Cerca nel blog

domenica 24 maggio 2015

LA VERITA’ SUL TERMINE ‘NEPHILIM’


La questione del nome NEPHILIM sembra davvero essere spinosa, ma é senz’ altro meritevole di essere trattata perchè permette, ancora una volta, di capire quanto la conoscenza delle lingue venga sfoggiata impropriamente per portare la gente verso la proprie ‘convinzioni personali’. Mi riferisco, chiaramente, alla critica dello studioso Michael Heiser riguardo all’ interpretazione fatta da Zecharia Sitchin a riguardo del suddetto termine.Sitchin, come ben sapranno i suoi lettori, asserisce che i NEPHILIM sono coloro che sono scesi dal cielo sulla terra, identificandoli negli IGIGI, un gruppo di divinità adorate in mesopotamia dai sumeri e dai babilonesi.Sitchin affronta questo termine sostenendo, come comunemente risaputo, che NEPHILIM deriva dalla radice NAPHAL che significa ‘cadere’, che lui estende a ‘scendere’. E’ bene intanto chiarire che Sitchin é uno studioso nato in Azerbaijan ma di razza ebrea. Ha vissuto per tanti anni in Palestina dove sostiene di aver appreso la sua ‘lingua originale’, l’ ebraico, e di essersi dedicato (nonostante i suoi titoli di studio non abbiano a che fare con le lingue e la religione) allo studio della Bibbia ebraica.Sitchin, forse per comodità, parla di radice NAPHAL, il modo che si usa comunemente per occidentalizzare la radice linguistica originale:NPL. Dunque secondo Sitchin i Nephilim sono ‘coloro che sono caduti’ e, per estensione, ‘coloro che sono scesi’.
Dobbiamo, per correttezza, far notare che in tantissime lingue, o meglio in quasi tutte, c’ é una distinzione tra ‘scendere’ e ‘cadere’. Il termine ‘scendere’ infatti descrive un atto intenzionale, al contrario di ‘cadere’.
 La critica dello studioso Michael Heiser, che vanta ben 2 titoli di studio come specialista di lingua ebraica e di letteratura ebraica (e non manca di sfoggiare questi suoi titoli per criticare chiunque), é orientata su entrambi gli aspetti della vicenda relativa al termine Nephilim:

- Nephilim non deriva da NPL, poichè la sua vocalizzazione differisce dai normali derivati di tale radice;
- NPL non può essere usato con il significato ‘volontario’ di ‘scendere’
Analizziamo entrambi gli aspetti distintamente, perchè ciò che scopriamo é davvero interessante.
NEPHILIM NON DERIVA DALL’ EBRAICO NAPHAL

Nel suo sito www.sitchiniswrong.com Heiser dedica un intero PDF al termine NEPHILIM, dal quale andiamo a prendere gli stralci più significativi. Intanto, per non smentirsi, Heiser inizia con un avvertimento ai seguaci di Sitchin:
“If you’re a follower of ancient astronaut theorist Zecharia Sitchin, you may want to run the other way since this short paper will not only show you how the meaning Sitchin’s says is impossible really IS what the word means, but you’ll see how sadly inept Sitchin’s work in Hebrew is. Don’t say I didn’t warn you.”
In questo passaggio Heiser si permette di prendere in giro i seguaci di Sitchin dicendo che, probabilmente, preferiranno ‘scappare’ perchè il suo documento mostrerà quanto Sitchin sia ignorante in materia di ebraico.Per fare una premessa simile bisogna essere sicuri di essere inattacabili... e come vedremo tra poco non é assolutamente il caso di Michael Heiser.Heiser inizia la sua spiegazione facendo parecchi giri di parole e spiegando le vocalizzazioni, per poi arrivare (finalmente) al nocciolo:
“The root consonants of the word spelled defectively (without that extra yod) are therefore: n-ph-l. This is why so many have thought that nephilim comes from naphal – it looks that way due to the consonants. But there’s a problem with that. Since nephilim occurs once (Num 13:33) in a “full” form – with the middle yod – that tells us that the scribes of the Hebrew Bible knew the correct pronunciation of the consonant string had a long “i” sound between the “ph” and the “l”. ”
Questa ultima asserzione, che gli scribi della bibbia ebraica conoscevano che in quel dato punto andava inserita una ‘i’ lunga viene messa qui per sviare il lettore, fargli perdere il filo, per poi dargli una nuova nozione che non capirà, ma accetterà come buona. Heiser infatti prosegue:
“Well, as the plural form is spelled, the word can only be two things in terms of Hebrew morphology: (1) a plural of a masculine noun; (2) an active masculine plural participle.”
Cioè Heiser sostiene che, per come questa forma plurale (Nephilim, plurale di Nephila) é scritta può indicare formalmente solo due casi:
- un plurale di un nome maschile
- un ‘participio attivo’ maschile plurale
Heiser analizza la seconda opzione e scrive:
“If the root is from Hebrew “n-ph-l” / naphal (“to fall”), the masculine plural participle would be spelled like this in the Hebrew Bible:
This word is pronounced “nophelim” with long “o” not the middle long“i” vowel as required. The vowels are different. You don’t need to read Hebrew to tell that, either – it’s visually obvious. This shows us that the word nephilim is NOT the active participle of Hebrew naphal.”
Cioè Heiser ha introdotto qui il concetto, senza spiegarlo o fornirne motivazione, per cui se Nephilim fosse un participio attivo maschile plurale si sarebbe dovuto scrivere NOPHELIM.Non contento, Heiser continua con i concetti fuori tema per confondere ancora di più. E poi, come presagendo l’ obiezione che gli si può muovere, mette le mani avanti e tenta di screditare una teoria rapportandola alle sue asserzioni. In sostanza dice:
“Some argue that nephilim means “those who ARE fallen,” as in those who are evil, or who “have fallen” in battle. [...] These options have one thing in common: they assume a passive idea in the word’s meaning – an outside force caused the falling. This would mean the form of the participle should be passive. But the above form (“nophelim”) is not the correct form of a plural passive participle. The masculine plural passive participle of naphal is spelled yet another way:
This form is pronounced “nephulim” with middle long “u” vowel – not middle long “i” vowel as required. This shows us that the form of the word nephilim does not derive from the passive participle of Hebrew naphal either. The word nephilim does not mean “fallen ones” if the root is considered to be Hebrew naphal.”
In questo passaggio Heiser dice che alcune teorie sostengono che Nephilim significhi ‘coloro che sono caduti’, facendo l’ esempio di ‘caduti in battaglia’ ma che i significati attribuiti esprimono un concetto ‘passivo’ e non attivo, e chi sostiene questa ipotesi sbaglia perchè NOPHELIM non é la forma passiva. Ma cosa c’ entra ‘Nophelim’? Heiser utilizza un termine (Nophelim) con una vocalizzazione che non ha spiegato nè motivato (la O anzi che la I) dicendo che non é la forma per un passivo che altri studiosi attribuiscono invece a NEPHILIM.Heiser poi asserisce che il participio passivo é ancora diverso ed é NEPHULIM com la U anzi che la I.Heiser poi si lancia in affermazioni atte a disorientare il lettore. In sostanza egli dice che NEPHILIM protrebbe derivare dalla radice NAPHAL (come esattamente dice Sitchin) ma... da quella ARAMAICA e non da quella EBRAICA.Cioè prima Heiser cerca di dimostrare che Nephilim NON deriva dalla radice Naphal ebraica e poi sostiene che potrebbe derivare da quella Naphal aramaica.
Non posso credere che a Heiser non sia chiara la relazione storica Ebraico - Aramaico. La Bibbia infatti fu composta in ebraico, e solo successivamente fu tradotta in aramaico. La Torah, che contiene la ‘versione originale’ della Genesi, fu scritta in ebraico e non in aramaico, lingua nella quale venne tradotta solo molto tempo dopo.
Heiser, studioso e laureato in lingua e letteratura ebraica, non conosce nemmeno la storia della lingua che ha studiato: le prime versioni della Bibbia risalgono al VII secolo a.C., e nessuno studioso mai ha affermato che la lingua aramaica sia succeduta all’ ebraico prima del IV secolo a.C. Ben 3 secoli dopo. Non solo, le ultime scoperte archeologiche e linguistiche hanno messo d’ accordo gli studiosi sul fatto che quando si sostiene generalmente che a un certo punto l’ ebraico fu ‘soppiantato’ dall’ aramaico, si sta commettendo un errore poichè c’ é evidenza del fatto che nel ‘periodo aramaico’ ci si trovasse in una società multiculturale e polilinguistica ove ebraico e aramaico venivano utilizzati contemporaneamente, ma con continua preferenza per l’ ebraico.
Quando dunque Heiser sostiene che Nephilim potrebbe derivare da NAPHAL aramaico, sta commettendo un errore madornale, o ancora meglio sta mentendo spudoratamente cercando di far pensare al lettore che NAPHAL aramaico fosse diverso da NAPHAL ebraico, o che le prime versioni della Bibbia, scritte in ebraico, utilizzassero un termine aramaico di un periodo successivo.Questo gioco di Heiser fu già denunciato dal webmaster e allievo di Sitchin, Erik Poltorak, nel suo documento intitolato: “There Are Mistranslations in the Bible and the Word Elohim Can Be Used as a Plural” nel quale segnala alcuni strattagemmi usati da Heiser per portare avanti le sue tesi. E’ bene leggerne uno stralcio per rendersi conto:
“I must tell the public that Heiser's use of translations from text that are younger than the Bible show that he does not understand what this debate is about. It is not about contemporary mistranslations that have been made by modern translators.  This debate is about what older influences were placed into the original Bible.  By the way we just saw debunker trick #4, which is to reverse the process so that you can use proof of translations from younger documents to prove translating mistakes in older documents.”
Ma torniamo alla questione puramente linguistica. Come detto Heiser ha sostenuto che Nephilim non può derivare dalla radice ebraica NAPAHL e non può essere nè il participio attivo (Nophelim) nè quello passivo (Nephulim). Abbiamo bisogno dunque che uno studioso con un titolo quantomeno parificabile a quello di Heiser si esprima in merito. Ebbene, questo studioso esiste, ed é il docente universitario Ronald S. Hendel, docente dell’ università di Berkley, laureato ad Harvard nel 1985, le cui credenziali sono: “Professor of Hebrew Bible Biblical Literature, Religion, and History, Northwest Semitic Philology, Comparative Mythology”
Leggiamo cosa dice Hendel nel suo saggio: “Of demigods and the Deluge”:
“Nephilim significa letteralmente ‘I caduti’[vedi note] [...] Questo uso del verbo Naphal e dei suoi derivativi é riscontrato in atri punti nella Bibbia, per esempio nel lamento di Davide per la morte di Saul e Jonathan, in cui si legge: “Ek Naphelu Gibborim” (come guerrieri caddero), o nell’ avvertimento di Geremia ai falsi profeti: “Laken yippelu bannophelim” (cadranno tra i caduti)”
Nella nota, Hendel scrive chiaramente: “Nephilim é il ‘qatil’ passivo aggettivale della radice ‘naphal’ = ‘cadere’”
Cosa é il Qatil? Viene chiarito molto bene nel libro: “A grammar of Biblical Hebrew” di Jouon e Muraoka:
“The verbal adjective has the forms Qatil and Qatul, and it is these forms that make the stative perfects, which are nothing but ‘conjugated adjectives’”
Dunque un emerito professore di lingua e letteratura ebraica ci chiarisce cosa in definitiva sia il termine Nephilim, e ci mostra la falsità della analisi fatta da Heiser.
NEPHILIM NON PUO’ ESSERE USATO COME ‘SCESI’
La seconda parte dell’ obbiezione di Heiser é che la raice NAPHAL ha solo il significato di ‘cadere’ e non di ‘scendere’, poichè il verbo utilizzato dagli ebrei per questo secondo significato é ‘YARAD’.
Heiser insomma porta il discorso sulla fine distinzione tra un atto volontario o meno. Ma ha ragione a farlo? Siamo sicuri che questa distinzione sia così netta in ebraico? La risposta é secca: NO.
Cercando il significato di YARAD nel dizionario di ebraico biblico (http://www.searchgodsword.org/lex/heb/view.cgi?number=03381) leggiamo:
Original Word : ירד
Word Origin : a primitive root
Transliterated Word :  yarad
Phonetic Spelling : yaw-rad
DEFINITIONS:
to go down, descend, decline, march down, sink down
a (Qal)
to go or come down
to sink
to be prostrated
to come down (of revelation)
b (Hiphil)
to bring down
to send down
to take down
to lay prostrate
to let down
c (Hophal)
to be brought down
to be taken down
Ho evidenziato appositamente due significati per far notare che mentre il primo ha un significato attivo e volontario (to go or come down = andare giù / scendere) il secondo ha un significato passivo che per sua natura può essere sia volontario che involontario (to be taken down = essere portato giù).
Ma non é finita, leggiamo i significati che il vocabolario assegna al verbo YARAD prendendoli così come tradotti nella Bibbia ebraica:
KJV (372) - (come, go, etc) down, 340; abundantly, 1; descend, 18; down by, 1; fell, 2; indeed, 1; let, 1; light off, 1; out, 1; put off, 1; sank, 1; subdued, 1; take, 1; variant, 2;
Come vediamo il verbo Yarad che secondo Heiser dovrebbe essere il ‘scendere’ (come down - descend) intenzionale é utilizzato anche come ‘cadere’ (fell = caduto) non intenzionale.
In generale si può dire che Yarad ha un significato volontario o involontario a seconda del contesto in cui si trova, e che ogni termine ha un significato vero e proprio e vari che gli derivano da ‘estensioni’ perfettamente lecite.
Allora torniamo a NAPHAL o meglio a NEPHILIM e vediamo se una simile ‘estensione’ é giustificata.
A venirci in aiuto é sempre il saggio di Hendel, che riporta un passo del libro di Ezechiele:
"They lie with the warriors,
The Nephilim of old,
Who
descend to Sheol
With their weapons of war."
Dove i Nephilim, definiti ‘guerrieri’ SCENDONO volutamente nel ‘mondo cavo’ (Sheol significa ‘tomba’ - ‘pozzo’, ed é un termine che rappresentò in epoca tarda il corrispondete dell’ Absu sumero).
Dunque nel testo biblico si attribuisce in questo passagio un ‘atto volontario’ di discesa. Lo stesso avviene nella Genesi, quando si dice che i Nephilim ‘scendono’ sulla terra per accoppiarsi con le ‘figlie degi uomini’.
Non é dunque sbagliato estendere il ‘caduti’ del termine Nephilim in ‘scesi’ perchè diffatto almeno in due occasioni nella Bibbia questo ‘popolo’ é definito come un gruppo che é volontariamente sceso sulla terra.
L’ obiezione di Heiser quindi é errata e fuorviante in entrambi i sensin cui é posta, e Heiser, che ha accusato Sitchin di essere un ignorante in materia di lingua ebraica, smentito da un emerito professore di lingua ebraica fa egli stesso la figura dell’ ignorante.
Articolo di Alessandro Demontis



Nessun commento:

Posta un commento