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domenica 26 luglio 2015

ASSEMBLEA SU NIBIRU / PRIMO VIAGGIO DI ENKI VERSO LA TERRA / LA NASCITA DELLA PRIMA CITTA' "ERIDU" / LE PRIME ESTRAZIONI DI ORO


-Il destino di Nibiru è nelle mie mani; alle mie condizioni dovete attenervi!
Così parlò Alalu; così Colui Che Parla, dalla Terra di colore scuro fino a Nibiru, ne irradiò le parole.
Quando le parole di Alalu vennero riferite ad Anu, il re, Anu fu colto da stupore; meravigliati furono i consiglieri e sorpresi furono i saggi.
Alalu non è dunque morto? Così si interrogavano. Vive veramente su di un altro pianeta? Così si chiedevano increduli.
Non si era dunque nascosto su Nibiru, dopo aver raggiunto con un carro il suo nascondiglio?
I comandanti dei carri furono convocati, i saggi valutarono le parole irradiate.
Le parole non provenivano da Nibiru; erano state irradiate da ben oltre il Bracciale Martellato.
Questa fu la loro scoperta e così riferirono ad Anu, il re.
Anu era stupefatto; valutò con attenzione gli eventi.
Che parole di riconoscenza siano inviate ad Alalu. Così decretò all’assemblea riunita.
Al Luogo dei Carri Celesti venne impartito l’ordine, ad Alalu vennero irradiate queste parole:
Anu, il re ti invia il suo saluto; grande è la sua gioia alla notizia della tua buona salute.
Non vi era motivo che tu lasciassi Nibiru, nel cuore di Anu non alberga l’inimicizia.
Se hai davvero scoperto l’oro della salvezza, fa che Nibiru possa essere salvata!
Le parole di Anu raggiunsero il carro di Alalu; così Alalu prontamente rispose:
Se devo essere il vostro salvatore, se devo salvare le vostre vite, riunite i principi in assemblea, dichiarate suprema la mia discendenza!
Che i comandanti mi riconoscano loro capo, che si pieghino al mio comando!
Che il consiglio mi proclami re, che io possa sostituire Anu sul trono!
Quando le parole di Alalu furono udite su Nibiru, grande fu la costernazione.
Come si poteva deporre Anu?
Così si interrogavano i consiglieri.
E se Alalu non diceva il vero, ma solo falsità?
Dov’era il suo rifugio? Aveva davvero trovato l’oro?
Convocarono i saggi, chiesero il loro dotto consiglio.
Il più anziano così parlò: Sono stato il maestro di Alalu! Così dichiarò.
Ha prestato attenzione agli insegnamenti del Principio, ha appreso della Battaglia Celeste.
Ha acquisito conoscenza di Tiamat, il mostro delle acque, e delle sue vene d’oro.
Se nel suo viaggio ha davvero superato il Bracciale Martellato, il suo asilo è sulla Terra, il settimo pianeta!
Nell’assemblea un principe parlò; era un figlio di Anu, era frutto del ventre di Antu, sposa di Anu.
Enlil era il suo nome, Signore del Comando significava.
Pronunciò parole che invitavano alla prudenza:
Alalu non può porre condizioni. Il suo operato fu causa di calamità, con una sola battaglia ha perso il trono.
Se ha davvero trovato l’oro di Tiamat, deve darne prova.
E sufficiente per proteggere la nostra atmosfera?
Come lo si può trasportare attraverso il Bracciale Martellato fino a Nibiru?
Così parlò Enlil, figlio di Anu; pose anche molte altre domande.
Erano necessarie prove, erano richieste molte risposte, tutti furono d’accordo.
Alalu meditò su queste parole, accettò di divulgare i suoi segreti.
Raccontò in modo veritiero del suo viaggio e dei pericoli incontrati.
Rimosse le interiora di cristallo del Verificatore, estrasse il cuore di cristallo dal Campionatore.
Inserì i cristalli in Colui Che Parla, così da trasmettere tutte le scoperte.
Ora che vi ho fornito la prova, proclamatemi re, inchinatevi al mio comando! Così pretese con fermezza.
Costernati erano i saggi; con le Armi del Terrore Alalu su Nibiru aveva già causato molta distruzione.
Con le Armi del Terrore si era aperto un varco attraverso il Bracciale!
Quando Nibiru, nel suo circuito, attraverserà quella regione, nuove sventure si abbatteranno su Alalu!
Profondamente costernato era il consiglio: cambiare il re era invero questione molto seria.
Anu non era re solo per discendenza: aveva conquistato il trono in una giusta lotta!
Nell’assemblea dei principi, un figlio di Anu si alzò e prese la parola.
Era saggio in tutte le cose, fra i saggi era molto noto.
Era un maestro dei segreti delle acque;
Ea, Colui la Cui Casa è l’Acqua, era chiamato.
Di Anu era il Primogenito; era sposo di Damkina, figlia di Alalu.
Anu, il re, è mio padre per nascita, disse Ea; Alalu è mio padre in virtù del matrimonio.
Unire le due tribù era la mia intenzione nuziale.
Che io possa essere colui che in questo conflitto porta unità!
Che io possa essere l’emissario di Anu presso Alalu, che io possa essere colui che conferma le scoperte di Alalu!
Che io possa viaggiare fino alla Terra a bordo di un carro, con l’acqua e non col fuoco mi aprirò un varco attraverso il Bracciale.
Sulla Terra lasciatemi estrarre l’oro prezioso dalle acque; a Nibiru sarà poi consegnato.
Che Alalu sia re sulla Terra, in attesa di un verdetto dei saggi: se salverà Nibiru, che ci sia una seconda lotta; che si possa così decidere chi deve governare su Nibiru!
Con stupore i principi, i consiglieri, i saggi, i comandanti ascoltarono le parole di Ea.
Erano parole molto sagge, offrivano una soluzione al conflitto.
Che così sia! Così decretò Anu. Che Ea compia il viaggio, che l’esistenza dell’oro sia verificata.
Allora lotterò una seconda volta con Alalu, che il vincitore possa regnare su Nibiru!
La decisione venne comunicata ad Alalu.
Lui la meditò e la accettò: che Ea, mio figlio in virtù del matrimonio, possa scendere sulla Terra!
Che si estragga l’oro dall’acqua, che la sua presenza sia verificata per portare la salvezza su Nibiru.
Che una seconda battaglia determini chi debba regnare su Nibiru: se io o Anu!
Così sia! Anu in seno all’assemblea così decretò.
Enlil si alzò per dissentire; le parole del re erano però inconfutabili.
Ea si recò sul Luogo dei Carri, consultò comandanti e saggi.
Valutò i rischi della missione, studiò come estrarre e trasportare l’oro.
Attentamente studiò la trasmissione di Alalu, chiese ad Alalu di verificarne ancora i risultati.
Stava forgiando una Tavola dei Destini per la missione.
Se l’acqua deve essere la Forza, dove la si può attingere?
Dove la si potrà immagazzinare sul carro, come la si potrà trasformare in Forza?
Un circuito completo di Nibiru trascorse in riflessioni, uno Shar di Nibiru trascorse nei preparativi.
Per la missione venne approntato il più grande Carro Celeste.
Venne calcolato il destino del suo circuito, venne fissata una Tavola dei Destini.
La missione sulla Terra per estrarre l’oro richiedeva cinquanta eroi.
Anu diede il suo assenso al viaggio.
Allora coloro che studiano le stelle scelsero il momento propizio per il viaggio.
Al Luogo dei Carri Celesti si radunarono le moltitudini, vennero per accomiatarsi dagli eroi e dal loro comandante.
Si misero gli Elmetti d’Aquila, indossarono ciascuno un abito di Pesce: uno alla volta gli eroi entrarono nel carro.
L’ultimo a imbarcarsi fu Ea; disse addio alla folla radunata.
Si inginocchiò davanti ad Anu, suo padre; per ricevere la benedizione del re si prostrò.
Figlio mio, primogenito: hai intrapreso un viaggio che ti porterà lontano, sarai in pericolo per salvare tutti noi.
Che il tuo successo possa bandire la calamità da Nibiru; và e torna sano e salvo!
Così Anu benedisse il proprio figlio, accomiatandosi da lui.
La madre di Ea, colei che si chiamava Ninul, lo strinse forte al cuore.
Perché, dopo che Anu ti ha donato a me come figlio, ti ha anche dotato di un cuore irrequieto?
Và e ritorna, attraversa la strada perigliosa sano e salvo! Così lo esortò.
Ea baciò con tenerezza la sua sposa, in silenzio abbracciò Damkina.
Enlil abbracciò il suo fratellastro. Sii benedetto, che la tua missione possa essere coronata da successo! Così gli disse.
Con cuore greve Ea entrò nel carro, impartì l’ordine di decollare.


Questo è ora il racconto del viaggio al settimo pianeta, e di come ebbe inizio la leggenda del Dio Pesce che emerse dalle acque.
Con cuore greve Ea entrò nel carro, impartì l’ordine di decollare.
Al posto del comandante era seduto Anzu e non Ea; Anzu, non Ea, era il comandante del carro.
Il suo nome significava Colui Che Conosce i Cieli; era stato appositamente scelto per questo compito.
Era un principe fra i principi, i suoi antenati erano di seme reale.
Guidava con destrezza il Carro Celeste; lo sollevò con possenza dal suolo di Nibiru, lo condusse verso il Sole distante.
Il carro percorse dieci leghe, cento leghe, mille leghe.
Il piccolo Gaga uscì per salutarli, estese il benvenuto agli eroi.
Indicò la via che portava fino ad Antu, di colore blu; Antu, la bella ammaliatrice.
Anzu fu affascinato da quella visione.
Scandagliamo le acque! Così suggerì Anzu.
Ea impartì l’ordine di proseguire senza fermarsi; è un pianeta dal quale non c’è più ritorno. Così dichiarò con fermezza.
Il carro continuò verso il celeste An, il terzo contando i pianeti.
An giaceva su un fianco, la schiera di satelliti gli turbinava intorno.
I raggi del Verificatore rivelavano la presenza di acqua; indicavano ad Ea la possibilità di effettuare una sosta, se necessario.
Ea ordinò di continuare o viaggio verso Anshar, era diretto verso il principe supremo dei cieli.
Ben presto avvertirono la forza della rete di attrazione di Anshar, con reverenziale timore ne ammirarono gli anelli colorati.
Anzu guidò il carro con destrezza, con perizia evitò i pericoli di collisione.
Il prossimo incontro sul loro cammino era con la gigantesca Kishar, suprema fra i pianeti con terraferma.
La forza della sua rete era opprimente; con grande abilità Anzu deviò la traiettoria del carro.
Con furia Kishar lanciava lampi divini al carro, scagliava la sua schiera contro gli ospiti indesiderati.
Lentamente Kishar si allontanò, perché il carro potesse andare incontro al suo prossimo nemico.
Era in agguato dietro il quinto pianeta del Bracciale Martellato!
Ea comandò di far rombare il carro, ordinò di preparare Ciò Che Getta l’Acqua.
Il carro si dirigeva verso una schiera di numerosi massi rotanti.
Ciascuno di essi, come un sasso di fionda, mirava con ferocia al carro.
Ea dette il comando e, con la forza di mille eroi, venne scagliata la corrente d’acqua!
Uno alla volta i massi si facevano da parte: aprivano un varco per lasciar passare il carro!
Ma mentre un masso si spostava, un altro attaccava al suo posto.
Erano così numerosi che se ne perdeva il conto, una schiera che cercava vendetta per lo smembramento di Tiamat!
Ea continuò a impartire l’ordine di far rombare Ciò Che Getta l’Acqua.
E altre correnti d’acqua continuarono a essere scagliate contro la schiera di massi.
E i massi continuarono a farsi da parte, aprendo così un varco per lasciar passare il carro.
E poi, alla fine, il percorso fu sgombro; indenne il carro potè proseguire il suo viaggio!
Esultarono gli eroi; ancor più grande fu la loro gioia allorché riuscirono a scorgere il Sole.
Fra il giubilo generale Anzu lanciò l’allarme: per sgombrare il percorso dai massi, si era consumata troppa acqua.
Le acque per alimentare le Pietre Fiammeggianti del carro non erano sufficienti per completare il viaggio!
Nelle profondità tenebrose riuscivano a scorgere il sesto pianeta, rifletteva i raggi del Sole.
C’è acqua su Lahmu, sosteneva Ea.
Riesci a farvi discendere il carro? Così chiese ad Anzu.
Anzu con destrezza fece rotta verso Lahmu; raggiunto il dio celeste, vi fece orbitare intorno il carro.
La rete del pianeta non è grande, la sua presa è facile da gestire. Così diceva Anzu.
Lahmu era bello da guardare, era di diversi colori; il suo copricapo era bianco come la neve, così pure i suoi sandali.
Al centro era rossastro, nel mezzo laghi e fiumi scintillavano!
Abilmente Anzu rallentò la corsa del carro, dolcemente discese sulle rive di un lago.
Ea e Anzu indossarono gli Elmetti d’Aquila, misero il piede sulla terraferma.
Gli eroi ordinarono a Ciò Che Risucchia le Acque di riempire le viscere del carro con le acque del lago.
Mentre il carro si riempiva d’acqua, Ea e Anzu esplorarono i dintorni.
Con il Verificatore e il Campionatore controllarono le cose importanti: le acque erano buone da bere, ma l’aria non era sufficiente.
Tutte queste cose vennero riportate negli annali del carro, venne motivata la necessità di compiere una deviazione.
Ripreso vigore, il carro si sollevò, accomiatandosi dal benevolo Lahmu.
Più avanti il settimo pianeta compiva la sua orbita; la Terra, con la sua compagna, invitava il carro!
Anzu, ammutolito, era seduto al posto di comando; anche Ea era in silenzio. Davanti a loro si stagliava la loro destinazione, nel suo oro era racchiuso il destino di Nibiru: la sua salvezza o la sua condanna. Il carro deve rallentare la sua corsa, altrimenti perirà nella densa atmosfera della Terra! Così Anzu disse a Ea. Compi dei circuiti lenti attorno alla Luna, compagna della Terra! Così Ea suggerì ad Anzu. Compirono circuiti intorno alla Luna; essa giaceva prostrata e segnata dalle cicatrici che la vincente Nibiru le aveva inferto nella Battaglia Celeste. Ora che il carro aveva rallentato la sua corsa, Anzu lo diresse verso il settimo pianeta. Fece orbitare il carro una volta, due volte attorno alla Terra, lo fece scendere sempre più vicino alla terraferma. Due terzi del pianeta erano di colore bianco come la neve; il suo centro era di colore scuro. Riuscivano a scorgere i suoi oceani, riuscivano a scorgere le Terre Ferme; cercavano il segnale luminoso di Alalu. Laddove l’oceano si congiungeva alla terra asciutta, laddove quattro fiumi erano ingoiati dalle paludi, il segnale di Alalu era irradiato. Ma il carro è troppo grande e pesante per le paludi!Anzu così esclamò. La rete di attrazione della Terra è troppo forte per discendere sulla terra asciutta! Così Anzu annunciò a Ea. Ammara! Ammara nelle acque dell’oceano!
Così Ea urlò ad Anzu. Anzu compì ancora un altro circuito intorno al pianeta; con molta attenzione fece discendere il carro verso il limite dell’oceano. Di aria riempì i polmoni del carro; ammarò nelle acque, non sprofondò nei suoi abissi.
Irradiata da Ciò Che Parla si udì una voce:
Siate i benvenuti sulla Terra! Così li accolse Alalu.
Grazie alle sue parole irradiate fu possibile individuare il luogo dove egli si trovava.
Anzu diresse il carro verso il posto esatto, galleggiando come una barca, si muoveva sulle acque.
Ben presto l’infinito oceano si restrinse; su entrambi i lati, come un guardiano, apparve la terra asciutta.
Sulla sponda sinistra, si ergevano colline dal color brunito, su quella destra, si ergevano montagne svettanti verso il cielo.
Il carro si dirigeva verso il luogo di dimora di Alalu, sulle acque fluttuava come una barca.
La terra asciutta era sempre più inondata dalle acque, al posto dell’oceano vi erano paludi.
Anzu impartì ordini agli eroi, comandò loro di indossare gli abiti da Pesce.
Solo allora venne aperto un portello del carro, gli eroi discesero nelle paludi.
Attaccarono forti corde al carro, con le corde trainavano il carro.
Le parole irradiate da Alalu diventarono più imperiose. Affrettatevi! Affrettatevi! Così esortava.
All’estremità delle paludi qualcosa attirò il loro sguardo: scintillante ai raggi del Sole, risplendeva un carro di Nibiru; era il Carro Celeste di Alalu!
Gli eroi affrettarono il passo, si affrettarono verso il carro di Alalu.
Impaziente, Ea indossò l’abito da Pesce; nel petto il cuore gli batteva forte.
Balzò nella palude, diresse i suoi passi veloci verso il suo margine.
Le paludi erano ricolme di acqua, erano più profonde di quanto non si aspettasse.
Il passo si trasformò in nuoto, avanzò con audaci bracciate.
Quando si avvicinò alla terra asciutta, scorse prati verdi.
Poi i suoi piedi toccarono terra; allora si alzò e proseguì camminando.
Ritto davanti a sé scorgeva Alalu, che agitava le mani in segno di saluto.
Uscendo dalle acque Ea mise piede sulla sponda: era proprio sulla bruna terra!
Alalu corse verso di lui; abbracciò forte il figlio acquisito in virtù del matrimonio.
Benarrivato su di un altro pianeta! Così Alalu accolse Ea.



Questo è ora il racconto di come Eridu fu creata sulla Terra, di come ebbe inizio il conto di sette giorni.
In silenzio Alalu abbracciò Ea, i suoi occhi furono colmi di lacrime di gioia. Davanti a lui Ea chinò il capo, mostrando rispetto per il padre acquisito in virtù del matrimonio. Gli eroi avanzavano attraverso le paludi; molti indossavano abiti da Pesce, molti si affrettavano verso la terra asciutta. Tenete il carro a galla! Anzu così ordinava.
Ancoratelo nelle acque, evitate il fango che è davanti! Gli eroi saltarono a riva, si inchinarono al cospetto di Alalu. Anche Anzu giunse a riva, fu l’ultimo a lasciare il carro. S’inchinò al cospetto di Alalu;
Alalu lo strinse in un abbraccio di benvenuto. A tutti coloro che erano arrivati Alalu rivolse parole di benvenuto. A tutti coloro che erano lì riuniti, Ea impartì ordini. Qui sulla Terra sono io il comandante! Così asserì.
Siamo venuti per assolvere a una missione di vita o di morte; il destino di Nibiru è nelle nostre mani!
Si guardò intorno; cercava un luogo per accamparsi.
Ammucchiate del terreno, create lì dei tumuli! Così Ea ordinava per allestire un accampamento.
Indicava un luogo non distante, una dimora di canne eretta da Alalu.
Rivolse poi la parola ad Anzu: irradia la notizia a Nibiru, annuncia a mio padre, Anu, il nostro arrivo coronato da successo!
Di lì a poco il colore de] cielo mutò; da luminoso si trasformò in rossastro.
Uno spettacolo mai visto prima si presentava ai loro occhi: come una palla infuocata il Sole scompariva all’orizzonte!
Grande timore attanagliò gli eroi, una Grande Calamità essi temevano!
Alalu, sorridente, rassicurò loro con parole di conforto: è solo il tramonto del Sole.
Sulla Terra segna la fine di un giorno.
Coricatevi per un breve riposo; una notte sulla Terra è incredibilmente breve.
Prima ancora che ve lo aspettiate, il Sole farà di nuovo capolino; sulla Terra sarà giorno!
Prima ancora che se lo aspettassero, l’oscurità li avvolse, separando i cieli dalla Terra.
Fulmini squarciavano l’oscurità, piogge seguivano ai tuoni.
 Le acque erano gonfiate dai venti, tempeste di un dio sconosciuto.
Gli eroi si sedettero nel carro, nel carro gli eroi si stiparono.
Il riposo non discese su di loro; erano molto inquieti.
Con cuore palpitante attesero il ritorno del Sole.
Quando i suoi raggi fecero capolino, sorrisero nuovamente; si davano manate sulle spalle ed erano gioiosi.
Si fece di nuovo sera e di nuovo mattina, fu il loro primo giorno sulla Terra.
Allo spuntar del giorno Ea valutò gli eventi: era per lui importante la separazione delle acque.
Nominò Engur Signore delle Acque Dolci, perché procurasse acqua da bere.
In compagnia di Alalu si recò alla Pozza del Serpente, per esaminare le sue acque dolci; la pozza brulicava di serpenti malvagi! Così riferì Engur a Ea.
Ea contemplò allora le paludi, valutò l’abbondanza dell’acqua piovana.
Affidò a Enbilulu le paludi, gli ordinò di delimitare il folto bosco di canne.
Affidò a Enkimdu fossati e argini, gli ordinò di tracciare un confine per le paludi.
Gli disse di creare un luogo per raccogliere le acque che piovono dal cielo.
Vennero così separati i Mari Inferiori dai Mari Superiori, le acque della palude vennero separate dalle acque dolci.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il secondo giorno sulla Terra.
Quando il Sole annunciò il mattino, gli eroi erano già impegnati nei compiti loro assegnati.
Ea si diresse in compagnia di Alalu verso il luogo dell’erba e degli alberi.
Prese a esaminare tutto quanto cresceva nel giardino, le varie specie di erbe e di frutti.
A Isimud, il suo visir, Ea poneva domande:
Cos’è questa pianta? Cos’è quella pianta? Così lo interrogava.
Isimud, uomo di grande conoscenza, sapeva ben riconoscere le piante che danno cibo.
Colse un frutto per Ea. E una pianta del miele! Così spiegava a Ea.
Lui stesso mangiò un frutto, anche Ea mangiò un frutto!
Ea affidò all’eroe Guru le piante che danno cibo, cibo particolarmente prelibato.
Così agli eroi vennero assicurati cibo e acqua; ma non erano sazi.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il terzo giorno sulla Terra.
Il quarto giorno i venti cessarono di soffiare, il carro non fu più in balìa delle onde.
Che siano prelevati gli strumenti dal carro, che dimore siano create nell’accampamento! Così ordinò Ea.
Ea nominò Kulla, gli affidò terriccio e mattoni; lo incaricò di forgiare mattoni con l’argilla;
Ordinò a Mushdammu di porre le fondamenta; lo incaricò di erigere abitazioni.
Per tutto il giorno splendeva il Sole, di giorno una forte luce brillava.
Di sera, quando era piena, Kingu, la Luna della Terra, una debole luce proiettava sulla Terra.
Una luce più fioca, per governare la notte, per assecondare il volere degli dèi celesti.
E si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il quarto giorno sulla Terra.
Il quinto giorno Ea ordinò a Ningirsig di costruire una barca di canne: per misurare le paludi, per stimare l’estensione degli acquitrini.
Ea prese come compagno Ulmash, Colui Che Conosce Cosa Brulica nelle Acque, Colui Che Conosce gli Animali che Volano.
Ea lo prese come compagno per distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo.
Delle specie che nuotano nelle acque, delle specie che volano nei cieli, molte erano sconosciute a Ulmash.
Stupefacente era il loro numero. Le carpe erano buone, ma nuotavano fra specie cattive.
Ea convocò Enbilulu, il Signore delle paludi;
Ea convocò Enkimdu, responsabile di fossati e argini.
Ordinò loro di creare una barriera nelle paludi.
Con bambù e canne verdi di erigere una barriera, di separare i pesci dagli altri pesci.
Di creare una trappola per la carpa, dalla quale non si potesse liberare.
Di creare un luogo dal quale nessun uccello buono da mangiare potesse scappare.
Così vennero separate le specie buone di pesci e volatili, per poter saziare gli eroi.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il quinto giorno sulla Terra.
Il sesto giorno Ea si occupò delle creature del giardino.
Assegnò a Enursag il compito di distinguere ciò che striscia da ciò che cammina.
La loro varietà sorprese Enursag; riferì a Ea della loro ferocia e della loro primitività.
Ea convocò Kulla, impartì un ordine urgente a Mushdammu: che entro sera siano completate le dimore, che da uno steccato siano circondate per protezione!
Gli eroi si misero subito all’opera, velocemente vennero posti i mattoni delle fondamenta.
I tetti furono coperti di canne, con alberi tagliati venne eretto uno steccato.
Anzu prelevò dal carro il Raggio Che Uccide, installò alla dimora di Ea Ciò Che Irradia Parole.
Al crepuscolo l’accampamento era ormai terminato! Gli eroi vi si raccolsero per trascorrere la notte.
Ea, Alalu e Anzu considerarono l’operato; tutto ciò che era stato fatto, era stato fatto davvero bene!
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il sesto giorno.
II settimo giorno gli eroi si riunirono all’accampamento.
A loro Ea così parlò:
Abbiamo intrapreso un viaggio periglioso, lungo una strada pericolosa abbiamo viaggiato da Nibiru fino al settimo pianeta.
Siamo giunti con successo fino alla Terra, abbiamo fatto molte cose buone, abbiamo creato un accampamento.
Che questo sia un giorno di riposo; che d’ora in poi il settimo giorno sia sempre di riposo!
Che d’ora in poi questo luogo sia chiamato col nome di Eridu, che significherà Casa Lontana da Casa!
Che la promessa venga mantenuta, che di Eridu Alalu sia dichiarato comandante!
Gli eroi così riuniti diedero all’unisono il loro consenso.
Parole di assenso Alalu pronunciò, rese poi omaggio a Ea:
Che a Ea venga dato un secondo nome, che sia chiamato Nudimmud, l’Abile Creatore!
All’unisono gli eroi diedero il consenso.
Si fece di nuovo sera e si fece di nuovo mattino, era il settimo giorno sulla Terra.

Questo è ora il racconto di come ebbe inizio la ricerca dell’oro, e di come i progetti fatti su Nibiru non portarono alla sua salvezza.
Dopo che fu creato l’accampamento di Eridu e che gli eroi con il cibo furono saziati, Ea iniziò a dedicarsi al compito di estrarre Toro dalle acque.
Nel carro le Pietre Fiammeggianti vennero risvegliate, il Grande Motore Rombante fu invigorito.
Ciò Che Risucchia le Acque si protese dal carro, allungandosi, si introdusse nelle acque paludose.
Le acque vennero convogliate in un contenitore di cristalli.
Nel contenitore di cristalli ogni metallo fu estratto dalle acque.
Poi, dal contenitore, Ciò Che Sputa Fuori risputò le acque nello stagno.
Così i metalli, che si trovavano nell’acqua, si raccolsero nel contenitore.
L’opera di Ea era ingegnosa, era davvero l’Abile Creatore!
Per sei giorni terrestri le acque della palude vennero risucchiate, per sei giorni terrestri le acque paludose vennero sputate fuori.
I metalli vennero davvero raccolti nel contenitore!
Il settimo giorno Ea e Alalu esaminarono i metalli; nel contenitore vi erano molte varietà di metallo.
C’era il ferro, c’era molto rame; ma non c’era oro in abbondanza.
Nel carro, in un altro contenitore, abile opera di Nudimmud, i metalli vennero separati in base alla varietà.
Così separati, furono trasportati a riva.
Così gli eroi lavorarono sodo per sei giorni; il settimo si riposarono.
Per sei giorni i contenitori di cristallo vennero riempiti e svuotati.
Il settimo giorno i metalli vennero esaminati.
C’era ferro e c’era rame, e c’erano anche altri metalli.
Quello dell’oro era il mucchio più piccolo.
Di notte la Luna cresceva e calava, Ea chiamò Mese il suo circuito.
All’inizio del Mese le sue corna luminose significavano sei giorni.
Quando era a metà, annunciava il settimo giorno: era giorno di riposo.
A metà del mese la Luna si distingueva perché era piena; faceva una sosta per poi diventare calante.
Il circuito della Luna appariva con il corso del Sole, rivelava la sua faccia con il circuito della Terra.
Ea era affascinato dal moto della Luna, meditava sulla devozione di Kingu a Ki: a che prò questa devozione, quali segni celesti intendeva predire?
Ea chiamò Mese il circuito della Luna, diede il nome di Mese al suo circuito.
Per un Mese, per due Mesi, nel carro le acque vennero separate.
Ogni sei Mesi il Sole dava alla Terra un’altra stagione; Ea chiamò Inverno ed Estate le stagioni.
L’Inverno passò e così pure l’Estate;
Ea chiamò Anno della Terra l’intero circuito.
Alla fine dell’anno si fece il conto dell’oro accumulato.
Non ce n’era molto da inviare a Nibiru.
Le acque delle paludi sono povere, portiamo il carro laddove l’oceano è profondo! Così ordinò Ea.
Il carro venne liberato dagli ormeggi, nel luogo da dove era venuto fu riportato.
Con grande cura i contenitori di cristalli furono risvegliati; l’acqua salata vi filtrava attraverso.
I metalli vennero separati a seconda della varietà; fra di loro il più scintillante era l’oro!
Dal carro Ea irradiò a Nibiru notizie sugli eventi; nell’udirle Anu fu davvero compiaciuto.
Nel suo circuito destinato Nibiru tornava alla dimora del Sole.
Nel suo circuito di uno Shar Nibiru si avvicinava alla Terra.
Con impazienza Anu indagò sull’oro.
Ce ne è a sufficienza da inviare a Nibiru? Così chiedeva.
Ahimé, l’oro raccolto dalle acque non era sufficiente.
Facciamo passare un altro Shar, in modo da raddoppiare la quantità! Così Ea consigliò ad Anu.
Dalle acque dell’oceano continuarono a estrarre l’oro.
II cuore di Ea era colmo di apprensione.
Dal carro alcuni pezzi furono trasportati fuori, con essi fu assemblata una camera celeste.
Ea incaricò Abgal, colui che sa pilotare, di occuparsi della camera celeste.
Ogni giorno Ea si alzava in volo con Abgal, per imparare a conoscere la Terra e i suoi segreti.
Venne costruito un recinto per la camera celeste, fu collocata accanto al carro di Alalu.
Ogni giorno Ea studiò i cristalli nel carro di Alalu, per comprendere ciò che dai loro raggi veniva scoperto.
Da dove proviene l’oro? Così chiese ad Alalu.
Dove si trovano sulla Terra le vene d’oro di Tiamat?
A bordo della Camera Celeste, con Abgal, Ea si alzava in volo, per imparare a conoscere la Terra e i suoi segreti.
Sorvolarono grandi montagne, grandi fiumi scorsero nelle vallate.
Sotto di loro vi erano steppe e foreste, si estendevano per migliaia di leghe.
Annotarono la presenza di vaste terre separate dall’oceano, penetrarono il suolo con il Raggio Che Scandaglia il Suolo.
L’impazienza cresceva su Nibiru. Può l’oro fornire protezione? Tale era il grido che si innalzava con maggior frequenza.
Riunisci tutto l’oro, quando Nibiru si avvicina, devi consegnare l’oro! Così comandò Anu a Ea.
Ripara il carro di Alalu, approntalo perché possa fare ritorno su Nibiru, che sia pronto al completamento dello Shar! Così disse Anu.
Ea ascoltava con attenzione le parole del re, suo padre. Ponderò come riparare il carro di Alalu.
Una sera la Camera Celeste fu fatta così atterrare accanto al carro, con Abgal vi entrarono, per compiere nell’oscurità una missione segreta.
Rimossero le Armi del Terrore dal carro, tutte e sette le portarono via.
Le portarono alla Camera Celeste, al suo interno le nascosero.
All’alba Ea e Abgal si alzarono in volo a bordo della Camera Celeste, verso un’altra terra erano diretti.
Lì, in un luogo segreto, Ea nascose le armi; in una grotta, in un luogo sconosciuto, le depose.
Solo allora Ea impartì ad Anzu l’ordine: gli comandò di riparare il carro di Alalu.
Di approntarlo per fare ritorno su Nibiru, perché, al completamento di uno Shar, fosse pronto.
Anzu, grande conoscitore dei carri, si mise prontamente all’opera.
Fece rombare ancora i suoi propulsori; studiò attentamente le sue tavole.
Ben presto scoprì l’assenza delle Armi del Terrore!
Anzu infuriato si mise a urlare; allora Ea così motivò il fatto di averle nascoste: giurammo di rinunciare all’uso delle armi! Così disse Ea.
Non dovranno mai essere usate né nei cieli, né nelle Terre Ferme!
Ma, senza di loro, il passaggio attraverso il Bracciale Martellato non sarà mai sicuro! Così replicò Anzu.
Senza di loro, senza Ciò Che Getta l’Acqua, il pericolo è maggiore della durata del volo!
Alalu, comandante di Eridu, valutò le parole di Ea; dette ascolto alle parole di Anzu.
Le parole di Ea sono confermate dal Consiglio di Nibiru! Così disse Alalu.
Ma se il carro non farà ritorno, Nibiru sarà condannata!
Abgal, colui che sa pilotare, audacemente avanzò verso i capi.
Io sarò il pilota, affronterò valorosamente i pericoli! Così affermò.
La decisione fu così presa: Abgal sarà il pilota, Anzu resterà sulla Terra!
Su Nibiru, Coloro che Studiano le Stelle esaminarono i destini degli dèi celesti, scelsero un giorno propizio.
Nel carro di Alalu vennero portati recipienti colmi di oro.
Abgal entrò nella parte anteriore del carro, occupò il posto del comandante.
Dal suo carro, Ea gli diede una Tavola del Destino.
Sarà per te Ciò Che Mostra il Cammino, con il suo aiuto troverai la strada!
Abgal risvegliò le Pietre Fiammeggianti; il loro ronzio era come dolce musica alle sue orecchie.
Ravvivò il Grande Motore Rombante del carro, esso emanava un fulgore fiammeggiante.
La moltitudine degli eroi si era riunita intorno a Ea e Alalu; ad Abgal tutti auguravano buon viaggio.
Indi il carro si sollevò con un gran rombo, ai cieli ascese!
Notizia dell’ascesa fu irradiata a Nibiru; col fiato sospeso Nibiru restava in attesa.

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