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domenica 14 giugno 2015

ENKI


Enki (Sumero: dEN.KI(G)) è un dio della Mitologia sumera, più tardi conosciuto come Ea in accadico e nella mitologia babilonese. Originariamente era identificato come la divinità protettrice di Eridu, la capitale religiosa dell'antica Mesopotamia. Più tardi l'influenza del suo culto si diffuse in tutta la Mesopotamia, nella regione di Canaan e tra gli Ittiti e gli Hurriti. Era la divinità dei mestieri (gašam), del bene, dell'acqua, del mare, dei laghi (a, aba, ab), della sapienza (gestú, letteralmente "orecchio") e della creazione (Nudimmud: nu, somiglianza, dim mud, generare). È stato associato alla fascia meridionale delle costellazioni chiamate stelle di Ea, ma anche con la costellazione AŠ-IKU, il quadrato di (Pegaso). Il suo numero sacro è il 40. Un vasto numero di miti riguardanti Enki sono stati raccolti da molti siti di scavo, estesi dal sud dell’Iraq fino alla costa orientale. Le sue prime apparizioni possono essere rinvenute in iscrizioni cuneiformi attraverso tutta la regione, risalenti prevalentemente a partire dal terzo millennio dell'era ellenistica. I suoi miti sembrano aver influenzato alcune storie bibliche e coraniche. L'esatto significato del suo nome è incerto: comunemente viene tradotto come "Signore della terra": il sumerico EN viene tradotto con l'equivalente di signore, originariamente veniva attribuito agli Alti Sacerdoti; KI è spesso tradotto con terra. Esistono altre teorie riguardante l'attributo ki, indicando come origine un probabile kig2 che significa pesce (o meglio un tipo di pesce), o kur che significa tumulo sepolcrale. Il nome Ea è probabilmente di origine hurrita mentre altri sostengono che probabilmente sia di origine semitica e possa avere una derivazione dalla radice semitica occidentale *hyy la quale significa "vita" ed in questo caso utilizzato per "primavera", "acqua corrente". In sumerico E-A significa "la casa dell’acqua" ed è stato suggerito che questo nome fosse originariamente attribuito al tempio della divinità di Eridu.
Particolare con la raffigurazione del dio Enki.



Attributi
Il principale tempio di Enki è chiamato E-abzu, che significa tempio abzu (anche E-en-gur-a, che significa casa delle acque sotterranee), un tempio di tipo ziggurat circondato dalle paludi dell’Eufrate presso l’antica costa di Eridu nel Golfo Persico. Egli era il custode dei poteri divini chiamati Me, i doni della civilizzazione. La sua immagine è un serpente con una doppia ellisse, o Caduceus, molto simile al Bastone di Asclepio utilizzato come simbolo della medicina. Viene spesso raffigurato con una corona ornata di corna della divinità vestita con la pelle di una carpa. Considerato come il modellatore del mondo, dio della saggezza e di tutta la magia, Enki era caratterizzato come il signore di Abzu (Apsu in Accadico), il mare d'acqua dolce o sotterraneo situato all’interno della Terra. Nel successivo racconto epico babilonese Enûma Eliš, Abzu, il generatore degli dei è inerte e addormentato ma la sua pace viene disturbata dagli dei più giovani, così predispone che vengano distrutti. Suo nipote Enki, scelto per rappresentare i giovani dei, lancia un incantesimo su Abzu incantandolo in un lungo sonno, in modo da confinarlo nelle profondità della Terra. Successivamente Enki stabilisce la propria dimora nelle profondità di Abzu. Enki, quindi, assume tutte le funzioni di Abzu, compresi i suoi poteri come signore delle acque e della fertilità. Le prime iscrizioni reali del terzo millennio a.C. menzionano “le canne di Enki” (Phragmites australis). Nonostante tali canne fossero un importante materiale dedicato alla manifattura, come nell'intreccio di cestini e contenitori, e raccolto all’esterno delle mura cittadine, era utilizzato principalmente per il trasporto dei morti o dei malati. Questo fatto collega Enki con il Kur o l’oltretomba della mitologia sumera. In un’altra tradizione ancora più antica, Nammu, la dea creatrice della materia primordiale e divinità madre ritratta come “colei che ha dato alla luce i grandi dei”, veniva raffigurata come la madre di Enki e forza creatrice dell’acqua, e si diceva che la sua esistenza precedesse quella di Ea-Enki. Benito afferma "Con Enki si osserva un interessante cambiamento nel simbolismo dei sessi", l'agente fertilizzante è anche l’acqua, in Sumero 'a' o 'Ab che significa anche sperma. In un passaggio di un inno sumero, Enki si sofferma su degli alvei vuoti e li riempie con la sua 'acqua'. Questo passaggio potrebbe riferirsi alla ierogamia o matrimonio sacro di Enki con Ki/Ninhursag (la terra). I suoi simboli includono una capra ed un pesce, che poi combinati insieme in un'unica bestia si trasformano nella Capra del Capricorno, riconosciuta anche come la costellazione zodiacale del Capricorno.
Un pesce capra (o Capricorno) ornamentale disegnato su un contenitore del 1500-1100 a.C.


Miti di Enki
Enki e Ninhursag e la creazione della vita e della malattia
Il mito cosmogenico diffuso comunemente nella terra dei Sumeri, era quello della Ierogamia, un matrimonio sacro in cui i principi divini in forma dualistica degli opposti si sono riuniti come maschio e femmina per dare vita al cosmo. Nel poema epico Enki e Ninhursag, Enki come signore di Ab o delle acque dolci (anche la parola sumera per sperma), vive con la moglie nel paradiso di Dilmun dove:

« La terra di Dilmun è un luogo puro, la terra di Dilmun è un luogo pulito,
La terra di Dilmun è un luogo pulito, la terra di Dilmun è un luogo luminoso;
Colui che è solo se stesso giù nel Dilmun,
Il luogo, dopo che Enki si è pulito, quel luogo è luminoso. »
Nonostante sia un luogo dove "il corvo ferito non grida" e "il leone non viene ucciso, il lupo non afferrò l'agnello, sconosciuto era l'uccisore del cane infanticida, sconosciuto era il grano divorato dal cinghiale", Dilmun non aveva acqua e Enki, sentite le grida della sua dea Ninsikil, ordina al Dio-Sole Utu di portare acqua fresca dalla terra a Dilmun. Come risultato:

« La sua città Beve l'Acqua dell'Abbondanza,
Dilmun Beve l'Acqua dell'Abbondanza,
I suoi pozzi di acqua amara, si sono tramutati in pozzi di acqua buona,
I suoi campi e le sue fattorie producono colture e cereali,
La sua città, ecco che è diventata la casa delle banche e le banchine della terra. »
Il racconto successivo, con analogie al racconto biblico del frutto proibito, ripete la storia di come l'acqua fresca dia vita ad una terra arida. Enki, Il Signore delle Acque, "ha causato il flusso dell'acqua del cuore" e rendendo fertile la sua consorte Ninhursag, conosciuta anche come Ki o Terra, dopo "I suoi nove giorni divenuti i suoi nove mesi, i mesi della 'femminilità'… come il burro buono, Nintu, la madre della terra, … come burro, diede alla luce Ninsar". Quando Ninhursag lascia Enki, egli giace sopra Ninsar in qualità di Signore delle Acque. Enki non sapeva che ella fosse sua figlia, ed a causa della somiglianza di Ninsar con la sua assente consorte, la seduce avendo un rapporto sessuale con lei. In seguito Ninsar diede alla luce Ninkurra (Signora della fecondità e del pascolo), ma Enki viene nuovamente lasciato restando solo. Per la seconda volta Enki, nella sua solitudine, trova e seduce Ninkurra, e dall'unione dei due viene alla luce Uttu (ragno tessitore, il tessitore della rete della vita). Per la terza volta Enki soccombe alla tentazione, e tenta di sedurre Uttu. Sconvolto dalla reputazione di Enki, Uttu si consulta con Ninhursag, che, sconvolta dalla natura capricciosa e promiscua del suo sposo, consiglia Uttu di stare lontano dalle rive del fiume ed dai luoghi a rischio inondazione, casa di Enki. In un'altra versione del mito Ninhursag prese il seme di Enki dal grembo di Uttu e lo seminò nella terra dove rapidamente germinarono otto piante. In questo racconto troviamo Isimud, con il doppio ruolo di serva e assistente: "Enki, nella palude, nella palude giace disteso, Cosa è questo, cosa è questo. Il suo messaggero Isumud gli risponde, Mio Re, questo è un albero-pianta, gli dice. Lo taglia per lui ed Enki lo mangia". E così, nonostante gli avvertimenti, Enki consuma gli altri sette frutti. Consumando il suo stesso sperma, Enki cade in uno stato di gravidanza con vari rigonfiamenti nella sua mascella, nei suoi denti, nella sua bocca, nei suoi fianchi, nella sua gola, nelle sue membra e nelle sue costole. Gli dei confusi non sanno cosa fare, e gli gridano di sedersi nella polvere. Poiché Enki non possedeva un utero con cui partorire, stava morendo a causa dei gonfiori che andavano peggiorando. A questo punto del racconto compare la volpe che si reca da Enlil, Re degli Dei, domandandogli: Se porto Ninhursag al tuo cospetto, quale sarà la mia ricompensa?. Successivamente la sacra volpe ritrovò la dea Ninhursag portandola al cospetto di Enlil. Ninhursag cede alle richieste e prende l'Ab (acqua o seme) di Enki all'interno del suo corpo, e diede alla luce gli dei della guarigione da ogni parte del suo corpo. Abu per la Mascella, Nintul per l'anca, Ninsutu per il dente, Dazimua per il Fianco, Eshagag per gli Arti. L'ultimo, Ninti (dalla costola) che è anche un gioco di parole per la Signora della Vita, il titolo proprio di Ninhursag. La storia riflette simbolicamente il modo in cui viene portata avanti la vita con l'aggiunta dell'acqua dalla terra, ed una volta cresciuta, l'acqua è necessaria per portare le piante a frutto. Si consiglia anche l'equilibrio e la responsabilità, nulla deve eccedere. Ninti, il titolo di Ninhursag, significa anche la madre di tutti i viventi, e più tardi fu il titolo dato alla dea hurrita Kheba. Nella Bibbia fu anche il titolo dato a Eva, in Khavvah Ebraico (חוה), in aramaico Hawwah, che venne fatta da una costola prelevata dal petto di Adamo, in una strana analogia del mito Sumero, in cui Adamo, non Enki, cammina nel Giardino dell'Eden.

Enki e la Creazione dell'Uomo
Dopo sei generazioni di Dei (nel racconto babilonese Enuma Elish), nella settima generazione (accadico shapattu o sabath), i dei più giovani chiamati Igigi, i figli e le figlie di Enlil e Ninlil, si rifiutarono di svolgere i loro doveri e continuarono nella loro opera di creazione. Abzu, il Dio delle acque dolci, co-creatore del cosmo, per punirli minacciò di distruggere il mondo inondandolo con le sue acque. Terrorizzati, gli dei si riunirono per cercare di salvare le loro creazioni. Enki promise di aiutarli e di confinare Abzu nei canali di irrigazione e di confinarlo nel Kur, sotto la sua città di Eridu. Ma l'universo era ancora minacciato da Tiamat, infuriata a causa dell'imprigionamento di suo marito e consorte Abzu, e dietro suggerimento di suo figlio e visir Kingu, decide di portare avanti l'opera di distruzione iniziata da Abzu. Gli dei si riunirono nuovamente terrorizzati, e si rivolsero ad Enki per trovare aiuto, ma quest'ultimo, colui che imbrigliò Abzu nei canali d'irrigazione, rifiuta questa seconda richiesta di aiuto. Gli dei cercano aiuto ovunque ed il patriarca Enlil, loro padre e dio del Nippur, promette di sconfiggere Tiamat e salvare il mondo, a patto che venga incoronato re degli dei. Nel racconto babilonese, il ruolo di Enlil viene assunto da Marduk, il figlio di Enki, e nella versione assira viene assunto da Asshur. Così Tiamat viene sconfitta da Enlil con "le frecce del suo vento" lanciate giù attraverso la sua gola. Ricostruendo il paradiso con un arco proveniente dalla sua costola, Enlil pone la sua coda nel cielo come la Via Lattea, e dalle sue lacrime nasce la sorgente del Tigri e dell'Eufrate. Ma esiste ancora un problema, chi si prenderà cura del cosmo?. Enki, che sarebbe potuto andare in loro aiuto, giace in un sonno profondo, e non gli è possibile udire il loro lamento. Sua madre Nammu (creatrice anche di Abzu e Tiamat) porta le lacrime degli dei ad Enki e dice:

« O figlio mio, svegliati dal mio letto, dal mio sonno, fai ciò che è saggio,
Modella i servi per gli Dei, affinché possano produrne il loro (pane?). »
Così Enki consiglia di creare i servi degli dei, l'umanità, fatti di sangue e argilla. Questo racconto è simile alla creazione di Adamo nel Corano, dove viene raccontato come l'umanità fosse stata creata dall'argilla e un grumo di sangue (mestruale?). Era desiderio di Enki mantenere in vita Kingu, ma gli Igigi decisero comunque di ucciderlo, convincendo infine Enki ad usarne il sangue per creare il primo uomo. Così Enki creò il primo uomo, il primo dei sette saggi o Abgallu (*Ab = acqua, *Gal=grande, *Lu= Uomo), conosciuto anche come Adapa, con cui ha sempre mantenuto una stretta amicizia. Enki raccoglie a sé un gruppo di divinità per aiutarlo nella sua opera, i quali vennero chiamati i buoni e principeschi modellatori. Così racconta a sua madre:

« O madre, le creature il cui nome tu hai pronunciato, esistono,
Legati agli dei essi saranno;
Miscuglio dal cuore di argilla che proviene da oltre gli Abissi (Il tempio di Enki, E'Abzu),
I buoni e principeschi modellatori addenseranno l'argilla
Tu, porterai i loro arti nell'esistenza;
Ninmah (la Dea Madre della terra) (Ninhursag, sua moglie e consorte) lavorerà su di te
(Nintu?) (divinità della nascita) staranno con i loro modellatori;
O madre mia, sarai tu a decretarne il fato. »
Adapa, il primo uomo ad essere modellato, in seguito si reca ad Eridu ricoprendo il ruolo di consigliere del re, quando nella Lista dei Re, il Me del potere sovrano discende da Eridu. Samuel Noah Kramer ritiene che i miti di Enki riguardanti i confinamenti di Abzu, siano di origine più antica della lotta tra Enki e il Drago Kur (l'oltretomba).

Sigillo a cilindro assiro, gruppo di eroi davanti al dio Enki, fine del III millennio a.C.
E.a (“Colui la cui casa è l’acqua”): nome-epiteto del capo del primo gruppo di cinquanta Anunnaki giunti sulla Terra,ammarato nelle acque del Golfo Persico. Scelto per le sue conoscenze scientifiche, la sua missione era di estrarre oro dalle acque del Golfo; ritratto con acqua che fluisce,era il prototipo dell’Acquario. Era il primogenito di Anu, sovrano di Nibiru, ma non l’Erede Legale,perché nato dall’unione di Anu con una delle sue concubine; il privilegio della successione apparteneva al fratellastro Enlil, la cui madre non era soltanto la sposa ufficiale di Anu, ma anche la sua sorellastra. Molti dei conflitti sulla Terra derivarono proprio dalla rivalità tra i due fratellastri;per mettere pace, Anu garantì a Ea il titolo di En.ki (“Signore [della] Terra”), ma il suo numero di rango era il 40, inferiore quindi al 50, numero di rango di Enlil. Quando i piani iniziali fallirono, gli venne affidata la responsabilità delle operazioni estrattive nell’Africa sud-orientale. Lì scoprì l’esistenza di ominidi geneticamente simili agli Anunnaki – il che lo portò a compiere la sua impresa più importante: la manipolazione genetica necessaria a creare l’Adamo. In quanto creatore del genere umano, fece fallire il progetto di lasciarlo perire nel Diluvio, dando istruzioni al suo fedele seguace di costruire la famosa Arca. Il suo “centro di culto” a Sumer era Eridu. Il suo dominio, che divise tra i suoi sei figli, era l’Africa. Gli Egizi lo chiamavano PTAH (“Lo Sviluppatore”). Descritto nei testi come un playboy, ebbe numerose relazioni adulterine anche con femmine terrestri. La sua autobiografia, ritrovata su tavolette parzialmente danneggiate, è stata usata da ZS per scrivere Il Libro perduto del dio Enki.

  

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