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venerdì 29 maggio 2015

ANALISI DEL MITO ENUMA ELISH

E’ sorprendente come andando ad analizzare alcuni antichi miti vi si trovino descrizioni di avvenimenti, fenomeni, oggetti che, se traduciamo il linguaggio povero utilizzato in chiave moderna, risultano essere perfettamente assimilabili a tecnologie moderne. Per fare un esempio, il modo utilizzato per descrivere certi fenomeni o certi passi di ‘battaglie tra dei’, è completamente corrispondente a quello che dovremmo utilizzare noi per fare dei resoconti a un individuo che non conoscesse alcuni nostri termini, per esempio un indio. In questa ottica come possiamo ignorare descrizioni di ‘camere celesti’? Che significato possiamo dargli se non quello di ‘aerei’ o ‘ástronavi’? E quando si parla di ‘uccelli di metallo’ non ci stiamo forse riferendo ancora una volta ad aerei? Provate a immaginare di trovarvi paracadutati in una zona isolata in cui la popolazione non ha mai visto un aereo. Come glielo descrivereste?
E se doveste descrivere uno scontro tra due aerei con razzi e mitragliatrici, in che maniera spieghereste il concetto di ‘proiettile’ o di ‘razzo’ a persone che non hanno, nella loro lingua, un equivalente del termine perché non conoscono simili oggetti?
Ebbene alcuni miti dell’ antichità sono pieni di espressioni simili, e sono talmente tante e precise che non si può non pensare che quei termini utilizzati fossero un tentativo di descrivere alla bene meglio concetti che loro stessi non capivano o per i quali non avevano vocaboli descrittivi. Questi sono anche gli esatti termini utilizzati nel caso del famoso ‘Cargo Cult’ nato tra gli indigeni che osservavano gli aerei che lanciavano derrate alimentari e che compivano ricognizioni in Melanesia.
Non solo, in alcuni racconti sono contenute indicazioni astronomiche, geografiche, biologiche, tutte racchiuse in terminologie semplici e a volte vaghe, ma che se analizzate per bene lasciano poco spazio per dubbi. Espressioni per le quali nessuna altra spiegazione o traduzione sta in piedi.
Andiamo ora ad analizzare quello che riteniamo essere il più splendido esempio di letteratura del medioriente, l’ Enuma Elish.

L’ Euma Elish è il mito della creazione babilonese, copia di un precedente accadico a sua volta di un precedente sumero. La più completa forma rinvenutaci è scritta in tavolette babilonesi datate a circa il 1000 a.C. ma in queste tavole si fa riferimento a termini sumeri (senza nessun riferimento alla versione intermedia accadica) il che dimostrerebbe che il poema fosse appunto di origine sumera, quindi databile ad un periodo tra il 2800 a.C. e il 2400 a.C. Il mito letto in maniera letterale racconta della nascita degli dei, di una ‘guerra tra divinità’, per concludersi poi con la creazione dell’ uomo e la raccolta dei vari dei nelle loro dimore. Si legge poi una sorta di ‘esaltazione’ della divinità principale, Marduk, al quale vengono attribuiti i 50 nomi ed epiteti divini, che racchiudono tutte le caratteristiche delle altre divinità.
Ma ad una lettura più aperta l’ Enuma Elish si rivela un misto di teogonia e di cosmogonia. Essendo ogni divinità associata ad un pianeta o a una stella secondo le usanze sumere e babilonesi, traducendo il mito in forma cosmogonica saltano subito all’ occhio alcuni punti misteriosi.
Se quando si descrive la formazione delle ‘coppie di dei anziani’ Lahmu e Lahamu essi possono tranquillamente essere identificati in Venere e Marte, e quando si parla di Kishar e Anshar possiamo identificare Giove e Saturno, il problema si ha quando dobbiamo identificare l’ ultima coppia di divinità, quelle giovani: Anu e Nudimmud (in alcune versioni Ea e in altre Antu).
Ora, se a ogni dio corrisponde un pianeta, non possiamo non trarre la conclusione che queste due divinità siano associate ad altri due pianeti del sistema solare.
E visto che il mito nomina le ‘coppie divine’ in ordine tale che rispecchia l’ identificazione dei vari pianeti in una direzione che si allontana dal sole, quest’ ultima coppia può essere identificata solo in Urano e Nettuno. Questo punto è il maggiore ostacolo nel riconoscimento dell’ Enuma Elish come mito cosmogonico da parte dell’ establishment, perché implicherebbe che i sumeri, 5500 anni fa, conoscessero questi due pianeti che noi abbiamo conosciuto solo negli ultimi due secoli.
A questo punto un provocatore potrebbe chiedere: "allora come mai non abbiamo identificazioni anche per gli altri pianeti del sistema, Mercurio e Plutone?". In realtà l’ Enuma Elish afferma che prima della creazione delle coppie divine, Apsu, il ‘primigenio’ di tutte le cose, marito di Tiamat (la ‘madre di tutti gli dei’), aveva un araldo: Mummu. Non solo, sempre secondo l’ Enuma Elish anche Anshar aveva un araldo chiamato Gaga. Ecco che Mummu è identificato con Mercurio, l’ araldo del Sole (Apsu), e Gaga è identificato con Plutone. La maggiore opposizione soprattutto a questa ultima affermazione, è il fatto che Plutone verrebbe quindi descritto come un ‘araldo’ o ‘satellite’ di Saturno (Anshar).
Dal lato scientifico bisogna puntualizzare che questa ipotesi non è affatto assurda, infatti alcuni astronomi hanno ipotizzato che Plutone fosse in realtà un satellite sfuggito in seguito ad una collisione, e che i detriti di quest’ urto si fossero amalgamati fino a creare il suo satellite Caronte. Questi astronomi propongono che fosse stato un satellite di Nettuno, ovviamente perché è il pianeta più vicino.
Veniamo a Mummu. Alcuni sumerologi ritengono che Mummu fosse un modo errato di scrivere Nummu che è un termine associato all’ acqua, e quindi lo considerano un epiteto di Tiamat. Ciò però è alquanto azzardato visto che dell’ Enuma Elish son state ritrovate varie versioni e tutte riportano scritto Mummu e non Nummu. Anzi, nemmeno una usa il termine Nummu. Sarebbe come dire quindi che tutte le copie del testo ritrovate in vari luoghi contenevano lo stesso errore. Per di più il testo dell’ Enuma Elish distingue decisamente Apsu, Tiamat e Mummu come tre personaggi distinti, tanto che vi leggiamo:

Apsu non aveva perso la sua potenza
…e Tiamat ruggì...
era afflitta, e i loro atti...
i loro modi (le loro vie) erano malvagi...
Allora Apsu, il creatore dei grandi dei,
pianse rivolto a Mummu, il suo ministro, e gli disse:
"O Mummu, tu ministro che rinfranchi il mio spirito,
vieni, andiamo da Tiamat!"


Si deduce quindi che se Apsu si rivolge a Mummu per andare da Tiamat, Mummu non può essere un termine errato per identificare Tiamat stessa.
In un altro punto della prima tavoletta si legge:

Da quando lui (Mummu) pianificò il male verso
suoi figli (di Apsu) ... lui ne fu spaventato...,
le sue ginocchia si indebolirono,,
a causa del male che il loro primo nato aveva pianificato.


Questo ci dà una nuova indicazione, che Mummu / Mercurio, sarebbe dopo Tiamat, il pianeta più vecchio del sistema solare.
Il mito continua raccontando che gli dei più giovani (quelli esterni) avevano un ‘comportamento fastidioso’ che innervosiva sia Apsu che Tiamat. Questo modo di dire viene tradotto da termini sumeri che hanno il significato sia di ‘i loro modi’ sia ‘le loro vie’ cioè ‘i loro percorsi’. Da un punto di vista astronomico questo indicherebbe le loro proto-orbite. Dobbiamo infatti ricordarci che poco tempo era passato dalla nascita di questi giovani dei. Si può quindi ipotizzare che questo momento, in scala astronomica, corrisponda a un periodo in cui i pianeti erano in via di formazione e con orbite ancora non definite. E’ in effetti assurdo pensare che il sistema solare sia nato e sempre stato così come noi lo conosciamo adesso, con le stesse masse, con le stesse distanze e le stesse orbite stabili e precise.
In una situazione del genere, con orbite erratiche, alcuni di questi pianeti in formazione sarebbero potuti trovarsi a brevi distanze e quindi interagire elettromagneticamente generando fenomeni particolari che potrebbero aver avuto l’ effetto di ‘disturbare Apsu’ cioè interferire con il Sole.
Quando Apsu e Mummu si recano da Tiamat, queste sono le parole di Apsu:

Di giorno non riesco a riposare,
la notte noo giacio in pace…
Ma io distruggerò i loro modi (le loro vie).
Ci siano lamentazioni, e poi riusciremo
Di nuovo a giacere in pace.


‘Distruggere i loro modi’ è una frase che ha poco senso compiuto, mentre ‘distruggere i loro percorsi / le loro vie’ astronomicamente significherebbe porre un fine al cammino erratico dei pianeti.
Il testo poi afferma che Ea, colui che conosce tutte le cose, scoprì il piano di Mummu e si avvicinò a Tiamat. Nel testo mancano alcune righe ma da un punto più in avanti in cui si legge:

Per vendicare Apsu, Tiamat pianificò il male
Ma il dio proclamò ad Ea il modo in cui
lei organizzò le sue forze


Si può capire che qualcosa era successo ad Apsu per cui Tiamat decide di vendicarsi contro gli dei più giovani. Inizia qui una lunga descrizione di tutta una serie di ‘mostri’ che Tiamat genera per poter vendicare Apsu. Le descrizioni sono quanto mai suggestive; si parla di uomini-scorpione, di uomini-pesce, immani tempeste, del mostro Lahamu, vipere dragoni e non meglio precisate ‘armi crudeli’.
Inoltre Tiamat crea ‘undici mostri terribili’ e li schiera al suo fianco, chiamando a se il più forte di questi (Kingu) ed eleggendolo a capo:

Lei esaltò Kingu, in mezzo a loro elevò il suo potere,
per marciare davanti alle forze, per guidare l’ armata,
per dare il segnale di battaglia,
per guidare l’ attacco […]
"Io ho pronunciato il tuo incantesimo,
nell’ assemblea degli dei ti ho elevato
il dominio sugli dei ti ho assicurato.
Sii esaltato nel tuo potere, mio sposo,
adorino il tuo nome gli altri dei sopra tutti gli Anunnaki."
Lei gli diede le Tavole dei Destini,
"il tuo comando non sarà ignorato,
e ciò che pronuncerai sarà stabilito."


Sitchin interpreta questo passaggio come la creazione di 11 satelliti, e tra questi la crescita in dimensioni e influenza elettromagnetica e gravitazionale di uno in particolare, Kingu, il quale si sarebbe elevato alle proporzioni di un vero e proprio pianeta, acquisendo una sua proto-orbita indipendente non più necessariamente legata a Tiamat.

Il testo va avanti descrivendo il terrore e lo sdegno che gli altri dei / pianeti provano nei riguardi della esaltazione di Kingu da parte di Tiamat. Riunitisi gli dei si interrogano su chi possa affrontare Kingu e sconfiggere lui e Tiamat.
E’ in questo punto che la storia dell’ Enuma Elish ha la ‘svolta focale’ che introduce il giovane dio / pianeta Nibiru. Il suo nome nel mito è Marduk, che nel pantheon sumero è figlio di Ea e Damkina.
La versione babilonese è stata tradotta da vari autori. La versione di L.W. King riporta che:

"Un vendicatore […] dal profondo […] valoroso […]
le sue decisioni […] da suo padre […]
egli gli disse: O tu figlio che hai la pace nel cuore…
in battaglia andrai […] colei che ti osserverà
troverà finalmente pace […]"


Il testo indica che Marduk venne generato ‘nel profondo’. Il dio che gli si rivolge, chiamandolo ‘figlio mio’ è sicuramente Ea. Ciò in versione astronomica implicherebbe che il ‘profondo’ sia una zona del sistema solare oltre Nettuno.

Un riferimento al ‘profondo’ ci viene anche dalla traduzione di N.K. Sandars:

Nell’ abisso profondo fu generato Marduk –
fu creato nel cuore dell’ Absu.

Ea e Damkina lo crearono, padre e madre.

Anche in questa traduzione si parla del ‘profondo’, compare la figura di Ea (Nettuno) e viene fuori qui una nuova figura, quella di Damkina, moglie di Ea. Astronomicamente Damkina in effetti è un ‘punto oscuro’. Sitchin non tratta questa traduzione di Sandars, e non affronta il tema ‘Damkina’. Tuttavia riteniamo che questo particolare non sia molto rilevate ai fini della cosmogonia tradotta da Sitchin. I personaggi principali, cioè quelli che ‘compiono azioni’ nell’ Enuma Elish trovano tutti riscontro nel pantheon sumero. Ovviamente, come in una situazione di formazione di un sistema solare ci sono in gioco molti elementi, così anche nell’ Enuma Elish vengono riportati altri nomi che da Sitchin non vengono però presi in considerazione.
Se questo può dare adito a una critica nei suoi confronti, va tuttavia considerato che il solo fatto che lui non dia una spiegazione di cosa sarebbe Damkina in termini astronomici non basta a invalidare le altre identificazioni. Personalmente siamo convinti che si possa identificare Damkina in un oggetto transnettuniano simile ai vari Eris, Quoar o Sedna scoperti recentemente, ma ciò rimane comunque solo una personale ipotesi e come tale va presa.
La storia dell’ Enuma Elish va avanti descrivendo le riunioni degli dei che tra loro parlano del dio Marduk e gli chiedono di diventare il loro ‘campione’ nella lotta contro Tiamat. Marduk accetta di lottare contro Tiamat chiedendo però che da quel momento:

"Se io, vostro vendicatore,
conquisto Tiamat e vi restituisco le vite,
Riunite una assemblea e rendete il mio destino dominante.
In Upsukkinaku sedetevi gioiosi,
e io, non voi, decreterò i destini."


Insomma Marduk chiede di avere la supremazia su tutti gli dei e di avere la facoltà di ‘stabilire e controllare i destini’. Astronomicamente ciò si traduce nell’ avere una forza di attrazione e una orbita tali da ‘controllare’ la struttura del sistema solare. In che modo lo vedremo più tardi.
Marduk si appresta quindi ad avvicinarsi a Tiamat. Giunti faccia a faccia, il loro incontro viene descritto nell’ Enuma Elish in maniera molto dettagliata. Ci viene detto che Marduk si armò con una ‘rete’, con i 4 venti del Nord, del Sud, dell’ Est e dell’ Ovest, e in più con il ‘vento malvagio’ e altre armi. Si potrebbero identificare queste ‘aòmi’ come satelliti o ammassi asteroidali che viaggiavano con Marduk legati a lui dalla sua forza gravitazionale, identificata nella ‘rete’. Da parte sua Tiamat invece generò ’11 mostri’ e mise Kingu a capo della sua schiera. Di Kingu si dice che:

"Lei ha esaltato Kingu; tra di loro (gli dei)
ha aumentato il suo potere.
Per marciare verso le forze, per guidare le orde"


E ancora, in un altro punto del testo si legge che:

"Lei ha appuntato la Tavola dei destini sul
suo petto dicendo: Il tuo comando non sarà sfidato,
e le parole della tua bocca saranno stabilite."


Da queste righe, traducendole in versione astronomica, si deduce che Kingu ha acquisito tale potere e forza gravitazionale da influire sul corso degli altri pianeti.
Si arriva dunque la momento della battaglia:

"Marduk liberò la sua ‘rete’ e la catturò,
e liberò il suo Vento malvagio, che stava dietro di lui,
sul viso di Tiamat.
Appena lei aprì la bocca per inghiottirlo,
Il vento malvagio la riempì mentre ancora
lei non aveva chiuso le labbra.
Il vento terribile la riempì fino all’ ombelico"


La ‘rete’ di Marduk può essere la sua forza di attrazione gravitazionale. Successivamente si legge che:

"Lui danneggiò le sue parti interiori, ferì il suo cuore.
La sottomise e le tolse la vita;
Gettò il suo corpo e le si mise sopra.
E quando Tiamat, il capo, fu sconfitto,
le sue orde furono disperse"


Distrutta Tiamat, con il ‘corpo lacerato’, i suoi satelliti (le orde) si muovono in modo erratico non più tenuti assieme dalla sua forza gravitazionale.

"ma furono circondati, così che non potessero scappare.
Li catturò, distrusse le loro armi,
li catturò in una rete e li lasciò imprigionati"


La forza gravitazionale di Marduk quindi intercetta il movimento dei satelliti e li attrae impedendogli di disperdersi nello spazio.
Poi Marduk ritorna verso Tiamat e la urta:

"Lui e i suoi impietosi aiutanti distrussero la sua testa
[la sua parte superiore].
Lui le recise le vene e fece fuoriuscire il sangue,
ordinando al Vento del Nord di spargerlo in posti remoti e secreti."


In sostanza una collisione strappa da Tiamat una parte della sua parte superiore, e i detriti vengono sparsi nelle zone circostanti. Ci viene descritto a questo punto un gesto fondamentale nella teoria Sitchiniana e nella identificazione di questo mito come ‘còonaca di una battaglia planetaria’. Marduk infatti avendo diviso in due parti Tiamat, decide di mettere una di queste due parti in un punto ben preciso come a suddividere 2 zone del campo di battaglia:

"Lui la aprì in 2 come un mitile;
una delle sue metà lui stabilì come una
copertura per il cielo.
Stabilì una leva, impose un ‘osservatore’,
e ordinò loro (i frantumi di Tiamat) di non
lasciar avanzare le sue acque"


Astronomicamente quindi viene descritta la formazione di una sezione del sistema solare che lo divide in 2 regioni. Questa sezione è identificata come la fascia degli asteroidi, nata dai frantumi della parte strappata dalla testa di Tiamat.
Successivamente si legge che Marduk si diresse verso ‘iì profondo’ scrutando la struttura degli abissi, e stabilì li una dimora, l’ E-sara, in cui avrebbero dimorato alcune divinità. Si potrebbe trattare della zona periferica del sistema solare in cui orbitano i pianeti più esterni:

And he founded E-sara, a mansion like unto it.
The mansion E-sara which he created as heaven,
He caused Anu, Bel, and Ea in their districts to inhabit.


Dove Bel sarebbe Enlil e, in chiave astronomica, Plutone.
Il termine E-Sara (E.Shara nella versione di King ed Esharra in quella di Sandars) è alquanto ostico perché di non univoca traduzione. Potrebbe significare ‘casa o zona che delimita il tempo o lo spazio’ (ricordiamo che il sar in sumero era una unità di misura molteplice, applicata con diversi valori sia alle misure del tempo che a quelle di spazio) ma anche ‘casa da cui si inizia’ o ‘casa da cui si esce’. E’ importante notare questi ultimi due significati perché, per chi arriva dall’ esterno del sistema solare, la zona E-Sara sarebbe proprio il punto iniziale del sistema, e parimenti per chi viaggia verso l’ esterno partendo, ad esempio, dalla Terra, l’ E-Sara rappresenta la zona da cui ‘si esce’ dal sistema solare.

Il testo arriva quindi alla quinta tavoletta, dove compare per la prima volta il termine Nibiru. Nella versione di King leggiamo:

"Lui stabilì le stazioni degli dei, le stelle,
le loro immagini e lo zodiaco lui creò.
[…]
Lui fondò la stazione di Nibiru (il pianeta Giove)

In modo che nessuno potesse sfuggire"

mentre nella versione di Sandars, il corrispondente passaggio diventa:

"Lui progettò posizioni per i grandi dei, e
diede loro un aspetto stellare come costellazioni.
[…]
Poi diede loro Nibiru, il polo dell’ universo,
per segnare il loro cammino,
in modo che nessuno potesse errare."


Nella versione di King, la parte tra parentesi non fa parte del testo originale ma è una sua interpretazione. Gran parte dei sumerologi è convinta che il termine Nibiru a tratti indichi Giove e a tratti indichi Mercurio. A nostro parere invece il termine Nibiru indica un qualcosa di estraneo ai pianeti – divinità le cui stazioni (posizioni o orbite) Marduk aveva stabilito. Questo perché il testo dice chiaramente che prima Marduk ‘stabilì le stazioni degli dei’, quindi aveva già stabilito le posizioni di tutti i pianeti, compreso Giove, e solo dopo introduce Nibiru. Non avrebbe senso, quindi, dire che ‘Marduk diede loro Giove in modo che non potessero errare’ perché Giove stesso (Kishar) era già incluso tra gli dei (pianeti) delimitati da Nibiru.
Nibiru deve per forza essere un oggetto o una zona estranea agli dei già menzionati.
Il mito poi affronta il tema della disposizione della Luna e del Sole nel cielo, viene descritto minuziosamente il modo in cui son state ‘decise’ le fasi lunari e come queste dovessero scandire il tempo. Non ci sorprenda questa importanza rivestita dalla Luna rispetto al Sole, infatti il dio della Luna, Nannar (Sin per gli accadi), era figlio di Enlil, mentre il dio del Sole, Utu (Shamash per gli accadi) era suo nipote.
E’ molto bella le descrizione del susseguirsi delle fasi lunari:

Ha dato alla luna il lustro di un gioiello,
Egli le ha dato tutta la notte, per contrassegnare i giorni,
e vegliarli durante la notte ogni mese come
ciclo di una pallida e crescente luce.
[…]
Ed egli disse: "Oh Nuova luna, quando cresci sul mondo,
per sei giorni i tuoi corni sono a mezzaluna, fino a che
al settimo giorno mezzo ciclo è compiuto;
che il tuo pallore si fermi e una fase segua l’ altra
dividendo il mese da una fase piena ad un’ altra"


Successivamente Marduk dispone il Sole ad Est:

Dopo aver fissato la Luna, Marduk prese il Sole
E lo mise a segnare il ciclo da un anno all’ altro.
Assegnò a lui il cancello dell’ Est,

e il compito di mettere fine alla notte.

Avviene poi la disposizione della carcassa di Tiamat, in maniera minuziosa, passando dal raddensamento delle acque disperse nell’ atmosfera per creare le nubi, alla creazione delle montagne (comprese le alte vette) e la nescita dei fiumi Tigri ed Eufrate dagli ‘occhi di Tiamat’.
Il passo successivo è la costruzione della dimora di Ea (padre di Marduk) sulla Terra.

Quando il lavoro del dio fu svolto, e lo ebbe compiuto,


allora Egli fondò templi sulla terra, donandoli ad Ea.

Tutti gli dei poi si presentano davanti a Marduk a portare i loro doni, compresa sua madre Damkina, il cui dono Marduk apprezza in modo particolare tanto che l’ epica descrive che:

Ma quando Damkina diede il suo dono,
egli emise un bagliore, il suo volto si illuminò…
diede a Usmu, servo di lei, il suo dono:
la carica della segreta casa di Absu, e lo rese
custode dei santuari di Eridu.


Marduk finalmente si può sedere sul suo trono e ricevere il riconoscimento della sua grandezza:

Egli montò sul trono innalzato nel tempio.
Damkina, Ea, e tutti i grandi dei (gli dei Anunna),
tutti gli Igigi hanno gridato all’ unisono:
"In passato il nome di Marduk indicava solo
un amato figlio… ma lui ora è il re supremo –
Grande Re dell’ universo,
questo è ora il suo nome, in lui confidiamo"


Questo ultimo passaggio, oltre ad essere una attestazione di grandezza della neoeletta divinità principale, sembra anche descrivere l’ effettiva presa di importanza del pianeta della battaglia celeste. Infatti egli prima, come ‘invasore’ era solo un ‘amato figlio’ generato da Ea e Damkina… ma dopo aver distrutto Tiamat e stabilito la propria orbita tra Marte e Giove equilibrando le orbite dei vari pianeti, diventò a tutti gli effetti il regolatore del sistema solare, il ‘Grande Re’.
E’ evidente comunque che in questi passaggi i nomi delle divinità, che prima descrivevano pianeti, descrivono anche veri e propri personaggi in carne ed ossa che compiono azioni. Ciò è confermato dal momento in cui Marduk decide di creare l’ uomo.
Egli si rivolge a Ea, suo padre, definendolo ‘architetto’ cioè ideatore e pianificatore delle sue azioni. Il desiderio di Marduk, espresso al padre, è descritto nell’ epica in modo formidabile:

"Unirò sangue al sangue, sangue ed osso,
per formare qualcosa di nuovo:
il suo nome sarà UOMO – Uomo aborigeno.
Sarà ricordato come mia creazione.
Il suo compito sarà servirci fedelmente,
così gli dei stanchi avranno riposo,
io pianificherò e muterò le loro operazioni,
suddividendole in modo migliore."


Ea, che i sumeri hanno sempre descritto come un saggio scienziato, e al quale Sitchin attribuisce notevoli conoscenze in campo medico – biologico, risponde al figlio di non usare il proprio sangue, ma di usare quello di uno dei servitori di Tiamat. Viene chiamato il consiglio degli dei, al quale presenziano anche i ribelli prigionieri. Kingu è accusato di aver istigato la ribellione (era stato messo a capo dell’ orda da Tiamat) e viene ucciso.
Il suo sangue serve per la creazione dell’ Uomo:

Quando ciò fu fatto, quando Ea nella sua saggezza
aveva generato l'uomo e il suo fardello di lavoro,
ciò era un atto fuori dalla comprensione,
una meraviglia di finezza concepita da Marduk
ed eseguita da Nudimmud.


dove Nudimmud è l’ epiteto di Ea che significa ‘abile creatore’.
Il poema si conclude poi con l’ assegnazione a Marduk dei 50 nomi divini, ognuno rappresentante una funzione a lui assegnata o una sua peculiarità.
Particolarmente interessanti son 2 nomi assegnati:

LUGALDIMMERANKIA is Five,
King of the Cosmos!
Over the universe he is acclaimed
by that Great Company his wrath had shamed
Almighty God!


Traducendo letteralmente il nome:
‘Lu.gal.dim.mer.an.kia’

otteniamo ‘grande signore della violenta tempesta che lega il cielo alla terra’ – definito come il ‘Re del Cosmo’.

As NEBIRU he projected the stars
in their orbit, the wandering gods obey
the laws of passage.
Nebiru, at the still centre,
is the god they adore;
of this starry one they say
"He who once crossed the firmament tirelessly
now is the nub of the universe,"


Qui ritorna il termine Nibiru, il cui significato è ‘attraversare’ o ‘colui che attraversa’. In qualità di Nibiru egli stabilisce le orbite dei pianeti. Questi devono obbedire alla ‘legge del passaggio’, che è facile identificare nelle leggi che governano le orbite e la gravitazione planetaria; Nibiru si trova ‘nel centro’, esattamente la posizione occupata dalla fascia degli asteroidi che divide il sistema solare in due gvuppi di 5 elementi:
da un lato:

  • Mercurio ,Venere, Terra, Luna, Marte

e dall’ altro:
  • Giove, Saturno, Urano, Nettuno, Plutone


L’ attribuzione del nome ‘Nibiru’ (colui che attraversa) è motivata dal passaggio: "Colui che un tempo ha attraversato il firmamento è ora re dell’ universo".
 
Articolo di Alessandro Demontis
 


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