Cerca nel blog

martedì 17 ottobre 2017

L'USO DELLE ARMI NUCLEARI NEL 2024 A.C. - LA GUERRA DEI RE

Liberare le “armi di distruzione in massa” in Medio Oriente si identifica con il timore dell’avverarsi delle profezie di Armageddon. Rattrista il fatto che quattromila anni fa l’escalation del conflitto fra divinità – non fra uomini – portò all’uso di armi nucleari proprio in quella regione. E se c’è mai stato un atto più deplorevole con conseguenze del tutto imprevedibili, fu proprio quello.


Ormai è assodato che la prima volta che vennero usate le armi nucleari sulla Terra non fu nel 1945 d.C. a Hiroshima e a Nagasaki, bensì nel 2024 a.C. L’evento è stato descritto in una serie di testi antichi dai quali è possibile ricostruirne dettagli e retroscena, inquadrando il tutto nel giusto contesto.


Quelle fonti antiche includono la Bibbia ebraica: infatti Abram, primo patriarca ebreo, fu testimone oculare di quella terribile calamità.

La Guerra dei Re, fallendo di sottomettere le “terre ribelli”, demoralizzò gli Enliliti e imbaldanzì i Mardukiti, ma poi, seguendo le istruzioni degli Enliliti, Ninurta iniziò a cercare un’infrastruttura spaziale alternativa all’altro lato del mondo: nell’odierno Perù, in Sud America. 

I testi indicano che lo stesso Enlil era solito allontanarsi da Sumer perlunghi periodi di tempo. I movimenti di questi dèi fecero sì che gli ultimi due re di Sumer, Shu-Sin e Ibbi-Sin, mutassero le proprie alleanze e iniziassero a rendere omaggio a Enki a Eridu, sua roccaforte sumera. Le assenze degli dèi allentarono anche il controllo sulla “Legione Straniera” di Elamiti e i documenti parlano di “sacrilegi” da parte di questi mercenari. Uomini e dèi erano sempre più disgustati da ciò che vedevano. 

Marduk, in particolare, era furioso. Gli erano giunte voci di saccheggi, di distruzioni e di profanazioni della sua amata Babilonia. Ricorderemo che l’ultima volta che vi era stato, era stato convinto dal fratellastro Nergal ad andare via in pace fino al momento in cui il Tempo Celeste non avesse raggiunto l’Era dell’Ariete. Acconsentì ad andarsene solo dopo aver ricevuto la solenne parola di Nergal che nulla sarebbe stato distrutto o dissacrato a Babilonia, eppure accadde esattamente il contrario.

Marduk si infuriò per la profanazione del proprio tempio per mano degli “indegni” Elamiti: «Del tempio [fecero] una tana per orde di cani, un nido per stridule cornacchie, che volando, lasciavano cadere il loro fetido sterco». Da Haran Marduk levò un grido ai grandi dèi: «Fino a quando?». Non è ancora giunto il Tempo, si domandava nella sua autobiografia profetica: 

O grandi dèi, 
ascoltate i miei segreti
Mentre mi allaccio la cintura, 
ricordo le mie memorie.
Sono il divino Marduk, 
un grande dio.
Fui mandato via per i miei peccati,
tra le montagne andai.
Per molte terre ho vagabondato,
da dove sorge il sole fino adove tramonta.   
Fino alle cime della 
terra di Hatti 
sono andato.
Nella terra di Hatti 
ho domandato a un oracolo,
volevo sapere del mio trono
e della mia signoria;
Lì [ho domandato]: «Fino a quando?».

«Ventiquattro anni là ho dimorato», proseguiva Marduk; «i miei giorni di esilio sono finiti!» Il tempo è giunto, disse, per fare rotta verso la sua città (Babilonia), «ricostruire il mio tempio, la mia dimora eterna». Iniziando a vaneggiare, parlò di vedere il suo tempio, l’E.SAG.IL (“Casa la cui cima è alta”) levarsi come una montagna su di una piattaforma a Babilonia, chiamandolo “La casa della mia alleanza”. 

Lui già vedeva Babilonia nel suo pieno splendore, con un re scelto da lui, una città piena di gioia, una città benedetta da Anu. I tempi messianici, profetizzava Marduk, «scacceranno il male e la sorte malvagia, portando l’amore di una madre a tutta l’umanità». L’anno in cui si completò il soggiorno di ventiquattro anni ad Haran fu il 2024 a.C.; coincideva con i settantadue anni trascorsi dal momento in cui Marduk aveva accettato di lasciare Babilonia e di aspettare il tempo celeste dell’oracolo.

L’invocazione “Fino a quando?” di Marduk, rivolta ai Grandi Dèi, non era fine a se stessa, perché la leadership degli Anunnaki era costantemente impegnata in consultazioni, di natura sia formale che informale. Allarmato dal deteriorarsi della situazione, Enlil fece ritorno in fretta e furia a Sumer e fu scioccato nell’apprendere che le cose non andavano bene nemmeno a Nippur. Ninurta venne convocato per rendere conto della mala condotta degli Elamiti, ma questi addossò ogni colpa a Marduk e a Nabu.


Z.SITCHIN

venerdì 13 ottobre 2017

LA LIBERAZIONE DI LOT A SODOMA DA PARTE DI ABRAMO

Non potendo entrare nella penisola del Sinai, l’esercito dell’Est marciò verso nord. All’epoca il Mar Morto era più piccolo; la sua odierna appendice meridionale non era ancora stata sommersa dalle acque ed era una pianura fertile, ricca di terreni coltivati, frutteti e centri di commercio. Gli insediamenti di quella zona erano cinque, fra cui le tristemente famose Sodoma e Gomorra. Andando verso nord gli invasori si trovarono di fronte alle forze combinate di ciò che la Bibbia chiamava le «cinque città peccatrici».

Fu lì – dice la Bibbia – che i quattro re combatterono e sconfissero i cinque re. Dopo aver saccheggiato le città e catturato prigionieri, gli invasori si ritirarono, ma questa volta lungo la riva occidentale del Giordano. A questo punto la Bibbia avrebbe potuto distogliere l’attenzione da queste battaglie, se non fosse stato che fra i prigionieri c’era anche Lot, nipote di Abramo, che viveva a Sodoma.

Quando un fuggiasco da Sodoma riferì ad Abramo quanto era accaduto, «organizzò i suoi uomini esperti nelle armi […] e si diede all’inseguimento». I suoi uomini raggiunsero gli invasori a nord, nei pressi di Damasco, liberarono Lot e recuperarono tutte le loro cose. La Bibbia ricorda questo successo come «la sconfitta di Khedorla’omer e dei re che erano con lui» per mano di Abram. I documenti storici suggeriscono che, per quanto audace ed estesa sia stata questa guerra, non riuscì comunque a schiacciare la ribellione di Marduk-Nabu.

Come sappiamo Amar -Sin morì nel 2039 a.C., ucciso non dalla lancia di un nemico, bensì dal veleno di uno scorpione. Nel 2038 a.C. salì al trono suo fratello Shu-Sin. I dati relativi ai suoi nove anni di regno registrano due imprese militari a nord, nessuna a occidente e, in generale, parlano di strategie di difesa. Questo sovrano fece costruire nuove sezioni del Grande Muro Occidentale per proteggersi dagli attacchi degli Amorriti.

Le difese, comunque, venivano portate sempre più vicine al cuore stesso di Sumer, rimpicciolendo di fatto il territorio controllato da Ur. Quando ascese al trono il successivo (e ultimo) re della dinastia di Ur III, Ibbi-Sin, i predoni provenienti da ovest erano penetrati attraverso il Muro e si stavano scontrando contro la “Legione Straniera” di Ur, i mercenari elamiti interritorio sumero. A guidare e incitare gli occidentali verso l’obiettivo c’era Nabu. Marduk, suo padre divino, lo attendeva ad Haran (Haran è Carran nella Bibbia)  per riconquistare Babilonia.

I grandi dèi indissero un consiglio di emergenza e approvarono poi quelle misure straordinarie che avrebbero cambiato per sempre il futuro.


Z.SITCHIN