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giovedì 25 giugno 2015

LO SCONTRO TRA HORUS E SETH / LA BATTAGLIA TRA MARDUK E INANNA E L' ESILIO DI MARDUK


-Durante il primo Shar dopo il Diluvio, Ninharsag riuscì a placare gli animi. 
Continuare a rifornire Nibiru di oro era di gran lunga più importante di qualsiasi rivalità e ambizione.
Lentamente la Terra riprendeva a brulicare di vita, grazie ai semi della vita conservati da Enki. Quanto era riuscito a sopravvivere, si moltiplicò in terra, nell’aria e nelle acque. Ma più preziosi di tutti, come scoprirono gli Anunnaki, furono proprio i superstiti del Genere Umano! Come nei tempi passati, quando furono creati i Lavoratori Primitivi. Gli Anunnaki, pochi e affaticati, chiedevano a gran voce che venissero creati Lavoratori Civilizzati. Quando giunse a conclusione il primo Shar dopo il Diluvio, la tregua pacifica venne scossa da un avvenimento inatteso. Non fra Marduk e Ninurta, né fra i clan di Enki ed Enlil nacque la disputa. Fra i figli di Marduk, spalleggiati dagli Igigi, la tregua venne violata. Quando su Lahmu Marduk, Sarpanit, i loro figli e le loro figlie erano in attesa del Diluvio, i due figli, Osiride e Seth, si invaghirono delle figlie di Shamgaz, capo degli Igigi.
Quando sulla Terra fecero ritorno, i due fratelli sposarono le due sorelle.
Osiride scelse quella che si chiamava Iside, Seth scelse quella che si chiamava Nebat.
Osiride, con Marduk, suo padre, scelse di dimorare nelle Terre Scure.
Insieme a Shamgaz Seth costruì la propria dimora; la costruì nei pressi del Luogo dell’Atterraggio, dove abitavano gli Igigi.
Shamgaz era preoccupato dei domini sulla Terra: dove saranno padroni gli Igigi?
Così Shamgaz incitava gli altri Igigi; di questo, ogni giorno, Nebat parlava a Seth.
Restando con suo padre, Osiride sarà il solo successore, le terre fertili lui solo erediterà!
Così ogni giorno Shamgaz e Nebat, sua figlia, ripetevano a Seth.
Padre e figlia tramarono come mantenere la successione nelle mani del solo Seth.
In un giorno fausto organizzarono un banchetto; vi invitarono gli Igigi e gli Anunnaki.
Anche Osiride, nulla sospettando, giunse per far festa con il proprio fratello.
Nebat, sorella della sposa, preparò le tavole, preparò anche gli sgabelli.
Si fece bella, suonando la lira, cantò una canzone al potente Osiride.
Seth tagliò davanti a lui succulenta carne arrostita, col coltello salato gli servì i bocconi più prelibati.
Shamgaz gli offrì vino novello, contenuto in un grande calice; per lui preparò una mistura.
Gli offrì una grande coppa, veramente capiente, ricolma di elisir di vino.
Osiride era di buon umore, in allegria si alzò e cantò, suonando i cembali cantò.
Poi, sopraffatto dalla mistura di vino, cadde a terra.
Portiamolo via affinché possa godere di un buon riposo!
Così dissero i padroni di casa agli altri invitati. Condussero Osiride in un’altra stanza, lo deposero in una bara. Chiusero la bara, sigillandola bene, poi la gettarono in mare. Quando Iside venne a conoscenza di quanto era successo, a Marduk, padre di suo marito, rivolse i suoi lamenti: Osiride è stato brutalmente condannato a morire negli abissi del mare, in fretta dobbiamo trovare la bara! Cercarono in mare la bara di Osiride, la trovarono vicino alla riva della terra bruna. All’interno della bara, rigido giaceva il corpo di Osiride, dalle sue narici il soffio vitale si era ormai allontanato. Marduk gli lacerò gli abiti, la fronte gli cosparse di cenere. Figlio mio! Figlio mio! Così urlò Sarpanit gemendo e piangendo; incommensurabile era il suo dolore, immenso il suo cordoglio. Enki, sconvolto, piangeva: La maledizione di Caino si è ripetuta!
Così, straziato dal dolore, disse a suo figlio. Iside levò un lamento fino ai cieli, per avere vendetta e un erede fece appello a Marduk: Seth deve essere condannato a morte.
Che con il tuo seme io possa concepire un successore. Che attraverso il tuo nome possa essere ricordato il suo, che la stirpe possa sopravvivere! Questo, ahimè non può essere!
Così disse Enki a Marduk e a Iside: Il fratello che pure ha ucciso, del fratello deve continuare la stirpe. Per questo si deve risparmiare la vita di Seth, col suo seme devi concepire un erede di Osiride! Iside era confusa da questi scherzi del fato; sconvolta, decise di sfidare le regole. Prima che il corpo di Osiride fosse avvolto in un sudario, per essere conservato in un luogo sacro, dal fallo di Osiride Iside estrasse il suo seme vitale.
Con esso Iside si fecondò, affinché nascesse un erede, un vendicatore di Osiride. Così Seth parlò a Enki e ai suoi figli, a Marduk e ai suoi fratelli:
Io sono l’unico erede e successore di Marduk, Io sarò il Signore della Terra dei due Canali!
Al cospetto del consiglio degli Anunnaki Iside si oppose alla rivendicazione: sono incinta del seme di Osiride. Per sfuggire all’ira di Seth, si nascose fra i giunchi del fiume insieme al figlioletto. Chiamò il figlio Horus, lo allevò perché potesse vendicare il padre. Seth era perplesso;
Shamgaz non abbandonò le proprie ambizioni. Di anno terrestre in anno terrestre gli Igigi e i loro discendenti dal Luogo dell’Atterraggio si insediarono in altre terre. Si avvicinarono sempre più ai confini di Tilmun, la regione sacra di Ninharsag. Gli Igigi e i loro Terrestri minacciarono di invadere il Luogo dei Carri Celesti.
Nelle terre brune Horus, grazie ai rapidi cicli vitali della Terra, crebbe in fretta fino a diventare un eroe. Horus venne adottato da Gibil suo prozio, da lui venne istruito e addestrato. Gibil creò per lui dei sandali alati, affinché fosse in grado di librarsi in volo come un falco. Per lui Gibil fabbricò un arpione divino, le sue frecce erano come fulmini. Negli altipiani del sud Gibil gli svelò i segreti del metallo e della sua lavorazione.
il segreto di un metallo chiamato ferro, Gibil rivelò a Horus.
Con esso Horus fabbricò delle armi, radunò un esercito formato da Terrestri leali. Marciarono verso nord per sfidare Seth e gli Igigi, terre e fiumi attraversarono.
Quando Horus e il suo esercito di Terrestri raggiunsero i confini di Tilmun, la Terra dei Missili, così Seth sfidò Horus:
Il conflitto è fra noi e noi due soltanto, combattiamo corpo a corpo!
Nei cieli sopra Tilmun, a bordo del suo Turbine di Vento, Seth attese Horus per combattere con lui.
Quando Horus si librò in cielo, dirigendosi verso di lui come un falco, Seth gli sparò contro un dardo avvelenato, come la puntura di uno scorpione abbatté Horus.
Nel vedere ciò Iside levò un urlo al cielo, chiamando in aiuto Ningishzidda.
Ningishzidda discese dalla sua barca celeste, giunse per salvare l’eroe, come aveva chiesto la madre.
Con poteri magici Ningishzidda trasformò il veleno in sangue benigno.
Al mattino Horus era già guarito, era tornato dal regno dei morti!
Poi, Ningishzidda consegnò a Horus una Colonna Fiammeggiante: come un pesce celeste, con le pinne e la coda infuocate, i suoi occhi mutavano colore, dal blu al rosso e poi nuovamente al blu.
A bordo della Colonna Fiammeggiante Horus si librò in volo verso il trionfante Seth.
In lungo e in largo si diedero la caccia; feroce e spietato fu il combattimento.
All’inizio venne colpita la Colonna Fiammeggiante, poi con il suo arpione, Horus colpì Seth.
Al suolo Seth si schiantò, Horus lo legò.
Quando Horus si presentò al cospetto del consiglio, tenendo prigioniero lo zio, essi videro che era accecato, i suoi testicoli erano schiacciati, si reggeva in piedi come un cosa vecchia, ormai inutile.
Che Seth, cieco e senza eredi, continui vivere! Così disse Iside al consiglio.
Che finisca i suoi giorni come un mortale, fra gli Igigi, così il consiglio ne decretò il fato.
Horus venne dichiarato vincitore, il trono del padre poteva così ereditare. La decisione del consiglio venne incisa su di una tavoletta di metallo, nella Sala degli Archivi venne conservata. Marduk, nella sua dimora, fu soddisfatto della decisione; gli eventi lo avevano addolorato: pur se Horus era figlio di Osiride, sangue del suo sangue, discendeva pur sempre da Shamgaz, lgigi. Non gli era stato concesso un regno, uno a lui destinato, così come era usanza fra gli Anunnaki. Avendo perso entrambi i figli, Marduk e Sarpanit cercavano conforto l’uno nell’altra. Nel tempo era nato loro un altro figlio, lo chiamarono Nabu, Colui Che Porta la Profezia.
 

Questa è ora la storia del perché, nel paese lontano, fu costruito un nuovo luogo dei carri, e dell’amore di Dumuzi e di Inanna, che Marduk distrusse, causando la morte di Dumuzi. 
Accadde dopo la contesa fra Horus e Seth e dopo la battaglia aerea nei cieli di Tilmun. Enlil convocò i suoi tre figli in consiglio. Preoccupato per quanto stava accadendo, disse loro: All’inizio creammo i Terrestri a nostra immagine e somiglianza. Ora, invece, i discendenti degli Anunnaki sono diventati a immagine e somiglianza dei Terrestri! Prima Caino uccise suo fratello, ora un figlio di Marduk è l’assassino del proprio fratello! Per la prima volta un discendente degli Anunnaki, dai Terrestri ha formato un esercito. Nelle loro mani ha posto armi di un metallo particolare, un segreto degli Anunnaki!
Dai giorni in cui la nostra legittimità venne sfidata da Alalu e Anzu, gli Igigi hanno continuato a creare problemi e a violare le regole. Ora le vette che fungono da faro si trovano nella terra di Marduk, il Luogo dell’Atterraggio è controllato dagli Igigi. Ora gli Igigi avanzano verso il Luogo dei Carri. In nome di Seth rivendicheranno per loro tutte le stazioni Cielo–Terra! Questo disse Enlil ai suoi tre figli; propose dunque di adottare delle contromisure: Dobbiamo creare in segreto un’installazione alternativa Cielo–Terra! Che sia creata nella terra di
Ninurta, al di là degli oceani, in mezzo a Terrestri a noi leali! Fu così che la missione segreta venne affidata nelle mani di Ninurta. Nella Terre delle Montagne, al di là degli oceani, accanto al grande lago, costruì un nuovo Legame Cielo–Terra, lo circondò con un recinto. Ai piedi delle montagne, dove erano disseminate le pepite d’oro, scelse una pianura con terreno stabile; vi tracciò i segni per l’ascesa e per la discesa. Le stazioni sono primitive, ma serviranno bene allo scopo! Così dichiarò Ninurta al padre: Da lì possono proseguire le spedizioni di oro su Nibiru, anche noi, in caso di necessità, possiamo da lì ascendere! A quel tempo ciò che ebbe inizio come un evento benedetto, culminò poi in una terribile sciagura. A quel tempo Dumuzi, figlio minore di Enki, si innamorò di Inanna, figlia di Nannar. Inanna, nipote di Enlil, fu affascinata dal signore della pastorizia. Erano travolti da un amore che non conosce confini, la passione infiammava i loro cuori. Molte delle canzoni d’amore, cantate poi nei tempi a venire, Inanna e Dumuizi furono i primi a cantarle; con le canzoni narrarono il loro amore.
Enki destinò a Dumuzi, suo figlio più giovane, un grande dominio sopra l’Abzu.
Meluhhah, Terra Nera, questo era il suo nome: vi crescevano alberi degli altipiani, abbondanti erano le acque.
Tori possenti si aggiravano fra i canneti, lungo i suoi fiumi, numeroso pascolava il bestiame.
Argento era nelle sue montagne, il suo rame brillava lucente come Toro.
Dumuzi era molto amato; dopo la morte di Osiride era il prediletto di Enki.
Marduk era molto geloso del fratello minore.
Inanna era amata dai suoi genitori, Nannar e Ningal, Enlil sedeva vicino alla sua culla.
Era bella al di là di ogni immaginazione, nelle arti marziali gareggiava insieme agli eroi Anunnaki.
Da suo fratello Utu apprese di viaggi nei cieli e di barche celesti.
Gli Anunnaki le donarono una nave spaziale, tutta per lei, per vagare nei cieli della Terra.
Dopo il Diluvio, sulla Piattaforma di Atterraggio, Dumuzi e Inanna si invaghirono l’uno dell’altra.
All’inaugurazione dei monti artificiali forte fu la reciproca attrazione.
All’inizio erano esitanti, lui del clan di Enki, lei una discendente di Enlil.
Quando Ninharsag riunì i clan in conflitto per decretare la pace, Inanna e Dumuzi riuscirono a restare soli insieme; lontani dagli altri, si dichiararono il loro reciproco amore.
Mentre passeggiavano, si scambiarono dolci parole di amore appassionato.
Si sdraiarono l’uno accanto all’altra, un cuore parlava all’altro cuore.
Attorno alla vita di lei Dumuzi pose il braccio, come un toro selvaggio desiderava farla sua.
Lascia che ti insegni! Lascia che ti insegni! Così Dumuzi supplicava Inanna.
Dolcemente lei lo baciò, poi di sua madre gli parlò.
Quale bugia potrei raccontare a mia madre? Cosa dirai a Ningal?
Lascia che parliamo a mia madre del nostro amore, per la gioia ci aspergerà di profumo del cedro!
Gli amanti si recarono alla dimora di Ningal, madre di Inanna.
A loro Ningal impartì la propria benedizione, la madre di Inanna approvò Dumuzi.
Dumuzi, mio signore, sei degno di essere il genero di Nannar! Così gli disse.
Dumuzi come sposo fu ben accolto da Nannar. Che così sia! Anche Utu, fratello di Inanna, approvò.
Forse il matrimonio sigillerà la pace fra i clan rivali! Così disse a tutti loro Enlil.
Quando Dumuzi parlò al padre e ai fratelli dell’amore e del fidanzamento, Enki pure pensava alla pace che avrebbe fruttato il matrimonio; impartì così la propria benedizione a Dumuzi.
Tutti i fratelli furono felici del matrimonio, tutti tranne Marduk.
Gibil costruì un letto nuziale d’oro, Nergal inviò lapislazzuli blu.
Accanto al letto deposero una ciotola ricolma di datteri dolci, il frutto preferito di Inanna.
Sotto i frutti nascosero le perle di lapislazzuli, perché Inanna potesse in seguito scoprirle.
Com’era usanza, una sorella di Dumuzi venne incaricata di profumare e abbigliare la sposa.
Geshtinanna era il nome della futura cognata di Inanna.
A lei Inanna aprì il cuore, le parlò della sua vita futura con Dumuzi.
Ho la visione di una grande nazione, Dumuzi sarà così elevato al rango di Grande Anunnaki.
Il suo nome su quello degli altri sarà esaltato, io sarò la sua sposa regina.
Condivideremo la posizione regale, insieme sottometteremo i paesi ribelli.
Darò la posizione regale a Dumuzi, io governerò il paese!
A suo fratello Marduk Geshtinanna riferì la visione di Inanna di regno e gloria.
Marduk fu molto infastidito dalle ambizioni di Inanna; con Geshtinanna ordì un piano segreto.
Geshtinanna si recò allora da suo fratello Dumuzi, alla dimora del Pastore.
Dall’aspetto incantevole e tutta profumata, così parlò a suo fratello Dumuzi:
Prima di giacere abbracciato con la tua giovane moglie, devi avere un erede legittimo, figlio di tua sorella!
Il figlio di Inanna non avrà diritto alla successione, non verrà cresciuto sulle ginocchia di tua madre!
Prese la mano di lui nella sua mano, premette il suo corpo contro quello di lui.
Fratello mio, giacerò con te!
Sposo, potremo insieme procreare un pari di Enki!
Queste parole Geshtinanna sussurrò a Dumuzi, per generare dal suo grembo un nobile erede.
Nel suo grembo Dumuzi riversò il proprio seme, con le sue carezze si addormentò.
Durante la notte Dumuzi fece un sogno, ebbe una premonizione di morte: nel sogno vide giungere alla sua dimora sette banditi malvagi.
Il Padrone ci ha inviati per punirti, figlio di Duttur! Così gli dissero.
Fecero fuggire via le sue pecore; i suoi agnelli, insieme agli agnellini, mandarono via.
Dalla sua testa tolsero la corona della signoria, gli abiti regali gli strapparono di dosso.
Presero e ruppero il bastone della pastorizia, gettarono a terra la coppa dal suo piedistallo.
Nudo e a piedi scalzi lo afferrarono, con catene gli legarono le mani.
Lo lasciarono morire in nome dell’Uccello Principesco e del Falco.
Angosciato e agitato Dumuzi, si risvegliò nel cuore della notte, il sogno raccontò a Geshtinanna.
Il sogno non è un buon auspicio!
Così disse Geshtinanna a Dumuzi ancora sconvolto.
Marduk ti accuserà di avermi violentata, ti invierà degli emissari malvagi per arrestarti.
Ordinerà di giudicarti e di disonorarti, per impedire il legame con una Enlilita!
Come una bestia ferita Dumuzi proruppe in un urlo: Tradimento! Tradimento! Così egli urlò.
Chiese allora aiuto a Utu, fratello di Inanna: Aiutami!
Come fosse un talismano, invocò il nome di suo padre Enki.
Dumuzi si affrettò a scappare attraverso il deserto di Emush, il Deserto dei Serpenti.
Per sfuggire ai malvagi corse a nascondersi nel luogo delle maestose cascate.
Laddove le acque zampillanti rendevano le rocce lisce e sdrucciolevoli, Dumuzi scivolò e cadde.
In una schiuma bianca le acque vorticose ne trascinarono via il corpo ormai esanime.
 


Questo è ora il racconto della discesa di Inanna all’Abzu Inferiore, e della Grande Guerra degli Anunnaki, e di come Marduk venne sepolto vivo nell’Ekur. 
Quando dalle acque del grande lago Ninagal recuperò il corpo esanime di Dumuzi, il corpo fu portato alla dimora di Nergal e di Ereshkigal, nell’Abzu Inferiore.
Il corpo esanime di Dumuzi, figlio di Enki, su di una lastra di pietra venne deposto.
Quando venne informato dell’accaduto, Enki gli lacerò gli abiti, la fronte gli cosparse di cenere.
Figlio mio! Figlio mio! Così Enki piangeva Dumuzi.
Che peccato ho commesso per ricevere questa punizione? Così si chiedeva a gran voce.
Quando da Nibiru giunsi sulla Terra, il mio nome era E A, Colui la Cui Casa è l’Acqua.
Grazie alle acque i Carri Celesti ottennero la forza di propulsione, nelle acque ammarai.
Poi la Terra fu devastata da una valanga d’acqua.
Nelle acque Osiride, mio nipote, annegò, dalle acque ora anche Dumuzi, il mio amatissimo figlio è stato ucciso!
Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto per una giusta causa.
Perché mai devo essere punito, perché mai il Fato si è rivolto contro di me?
Così Enki piangeva e si lamentava.
Quando venne a sapere da Geshtinanna la verità su quel tragico evento, ancora maggiore fu l’agonia di Enki: ora anche Marduk, il mio primogenito, soffrirà a causa della sua azione!
Inanna era preoccupata per la sparizione e la morte di Dumuzi, infine il dolore prese il sopravvento.
Si affrettò allora nell’Abzu Inferiore, per recuperare il corpo di Dumuzi e dargli sepoltura.
Quando Ereshkigal, sua sorella, ricevette notizia dell’arrivo di Inanna ai cancelli del sacro recinto, sospettò che Inanna nutrisse in cuor suo un subdolo progetto.
A ciascuna delle sette porte, una ad una le bardature e le armi vennero sottratte a Inanna.
Rimase, svestita e impotente, davanti al trono di Ereshkigal.
Fu accusata di tramare di avere un erede da Nergal, fratello di Dumuzi!
Tremante di collera, Ereshkigal non volle ascoltare le spiegazioni della sorella.
Che siano liberate contro di lei le sessanta sofferenze! Così Ereshkigal ordinò infuriata a Namtar, suo visir.
I genitori di Inanna erano molto angosciati per la sua scomparsa nell’Abzu Inferiore.
Nannar ne parlò con Enlil, Enlil inviò un messaggio a Enki.
Da Nergal, suo figlio, sposo di Ereshkigal, Enki apprese quanto era accaduto.
Con l’argilla dell’Abzu Enki creò due emissari, esseri senza sangue, incolumi ai raggi di morte.
Li inviò nell’Abzu Inferiore, affinché riportassero indietro Inanna, viva o morta.
Quando giunsero al cospetto di Ereshkigal, le loro sembianze suscitarono le sue perplessità:
Siete Anunnaki? Siete Terrestri?
Così con stupore Ereshkigal chiese loro.
Namtar rivolse contro di loro le magiche armi del potere, ma i due rimasero illesi.
Li condusse allora al corpo senza vita di Inanna, da un palo esso pendeva.
Gli emissari di argilla diressero allora sul corpo Impulso e Lampo.
Poi spruzzarono su di lei l’Acqua della Vita, nella sua bocca deposero la Pianta della Vita.
Allora Inanna si mosse, aprì gli occhi: dai morti Inanna si risvegliò.
Quando i due emissari furono pronti a riportare Inanna al Mondo Superiore, Inanna ordinò loro di portare via anche il corpo esanime di Dumuzi.
Alle sette porte dell’Abzu Inferiore a Inanna vennero restituite tutte le bardature e tutte le armi.
Ordinò agli emissari di portare l’amante della sua gioventù alla dimora di Dumuzi, nella Terra Nera.
Di lavarlo con acqua pura, di ungerlo con oli profumati.
Di vestirlo con un sudario rosso, di deporlo su di una lastra di lapislazzuli.
Infine di scavare nella roccia un luogo per farlo riposare, per attendere lì il Giorno del Risveglio.
Per quanto riguardava lei, Inanna si avviò verso la dimora di Enki: voleva vendicare la morte del suo amato; esigeva la morte di Marduk, il colpevole.
Ci sono state già abbastanza morti! Così le rispose Enki. Marduk è stato un istigatore, ma non ha commesso omicidio!
Allorché Inanna venne a sapere che Enki non avrebbe punito Marduk, Inanna si recò dai propri genitori e dal fratello.
Elevò un lamento nell’alto dei cieli: Giustizia! Vendetta! Morte a Marduk! Così implorò.
Alla dimora di Enlil gli altri suoi figli si unirono a Inanna e Utu, si riunirono in un consiglio di guerra.
Ninurta, che aveva sconfitto il ribelle Anzu, pretendeva misure forti.
Utu raccontò di accordi segreti fra Marduk e gli Igigi.
Di Marduk, serpe maligna, la Terra si deve liberare! Così Enlil concordò con loro.
Quando a Enki fu inviata richiesta della resa di Marduk, Enki convocò alla sua dimora Marduk e tutti gli altri suoi figli.
Pur se sto ancora piangendo per il mio adorato Dumuzi, devo difendere i diritti di Marduk!
Pur se Marduk ha istigato il male, Dumuzi è morto; per colpa del fato malvagio e non per mano di Marduk.
Marduk è il mio primogenito, Ninki è sua madre, è destinato alla successione.
Deve essere protetto dalla condanna a morte decisa dalla banda di Ninurta! Così parlò Enki.
Solo Gibil e Ninagal ascoltarono l’invito del padre; Ningishzidda era contrario.
Nergal esitava: Lo aiuterò soltanto se si troverà in pericolo di vita! Così disse.
Fu dopo questi eventi che una guerra, di una ferocia sconosciuta, scoppiò fra i due clan.
Fu ben diversa dallo scontro di Horus e Seth, discendenti dei Terrestri: fra gli Anunnaki, molti dei quali nati su Nibiru, si scatenò una battaglia.
Inanna dette il via alla guerra, a bordo della sua barca celeste, sconfinò nei domini dei figli di Enki.
Sfidò Marduk alla battaglia, fino ai domini di Ninagal e di Gibil lo inseguì.
Per aiutarla, Ninurta dal suo Uccello della Tempesta scoccò raggi distruttori contro la roccaforte del nemico.
Ishkur, dai cieli, attaccò con lampi di fuoco e tuoni violenti.
Nell’Abzu risucchiò i pesci dai fiumi, disperse il bestiame nei campi.
A nord, nel luogo dei monti artificiali, Marduk allora si ritirò.
Inseguendolo, Ninurta fece piovere missili venefici sulle abitazioni.
La sua Arma Che Lacera tolse i sensi a coloro che abitavano quelle terre.
I canali che portavano l’acqua del fiume, rossi di sangue divennero.
I dardi fulgidi di Ishkur trasformarono il buio della notte in giorni fiammeggianti.
Quando gli scontri devastanti avanzarono verso nord, Marduk stesso si nascose nell’Ekur.
Gibil ideò uno scudo invisibile, Nergal sollevò al cielo il suo occhio che tutto vedeva.
Con un’Arma di Brillantezza, guidata da un corno, Inanna attaccò il nascondiglio.
Giunse Horus per difendere il proprio nonno; il suo occhio destro fu leso dalla Brillantezza.
Mentre Utu tratteneva al di là di Tilmun gli Igigi e le loro orde di Terrestri, ai piedi dei monti artificiali gli Anunnaki, sostenendo questo o quel clan, si scontrarono in battaglia.
Che Marduk si arrenda, che lo spargimento di sangue abbia fine! Queste parole Enlil a Enki irradiò.
Che il fratello parli al fratello!
Questo messaggio Ninharsag inviò a Enki.
Dal suo nascondiglio, nell’Ekur, Marduk continuò a sfidare i suoi inseguitori.
All’interno della Casa Che è Come una Montagna, preparò la resistenza finale.
Inanna non riusciva a superare la massiccia struttura di pietra, le sue lisce fiancate deviavano le armi.
Allora Ninurta apprese dell’ingresso segreto, trovò la pietra girevole sul versante nord!
Ninurta attraversò un corridoio buio, raggiunse la grande galleria.
Grazie alle emissioni di mille colori dei cristalli, la sua volta brillava come un arcobaleno.
Al suo interno, allarmato dall’intrusione, ad armi spiegate Marduk attendeva Ninurta.
Rispondendo con le armi, mandando in frantumi i cristalli magici, Ninurta continuò a percorrere la galleria.
Marduk si ritirò nella camera superiore, luogo della Grande Pietra Pulsante.
Al suo ingresso Marduk abbassò le lastre di pietra che fungevano da chiusura; impedivano qualsiasi ingresso.
Inanna e Ishkur seguirono Ninurta nell’Ekur; riflettevano sulla mossa successiva.
Che il nascondiglio incassato diventi la bara di pietra di Marduk! Così disse loro Ishkur.
Ishkur attirò la loro attenzione sulle tre pietre di chiusura, già pronte per scivolare giù.
Che una morte lenta, perché sepolto vivo, sia la condanna di Marduk! Così Inanna approvò.
Alla fine delia galleria, i tre abbassarono le pietre di chiusura.
Ciascuna di esse scivolò per chiudere l’ingresso, per sigillare Marduk come in una tomba.
 
Questo è ora il racconto di come Marduk venne salvato e mandato in esilio, e di come l’Ekur venne smantellato e di come venne divisa la signoria su tutte le terre.
Lontano dal Sole e dalla luce, senza cibo, né acqua, all’interno dell’Ekur, Marduk venne sepolto vivo.
Della sua prigionia e della sua punizione, senza essere stato sottoposto a giudizio, Sarpanit, sua sposa, era profondamente addolorata.
Si affrettò da Enki, suo suocero; con il suo giovane figlio Nabu da lui si recò.
Che Marduk sia riportato fra i vivi! Così Sarpanit supplicò Enki.
Enki la inviò da Utu e Nannar, che avevano il potere di intercedere presso Inanna.
Che sia concesso il dono della vita al mio signore Marduk! Così Sarpanit invocò, indossando abito di penitente.
Che gli sia concesso di continuare a vivere con umiltà, rinuncerà allora al regno!
Inanna non era placata. Per la morte del mio amato, l’Istigatore deve morire! Così replicò Inanna.
Ninharsag, la Pacificatrice, convocò Enki ed Enlil, suoi fratelli.
Marduk deve essere punito, ma la morte non è giustificata! Così disse loro.
Che Marduk viva in esilio, che a Ninurta la successione sulla Terra sia demandata!
Enlil sorrise, soddisfatto delle sue parole: Ninurta era suo figlio, lei ne era la madre!
Se la scelta deve essere tra la vita e la successione, cosa posso mai dire io, che sono il padre?
Così rispose Enki con cuore greve.
Le mie terre sono ormai in preda alla desolazione.
I conflitti devono finire, sto ancora piangendo per Dumuzi; che Marduk viva in esilio!
Se deve essere ristabilita la pace e se Marduk deve vivere, stipuliamo allora accordi vincolanti! Così disse Enlil a Enki.
Tutte le stazioni del Legame Cielo–Terra devono essere affidate a me solo e a me soltanto.
Devi affidare il dominio sulla Terra dei Due Canali a un altro dei tuoi figli.
Gli Igigi, che seguiranno Marduk, dovranno rinunciare al Luogo dell’Atterraggio e dovranno abbandonarlo.
Marduk deve andare in esilio nella Terra Senza Ritorno, che non è abitata da nessuno dei discendenti di Ziusudra!
Così dichiarò Enlil con fermezza, intendeva essere il più autorevole fra i fratelli.
Enki in cuor suo riconobbe la mano del Fato: Che così sia! Così acconsentì a capo chino.
Soltanto Ningishzidda conosce le viscere di Ekur; che sia padrone sulla sua terra!
Una volta annunciate le decisioni dei Grandi Anunnaki, venne convocato Ningishzidda per operare il salvataggio.
La sfida era quella di riuscire a trarre in salvo Marduk dalla stanza chiusa e sigillata.
A lui affidarono un compito terribilmente arduo: liberare colui che è sepolto vivo.
Ningishzidda esaminò i progetti segreti di Ekur, studiò come aggirare il blocco.
Salverò Marduk attraverso un’apertura superiore, che sarà scavata nella roccia! Così disse ai capi.
In un luogo da me indicato, gli Anunnaki nelle pietre incideranno una porta.
Da lì scaveranno un condotto serpeggiante verso l’alto, sarà così creato un pozzo di salvataggio.
Attraverso cavità nascoste raggiungeranno il cuore di Ekur.
Entreranno attraverso le pietre all’apice delle cavità.
Con un’esplosione si apriranno un passaggio verso l’interno, aggirando così il blocco.
Proseguiranno poi lungo la grande galleria, solleveranno le tre lastre di pietra.
Raggiungeranno così la stanza superiore, prigione di morte di Marduk!
Gli Anunnaki, guidati da Ningishzidda, seguirono il piano da lui escogitato.
Crearono l’apertura con attrezzi che frantumano le pietre, scavarono il pozzo di salvataggio.
Raggiunsero così l’interno del monte artificiale, con un’esplosione si aprirono un varco.
Aggirando le tre pietre che bloccavano il passaggio, raggiunsero la camera superiore.
Sollevarono su di una piccola piattaforma le saracinesche; trassero in salvo Marduk svenuto.
Calarono il signore con cautela lungo il pozzo serpeggiante, lo condussero all’aria aperta.
Fuori, Sarpanit e Nabu erano in attesa dello sposo e del padre: fu una riunione felice.
Quando però a Marduk il padre Enki riferì le condizioni della liberazione, Marduk si infuriò: preferisco morire anziché rinunciare al mio diritto regale per nascita! Così urlò.
Sarpanit gli gettò nelle braccia Nabu.
Siamo parte del tuo futuro! Così disse dolcemente.
Marduk era in collera. Marduk era umiliato. Al Fato mi arrendo!
Così mormorò in un sussurro appena percettibile.
Insieme a Sarpanit e a Nabu partì alla volta della Terra Senza Ritorno.
Con moglie e figlio si recò in un luogo dove le bestie con le corna vengono cacciate.
Dopo la partenza di Marduk, Ninurta, attraverso il pozzo, entrò nuovamente neirEkur.
Attraverso un corridoio orizzontale giunse alla vulva dell’Ekur.
Nel suo muro orientale, in una nicchia artificiale, la Pietra del Destino emetteva una radianza rossastra.
Il suo potere di uccidere s’impossessa di me, mi cattura con il richiamo di uccidere! Così Ninurta urlò all’interno della stanza.
Portatela via! Che sia distrutta!
Così ordinò Ninurta ai suoi luogotenenti.
Ritornando indietro sui suoi passi, attraverso la grande galleria, Ninurta si recò nella camera più in alto.
In un torace incavato pulsava il cuore di Ekur, la forza di attrazione della sua rete era rafforzata da cinque compartimenti.
Ninurta con il suo bastone, colpì la pietra nel torace; rispose con un rimbombo.
Ninurta ordinò che venisse estratta la pietra Gug, che determina le direzioni, per portarla poi in un luogo da lui scelto.
Scendendo lungo la grande galleria, Ninurta esaminò le ventisette coppie di cristalli di Nibiru.
Molti cristalli erano stati danneggiati nella lotta con Marduk; altri, invece, ne erano usciti indenni.
Ninurta ordinò di rimuovere quelli intatti dai loro incastri; gli altri li polverizzò con il suo raggio.
Fuori dalla Casa Che è Come una Montagna, a bordo del suo Uccello Nero, Ninurta in alto si librò.
Rivolse la propria attenzione alla Pietra Apicale; era l’incarnazione stessa del suo nemico.
Con le sue armi la smosse, al suolo la rovesciò, frantumandola.
Che nessuno debba più avere paura di Marduk! Così dichiarò Ninurta vittorioso.
Sul terreno di battaglia gli Anunnaki, lì riuniti, cantarono allora le lodi di Ninurta:
Come Anu sei fatto!
Così urlarono al loro eroe e capo.
Per rimpiazzare il faro ormai inattivo, venne scelto un monte nei pressi del Luogo dei Carri Celesti.
All’interno delle sue viscere vennero collocati i cristalli recuperati.
Sulla sua cima venne installata la Pietra Gug, la Pietra della Direzione.
Venne chiamato Monte Mashu, il Monte della Suprema Barca Celeste.
Allora Enlil convocò i suoi tre figli; anche Ninlil e Ninharsag erano presenti.
Si incontrarono per confermare il comando sulle Terre Antiche, il comando sulle Terre Nuove.
A Ninurta, che aveva sconfitto Anzu e Marduk, vennero concessi i poteri della successione di Enlil.
In tutte le terre avrebbe sostituito il padre.
La signoria del Luogo dell’Atterraggio nei Monti del Cedro venne concessa a Ishkur.
Il Luogo dell’Atterraggio fu così annesso al suo dominio nel nord.
Le terre a sud e a est, dove si erano insediati gli Igigi con i loro figli, a Nannar vennero affidate, come dote eterna, affinché lui e i suoi discendenti le governassero.
La penisola, dove si trovava il Luogo dei Carri, venne annessa alle terre di Nannar.
Utu venne confermato quale comandante del Luogo e dell’Ombelico della Terra.
Nella Terra dei Due Canali, come convenuto, Enki assegnò la signoria a Ningishzidda.
Nessuno dei figli di Enki trovò da ridire; ma a questa decisione Inanna si oppose!
Inanna rivendicava l’eredità di Dumuzi, suo promesso sposo tragicamente deceduto.
Un dominio tutto per lei pretendeva da Enki ed Enlil.
I capi rifletterono su come soddisfare le richieste di Innana.
I Grandi Anunnaki, che decretano i fati, si riunirono in consiglio per spartire le terre e le genti.
Ad Anu chiesero consiglio in merito alla Terra e alla sua ripartizione.
Dal tempo del Diluvio, la grande Calamità, sono trascorsi quasi due Shar.
I Terrestri si sono moltiplicati, dalle regioni montuose sono scesi ai bassipiani asciutti.
Sono nati discendenti dell’Umanità Civilizzata, figli di Ziusudra; con il seme degli Anunnaki hanno procreato.
Vivono anche i discendenti degli Igigi, che hanno contratto matrimoni misti; nelle Terre Distanti sono sopravvissuti i figli di Caino.
Pochi e nobili erano gli Anunnaki giunti da Nibiru, pochi erano i loro puri discendenti.
I Grandi Anunnaki rifletterono allora su come stabilire gli insediamenti per sé e per i Terrestri.
Come continuare a mantenere la supremazia sull’Umanità, come far si che i molti obbedissero ai pochi.
Di queste cose, del futuro, i capi discussero con Anu.
Ancora una volta Anu decise di scendere sulla Terra; con Antu, la sua sposa, desiderava visitarla.

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