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lunedì 15 giugno 2015

IL MATRIMONIO TRA "MARDUK E SARPANIT" - LA RIVOLTA DEGLI "IGIGI" ;LA NASCITA DI "ZIUSUDRA"(NOE') - E L'INIZIO DEL "DILUVIO UNIVERSALE"


-Nei giorni di Lamech, Marduk e gli Igigi si imparentarono con le Terrestri tramite matrimonio.
In quei giorni gli stenti sulla Terra aumentavano sempre più.
In quei giorni su Lahmu, il pianeta fu avvolto da aridità e polvere.
Enki, Enlil e Ninmah, gli Anunnaki che decretano il fato, si consultarono.
Quali condizioni si stavano alterando sulla Terra e su Lahmu? Così si chiesero.
Osservarono bagliori sul Sole, vi erano sconvolgimenti nella forza di attrazione delle reti della Terra e di Lahmu.
Nell’Abzu, all’estremità di fronte alla Terra Bianca, installarono strumenti per l’osservazione.
Gli strumenti vennero affidati a Nergal, figlio di Enki, e della sua sposa Ereshkigal.
Ninurta fu assegnato alla Terra al di Là dei Mari, per creare fra le montagne un Legame Cielo–Terra.
Gli Igigi su Lahmu erano irrequieti; a Marduk venne affidato il compito di tranquillizzarli.
Fino a quando vi saranno gli stenti, la Stazione di Passaggio su Lahmu deve restare! Così dissero i capi a Marduk.
I tre che decretano i fati si consultarono.
Si guardarono. Come sono invecchiati gli altri! Così pensava ciascuno in cuor suo.
Enki, che ancora piangeva la morte di Adapa, fu il primo a parlare. Più di cento Shar sono trascorsi dal mio arrivo, così disse al fratello e alla sorella. A quei tempi ero un capo impetuoso, ora sono vecchio, barbuto e stanco! Ero un eroe pieno di entusiasmo, pronto al comando e all’avventura! Così disse allora Enlil: Ora ho figli che hanno a loro volta figli, tutti loro sono nati sulla Terra. Sulla Terra siamo diventati vecchi, ma quelli che sono nati sulla Terra invecchiano ancora prima! Così disse, afflitto, Enlil al fratello e alla sorella. Mi chiamano vecchia bacucca! Così con tristezza disse Ninmah. Mentre gli altri sono andati e venuti, per fare i turni sulla Terra, noi, i capi, siamo sempre rimasti!
Forse è giunta per noi l’ora di ripartire! Così disse Enlil. Me lo sono chiesto spesso. Così disse loro Enki. Ogni volta che uno di noi esprimeva il desiderio di ritornare a Nibiru, sempre da Nibiru ci è stato impartito l’ordine di non rientrare! Me lo sono chiesto spesso anch’io, disse Enlil: forse una cosa è su Nibiru, una cosa è sulla Terra? Forse riguarda i cicli vitali che sono diversi? Così disse Ninmah. I tre capi decisero di aspettare e di assistere agli eventi. Fu allora che il Fato, o forse era il Destino, prese la decisione. Accadde che subito dopo Marduk si recasse da Enki, suo padre. Una faccenda molto seria desiderava discutere con lui. Sulla Terra i tre figli di Enlil hanno scelto delle spose: Ninurta ha sposato Ba’u, una giovane figlia di Anu;Nannar ha scelto Ningal, Ishkur ha scelto Shala. Nergal, tuo figlio, ha preso in sposa Ereshkigal, una nipote di Enlil. Con la minaccia di ucciderla ha estorto il suo consenso. Nergal non ha atteso che io, che sono il tuo primogenito, per primo mi sposassi.
Gli altri quattro attendono con deferenza il mio matrimonio. Desidero scegliermi una moglie, di avere una sposa è il mio desiderio! Così disse Marduk a Enki, suo padre. Le tue parole mi riempiono di gioia!
Così rispose Enki a Marduk. Anche tua madre se ne rallegrerà! Prima di riferire il suo desiderio a Ninki, Marduk spiegò ogni cosa al padre. È una delle fanciulle che curano e che danno soccorso?
Così continuò a indagare Enki. E una discendente di Adapa, è della Terra e non di Nibiru!
Così Marduk sussurrò con un filo di voce. Con uno sguardo perplesso Enki ammutolì; poi in preda a una furia incontrollata si mise a urlare: Un principe di Nibiru, un Primogenito, che ha il diritto alla successione, vuole sposare una Terrestre?! Marduk replicò, non una Terrestre, bensì una tua discendente. E una figlia di Enkime, che è salito in cielo, il suo nome è Sarpanit! Enki convocò la sua sposa Ninki, le riferì quanto era trapelato dalle parole di Marduk. Marduk ripetè a Ninki, sua madre, il desiderio che nutriva nel profondo del suo cuore e così disse: Quando Enkime viaggiava con me e gli insegnavo dei cieli e della Terra, lo stesso, con i miei occhi, ho visto ciò che mio padre una volta mi disse: Passo dopo passo abbiamo creato su questo pianeta un Essere Primitivo, uno che fosse come noi.
Il Terrestre Civilizzato è a nostra immagine e somiglianza, tranne che per la durata della sua vita lui è uguale a noi!
Una figlia di Enkime mi ha affascinato e desidero sposarla! Ninki rifletté sulle parole del figlio.
E la fanciulla, apprezza le tue attenzioni? Così chiese a Marduk. Sì! Così Marduk rispose alla madre.
Non se ne parla nemmeno!
Così asserì Enki alzando il tono della voce.
Se nostro figlio la sposerà, mai più farà ritorno a Nibiru, rinuncerà per sempre alle sue prerogative regali!
A queste parole Marduk rispose con un riso amaro: I miei diritti su Nibiru comunque non esistono, perfino sulla Terra sono stati calpestati.
Questa è invero la mia decisione: da principe diventerò re sulla Terra, il Signore di questo pianeta!
Così sia! Così disse Ninki. Così sia! Così replicò Enki.
Convocarono Matushal, il fratello della sposa; gli riferirono il desiderio di Marduk.
Matushal si sentì prima umiliato, fu poi sopraffatto dalla gioia. Così sia! Così egli disse.
Quando la notizia fu comunicata a Enlil, questi fu colto da una collera violenta.
Si era a stento tollerato il fatto che il padre avesse avuto relazioni con delle Terrestri.
Ma non si può certo tollerare che il figlio ne sposi una, conferendole il titolo regale!
Quando a Ninmah venne riferita la notizia, anch’ella ne fu profondamente delusa.
Marduk poteva prendere in moglie una qualsiasi delle nostre fanciulle, poteva scegliere anche una delle figlie che ho avuto da Enki.
Avrebbe potuto sposare anche una delle sue sorellastre, così come è nostra usanza! Così disse Ninmah.
Infuriato Enlil irradiò ad Anu, su Nibiru, notizia dell’accaduto:
Questo comportamento si è spinto troppo oltre, non lo si può più tollerare! Così disse Enlil ad Anu, il re.
Su Nibiru Anu convocò i consiglieri per discutere con urgenza la questione con loro.
Nel libro delle regole, nessuna ne trovarono adatta a questo caso.
Anu convocò anche i saggi, per discutere le conseguenze della scelta.
Su Nibiru, Adapa, progenitore della fanciulla, non è potuto restare! Così gli rammentarono. Per tale motivo a Marduk si deve vietare per sempre di far ritorno con lei!
A dire il vero, essendosi abituato ai cicli terrestri, il ritorno di Marduk sarebbe impossibile anche senza di lei Questo dissero i saggi ad Anu; con essi i consiglieri concordavano. Che la decisione venga irradiata sulla Terra! Così disse Anu:
Marduk può sposarsi, ma su Nibiru non sarà più principe! La decisione venne accettata da Enki e Marduk, anche Enlil dovette accettare le parole irradiate da Nibiru. Che sia celebrato il matrimonio, che sia celebrato a Eridu! Così disse loro Ninki. Nell’Eden Marduk e la sua sposa non possono restare!
Così annunciò il comandante Enlil. Facciamo un dono di nozze a Marduk e alla sua sposa: un dominio tutto loro, lontano dall’Eden, in un’altra terra!
Così disse Enki a Enlil. Enlil, in cuor suo, approvava l’idea che Marduk fosse mandato via: Di quale terra, di quale dominio parli?
Così chiese a Enki, suo fratello. Un dominio sopra l’Abzu, nella terra che lambisce il Mare Superiore. Quella che è separata dall’Eden dalle
acque, che si può raggiungere con le navi! Questo disse Enki a Enlil. Che così sia!
Così egli disse. A Eridu Ninki preparò una celebrazione nuziale per Marduk e Sarpanit. La sua gente annunciò il matrimonio al suono di un tamburo di rame. Al suono di sette tamburelli le sue sorelle presentarono la sposa allo sposo.Una grande moltitudine di Terrestri Civilizzati si riunì a Eridu, per loro il matrimonio era come un’incoronazione.
Erano presenti anche giovani Anunnaki, in gran numero giunsero da Lahmu gli Igigi.
Siamo giunti per celebrare lo sposalizio del nostro capo, siamo giunti per essere testimoni dell’unione fra la Terra e Nibiru!
Così dissero gli Igigi per giustificare il loro arrivo così numerosi!
 

Questa è ora la storia di come gli Igigi rapirono le figlie dei Terrestri, e di come seguirono dispiaceri e in che strano modo nacque Ziusudra. 


In gran numero gli Igigi da Lahmu giunsero sulla Terra.
Solo un terzo di essi rimase su Lahmu, in duecento discesero sulla Terra.
Desideravano essere vicini a Marduk, il loro capo; assistere al suo matrimonio, questa fu la loro spiegazione.
Ignoto era il loro segreto a Enlil e a Enki; rapire e accoppiarsi, questo era il loro complotto.
Ignari erano i capi della Terra: una moltitudine di Igigi si raccolse su Lahmu.
Ciò che è permesso a Marduk non dovrebbe essere a noi vietato! Così si dicevano.
Ne abbiamo abbastanza di sofferenza e di solitudine, di non aver mai avuto discendenti! Così andavano ripetendo.
Avevano fatto la spola fra Lahmu e la Terra.
Avevano visto le figlie dei Terrestri, le Femmine adapite, come essi le chiamavano.
Le avevano desiderate; i cospiratori così si dicevano:
Andiamo, scegliamoci delle mogli fra le Femmine adapite, e procreiamo!
Uno fra loro, Shamgaz era il suo nome, divenne il loro capo. Anche se nessuno di voi sarà d’accordo, da solo comunque compirò l’impresa! Così disse agli altri. Se una punizione verrà imposta per questo peccato, Io soltanto la subirò per tutti voi!
Uno alla volta, altri si unirono al complotto, con un giuramento solenne si impegnarono ad agire insieme. All’epoca del matrimonio di Marduk duecento di loro discesero al Luogo dell’Atterraggio. Scesero sulla grande piattaforma nelle Montagne del Cedro. Da lì viaggiarono fino a raggiungere Eridu, passarono fra i Terrestri intenti al lavoro. Insieme a una moltitudine di Terrestri giunsero a Eridu. Venne celebrata la cerimonia nuziale di Marduk e Sarpanit. Alla fine, a un segnale prestabilito, Shamgaz impartì l’ordine agli altri cospiratori. Ciascuno degli Igigi afferrò una fanciulla terrestre, con la forza la rapì. Gli Igigi con le fanciulle si recarono al Luogo dell’Atterraggio fra le Montagne del Cedro. Trasformarono il luogo in una fortezza, poi lanciarono una sfida ai capi: Basta con le privazioni, e con il non avere dei figli!Desideriamo sposare le discendenti di Adapa. Dovete darci la vostra benedizione, altrimenti con il fuoco distruggeremo tutto ciò che è sulla Terra! I capi erano allarmati, allora chiesero a Marduk, comandante degli Igigi, di riprendere il controllo. Se a questo problema devo trovare una soluzione, il mio cuore sta dalla parte degli Igigi! Così disse Marduk agli altri.
Ciò che io ho fatto non può essere loro negato! Enki e Ninmah, scossero il capo, a malincuore dettero il loro consenso. Soltanto Enlil era così infuriato da non poterlo accettare.
Un atto malvagio è stato seguito da un altro altrettanto malvagio, gli Igigi hanno commesso fornicazione come già Marduk ed Enki prima di loro!
Hanno gettato al vento il nostro orgoglio e la nostra sacra missione.
Per colpa nostra questo pianeta sarà sopraffatto da una moltitudine di Terrestri!
Sprezzante, così parlava Enlil.
Che gli Igigi e le loro femmine abbandonino la Terra!
Su Lahmu le condizioni sono diventate insopportabili, la sopravvivenza non è più possibile!
Questo riferì Marduk a Enlil e a Enki.
Nell’Eden non possono restare!
Così urlò Enlil in preda a una furiosa collera. Abbandonò l’assemblea profondamente disgustato.
In cuor suo Enlil meditava vendetta contro Marduk e i suoi Terrestri.
Sulla Piattaforma di Atterraggio, fra le Montagne del Cedro, gli Igigi con le loro femmine erano ancora segregati.
Lì nacquero loro dei figli; Figli delle Navicelle Spaziali, così li chiamarono.
Anche Marduk e Sarpanit, la sua sposa, ebbero dei figli, Osiride e Seth, così vennero chiamati i primi due figli maschi.
Nel regno sopra l’Abzu, concesso a lui e a Sarpanit, Marduk invitò gli Igigi.
Marduk convocò gli Igigi perchè abitassero nelle due città che per i suoi figli aveva costruito.
Alcuni degli Igigi e dei loro discendenti giunsero nel regno della terra di color bruno.
Sulla Piattaforma di Atterraggio, fra le Montagne del Cedro, rimasero Shamgaz e gli altri.
Verso le lontane terre dell’est, terre di montagne svettanti, alcuni dei loro discendenti si recarono.
Ninurta osservava attentamente come Marduk rafforzasse il proprio dominio fra i Terrestri.
Cosa staranno mai tramando Enki e Marduk? Così chiese Ninurta a suo padre Enlil.
La Terra verrà ereditata dai Terrestri! Così rispose Enlil a Ninurta.
Và, trova i discendenti di Caino, con loro prepara un regno tutto tuo!
Ninurta si recò dall’altro lato del mondo; lì vi trovò i figli di Caino.
Insegnò loro a fabbricare strumenti e a suonare musica.
Insegnò loro a estrarre i minerali, a fonderli e a raffinarli.
Insegnò loro a costruire zattere di legno, li guidò nell’attraversare un grande mare.
Crearono un regno in una nuova terra, una città con torri gemelle vi costruirono.
Era un regno al di là dei mari, non era la regione montuosa del nuovo Legame Cielo–Terra.
Nell’Eden Lamech era capo Lavoratore, il suo dovere era di imporre dei limiti.
Il suo compito era quello di ridurre le razioni dei Terrestri.
La sua sposa era Batanash, era la figlia del fratello del padre di Lamech.
Era di una bellezza folgorante, dalla sua bellezza Enki fu sedotto.
Enki inviò queste parole a Marduk, suo figlio: convoca Lamech nel tuo regno.
Insegnagli come far costruire dai Terrestri una città!
E quando Lamech fu convocato nel regno di Marduk, condusse la sua sposa Batanash alla casa di Ninmah, a Shurubak, la Città Rifugio, affinché fosse protetta e al sicuro dalle orde di Terrestri infuriati.
Lesto fu Enki nel fare visita alla sorella Ninmah a Shurubak.
Sul tetto di un’abitazione, mentre Batanash era intenta a bagnarsi, Enki la afferrò per i fianchi, la baciò e riversò il suo seme nel grembo di lei.
Un figlio Batanash concepì, il suo ventre andava ingrossandosi.
Da Shurubak la notizia raggiunse Lamech: Fai ritorno all’Eden, hai un figlio!
Lamech fece ritorno a Shurubak, Batanash gli mostrò il figlio.
La sua pelle era bianca come la neve, del colore della lana i suoi capelli.
I suoi occhi del color del cielo, brillavano di una luce straordinaria.
Stupito e impaurito era Lamech; si affrettò da suo padre Matushal.
Batanash ha dato alla luce un figlio così diverso dai Terrestri, la sua nascita mi lascia molto perplesso!Matushal si recò da Batanash, vide il neonato, fu sconcertato dalle sue sembianze.
II padre del bambino era forse uno degli Igigi? Da Batanash Matushal pretese la verità.
Rivela la verità a Lamech, tuo sposo, rivelagli se il figlio è suo oppure no!
Nessuno degli Igigi è il padre del bambino, lo giuro sulla mia vita! Così rispose Batanash.
Matushal si rivolse allora a suo figlio Lamech, gli posò un braccio sulle spalle con fare rassicurante.
Il bambino è un mistero, ma nel suo aspetto così diverso, ti è rivelato un presagio.
Lui è unico, il Destino lo ha scelto per svolgere un compito unico.
Non so quale sia questo compito; al momento appropriato lo si saprà!
Questo disse Matushal a Lamech suo figlio; alludeva a quanto trapelava sulla Terra.
In quei giorni le sofferenze sulla Terra aumentavano sempre più.
I giorni si facevano sempre più freddi, i cieli trattenevano le piogge.
I campi davano minori raccolti, negli ovili gli agnelli erano pochi.
Che il figlio che ti è nato, per quanto diverso, possa essere segno di una imminente tregua!
Così parlò Matushal a Lamech, suo figlio. Che il suo nome sia Tregua!
Batanash non rivelò né a Matushal, né a Lamech il segreto del proprio figlio.
Ziusudra, Colui dei Lunghi Giorni Lucenti, lo chiamò; a Shurubak fu allevato.
Ninmah concesse il suo amore e la sua protezione al nuovo nato. Era dotato di molta comprensione, lei lo fece accedere alla conoscenza.
Enki lo adorava, gli insegnò a leggere gli scritti di Adapa.
Quando il bambino divenne un ragazzo imparò a osservare e a celebrare i riti sacerdotali.
Nel centodecimo Shar nacque Ziusudra.
A Shurubak crebbe e sposò Emzara, che gli dette tre figli.
A quei tempi le sofferenze sulla Terra si intensificarono; piaghe e carestie afflissero la Terra.


Questo è ora il racconto delle tribolazioni della Terra prima del Diluvio, e di come il misterioso Galzu influenzò in segreto decisioni di vita e di morte.
Enlil era fortemente turbato dalle unioni degli Igigi con le figlie dei Terrestri.
Dal matrimonio di Marduk con una femmina Terrestre Enlil era profondamente turbato.
Ai suoi occhi la missione degli Anunnaki sulla Terra era degenerata.
Ai suoi occhi le masse di Terrestri che urlavano a gran voce erano diventate un anatema.
Le dichiarazioni dei Terrestri sono diventate opprimenti.
Le loro unioni mi tolgono il sonno! Così disse Enlil agli altri capi.
Ai tempi di Ziusudra, piaghe e pestilenze afflissero la Terra.
Dolori, vertigini, brividi, febbri colpivano i Terrestri.
Insegniamo ai Terrestri a curarsi, che imparino a curarsi da soli! Così disse Ninmah.
Lo proibisco per decreto! Così Enlil rispose alle sue suppliche.
Nelle terre dove si erano moltiplicati i Terrestri non sgorgavano acque dalle fonti.
La Terra chiuse il suo grembo, la vegetazione non germogliava.
Insegniamo ai Terrestri come costruire laghi e canali, che dai mari possano trarre pesci e cibo!
Così disse Enki agli altri capi.
Lo proibisco per decreto! Così disse Enlil a Enki. Che i Terrestri periscano per fame e pestilenze!
Per uno Shar i Terrestri mangiarono l’erba dei campi.
Per il secondo Shar, per il terzo Shar soffrirono per la vendetta di Enlil.
A Shurubak, città di Ziusudra, la sofferenza stava diventando insopportabile.
Ziusudra, portavoce dei Terrestri viaggiò fino a Eridu.
Ziusudra giunse fino alla casa del dio Enki, lo supplicò.
Lo supplicò di aiutarlo a salvare la sua gente; Enki era vincolato dai decreti di Enlil.
In quei giorni gli Anunnaki erano preoccupati per la propria sopravvivenza.
Anche le loro razioni si erano ridotte, essi stessi erano colpiti dai mutamenti sulla Terra.
Le stagioni, sulla Terra, come già su Lahmu, persero di regolarità.
Per uno Shar, per due Shar da Nibiru i circuiti celesti furono studiati.
Da Nibiru furono osservate anomalie nei destini dei pianeti.
Sul volto del Sole comparvero strane macchie scure, dal suo volto si sprigionavano fiammate.Anche Kishar si comportava in modo strano, la sua schiera aveva perso equilibrio, confusi erano i suoi circuiti.
Il Bracciale Martellato era tirato e spinto da invisibili forze di attrazione della rete.
Per ragioni misteriose, il Sole disturbava la sua stessa famiglia.
I destini dei pianeti celesti vennero sopraffatti da fati ripugnanti!
Su Nibiru i saggi lanciarono l’allarme, nelle pubbliche piazze le folle si riunirono.
Il Creatore di Tutte le Cose sta facendo regredire i cieli ai giorni primordiali.
In collera è il Creatore di Tutte le Cose! Così urlava la gente!
Sulla Terra le tribolazioni aumentavano, fame e carestia si intensificarono.
Per tre Shar, per quattro Shar vennero tenuti sotto osservazione gli strumenti di fronte alla Terra Bianca.
Nergal ed Ereshkigal registrarono uno strano rombare fra le nevi della Terra Bianca.
La coltre di neve e ghiaccio che ricopre la Terra Bianca ha iniziato a scivolare! Così riferirono dalla cima dell’Abzu.
Nella Terra al di Là dei Mari, Ninurta installò nel suo rifugio i suoi strumenti di predizione.
Con gli strumenti tremiti e scossoni notò nelle viscere della Terra. Sta succedendo qualcosa di davvero strano! Queste parole di allarme Enlil irradiò ad Anu su Nibiru. Nel quinto Shar, nel sesto Shar i fenomeni si intensificarono.
Su Nibiru i saggi si misero in allarme, preavvisarono il re di imminenti calamità.
La prossima volta che Nibiru si avvicinerà al Sole, la Terra sarà esposta alla forza di attrazione di Nibiru.
Lahmu prenderà una stazione nei suoi circuiti sull’altro versante del Sole.
Dalla forza di attrazione di Nibiru la Terra, nei cieli, non avrà alcuna protezione.
Kishar e la sua schiera saranno agitati, anche Lahamu tremerà e sussulterà.
Nella grande Terra Inferiore la coltre di neve e ghiaccio della Terra Bianca sta perdendo la sua presa.
La prossima volta che Nibiru si avvicinerà alla Terra, la coltre di neve e ghiaccio scivolerà via dalla Terra Bianca.
Causerà una calamità di acqua: da un’enorme ondata, da un Diluvio, la Terra verrà sopraffatta!Grande fu la costernazione su Nibiru, lo stesso fato di Nibiru era incerto.
Il re, i saggi, i consiglieri si preoccupavano molto sia della Terra, sia di Lahmu.
Il re e i consiglieri presero una decisione: che ci si prepari a evacuare la Terra e Lahmu!
Neir Abzu chiusero le miniere d’oro, da lì gli Anunnaki si raccolsero nell’Eden.
A Bad–Tibira cessarono la fusione e la raffinazione, tutto l’oro venne portato in alto, verso Nibiru.
Vuota, pronta all’evacuazione, una flotta di veloci Carri Celesti fece ritorno sulla Terra.
Su Nibiru furono osservati i segni celesti, sulla Terra vennero registrati dei tremori.
Fu allora che da uno dei Carri Celesti scese un Anunnaki dai capelli bianchi.
Galzu, il Grande Conoscitore, questo era il suo nome.
Con passi maestosi si fece strada fino a Enlil, gli presentò un messaggio sigillato di Anu.
Sono Galzu, emissario plenipotenziario del Re e del Consiglio! Così si presentò a Enlil.
Della sua venuta Enlil rimase sorpreso: Anu non l’aveva preannunciata.
Enlil esaminò il sigillo di Anu: era intatto e autentico.
A Nibru–ki venne letta la tavoletta contenente il messaggio; la sua decodificazione era attendibile.
Galzu parla in nome del Re e del Consiglio, le sue parole sono quanto io ordino! Così recitava il messaggio di Anu.
Che siano convocati anche Enki e Ninmah! Così richiese Galzu.
Quando giunsero, Galzu sorrise cordialmente a Ninmah. Siamo della stessa scuola e della stessa età! Così le disse.
Questo Ninmah non riusciva proprio a ricordarlo; l’emissario era giovane come fosse suo figlio, lei sembrava piuttosto la sua anziana madre!
Semplice è la spiegazione! Così le disse Galzu: la causa è nei cicli vitali inattivi dei nostri inverni!
A dire il vero questa faccenda fa parte della mia missione; è un segreto per quanto riguarda l’evacuazione.
Da quando Dumuzi è rimasto su Nibiru, gli Anunnaki che vi facevano ritorno sono stati esaminati.
Coloro che erano rimasti a lungo sulla Terra, soffrivano intensamente per il ritorno.
I loro corpi non erano più abituati ai cicli di Nibiru. li loro sonno era disturbato, la vista indebolita, la forza di attrazione di Nibiru ne appesantiva il cammino.Anche le loro menti erano colpite, in quanto i figli erano ben più anziani dei genitori che avevano lasciato!
La morte, miei compagni, ha colpito ben presto coloro che avevano fatto ritorno; sono qui a mettervi in guardia!
I tre capi, che sulla Terra erano rimasti più a lungo, nell’udir ciò rimasero in silenzio.
Ninmah fu la prima a parlare: C’era da aspettarselo! Così disse. Enki, il saggio, approvò le sue parole: Era chiaro che sarebbe successo! Così disse. Enlil fu in preda alla collera:
Prima, i Terrestri stavano diventando come noi.
Ora siamo noi a diventare come loro, imprigionati su questo pianeta!
L’intera missione si è trasformata in un incubo: da che eravamo padroni, siamo stati resi schiavi da Enki e dai suoi Terrestri!
Galzu ascoltò con compassione il suo sfogo. Invero molto vi è da riflettere. Così disse.
Su Nibiru molte riflessioni e molti esami di coscienza stanno sollevando numerose domande: deve forse Nibiru essere abbandonata al suo fato; qualunque cosa il Creatore di Tutte le Cose avesse in mente, bisogna lasciare che accada?
O la venuta sulla Terra era stata concepita dal Creatore di Tutte le Cose, e ne siamo solo involontari emissari? E il dibattito, miei compagni, è tutt’altro che esaurito!
Così disse loro Galzu. Questo è l’ordine segreto che vi porto da Nibiru: voi tre resterete sulla Terra; tornerete su Nibiru solo per morire! Attenderete la Calamità a bordo di Carri Celesti che ruotano attorno alla Terra. A ciascuno degli altri Anunnaki deve essere data la possibilità di andare via o di attendere la calamità. Gli Igigi, che hanno sposato una Terrestre, devono scegliere fra la partenza e la loro sposa: nessun Terrestre, inclusa Sarpanit, moglie di Marduk, ha il permesso di compiere il viaggio fino a Nibiru! Tutti coloro che resteranno e assisteranno agli avvenimenti, dovranno cercare di mettersi in salvo a bordo di Carri Celesti! Tutti gli altri devono essere pronti a partire subito alla volta di Nibiru! Così Galzu riferì in segreto ai capi gli ordini che provenivano da Nibiru.
 
Questo è ora il racconto di come gli Anunnaki decisero di abbandonare la Terra, e di come fecero il giuramento di lasciar perire l’Umanità nel Diluvio. 


A Nibru–ki Enlil convocò il consiglio dei comandanti degli Anunnaki e degli Igigi.
Erano presenti anche i figli dei capi e i loro figli.
Enlil rivelò loro in segreto notizia dell’imminente calamità.
La Missione Terra è giunta a una triste fine! Così affermò solennemente.
Tutti coloro che desiderano partire a bordo di navi celesti già approntate saranno evacuati a Nibiru.Ma se hanno spose terrestri, senza di loro dovranno partire.
Che gli Igigi affezionati alle loro spose e ai loro figli, trovino rifugio sulle vette più alte della Terra!
Per quei pochi di noi Anunnaki, che decideranno di restare, il rifugio saranno le navi celesti, nei cieli della Terra.
Per attendere la calamità, per essere testimoni del fato della Terra!
In qualità di comandante, sarò il primo a restare! Così disse Enlil.
Che gli altri compiano ciascuno la propria scelta!
Scelgo di restare con mio padre per affrontare la calamità! Così annunciò Ninurta.
Dopo il Diluvio farò ritorno alle Terre al di Là degli Oceani!
Nannar, primogenito di Enlil sulla Terra, espresse uno strano desiderio: di attendere il Diluvio non nei cieli della Terra, bensì in quelli della Luna. Così egli desiderava.
Enki alzò allora le sopracciglia; Enlil, pur se perplesso, acconsentì.
Ishkur, figlio più giovane di Enlil, prese la decisione di restare sulla Terra insieme a suo padre.
Utu e Inanna, figli di Nannar, nati sulla Terra, dichiararono che sarebbero rimasti.
Enki e Ninki scelsero di restare e di non abbandonare la Terra; con orgoglio la loro decisione annunciarono.
Gli Igigi e Sarpanit non abbandonerò! Così Marduk dichiarò infuriato.
Uno alla volta gli altri figli di Enki annunciarono la propria decisione di restare: Nergal e Gibil, Ninagal e Ningishzidda e anche Dumuzi.
Tutti gli occhi si puntarono su Ninmah! Con orgoglio annunciò la sua decisione di restare: Qui è il lavoro di tutta la mia vita! Non abbandonerò i Terrestri, frutto della mia creazione!
Alle sue parole gli Igigi e gli Anunnaki si agitarono; si informarono sul fato dei Terrestri.
Che i Terrestri periscano per i loro abomini! Così proclamò Enlil.
Abbiamo creato un Essere mirabile, noi dobbiamo salvarlo! Così dichiarò Enki con voce tonante a Enlil.
A queste parole Enlil ribatté con altrettanta collera:
Sin dal principio, in ogni momento, hai modificato le decisioni prese!
Hai dato ai Lavoratori Primitivi la possibilità di procreare, a loro hai trasmesso il nostro Scibile!Hai preso nelle tue mani il potere del Creatore di Tutte le Cose.
Da quel momento hai macchiato anche questo potere di abomini.
Con fornicazione hai concepito Adapa, hai dato così la Comprensione alla sua stirpe!
Hai condotto i suoi discendenti fino ai cieli, hai condiviso con loro la nostra Saggezza!
Hai infranto ogni regola, hai ignorato decisioni e ordini.
A causa tua un Terrestre Civilizzato è stato ucciso dal proprio fratello.
A causa di Marduk, tuo figlio, gli Igigi hanno celebrato matrimoni misti con le Terrestri.
Chi è divino da Nibiru, a chi solo appartiene la Terra, nessuno più lo sa!
Basta! Basta! Dico a tutto ciò!
Gli abomini non possono continuare!
Ora che una calamità è stata decretata da un destino sconosciuto, lasciamo che accada ciò che deve accadere!
Così Enlil infuriato asserì.
Che tutti i capi giurino solennemente di lasciar accadere gli eventi senza ostacolarli! Così Enlil chiese a tutti loro.
Il primo a fare il giuramento del silenzio fu Ninurta; seguirono gli altri che erano dalla parte di Enlil.
Nergal, fra i figli di Enki fu il primo a prestare giuramento; altri figli di Enki poi lo seguirono.
Al tuo comando obbedisco! Così disse Marduk a Enlil. Ma a che prò giurare?
Se gli Igigi abbandoneranno le proprie mogli, la paura non si diffonderà allora tra i Terrestri?
Ninmah era in lacrime; sottovoce sussurrò le parole del giuramento.
Enlil fissò Enki, suo fratello. E il volere del re e del consiglio! Così gli disse.
Perché mi vuoi legare con un giuramento solenne? Così chiese Enki al fratello.
Hai già preso la decisione, è un comandamento sulla Terra!
Non posso arrestare le acque del Diluvio, non posso salvare la moltitudine dei Terrestri.
Perciò a quale giuramento mi vuoi legare?
Così chiese Enki al proprio fratello. Che accada tutto, come decretato dal Fato, che sia nota come la decisione di Enlil.
Che solo su di lui ricadano per sempre le responsabilità! Così disse Enki rivolto a tutti.
Poi Enki si allontanò dall’assemblea; anche Marduk lo seguì.
Con ordini concisi Enlil riportò l’assemblea al silenzio.
Assegnò con ferma decisione i compiti che bisognava ancora portare a termine.
Divise il gruppo fra coloro che sarebbero partiti e coloro che sarebbero rimasti.
Affinché stabilissero un luogo per le riunioni, affinchè decidessero l’attrezzatura da portare, affinchè assegnassero i carri.
I primi a partire furono coloro che tornavano su Nibiru.
Fra molti abbracci, con gioia mista a dolore, salirono a bordo delle navi celesti.
Uno dopo l’altro i veicoli si levarono, rombando, da Sippar.
All’inizio coloro che restarono urlarono: Buon Viaggio! Poi, mute restarono le grida.
Dopo che furono completati i lanci verso Nibiru, fu la volta di Marduk, degli Igigi e delle loro spose terrestri.
Marduk li radunò tutti al Luogo dell’Atterraggio, offrì loro la scelta: di andare con lui, Sarpanit, i suoi due figli e le figlie a Lahmu, per attendere la calamità.
Oppure di disperdersi nelle lontane regioni montuose della Terra, per trovare un rifugio dal Diluvio.
Allora Enlil prese nota di chi restava, formò dei gruppi e assegnò loro dei carri.
Enlil diresse Ninurta alle regioni montuose al di là degli oceani, affinché riferisse degli sconvolgimenti sulla Terra.
Enlil incaricò Nergal ed Ereshkigal di tenere sotto controllo la Terra Bianca.
Enlil affidò a Ishkur il compito di difendersi da un assalto dei Terrestri.
Di sbarrare l’accesso, di erigere e rinforzare barriere e ostacoli.
Di tutti i preparativi Sippar, Luogo dei Carri Celesti, fu il centro.
Da Nibru–ki Enlil trasferì a Sippar le Tavole dei Destini, in quel luogo fu creato temporaneamente un Legame Cielo–Terra.
Enlil si rivolse allora a Enki, suo fratello, così gli disse:
In ogni caso, se si dovesse mai sopravvivere alla calamità, facciamo sì che tutto ciò che è accaduto, possa essere ricordato.
A Sippar, nelle viscere della Terra, seppelliamo tavolette con le registrazioni.Che in futuro si possa svelare ciò che gli abitanti di un pianeta hanno fatto su di un altro!
Enki approvò le parole di Enlil, suo fratello. In scrigni d’oro riposero i ME e altre tavolette!
Per i posteri, nelle viscere della Terra, a Sippar, li seppellirono.
Così pronti, i capi attesero il segnale per la partenza.
Osservarono con apprensione l’avvicinarsi di Nibiru al suo grande circuito.
Fu in quel periodo di ansiosa attesa che Enki si rivolse a Ninmah, sua sorella.
A lei così Enki disse:
Nella sua preoccupazione per i Terrestri, Enlil si è dimenticato di tutti gli altri esseri viventi!
Quando la valanga d’acqua si riverserà sulle terre, anche le altre creature viventi, alcune originarie di Nibiru, per lo più invece evolute sulla Terra, in un sol colpo saranno condannate all’estinzione. Che noi, io e te, possiamo almeno preservarne il seme, che possiamo estrarne le essenze vitali per proteggerle! Ninmah, Colei Che dette la Vita, approvò le parole di Enki: Io lo farò a Shurubak, tu lo farai con le creature che vivono nell’Abzu! Così disse a Enki. Mentre gli altri erano seduti a oziare, Enki e Ninmah intrapresero un compito impegnativo. A Shurubak Ninmah fu aiutata da alcune delle sue assistenti. Nell’Abzu, nella vecchia Casa della Vita, Enki fu assistito da Ningishzidda. Raccolsero essenze vitali di maschi e femmine e le uova della vita. Di ciascuna specie, due alla volta, due alla volta, a Shurubak e nell’Abzu le conservarono. Per ricrearle mentre erano portate nel circuito della Terra, per ricombinare in seguito gli esseri viventi. Fu
allora che giunsero notizie da Ninurta: il rombo della Terra è davvero infausto! Fu allora che giunsero notizie da Nergal e da Ereshkigal: la Terra Bianca è scossa! A Sippar si riunirono tutti gli Anunnaki per attendere il Giorno del Diluvio.

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