale era la sua interpretazione.
Nel suo carro Alalu seguì il percorso di Gaga; stava dirigendosi verso il secondo dio dei cieli.
Ben presto la celestiale Antu, così chiamata da Re Enshar, occhieggiò nella profonda oscurità.
Il suo colore era blu come acqua pura cristallina; lei era l’inizio del Mare Superiore.
Alalu fu incantato dalla bellezza di quella visione; continuò a percorrere la sua rotta a distanza.
In lontananza lo sposo di Antu iniziò a brillare, di pari grandezza di Antu per dimensione.
Ondeggiando avanti e indietro, seguivano un destino del passato.
Il loro modo di agire era disgustoso; i loro modi erano inquietanti.
Divorarono, come leoni con la preda, i carri sonda di Nibiru.
Rifiutarono di cedere l’oro prezioso, necessario per la sopravvivenza.
Il carro di Alalu si stava dirigendo a capofitto verso il Bracciale Martellato: per affrontare con audacia in combattimento i macigni feroci.
Nel suo carro Alalu attizzò con più vigore le Pietre Fiammeggianti, diresse con mano ferma Ciò Che Indica il Cammino.
I macigni minacciosi caricarono il carro, come un nemico che attacca in battaglia.
Contro di loro Alalu liberò dal carro un missile foriero di morte.
Poi, una dopo l’altra, lanciò contro il nemico le Armi del Terrore.
Come guerrieri impauriti i macigni tornarono indietro, aprendo un varco per Alalu.
Come per incantesimo il Bracciale Martellato aprì un passaggio al re.
Nella profondità oscura Alalu poteva chiaramente scorgere i cieli.
Non era stato sconfitto dalla ferocia del Bracciale, la sua missione non era terminata!
In lontananza la palla infuocata del Sole irradiava il suo fulgore.
Irradiava raggi di benvenuto verso Alalu.
Davanti a lui un pianeta di color marrone rossastro faceva rotta sul suo circuito; era il sesto nel conto degli dèi celesti.
Alalu potè solo osservarlo: per seguire la sua rotta predestinata dal percorso di Alalu velocemente si allontanò.
Poi apparve la Terra bianca come la neve, il settimo pianeta nel conto celeste.
Alalu fece rotta verso questo pianeta, verso una destinazione più invitante.
La sua sfera seducente era più piccola di Nibiru, la sua rete di attrazione era più debole di quella di Nibiru.
La sua atmosfera era più sottile di quella di Nibiru, al suo interno turbinavano le nubi.
Sotto, la Terra era divisa in tre regioni: bianca come la neve in cima e alla base, in mezzo blu e marrone.
Abilmente Alalu dispiegò le ali per arrestare il carro, per ruotare intorno alla sfera della Terra.
Nella regione intermedia poteva scorgere terre aride e oceani ricchi di acque.
Diresse verso il basso il Raggio Che Cerca il Cuore di Tutta la Terra, per scoprire le viscere della Terra lo usò.
L’ho trovato! Cosi gridò estasiato.
Oro, il raggio ha segnalato molto oro; era sotto la regione di colore scuro, era anche nelle acque!
Con il cuore che batteva forte Alalu pensava alla decisione da prendere: doveva forse atterrare con il carro sul suolo arido, rischiando di schiantarsi e di morire?
Doveva dirigere la sua rotta verso le acque rischiando di sprofondare nell’oblio?
In che modo avrebbe potuto sopravvivere, scoprire Toro sì prezioso?
Alalu restò immobile nel posto dell’Aquila; affidò il carro nelle mani del Fato.
Catturato dalla rete di attrazione della Terra, il carro si muoveva sempre più velocemente.
Le sue ali dispiegate divennero ardenti; l’atmosfera della Terra era rovente come un forno. Poi il carro tremò, emettendo un rombo sinistro. Il carro si schiantò improvvisamente, arrestandosi in modo repentino. Privo di sensi per le vibrazioni, stordito per lo schianto, Alalu rimase immobile. Poi aprì gli occhi e capì di essere ancora tra i viventi. Era giunto vittorioso al pianeta dell’oro.



Questo è ora il racconto della Terra e del suo oro.
Il racconto del Principio e di come furono creati gli dèi celesti.
Al Principio, quando nel Mondo Superiore gli dèi dei cieli non esistevano ancora, e nel Mondo Inferiore Ki, la Terraferma, non aveva ancora un nome, solo, nel vuoto, esisteva Apsu, il Genitore Primordiale.
Nell’alto del Mondo Superiore, gli dèi celesti non erano stati ancora creati.
Nelle acque del Mondo Inferiore, gli dèi celesti non erano ancora apparsi.
Nel Mondo Superiore e Inferiore, gli dèi non erano ancora stati creati, i destini non erano stati decretati.
Non esistevano né canneti, né paludi.
Da solo Apsu regnava nel vuoto.
Poi le acque primordiali furono mescolate insieme dai suoi venti.
Apsu operò sulle acque un astuto incantesimo divino.
Sulla profondità del vuoto egli riversò un sonno profondo.
Creò per sé come sposa Tiamat, la Madre di Tutti.
La madre celeste, era in verità una bellezza delle acque!
Poi Apsu creò accanto a lui il piccolo Mummu.
Lo nominò suo messaggero, per presentarlo come dono a Tiamat.
Apsu diede alla sua sposa un dono risplendente: un metallo lucente, Toro immortale, perché solo lei lo possedesse!
Fu allora che i due mischiarono le loro acque, per generare figli divini.
Gli esseri celesti creati erano un maschio e una femmina; furono chiamati Lahmu e Lahamu.
Nel Mondo Inferiore Apsu e Tiamat stabilirono la loro dimora.
Prima che essi fossero cresciuti in età e in statura, nelle acque del Mondo Superiore si formarono Anshar e Kishar.
Per dimensione superavano i loro fratelli.
I due furono creati come coppia celeste.
Un figlio, An, fu il loro erede nei cieli lontani.
Poi fu creata Antu, uguale ad An, per essere sua sposa.
II confine del Mare Superiore divenne la loro dimora.
Così tre coppie celesti, nel Mondo Superiore e nel Mondo Inferiore, furono create nelle profondità.
Furono chiamate per nome, formarono la famiglia di Apsu con Mummu e Tiamat.
A quell’epoca Nibiru non si era ancora vista.
La Terra non esisteva ancora.
Le acque celesti erano mescolate insieme; non erano ancora separate da un Bracciale Martellato.
A quell’epoca, i circuiti non erano ancora completamente formati.
I destini degli dèi non erano ancora decretati.
I fratelli divini si coalizzarono; i loro modi erano erratici.
II loro comportamento nei confronti di Apsu era detestabile.
Tiamat, infastidita, era insieme afflitta e infuriata.
Formò una folla che iniziò a marciare al suo fianco, creò una schiera rabbiosa e ringhiante contro i figli di Apsu.
Creò così undici guerrieri di questo tipo.
Proclamò il suo primogenito, Kingu, loro capo.
Quando gli dèi celesti sentirono questo, si riunirono in consiglio.
Ha elevato Kingu, nelle sue mani ha messo Paltò comando come se fosse An! Così si dissero.
Ha fissato sul suo petto la Tavola dei Destini, per conquistare il suo circuito.
Ha istruito il suo discendente Kingu per andare in battaglia contro gli dèi.
Chi si opporrà a Tiamat? Così gli dèi si chiesero.
Nessuno nei loro circuiti si fece avanti, nessuno avrebbe impugnato Tarma per la battaglia.
A quell’epoca, nel cuore del Profondo un dio era stato creato.
Era nato nella Camera dei Fati, il luogo dei destini.
Era stato creato da un Abile Creatore, era il figlio del suo stesso Sole.
Dal Profondo dove era stato creato, il dio si allontanò in tutta fretta dalla sua famiglia.
Portava via con sé un dono del suo Creatore, il Seme della Vita.
Fece rotta verso il vuoto; era alla ricerca di un nuovo destino.
La prima a vedere l’essere celeste che vagava fu la sempre attenta Antu.
La sua figura era seducente, irradiava fulgore.
La sua andatura era celestiale, la sua rotta era magnifica.
Tra tutti gli dèi era il più alto, il suo circuito superava tutti.
Antu fu la prima a vederlo, il suo seno non aveva mai allattato.
Vieni, sii mio figlio! Così lo chiamò. Che io possa diventare tua madre!
Gettò la sua rete e gli diede il benvenuto, adeguò a questo scopo la sua rotta.
Le sue parole riempirono di orgoglio il cuore del nuovo arrivato; colei che lo avrebbe allattato lo rese altezzoso.
La sua testa raddoppiò di misura, ai suoi lati quattro membra germogliarono.
Mosse le labbra in assenso, un fuoco sacro venne da loro irradiato.
Verso Antu deviò la sua rotta, così da mostrare ben presto la sua faccia ad An.
Quando An lo vide, Figlio mio! Figlio mio! Così gridò estasiato.
Sarai destinato alla guida, una schiera di servitori sarà al tuo fianco!
Che Nibiru sia il tuo nome, per sempre noto come Luogo dell’Attraversamento!
S’inchinò a Nibiru, voltando la sua faccia al passaggio di Nibiru.
Gettò la sua rete, prese quattro servitori per Nibiru.
Voleva che la schiera fosse al suo fianco: il Vento del Sud, il Vento del Nord, il Vento dell’Est e il Vento dell’Ovest.
Con immensa gioia Ari annunciò al suo progenitore Anshar l’arrivo di Nibiru.
A questa notizia Anshar inviò come emissario Gaga, che gli era accanto.
Per comunicare ad An parole di saggezza, per assegnare un incarico a Nibiru.
Incaricò Gaga di esprimere quello che sentiva nel profondo del suo cuore, di parlare così ad An:
Tiamat, che ci ha generati, ora ci detesta.
Ha preparato una schiera armata, è furiosa di rabbia.
Contro gli dèi, i suoi figli, undici guerrieri le marciano al fianco.
Ha proclamato Kingu loro capo, ha fissato il destino al suo petto senza alcun diritto.
Nessun dio fra di noi sa opporsi al suo astio, la sua schiera suscita in tutti noi grande paura.
Che Nibiru diventi il nostro Vendicatore!
Che possa sconfiggere Tiamat, che possa salvare le nostre vite!
Che sia per lui decretato il fato, che possa affrontare il nostro grande nemico!
Gaga partì verso An; s’inchinò davanti a lui, ripetè le parole di Anshar.
An ripetè le parole del progenitore a Nibiru, gli rivelò il messaggio di Gaga.
Nibiru ascoltò le parole con meraviglia; sentì con stupore di quella madre che sarebbe anche capace di divorare i propri figli.
Il suo cuore già lo spronava a schierarsi contro Tiamat.
Aprì la bocca, così parlò ad An e Gaga:
Se davvero dovrò sconfiggere Tiamat per salvare la vostra vita, che sia convocata l’assemblea degli dèi, che sia proclamato supremo il mio destino!
Che tutti gli dèi concordino in consiglio di proclamarmi capo, che si inchinino al mio comando!
Quando Lahmu e Lahamu udirono questo, gridarono con angoscia:
La richiesta era invero molto strana, il suo significato era incomprensibile! Così essi dissero.
Gli dèi che decretano i fati si consultarono.
Tutti furono concordi: che Nibiru fosse il loro Vendicatore, che a lui fosse decretato un fato supremo.
Da questo momento in poi i tuoi ordini saranno inconfutabili! Così gli dissero.
Nessuno fra noi dèi trasgredirà i tuoi confini!
Vai, Nibiru, sii il nostro Vendicatore!
Gli crearono un circuito sontuoso per procedere verso Tiamat.
Impartirono a Nibiru la loro benedizione, consegnarono a Nibiru armi terribili.
Anshar generò tre altri venti di Nibiru: il Vento del Male, il Turbine del Vento, il Vento senza Pari.
Kishar riempì il suo corpo di una fiamma ardente, così da formare una rete per imbrigliare Tiamat.
Così, pronto per la battaglia, Nibiru fece rotta direttamente verso Tiamat.


Questo è ora il racconto della Battaglia Celeste, e di come la Terra fu creata e del destino di Nibiru. Il Signore andò avanti, seguì la sua strada decisa dal Fato.
Si rivolse verso la rabbiosa Tiamat, con le sue stesse labbra pronunciò un incantesimo.
Indossò come vestito di protezione Ciò Che Pulsa e Ciò Che Irradia.
La sua testa fu incoronata da un terribile fulgore.
Alla sua destra posizionò Ciò Che Colpisce, alla sua sinistra mise Ciò Che Respinge.
Mandò avanti come una tempesta i sette venti, la sua schiera di aiutanti.
Verso rinfuriata Tiamat, con clamori di guerra, si stava affrettando.
Gli dèi gli si strinsero intorno, poi lasciarono la sua strada.
Avanzava per esplorare Tiamat e i suoi aiutanti, per scrutare il piano di Kingu, comandante della schiera di Tiamat.
Quando scorse il valoroso Kingu, la sua vista si offuscò; mentre guardava i mostri, il suo corso si sconvolgeva, non riusciva a mantenere la direzione, compiva gesti confusi.
Gli aiutanti di Tiamat le si strinsero intorno, tremanti di terrore.
Le radici di Tiamat si scossero, emise un terribile ruggito.
Su Nibiru operò un incantesimo, lo avviluppò con il suo fascino.
Fra i due si arrivò allo scontro, la battaglia era inevitabile!
Tiamat e Nibiru si trovarono faccia a faccia; avanzavano l’uno contro l’altro.
Si avvicinavano alla battaglia, si preparavano a un duello.
Il Signore distese la sua rete, la gettò per avvilupparla.
Con furia Tiamat gridò, perse i sensi come se fosse posseduta.
Il Vento del Male, che lo seguiva, Nibiru le scatenò contro; Il Vento del Male le scagliò in faccia.
Tiamat aprì la bocca per divorare il Vento del Male, ma non riuscì più a richiudere le labbra.
Il Vento del Male caricò il suo ventre, penetrò nelle sue viscere.
Le sue viscere erano dilaniate, il suo corpo si gonfiò, la sua bocca si spalancò.
Attraverso l’apertura Nibiru scagliò una freccia lucente, un lampo divino.
Penetrò nelle sue viscere le dilaniò il ventre; le si conficcò nel grembo, le spezzò il cuore.
Dopo averla così domata, egli spense il suo soffio vitale.
Nibiru esaminò il corpo senza vita, Tiamat era ora come una carcassa macellata.
Vicino alla padrona senza vita, i suoi undici aiutanti erano tremanti di paura.
Nella rete di Nibiru furono catturati; furono incapaci di fuggire.
Anche Kingu, proclamato da Tiamat capo della schiera, era fra di loro.
Il Signore lo incatenò, lo legò alla padrona senza vita.
Strappò da Kingu le Tavole dei Destini, ingiustamente a lui date.
Vi impresse il suo sigillo, fissò il Destino al suo petto.
Gli altri della schiera di Tiamat legò come prigionieri, li intrappolò nel suo circuito.
Li calpestò sotto i suoi piedi, li fece a pezzi.
Li legò al suo circuito; li fece orbitare indietro.
Nibiru partì poi dal Luogo della Battaglia, si recò ad annunciare la vittoria agli dèi che lo avevano prescelto.
Compì un circuito intorno ad Apsu, viaggiò verso Kishar e Anshar.
Gaga venne a salutarlo, poi fece rotta come messaggero verso gli altri.
Nibiru oltrepassò An ed Antu, si diresse verso la Dimora nel Profondo.
Ripensò poi al fato di Tiamat ormai senza vita e a quello di Kingu.
Il Signore Nibiru allora ritornò a Tiamat, che prima aveva domato.
Le si avvicinò, si soffermò a vedere il suo corpo senza vita.
Nel suo cuore concepì ingegnosamente un piano per dividere il mostro.
Poi, come si fa con un mitilo, la divise in due parti, le separò il petto dalle parti inferiori.
Recise i canali del suo sangue, guardò con stupore le sue vene d’oro.
Calpestando la sua parte posteriore, il Signore le tranciò di netto la parte superiore.
Convocò accanto a sé il Vento del Nord, suo aiutante.
Comandò al Vento di portare via il cranio staccato, di gettarlo nel vuoto.
Allora il Vento di Nibiru si librò su Tiamat, investendola con un fiotto di acque.
Nibiru scoccò un lampo, impartì il segnale al Vento del Nord.
Con un fulgore, la parte superiore di Tiamat venne portata in un luogo sconosciuto.
Anche Kingu, a lei legato, fu con lei esiliato, per essere compagno della parte staccata.
Nibiru riflettè poi sul fato della parte posteriore:
Che fosse un eterno trofeo della battaglia, questo era il suo volere.
Che fosse per sempre ricordato nei cieli, per custodire il Luogo della Battaglia.
Con la sua mazza schiacciò in mille pezzi la parte posteriore, poi li unì per formare il Bracciale Martellato.
Unendoli insieme, li posizionò come guardiani, un Firmamento per dividere le acque dalle acque.
Separò i Mari Superiori sopra il Firmamento dai Mari Inferiori.
Tutto questo Nibiru creò con molto ingegno.
Il Signore attraversò i cieli per scandagliare le regioni.
Misurò le dimensioni dal regno di Apsu alla dimora di Gaga.
Nibiru esaminò poi il limite del Profondo, gettò lo sguardo verso il suo luogo natale.
Si soffermò ed esitò; poi lentamente ritornò al Firmamento, al Luogo della Battaglia.
Nell’attraversare di nuovo la regione di Apsu, ripensò con rimorso alla sposa del Sole che più non c’era.
Guardò la metà ferita di Tiamat, prestò attenzione alla sua Parte Superiore.
Le acque della vita, la sua ricchezza, stillavano ancora dalle ferite.
Le sue vene d’oro riflettevano i raggi di Apsu.
Allora Nibiru si ricordò del Seme della Vita, eredità del suo Creatore.
Quando aveva calpestato Tiamat, quando l’aveva separata, sicuramente le aveva trasmesso il seme!
Si rivolse ad Apsu, così gli parlò:
Con i tuoi caldi raggi, risana le ferite!
Che nuova vita sia data alla parte staccata, che possa essere accolta nella tua famiglia come una figlia!
Che le acque siano tutte raccolte in un luogo, che possa apparire la terraferma!
Che sia chiamata Terraferma, che il suo nome d’ora in poi sia Ki!
Apsu prestò attenzione alle parole di Nibiru:
Che la Terra si unisca alla mia famiglia! Così decretò.
Ki, Terraferma del Mondo Inferiore, che il suo nome d’ora in poi sia Terra!
Che, con la sua rotazione, ci siano notte e giorno; che di giorno io la possa irradiare con i miei raggi risanatori.
Che Kingu sia una creatura della notte, di notte brillerà come compagna della Terra, che per sempre sia la Luna!
Nibiru ascoltò con compiacimento le parole di Apsu.
Attraversò i cieli e ispezionò le regioni.
Agli dèi, che lo avevano reso supremo, concesse stazioni permanenti.
Decise che non dovessero trasgredire i confini dei propri circuiti, né darsi battaglia.
Rafforzò le serrature dei cieli, ai loro lati posizionò dei cancelli.
Scelse per sé una dimora esterna; si estendeva al di là di Gaga.
Supplicò Apsu perchè decretasse che il grande circuito fosse il suo destino.
Dalle loro stazioni tutti gli dèi decretarono: che la sovranità di Nibiru sia senza pari!
Lui è il più radioso degli dèi, che lui sia veramente il Figlio del Sole!
Dalla sua dimora Apsu concesse la sua benedizione: Nibiru deve essere il Luogo dell’Attraversamento del Cielo e della Terra; Luogo dell’Attraversamento sarà chiamato! Sopra o sotto Nibiru gli dèi non dovranno mai attraversare. Una posizione centrale è stata conferita per sempre a Nibiru, per essere così il pastore degli dèi. Il suo circuito sarà uno Shar; questo sarà per sempre il suo Destino!

Questo è ora il racconto di come iniziarono i Tempi Antichi, e dell’era che negli Annali fu chiamata l’Età Dell’Oro, e di come da Nibiru alla Terra furono compiute missioni per procurare l’oro.
 Tutto ebbe inizio con la fuga di Alalu da Nibiru. Alalu era dotato di grande comprensione, acquisì grandi conoscenze grazie allo studio. Grandi conoscenze dei cieli e dei circuiti erano state accumulate dal suo progenitore Anshargal. Le conoscenze furono notevolmente arricchite da Enshar. Alalu approfondì tutte quelle conoscenze; ne discusse con i saggi, consultò i sapienti e i comandanti. Così fu consolidata la conoscenza del Principio, così Alalu possedeva quella conoscenza. La conferma fu la presenza di oro nel Bracciale Martellato. L’oro nel Bracciale Martellato confermava la presenza dell’oro nella Metà Superiore di Tiamat. Alalu arrivò vittorioso al pianeta dell’oro, il suo carro atterrò con un boato. Scandagliò il luogo con un raggio, per scoprirne i dintorni. Il suo carro discese sul terreno arido, atterrò ai bordi delle estese paludi. Si mise un Elmetto d’Aquila, indossò un vestito di Pesce.
Aprì il portello del carro; con il portello aperto si soffermò a osservare.
Il terreno era di colore scuro, i cieli erano azzurri.
Non vi era alcun suono, non vi era nessuno a dargli il benvenuto.
Era solo su un pianeta sconosciuto, forse per sempre esiliato da Nibiru!
Lui stesso mise piede sul terreno; camminò sul suolo di colore scuro.
In lontananza si stagliavano le colline; nelle vicinanze rigogliosa era la vegetazione.
Davanti a lui si stendevano le paludi, camminò nelle paludi; rabbrividì alla frescura delle acque.
Ritornò sul terreno asciutto: era solo su un pianeta sconosciuto!
Era immerso nei propri pensieri, ripensava con nostalgia alla sua sposa e ai suoi discendenti.
Era dunque per sempre esiliato da Nibiru? Continuava a porsi questo interrogativo.
Presto tornò al carro, per ritemprarsi con il cibo e con il bere.
Poi fu sopraffatto da un sonno profondo, un potente sonno profondo.
Non seppe ricordare quanto tempo dormì; non seppe dire cosa lo risvegliò.
Fuori un’intensa luminosità, una luce forte mai vista a Nibiru.
Allungò un palo dal carro, munito di un Verificatore.
Poteva respirare l’aria del pianeta: ne indicava la compatibilità!
Aprì il portello del carro, con il portello aperto respirò l’aria.
Fece un altro respiro, poi un altro e un altro ancora; l’aria di Ki era davvero compatibile!
Alalu battè le mani, innalzò un inno di gioia.
Senza l’Elmetto d’Aquila, senza il vestito di Pesce, mise piede sul terreno.
La luminosità fuori era accecante; i raggi del Sole erano fulgidi!
Ritornò nel carro, indossò una maschera per proteggere gli occhi.
Prese Tarma che aveva portato, sollevò il versatile Campionatore.
Lui stesso discese sul terreno, camminò sul suolo di colore scuro.
Si avviò verso le paludi; le acque erano di un color verde scuro.
Alcuni ciottoli erano sul bordo della palude; Alalu ne prese uno, lo gettò nelle acque.
Nella palude i suoi occhi colsero un movimento: le acque brulicavano di pesci!
Nella palude calò il Campionatore, per scandagliare le acque buie.
L’acqua non era adatta da bere, Alalu fu molto deluso.
Si allontanò dalle paludi, si avviò in direzione delle colline.
Si fece strada fra la vegetazione; i cespugli cedevano il posto agli alberi.
Il luogo era come un frutteto, gli alberi erano carichi di frutta.
Attirato dal loro dolce profumo, Alalu prese un frutto; lo mise in bocca.
Il profumo era dolce, il gusto era più dolce ancora! Alalu ne fu deliziato.
Alalu camminava lontano dai raggi del Sole, si dirigeva verso le colline.
Fra gli alberi sentì umidità sotto i piedi, segnale di acqua nelle vicinanze.
Si diresse verso l’umidità.
Nel mezzo della foresta c’era uno stagno, uno stagno di acque silenziose.
Nello stagno calò il Campionatore; l’acqua era buona da bere!
Alalu rise; una risata irrefrenabile lo colse.
L’aria era buona, l’acqua si poteva bere; c’era frutta, c’erano i pesci!
Con impazienza Alalu si chinò, mise le mani a coppa, portò l’acqua alla bocca.
L’acqua dava refrigerio, aveva un gusto diverso dall’acqua di Nibiru.
Bevve ancora una volta, poi intimorito balzò da un lato: poteva sentire un suono come un sibilo; un corpo strisciante si muoveva vicino allo stagno. Afferrò l’arma che aveva portato, scoccò un raggio verso il sibilo. Il movimento si fermò, il sibilo terminò. Per comprendere meglio il pericolo, Alalu avanzò. Il corpo strisciante era immobile; la creatura era morta, aveva un aspetto molto strano: il suo lungo corpo era come una corda, il corpo era senza mani o piedi. Nella sua testa minuta vi erano degli occhi feroci, una lunga lingua sporgeva dalla sua bocca. Non aveva mai visto niente di simile a Nibiru, era una creatura di un altro mondo! Era forse il guardiano del frutteto? Così Alalu rifletteva.
Era forse il padrone delle acque? Così si domandava. Raccolse un pò di acqua nella borraccia che aveva con sé; con cautela si avviò al carro. Colse anche i dolci frutti; si diresse verso il carro. La luminosità dei raggi del Sole era molto diminuita; quando raggiunse il carro, era calata ormai l’oscurità. Alalu riflettè sulla brevità del giorno; della sua breve durata era stupito. Dalle paludi una luce fredda si levava all’orizzonte. Una palla di colore bianco stava velocemente alzandosi nei cieli: poteva scorgere Kingu, il compagno della Terra. Quello che era nei racconti del Principio, ora poteva veramente vedere con i suoi occhi. I pianeti e i loro circuiti, il Bracciale Martellato, Ki la Terra, Kingu la sua luna, tutti erano creati, tutti erano chiamati per nome! In cuor suo Alalu sapeva che ancora una verità doveva essere svelata: era necessario scoprire l’oro, lo strumento della salvezza!
Se nei racconti del Principio vi è verità, se le vene d’oro di Tiamat furono bagnate dalle acque, allora l’oro deve trovarsi nelle acque di Ki, la sua metà separata!
Con mani nervose Alalu prelevò il Verificatore dal palo del carro.
Con mani tremanti indossò il vestito da pesce, restò in impaziente attesa della luce del giorno che sorgeva velocemente.
All’alba uscì dal carro, velocemente si avviò verso le paludi.
Guadò nelle acque più profonde, inserì il Verificatore nelle acque.
Osservò con impazienza la sua faccia illuminata, il cuore gli batteva forte in petto.
Il Verificatore indicava il contenuto delle acque, svelando con simboli e numeri quanto scopriva.
Poi il battito del cuore di Alalu si arrestò: vi è oro nelle acque! Così aveva scoperto il Verificatore!
Alalu si avviò malfermo sulle gambe, addentrandosi sempre di più nelle paludi.
Nuovamente inserì il Verificatore nelle acque; nuovamente il Verificatore denunciò la presenza di oro!
Un grido, un grido di trionfo proruppe dalla bocca di Alalu: ora il fato di Nibiru era nelle sue mani!
Ritornò verso il carro, si tolse il vestito di Pesce, occupò il posto di comando.
Ravvivò le Tavole dei Destini che conoscono tutti i circuiti, per trovare la direzione verso Nibiru.
Risvegliò Ciò Che Parla, per irradiare parole verso Nibiru.
Poi irradiò queste parole a Nibiru, così egli parlò:
Le parole del grande Alalu sono dirette ad Anu su Nibiru.
Sono in un altro mondo, ho trovato l’oro della salvezza.
Il fato di Nibiru è nelle mie mani; devi dare ascolto alle mie condizioni!

Nessun commento:

Posta un commento