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domenica 19 febbraio 2017

EZECHIELE: TESTO BIBLICO E TECNICA SPAZIALE (Prima parte..1/2)


Dopo aver approfondito l'argomento relativo alla costruzione dell'astronave e quello sul funzionamento della navemadre, il testo biblico assume una nuova luce ai nostri occhi. Gli elementi ed i risultati di una tale analisi, conferiscono a questo capitolo il carattere di un commento biblico del tutto nuovo. In conformità alle ricerche eftettuate, il commento è limitato a quei passi delle scritture che si riferiscono all'astronave, al comandante, all'equipaggio ed agli avvenimenti che son rilevanti per il nostro studio.

Rlf. 1 - Die Bibel oder dle ganze Heillge Schrift des Alten und Neuen Testamentes. traduzione di D. Martin Luther, Stuttgart, Stoccarda, Prv. Wurtt. Bibelanstalt. Non datata. (data probabile: Inizio Ottocento).

Rif. 2 - Biblia. Das ist: dle ganze Heilige Schrift. Dr. Martin Luther, Lipsia. Ed Mayer und Wiegand. 1842.

-Questo è l'elenco dei testi biblici usati dall'autore (in tedesco o in inglese).

Rif. 3 - The Bible. Revised Standard Verslon. New York. Am. Bible So., Copyright Nuovo Testamento 1946, 'vecchio testamento 1952.

Rif. 4 - A Catholic Commentary on Holy Scripture, Toronto, New York, Edlnburgh, T. Nelson & Sons, 1953. Imprimatur 1951.

Rif. 5 - Die  Heilige Schrlft des Alten und Neuen Testamentes. Tradotto dal testo originale e pubblicato dal Prof!. Vlnzenz Hamp, Melnard Stenzel, Josef Kurzlnger, Aschaffenburg Imprimatur 1957, Copyright 1957. Paul Pattloch.

Rif. 6 - Ezekiel Hebrew text & English translation, prefazrone e commento del rabbino dr. Flsch, Mc A.  sesta edizione, 1970, Londra, The Soncino Press.

Rif. 7 - The New Amerlcan Blble, tradotta dal testi antichi dal membri della Cathollc Biblical Assoclatlon of America,New York, P. J. Kenedy & Sons, Imprimatur 1970.

In questo capitolo usiamo il testo di cui al riferimento 5. Le differenze importanti che si deducono dal confronto con altre traduzioni della Bibbia, saranno trattate unitamente ai rispettivi passi biblici. Ho scelto delle traduzioni che non solo coprono un periodo cli 150 anni, ma che provengono da estrazioni teologiche, oltre che geografiche, estremamente diverse. Inutile dire che i testi sono reperibili in biblioteca. Dopo aver preso inizialmente in considerazione l'idea di avvalermi della collaborazione di un esperto cli lingue antiche, ho scartato l'idea per due motivi. Il primo è che le differenze cli testo sono già, sia pure nelle traduzioni, il frutto di interpretazioni diverse fornite da esperti cli lingue antiche. Un esperto non avrebbe quindi che aggiunto un parere in più ai molti già esistenti, senza apportare cambiamenti sostanziali. Il secondo è  che non esistono delle differenze primarie e cioè cli principio. Si può affermare con ragione che tutte le versioni descrivono "naturalmente" gli stessi avvenimenti e le stesse apparizioni fisiche. Nella maggioranza dei casi, le differenze di testo sono riconducibili alla scelta dei termini operata dal traduttore. Alcuni passi sono invece molto diversi, il che è solo spiegabile ipotizzando che derivino da fonti differenti. Sottolineo che non si presentano casi di questo genere che siano rilevanti dal punto di vista tecnico e quindi per la mia ricerca. Quando, aldilà del tempo, dello spazio e delle differenze di religione, ogni traduzione descrive gli stessi eventi e una costruzione simile avente il medesimo funzionamento, non mi pare sia più necessario disturbare un esperto di lingue antiche. L'interpretazione a cui ci accingiamo, richiede un doppio ordine di riflessioni nei confronti di Ezechiele. Il primo riguarda la sua posizione di osservatore. Il secondo la sua reazione interiore di individuo coinvolto da ciò che vede. Quest'ultima cambia in maniera drastica: dallo choc della prima impressione, si passa ad un atteggiamento freddo ed oggettivo che gli permette di raccontare gli incontri successivi. Come osservatore Ezechiele è di un'obiettività impressionante e la sua precisione ci sorprende ... Queste doti sono cosi radicate in lui da non risultare del tutto sopprimibili neanche durante lo choc del primo incontro. Ezechiele si esprime in un linguaggio un po' particolare, ricordiamo però che egli fu sottoposto, specie nel primo incontro con l'astronave, ad emozioni provocate da eventi per lui inconcepibili, aldilà di ogni più fervida immaginazione. Dinanzi a simili eventi, la sua posizione era quella di un uomo intelligente che viene a trovarsi completamente isolato. Non solo Ezechiele non poteva capire quanto vedeva, ma gli mancava anche la terminologia per esprimersi correttamente. Negli incontri successivi, la situazione del profeta migliora,in quanto né l'astronave né il comandante risu!tanto "nuovi" per lui. Ezechiele (come del resto i suoi contemporanei) non possedeva esperienze paragonabili a quelle derivategli dall'incontro con la nave spaziale. Egli descrisse quanto vide nell'unico modo possibile, riferendosi cioè ad oggetti ed immagini che gli erano familiari e che appartenevano al suo mondo. Qualcosa di analogo è avvenuto non molti anni fa quando gli UFO furono semplicisticamente definiti "dischi volanti" . In conclusione, è bene illustrare la composizione di quanto segue nel testo. Ho mantenuto la divisione dei capitoli e dei versi cosi come nella Bibbia. Mi sono tuttavia proposto un raggruppamento della materia indagata che tenesse conto della sequenza degli incontri di Ezechiele con l'astronave. Quest'ultimo accorgimento rende le immagini essenzialmente più plastiche e chiarifica i collegamenti tra un evento e l'altro.

IL PRIMO INCONTRO
Capitolo primo
 
1.1. l'anno trentesimo: il mese quarto, il giorno cinque del mese, io mi 'trovavo fra I deportati presso il fiume Kebar quando si aprirono i cieli e fui testimonio di visioni divine.
 
1.2. Il cinque del mese - si era già nell'anno quinto dalla deportazione del re Joachim -
 
1.3. la parola del Signore fu diretta ad Ezechiele, figlio di Busi, sacerdote, nella terra dei Caldei, sul fiume Kebar. E là fui rapito in estasi. 

Versi 1 e 2: fin dai versi introduttivi, Ezechiele dimostra la sua predisposizione alle definizioni rigorose. Egli precisa infatti subito la data del primo incontro. È il quinto giorno del quarto mese del quinto anno della deportazione degli ebrei in Caldea. Siamo quindi nel 593 o nel 592 a. C. Il successivo trentesimo anno cui accenna il profeta, è forse riferito alla sua età. Tuttavia i pareri sono discordi a questo proposito. L'attenzione di Ezechiele è attratta dall'accensione dei mo­ tori del razzo, operazione che, come abbiamo già spiegato in precedenza, riduce la velocità fino a consentire l'impiego delle eliche per effettuare l'atterraggio. L'accensione del motore del razzo, con l'effetto luminoso che produce, dà effettivamente la sensazione che i cieli si aprano.  
Verso 3 : come vedremo più oltre, le parole "fui rapito in estasi", introducono, come motivo di fondo, l'incontro con l'astronave ed il suo comandante.
 
1.4. lo guardavo ed ecco un vento tempestoso avanzarsi dal settentrione. una grande nube che splendeva tutt'intorno, un fuoco da cui guizzavano bagliori, e nel centro come lo splendore dell'eletto In mezzo al fuoco.
 
1.5. Nel mezzo apparve la figura di quattro viventi, Il cui aspetto era Il seguente: presentavano sembianze umane.
 
1.6. Ma ciascuno aveva quattro facce e quattro ali.
 
1.7. Le loro gambe erano diritte e i piedi simili agli zoccoli d'un bue, lucenti quale bronzo terso.
 
Verso 4: prima di avviare il motore del razzo, per ottenere le condizioni necessarie al suo funzionamento, occorre raffreddare l'intero sistema di trasmissione, le pompe, ecc. fino a raggiungere la bassa temperatura dell'idrogeno liquido. Questo si ottiene mediante l'immissione dell'idrogeno liquido nel sistema di trasmissione. Infine l'idrogeno, sotto forma gassosa, entra nell'atmosfera dando vita ad un agglomerato di cristalli di ghiaccio simili a quelli provocati ad alta quota dagli aerei a reazione. Si forma quindi una specie di nuvola, le cui dimensioni dipendono dalla durata del processo di raffreddamento, cioè almeno alcuni secondi. Il corpo principale dell'astronave risulta praticamente avvolto in questa nube e, ad un certo momento, si ha realmente la sensazione che il veicolo spaziale esca da una nuvola, Come conseguenza della elevata capacità di discesa, dopo l'accensione del motore del razzo, la nube rimane visibile per un lungo tratto. Chiunque abbia visto il lancio di un razzo Saturno al cinema o alla televisione, meglio ancora se vi ha assistito di persona, realizza quanto sia precisa la descrizione di Ezechiele del fenomeno osservato, Nessuno potrebbe dimenticare "un fuoco da cui guizzavano bagliori" e "lo splendore dell'eletto in mezzo al fuoco". L'illustrazione f.t. rende abbastanza bene questo momento cosl impressionante. Del resto, Ezechiele ha descritto l'attività del motore del razzo durante l'atterraggio solo nei versi 1.4 e 1.1. "quando si aprirono i cieli" . Infatti, negli altri incontri, egli vide l'astronave volare mediante le sole eliche . 
Verso 5: sono due i motivi che spiegano perché Ezechiele parla di quattro viventi in mezzo al fuoco. Si tenga presente che l'astronave sta atterrando, quindi entra ed esce dalla nube provocata dall'accensione del motore, contrariamente al Saturno, riprodotto nella tavola I fuori testo, che decolla e quindi si allontana dalla. nube originatesi per la stessa ragione vista sopra. Sembra tuttavia che esso sia ancora circondato dalle fiamme. Per tornare alla nave spaziale, è anche importante considerare il pùnto da cui il fenomeno venne osservato dal profeta. L'astronave atterra. molto vicina a lui, quindi, durante la manovra, Ezechiele vede la scia luminosa dal di sotto, il che accentua quell'idea di tempesta che contraddistingue l'approssimarsi del veicolo.



In questo verso e nei seguenti, egli descrive quanto ha visto e non le fasi del volo. Quando il motore viene spento (.fatto non menzionato), la nave spaziale dista da Ezechiele circa 1000 metri. A questa distanza, forse anche un po' prima, egli riesce a percepire delle "figure". Il come sono costruite le eliche e il fatto che esse entrino in funzione per l'atterraggio, giustificano la definizione imprecisa ma efficace di "figure viventi". Egli le vede immerse nel fuoco, cioè quando ancora non funziona il motore del razzo. Questo conferma che le eliche vengono piegate · nella loro posizione operativa prima dello spegnimento del motore. Tanto· più l'astronave .si avvicina ad Ezechiele, quanto più · i "viventi" assumono "sembianze umane". L'impressione è però solo temporanea anche se, fino al termine dell'incontro con la nave spaziale, egli indica gli elicotteri con la vaga espressione di "viventi". 
Verso 6: l'astronave vola radente al suolo, quasi sospesa, in attesa di completare l'atterraggio. Ezechiele è abbastanza vicino per riconoscere le quattro eliche che funzionano a velocità ridotta, per osservarne i particolari che gli sembrano avere forma di facce.  
Verso 7: assai chiara la descrizione delle "gambe " terrestri, dei loro ammortizzatori e dei "piedi" rotondi, come si vede nelle figure 1, 2 e 4, e nelle tavole II - III fuori testo .
 
1.8. Di sotto le ali, ai quattro lati, si levavano mani d'uomo; "tutti è quattro avevano il medesimo aspetto e le ali di identiche dimensioni.
 
1.9. Le ali si univano l'una dopo l'altra, e in qualunque dìrezione si volgessero, non ·si voltavano · indietro, ma clascuno procedeva di fronte a sé.
 
1.10. Quanto alle loro sembianze presentavano l'aspetto di uomo, ma tutti e quattro avevano pure una faccia di leone a destra, una faccia di bue a sinistra e una faccia d'aquila.

La prima parte del verso si riferisce alle braccia meccaniche che pendono dalla nave spaziale. La seconda continua nel verso successivo, dove si parla di "qualunque direzione si volgessero". Tutto ciò appartiene all'evento sintetizzato nel verso 1.15. che tratteremo fra breve.  
Verso 10: che cosa ha indotto Ezechiele a riconoscere delle facce? Come sappiamo dalla descrizione tecnica della nave spasiale; gli ingranaggi e i meccanismi di controllo sono situati appena  sopra il piano del rotore e sono completamente rivestiti. Questo rivestimento è molto irregolare e una simile combinazione di forme può avere indotto il profeta a riconoscervi delle facce. Pensiamo alle facce che ognuno di noi ha visto in tronchi d'albero, rocce, e cosl via. Alcune montagne, in America e in Europa, si chiamano " Napoleone addormentato" o "capo indiano" per le immagini che suggeriscono allo spettatore. Qualche esempio concreto non è estraneo alla tecnologia moderna. La figura 13 dimostra come una capsula Gemini  assomigli ad un volto serio e corrucciato. La stessa capsula,  un profano digiuno di cognizioni tecniche appropriate, non potrebbe descriverla che ricorrendo alla somiglianza con una faccia sconosciuta. Infine chi, davanti a  Lunochod 1 (vedi figura ), non rimarrebbe colpito dalla sua bocca spalancata, gli occhi sbarrati, le braccia alzate e minacciose? Anche noi, pur esperti di queste cose, volendo ravvisiamo in simili strutture deÌte lontane sembianze umane. Che questo sia accaduto a Ezechiele, sprovvisto com'era di nozioni scientifiche non stupisce davvero. Anche quando intul ciò che vide, per rendere le sensazioni provate fu costretto a servirsi di confronti di immagini. Si può tentare una spiegazione diversa, anche se l'ipotesi è scarsamente probabile. Ezechiele incontra il comandante ed i membri dell'equipaggio che partecipano alla missione spaziale e che a lui sembrano uomini comuni. Se la somiglianza fisica tra gli astronauti e gli altri uomini fu tale da non impressionare Ezechiele, perché non ipotizzare che i membri dell'equipaggio si comportassero come spesso fanno i piloti odierni, che dipingono sui loro aerei uccelli, animali, facce strane?



Per puro divertimento? Dopo tutto, erano senz'altro degli esseri intelligenti e nulla induce a pensate che il loro senso dello humour fosse inferiore al nostro. Aldilà della ragione che indusse Ezechiele a parlare di  "facce", il suo resoconto è importante, poiché ci conferma l'identico orientamento delle "facce" presso le quattro eliche: quella di leone a destra, quella di bue a sinistra e così via. Ne deriva necessariamente, che il funzionamento dei quattro rotori era sincronizzato.
 
1.11. Cosi le loro ali erano spiegate verso l'alto: ciascuno aveva due ali che si toccavano e due ali che gli velavano il corpo.
 
1.12. Ognuno si muoveva di fronte a sé, andavano dove lo spirito Il dirigeva, e muovendosi non si voltavano indietro.
 
1.13. In niezzo ai quattro viventi si vedevano come dei carboni ardenti a guisa di fiaccole, che si aggiravano In mezzo a loro. Il fuoco splendeva e dalla fiamma si sprigionavano delle folgori.
 
1.14. Anche quattro viventi andavano e tornavano come il baleno.
 
Verso 11 : la prima parte del verso "le loro ali erano spiegate verso l'alto", nei riferimenti biblici 1 e 2 (vedi nota inizio capitolo 5) suona: "le loro ali erano suddivise verso l'alto" (N.d.T.). Non sono competente per spiegare l'assenza ai questo fatto nei riferimenti biblici 3, 4 e 6 (vedi nota cit.). In questi ultimi, si legge l'affermazione lapidaria "così erano le loro facce" (N.d.T.). L'affermazione è perentoria ed interessante. Prima di approfondire l'indagine, conviene leggere tutto il verso che descrive, senza possibilità di malintesi, le eliche spiegate verso l'alto e verso il basso. Se torniamo all'inizio del versetto, constatiamo che il termine "spiegate" (nel testo biblico usato da me) ed il termine "suddivise" (riferimenti 1 e 2), non si riferiscono allo stesso fenomeno. Il "suddivise" rende l'idea di una spaccatura verticale fra le due coppie di elementi delle eliche, girati in senso opposto. In questa accesione, il termine "spiegate" ci dà un'immagine affine, nel senso di "spiegate l'una dall'altra" e "tenute discoste l'una dall'altra". In ogni caso, entrambi i termini indicano l'esistenza di una spaccatura. Inoltre, esiste un'altra spaccatura nel meccanismo di guida e nel suo rivestimento, posto sopra il piano del rotore. Detto più precisamente, ci dovrebbero essere due spaccature per ogni elica, per consentire il piegamento nell'una e nell'altra posizione. Questo particolare, in apparenza secondario e a cui abbiamo accennato occupandoci delle caratteristiche tecniche della nave spaziale, conferma sia l'esattezza delle ipotesi sulla sua costruzione, sia lo spirito di osservazione fuori del comune di Ezechiele.  
Verso 12: come il verso 9, è collegato con il verso 15, lo analizzeremo quindi più avanti.  
Verso 13: Ezechiele descrive il meccanismo di raffreddamento del reattore, ancora rovente, ed il balenio dei razziguida. Data l'alta temperatura riscontrata, il paragone coi "carboni ardenti" calza alla perfezione. I razzi-guida provocano come delle leggere scosse e lavorano in una sequenza apparentemente casuale. Allo spettatore non tecnicamente preparato, questi rapidi cambiamenti danno senz'altro un'impressione analoga a quella ricevuta da Ezechiele, cioè di "balenii che si aggiravano in mezzo ai viventi". Nella posizione in cui si trova rispetto all'astronave, egli vede due eliche dietro al corpo principale del veicolo. La loro vicinanza al meccanismo di raffreddamento del raettore, ancora rovente e le raffiche 'saettanti dei razzi-guida, giustificano l'espressione "dalla fiamma si sprigionavano bagliori". I gas ad altissima temperatura sono di colore più chiaro e il loro riverbero produce quello "splendore" che Ezechiele definisce in maniera cosl appropriata.  
Verso 14: il comandante muove la nave in diverse direzioni, alla ricerca del luogo più favorevole all'atterraggio. Tuttavia, di certo, una nave spaziale cosl massiccia non può muoversi rapida come un "baleno". Si può tentare un'interpretazione in termini di illusione ottica, ma la spiegazione non è soddisfacente. Nel capitolo · 7 accenneremo ad un'altra soluzione.
 
1.15. Or, guardando quel viventi, vidi che sul terreno v'era una ruota a fianco di tutt'e quattro.
 
1.16. Le ruote e la loro struttura splendevano come crisolito: tutt'e quattro avevano Identica forma, e sembravano congegnate In modo come se fossero l'una In mezzo all'altra.
 
1.17. Cosl muovendosi potevano andare verso quattro direzioni, senza voltarsi nei loro movimenti.
 
1.18. La loro circonferenza era di grande altezza. ed i cerchi di tutt'e quattro stellati di occhi tutto all'intorno.
 
1.19. Quando quei viventi si muovevano, anche le ruote giravano accanto a loro, e quando si elevavano da terra, si alzavano pure le ruote.
 
1.20. Dovunque io spirito le spingesse, le ruote andavano, come pure insieme a lui si alzavano, perché lo spirito di quel vivente era nelle ruote.
 
1.21. Quando quelli camminavano, le ruote giravano: quando quelli si fermavano s'arrestavano pure le ruote: e quando essi s.i elevavano da terra, anche le ruote si alzavano insieme a loro, perché lo spirito dell'essere era nelle ruote.
 
Verso 15: l'astronave è atterrata. Le "gambe" hanno esaurito il loro compito ed il comandante abbassa le ruote per le operazioni successive .. Che le ruote siano abbassabili e ritirabili a seconda delle necessità, è deducibile da quanto segue. Se le ruote fossero fisse, collocate sono oppure ai lati dei rotori delle eliche, esse sarebbero, sia per la forma che per le dimensioni, ben più evidenti delle "gambe" terrestri e delle braccia meccaniche. Ezechiele le avrebbe senz'altro descritte come parti integranti della nave spaziale. Infatti, ad eccezione di alcuni versi, egli illustra le parti del veicolo nell'ordine in cui gli si presentano nello svolgersi degli eventi. Lo comprova il testo: Ezechiele inizia dal fuoco e dalla nube che contraddistinguono l'accensione del motore del razzo nel volo di frenata, quindi passa alle eliche nella fase del volo aerodinamico. Seguono le considerazioni sul meccanismo di raffreddamento e sui razziguida durante il volo sospeso, mentre il comandante si accinge a posare la nave spaziale sulla superficie terrestre. Infine Ezechiele passa alle ruote e si sofferma sui loro movimenti sul terreno. Le ruote compaiono nel testo quando si manifesta la loro necessità funzionale. Questa è un'ulteriore conferma della possibilità di abbassare e ritirare le ruote e l'ennesima prova dell'esattezza del resoconto di Ezechiele.  
Versi da 16. a 21: la prima impressione la si ricava dal paragone del colore delle ruote con quello di un minerale. Qui Ezechiele distingue nettamente tra il minerale ed il suo colore, infatti precisa che "splendevano come il crisolito". Egli capl che le ruote non erano fatte di quel minerale, però il riferimento al suo colore, a lui noto, lo aiutò ad esemplificare quanto aveva osservato. Nei diversi testi biblici consultati per questo studio il minerale è il seguente:
 
Rif. 1 e 2: Turchese
Rif. 3 e 7: Crisolito
Rif. 4: Topazio
Rif. 5: Pietre di Tarsis
Rif. 6: Berillio

 
Questi Minerali hanno una gamma cromatica che va dal verde al blu. La loro superficie, descritta come splendente, era senz'altro molto liscia, il che spiega la loro lucentezza. Essa era probabilmente verniciata o comunque rivestita da una pellicola atta a proteggere le ruote dalla corrosione. Si trattava cli quelle pellicole sintetiche che oggi usiamo per difendere i materiali dalla corrosione. Oltre ai movimenti delle ruote di cui abbiamo parlato in precedenza, esistono dei dischi di propulsione che favoriscono l'autorotazione. Gli "occhi" evidenziano ed accentuano l'indipendenza dei diversi movimenti. La simultaneità delle varie rotazioni confonde ed è cliflicilmente individuabile da chi non possieda una conoscenza tecnica adeguata. Il profano ne riceve un'impressione paradossale: sembra che in ogni ruota girino più ruote. Ancora una volta, Ezechiele si esprime con precisione, infatti parla di una ruota che si muove nel mezzo di un'altra. I cambiamenti di rotazione e di direzione, si manifestano contemporaneamente in tutte e quattro le ruote, dando la sensazione all'osservatore cli ubbidire ad un unico comando. Non stupisce perciò che Ezechiele abbia scambiato, per cosl dire, la causa con l'effetto. Egli vede nei "viventi" ciò che inizia il movimento mentre le ruote si spostano in un momento successivo. Questo avvicendarsi dell'ordine del movimento è quello conforme alla realtà quotidiana di Ezechiele, dove sono gli uomini che mettono le ruote in moto.L'inverso, e cioè che siano le ruote a determinare il movimento, più di 2000 anni fa non lo si poteva concepire. Tuttavia lo "spirito" di Ezechiele è più vicino alla verità di quanto egli supponesse. Nel testo biblico, ampio spazio è riservato alle ruote. Non mancano le ripetizioni, comunque l'attenzione dedicata da Ezechiele all'argometno, la si spiega con la dimestichezza che egli aveva con qualcosa di simile agli oggetti osservati. Infatti, di tutta l'astronave l'unica cosa di cui Ezechiele avesse un'idea precisa erano appunto le ruote. È proprio questa conoscenza della ruota e delle sue caratteristiche funzionali, che aumenta il suo stupore dinanzi alle possibilità operative di quelle della nave spaziale, rendendogli il fenomeno incomprensibile. Lo sorprende la loro facoltà di mutare direzione mentre rotolano sul terreno, senza necessità di girarle. Esse sono senz'altro indipendenti dal veicolo. Ezechiele si rende conto che esse operano autonomamente, spostandosi in più direzioni. Scrive infatti nei versi 9 e 12: "ognuna si muoveva di fronte a sé" e "muovendosi non si voltava indietro". Le ragioni specifiche di quelle manovre non risultano ancora chiare. Si può pensare che il loro scopo fosse quello di assestare l'astronave sul terreno sconnesso. Il veicolo possiede quattro paia di "gambe", due per ogni elica. La sua sensibilità è quindi maggiore che se ne avesse tre. Questa sensibilità, in rapporto al terreno, provoca di per sé il rotolamento delle ruote, evitato con un progetto che tiene conto dell'esistenza· delle quattro paia di "gambe". È più plausibile supporre che questa idoneità a muoversi sul terreno sia programmata in quanto necessaria, ad esempio, per scambiare notizie ( contatti radio ad alta frequenza, impiego dei laser). Quando è indispensabile; per un collegamento fra· due stazioni terrestri, eliminare ogni ostacolo intermedio, le ruote servono a spostarsi fino al punto in cui diventa attuabile il collegamento stesso.  
Verso 18: ha diverse traduzioni, come si constata nei riferimenti usati per questo studio.
 
Rif. 1 e 2: "L'altezza della loro circonferenza era paurosa ed era piena di occhi, come lo erano tutte e quattro le ruote".
 
Rif. 3: "Le quattro ruote avevano raggi e cerchi ed i cerchi avevano occhi tutt'intorno".
 
Rif. 4: Tace In proposito.
 
Rif. 5: "avevano anche I cerchi. lo guardai e vidi che I loro cerchi avevano occhi tutt'intorno, tutti e quattro" .
 
Rif. 6: "per quanto riguarda I loro cerchi, essi erano alti e terribili; e I quattro avevano cerchi pieni di occhi tutto Intorno". ·
 
Rif. 7: "i quattro avevano del cerchi. e vidi I loro cerchi pieni di occhi tutt'intorno".
 
L'esame dei riferimenti rivela due gruppi distinti di descrizioni: in uno si sottolineano l'altezza e l'aspetto ·terrificante delle ruote, nell'altro non si accenna neanche a questi loro attributi. . Senz'altro la mancata uniformità dipende dall'aver usato, per le traduzioni, i testi originali differenti. Facciamo· notare . che di raggi si parla solo nel riferimento J. Tuttavia, queste divergenze nei testi non sono importanti per un 'identificazione generica delle ruote.
 
1.22. Sulle _teste di quel viventi vi era una specie di firma· mento, splendente come un cristallo, disteso sopra le loro teste.
 
1.23. Sotto Il firmamento le loro -ali erano distese, l'una vicina all'altra, mentre le due ali di ciascuno del quattro viventi ne ricoprivano Il corpo.
 
Verso 22: il corpo centrale dell'astronave, la sua forma, le eliche nella parte sottostante, non potrebbero essere caratterizzate meglio che con quel "sulle teste di quei viventi vi era una specie di firmamento... disteso sopra le loro teste." La situazione, nel suo insieme, è espressa in modo eccelso. Il "disteso sopra le loro teste" rende l'idea della parte centrale dell'astronave, come si vede nelle figure 1, 2 e 4. Nelle varie traduzioni bibliche, c'è qualche differenza sul cristallo (riferimenti 1, 2, 3 e 7), cristallo di roccia (rif. 5), "ghiaccio terribile" (rif. 6). Tutte le versioni, comunque, son concordi nel descrivere una superficie liscia e splendente, tipica di molte leghe metalliche.  
Verso 23: il testo è incompleto. La prima parte del verso ribadisce la posizione delle eliche rispetto alla struttura centrale della nave spaziale. È molto efficace la descrizione dei rotori sotto ciò che Ezechiele chiama il "firmamento", vale a dire la parte centrale del veicolo. La definizione di "firmamento" la si capisce considerando che Ezechiele non vide l'astronave in proiezione tecnica ( come in figura 4) ma, visto il punto di osservazione in cui si trovava, ne ebbe un'immagine otticamente distorta, più o meno simile a quella di figura 1 . Inoltre, l'imponenza dell'astronave, il rapporto fra le dimensioni di questa e quelle d'uomo di Ezechiele, gli diedero sicuramente la sensazione di vedere un "firmamento". La seconda parte del verso, senz'altro un frammento di cui è andato smarrito l'inizio, ripete la descrizione delle eliche in posizione di quiete.
 
1.24. lo udii il rumore delle ali, mentre esse si muovevano, sembrava il rumore d'una massa di acqua, simile alla voce dell'Onnipotente,·al frastuono di un accampamento. Quando poi si fermarono, ripiegarono le loro ali.
 
1.25. Allora una voce si udi dal firmamento che era sui loro capi.
 
Verso 24: sia questo verso che il successivo non è che qui siano proprio al punto giusto. In essi, si descrivono infatti le eliche quando sono ancora in moto, quindi in una situazione antecedente a quella descritta nel verso 23 dove le eliche sono ormai in posizione di quiete, cioè ferme. Seguendo la logica del nostro discorso, i versi 24 e 25 andrebbero inseriti fra i versi 14 e 15. Il verso 24 illustra felicemente il rumore prodotto dalle eliche in movimento: "il rumore di una massa d'acqua ... la voce dell'Onnipotente, ... il frastuono di un accampamento". La forza motrice necessaria al funzionamento delle eliche doveva aggirarsi sui 70.000 hp. e forse più. Quindi, non stupisce che esse producessero un rumore considerevole. Ezechiele compie un'osservazione importante e cioè che il rumore incomincia quando le eliche iniziano a muoversi. Si passa cioè al pieno regime dei rotori, il che ricorda il "frastuono di un accampamento". Egli nota il piegamento delle "ali", ma solo di quelle che vengono girate in basso. il significativo che Ezechiele affermi espressamente: "quando poi si fermarono, ripiegarono le loro ali. L'osservazione è esatta, la manovra del piegamento avviene quando l'astronave si posa sul terreno e le eliche sono ferme.  
Verso 25: ancora una prova dell'acume di Ezechiele. Egli sente una voce dal firmamento", infatti la parte interna della nave spaziale è al di sopra di lui. Ezechiele ha avuto modo di sentire il rumore del propulsore centrale dell'astronave (in folle), delle eliche, infine, "la voce dal firmamento" che scende dall'alto. Quest'affermazione sorprendente, specifica nel riferimento 6,è espressa con particolare chiarezza nei riferimenti 1 e 2: "quando si fermarono e ripiegarono le loro ali, nel cielo sopra di loro si udi il tuono". Quest'ultima versione ipotizza che Ezechiele abbia già pro· digiosamente intuito una correlazione tra i vari fenomeni osservati. Se l'ipotesi è reale, naturalmente non lo sapremo mai.
 
1.26. E sul firmamento che era al di sopra delle loro teste, apparve come una pietra di zaffiro, in forma di trono, e su questa specie di trono, una figura in sembianze d'uomo, che vi si ergeva sopra.
 
Verso 26: guardando al di sopra del "firmamento", Ezechiele vede la capsula di comando e, per prima cosa, nota la poltrona del comandante di cui descrive subito il colore. Come ha già fatto in altre occasioni, per individuare il colore si serve del confronto con un minerale a lui familiare. Infatti, usa il "come" per indicare la rassomiglianza con il colore dello zaffiro. Il successivo paragone fra la poltrona di comando ed un trono, lascia supporre che Ezechiele abbia visto durante la sua esistenza un trono regale, il che è possibile, data l'appartenenza del profeta ad· una classe sociale piuttosto elevata della comunità ebraica. Un trono ha lo schienale alto, i braccioli, l'imbotti tura, proprio come le poltrone dei piloti degli aerei odierni. Con la parola "trono", la poltrona del comandante dell'astronave è definita in maniera inequivocabile. Non possiamo neanche ignorare che, spesso, le poltrone dei nostri aerei hanno un colore simile a quello di cui parla Ezechiele. Se la scelta del colore sia casuale, oppure sia dovuta a fattori psicologici non conviene indagarlo ora. La seconda ipotesi acccentuerebbe il significato della "sembianza d'uomo" di quei visitatori della Terra, su cui torneremo più avanti. Ezechiele vede quindi la figura del comandante, seduto sul "trono", ed afferma che "aveva sembianza d'uomo". Lo sforzo intellettuale necessario a descrivere quanto sopra, lo si può solo capire immaginando la situazione in cui venne a trovarsi Ezechiele. Senza alcun preavviso, egli subisce l'impatto cli avvenimenti e di oggetti che sono estranei sia alla sua conoscenza che alla sua sensibilità. Ezechiele non possiede schemi di riferimenio avvalendosi dei quali riesca a spiegarsi logicamente quanto vede. Egli è un credente, un sacerdote, ha quindi ottime ragioni almeno nella fase iniziale del primo incontro, di ritenere che il comandante sia Dio. Questa ridda di sensazioni lo emoziona profondamente: ha i sensi in tumulto e cade pressoché in stato cli choc . .T uttavia, il suo spirito non rimane troppo coinvolto:· Ezechiele conserva la lucidità sufficiente per registrare nel cervello quanto di straordinario vedono i suoi occhi. Tutto ciò gli permetterà, più tardi, di narrare gli eventi cli cui è stato testimone. Che solo un'intelligenza fuori del comune sia capace di tanto, è fuori cli dubbio. Un'altra circostanza degna di nota è che, come sottolinea il rabbino dr. Fisch , Ezechiele, per individuare la figura del comandante usa la parola "Adamo". In questo modo, Ezechiele elimina ogni equivoco interpretativo.
 
1.27. Da quel che parevano I suoi fianchi in su, m'appariva splendente come l'eletto, quale una visione di fuoco dentro e d'intorno, e da quel che sembravano I suoi fianchi in giù mi pareva pure una visione di fuoco, con uno splendore tutto attorno ·
 

1.28. simile allo splendore dell'arcobaleno, che appare nelle nubi in un giorno di pioggia. Questa visione era come l'immaglne della gloria del Signore. A tal vista lo caddi bocconi ed udii una voce che parlava.
 

Verso 27: in questo verso ( come nel successivo) si constata come, stante la comprensibile carenza di cognizioni tecniche adeguate, Ezechiele descriva due oggetti diversi avvalendosi dei loro effetti luminosi differenti. Da una parte qualcosa che è splendente come lo "splendore dell'eletto", oppure che è una "visione di fuoco", dall'altra qualcosa che viene caratterizzato come "lo splendore dell'arcobaleno". Due effetti luminosi differenti, quello dinamico del fuoco e quello statico dell'arcobaleno, che hanno quindi due origini diverse. Queste considerazioni ci aiuteranno ad interpretare dei passi biblici altrimenti complessi e diJlicili da collegare l'uno con l'altro. Lo splendore dei "fianchi" e il riferimento al fuoco, contrassegnano la tuta del comandante, la cui superficie sembra d'oro. Quanto il resoconto di Ezechiele sia accurato, lo dimo­strano gli effetti luminosi, quasi i riflessi di un fuoco, visibili sulla tuta dell'odierno astronauta che scende dall'Apollo 10 (tavola V fuori testo). L'aspetto dorato della tuta isolante è dovuto all'impiego, nella confezione del tessuto, di sottili lamine di materiali sintetici speciali. Questi ultimi servono a proteggere l'astronauta dalle temperature elevate. Come si vede, già oggi usiamo materiali aventi prerogative simili a quelli di cui parla Ezechiele e non c'è motivo fondato per negare l'analogia fra la tuta del comandante e quelle usate dai nostri navigatori spaziali. La capsula, trasparente come il vetro, provoca effetti ottici diversi. Non solo viene colpita dalla luce del sole, ma anche dal riverbero dei raggi sulla superficie curva dell'astronave. Attraverso una porzione della capsula, Ezechiele vede in trasparenza un tratto di cielo. Non dimentichiamo 'inoltre i riflessi dorati della tuta del comandante ed il color zaffiro della poltrona. Esistono senz'altro ulteriori interferenze cromatiche, dovute a quanto è racchiuso nella capsula. Ezechiele definisce questi effetti come uno "splendore tutt'attorno" e il raffronto con l'arcobaleno rende bene l'immagine. Non trascuriamo che "lo splendore era tutt'attorno", quindi non veniva originato dal comandante. L'osservazione di Ezechiele è esatta, infatti avvolge il comandante "tutt'attorno". Nessun altro oggetto inserito nella capsula attira ancora la sua attenzione: potrebbe essere la curvatura della parte superiore di essa a suggerirgli di servirsi dell'immagine dell'arcobaleno quale termine di paragone. Le difficoltà di descrivere una costruzione, caratterizzandola solo mediante i suoi aspetti luminosi e cromatici, sono davvero immense . Per meglio capire lo sforzo di Ezechiele, invitiamo il lettore a descrivere l'immagine riportata nella taovla IV fuori testo, senza ricorrere alla geometria (cerchio, cono, cilindro) e alla tecnologia della nostra era. A questo punto, Ezechiele termina di raccontare i particolari della visione, e ancora una volta, ritorna alla globalità del l'evento tramite l'affermazione "era come l'immagine della gloria del Signore". Esterefatto, Ezechiele cade bocconi. Ma per quanto abbia ottime ragioni per compendiare quanto ha visto, nella frase "la gloria del Signore", il suo spirito veglia ed egli pone due riserve. La prima è che non riesce a conciliare l'aspetto massiccio e reale dell'astronave con una manifestazione del Signore, dal quale non si attende nulla di così assolutamente materiale. Tuttavia, quanto si vede è grandioso e potente, sembra perciò paragonabile alla gloria del Signore. Non esistono dubbi: Ezechiele fa un paragone, non identifica nulla, dice infatti: "era come la gloria del Signore". La seconda riserva riguarda la voce. Potrebbe credere di avere udito la voce del Signore, ma si limita a dire "udii una voce che parlava". Frena quindi ogni impulso alla glorificazione, al sensazionale, registrando semplicemente nel suo cervello il fatto che quella voce parlava.

(FINE PRIMA PARTE - 1/2).....

domenica 12 febbraio 2017

EZECHIELE :IPOTETICA RICOSTRUZIONE DELLA NAVE SPAZIALE VISTA DA EZECHIELE

La nave spaziale è composta di tre sistemi:
a) il corpo centrale principale,
b) le quattro eliche,
c) la capsula per l'equipaggio, posta sulla parte superiore
del corpo centrale.

Le figure 1, 2 e 4 ci dànno una visione globale della nave spaziale. 
IL CORPO CENTRALE PRINCIPALE
La forma ricorda più quella cli una trottola usata dai bambini per giocare, che non una nave spaziale fantascientifica. Come vedremo, la forma è ben indovinata ed è certamente il risultato di un'accurata programmazione, Il progresso dell'aerodinamica vi gioca un ruolo importantissimo: il volo dallo spazio alla Terra attraverso l'atmosfera, inizia ad una velocità di 34.000 km/h.  Al momento dell'atterraggio, la velocità deve essere ridotta a zero. Se il corpo aerodinamico presenta una grande resistenza all'aria, la forma del veicolo spaziale può contribuire in modo determinante a produrre la frenata necessaria per passare a velocità zero. La più adatta all'uomo, è la parte inferiore dell'astronave, la cui forma è quasi conica. Durante la discesa la punta del cono è rivolta verso la Terra, e l'astronave discende lungo il suo asse verticale principale (figura 4 ). Il contrario avviene al decollo, l'astronave sale lungo il suo asse verticale, ma con la punta conica rivolta verso l'alto. Questo in quanto all'atterraggio necessita la maggior resistenza all'aria possibile, mentre al decollo si verifica la situazione inversa. La parte superiore dell'astronave è tondeggiante, quella inferiore presenta un profilo concavo, per offrire un'opportuna resistenza all'aria. L'idea di una stilizzazione simile a quella riscontrabile nella struttura inferiore della nostra astronave, venne sviluppata da Roger A. Anderson, del Centro di Ricerche Langley della Nasa, nel dicembre del 1964 . Egli tenne conto non solo di una grande resistenza all'aria, ma anche di un minimo peso del veicolo spaziale. Qui entrambe le funzioni sono assolte splendidamente è inoltre assai elegante l'impiego del profilo concavo al fine di ottenere il minimo peso possibile. La scelta ottimale del profilo fa sì che, nella parte superiore della costruzione, si sviluppino solo delle tensioni di trazione, permettendo di adoperare lamiere molto sottili. Un'astronave con una forma come quella descritta, presenta quindi vantaggi notevoli. I voli nell'atmosfera richiedono l'impiego di quattro eliche. Il profilo conico della parte inferiore facilita la loro applicazione,permettendo di distanziarle il più possibile in rapporto al veicolo e garantendo la stabilità di volo. E anche previsto il piegamento verso l'alto delle ventole delle eliche, sfruttando l'incavo della parte inferiore dell'astronave. In questo caso, la parte centrale viene a trovarsi compresa fra le eliche, il che consente di ridurre al minimo l'altezza totale del veicolo. Ne viene che il punto di gravità è al livello più basso consentito dalla costruzione, aggiungendo stabilità al volo e sicurezza durante l'atterraggio. Non conosciamo, almeno per ora, altre forme che soddisfino meglio alle esigenze diversificate della costruzione e del funzionamento di un veicolo spaziale. Se a questo proposito, facciamo un confronto con le forme a noi note delle capsule Mercury, Gemini e Apollo, si capisce immediatamente che esse non sono compatibili con l'applicazione di eliche. Per i compiti che probabilmente esplicavano le astronavi di Ezechiele e tenendo presente il livello tecnico di quegli ingegneri sconosciuti, la forma prescelta costitui il punto cruciale dell'intera realizzazione del progetto. E su quanto detto sopra, che poggia la mia affermazione sul rapporto tra il significato tecnico concreto della descrizione di Ezechiele e la pubblicazione dell'Anderson. Abbiamo parlato, motivandola, della forma esterna dell'astronave. E giunto il momento di illustrarne gli elementi principali. L'apparato propellente del veicolo è composto da un reattore e da un meccanismo per il raffreddamento, da un serbatoio per il carburante, dall'accensione delle eliche e degli impianti complementari, come quello di climatizzazione interna dell'abitacolo spaziale o quello dell'impianto del carburante. Se la forma della parte inferiore dell'astronave costituisce la chiave per la sua ricostruzione, il reattore è il fattore essenf ziale del suo funzionamento. Il reattore è situato nella parte più bassa del corpo centrale del veicolo ed, esaminandolo accuratamente, ci rendiamo conto del perché, in questo momento, non riusciamo ancora a costruire un'astronave come quella di Ezechiele. È necessario introdurre nelle nostre considerazioni la grandezza matematica più importante che si usa in missilistica e cioè l'impulso specifico . Esso esprime la propulsione in chilogrammi per ogni chilogrammo di propellente impiegato al secondo. Tanto meno propellente è necessario per ottenere una determinata propulsione, quanto più elevato è il valore dell'impulso specifico. In senso lato, l'impulso specifico ci dà un'idea della economicità di un sistema propulsivo. Il peso del propellente rappresenta la parte proporzional- mente più importante del peso totale, è ovvio quindi che si cerchi di ridurne il peso a parità di rendimento. Tutto ciò spiega, nel modo più semplice, il significato dell'impulso specifico . Può capitare che un dato valore di I.., per un determinato programma di volo spaziale, implichi un peso ed una dimensione che rendono irrealizzabile un progetto. In questo caso occorre usare un impulso specifico più elevato. Gli attuali apparati propulsivi impiegano ossigeno puro, o sostanze portatrici di ossigeno, per ottenere elevate temperature di carburazione. A seconda delle sostanze usate, si raggiungono valori di I,. superiori ai 400 secondi. Grazie alle temperature più elevate, con i reattori il valore supera i 900 secondi. Dalla nostra analisi  risulta che la nave spaziale di Ezechiele è realizzabile con un valore di I,. di oltre 2000 secondi. Questa è la ragione per la quale, oggi, non riusciamo ancora a costruirla. Tuttavia, un simile livello di I,. non è cosi disperatamente lontano dalle nostre odierne cognizioni tecniche: è ragionevole supporre che lo si raggiungerà fra alcuni decenni. ovvio che il tempo necessario per rendere possibile una tale costruzione, implica il superamento di grosse difficoltà tecniche e richiede degli investimenti finanziari notevoli. Il tempo necessario a produrre uno sviluppo scientifico nel senso di cui sopra, non è indipendente dall'entità degli investimenti. Nulla impedisce di affermare che, se parecchi anni fa si fosse ritenuto necessario spendere somme ingenti in questo settore, oggi potremmo forse già realizzare apparati di propulsione simili a quelli descritti da Ezechiele. In altre parole, il reattore di una nave spaziale è per noi qualcosa che è ormai prossimo, non appartiene né al mondo dei sogni, né alla fantascienza. Vi siamo cioè vicini "nel tempo". Si tratta di una speranza che poggia sull'esperienza del nostro lavoro e che ci lascia intravvedere i risultati tecnici di cui stiamo parlando. Dal punto di vista scientifico la meta non è più cosl lontana. Queste considerazioni sul confronto tra l'attuale stadio della nostra .conoscenza tecnica e quello raggiunto da quella tecnologia sconosciuta, assumono un grande rilievo· nel giudizio sull'opera di Ezechiele. La nave biblica acquista una dimensione nuova, a noi più comprensibile e vicina. Il giudizio può essere formulato sulla base di una innegabile similitudine fra la nostra tecnologia e quella che permise la costruzione dell'astronave descritta da Ezechiele. Nella forma di quest'ultima, ravvisrarno le conclusioni cui sono approdati alcuni studi recenti sui veicoli spaziali. Inoltre, quanto si conosce ormai sui materiali, ci conferma che, nelle costruzioni future, sarà possibile economizzare parecchio sul peso di un'astronave. Possiamo quindi esprimere un giudizio sulla costruzione della nave di Ezechiele, così comè rappresentata nelle figure 1 e 4. Oggi potremmo dunque già costruire l'astronave di cui narra il profeta, escludendo però ancora il reattore. ( La costruzione presenterebbe qua e là delle difficoltà da superare, però il problema non ci sarebbe estraneo  chiunque si occupi di missilistica o di aerei supersonici è quotidianamente coinvolto in problematiche di questo tipo. Il getto è situato alla stessa altezza del reattore. In principio non è diverso dal motore di un qualsiasi missile ( vedi figura 5). 
Tuttavia, mentre questi ultimi hanno in genere la sezione trasversale a forma circolare, qui la sezione trasversale è anelliforme. Il diametro del motore è più ampio e permette una consistente diminuzione della lunghezza del veicolo. Si può inoltre adattare il diametro del getto a quello della costruzione principale  quest'ultima viene allora semplificata e si economizza nel peso. La forma della 'nave spaziale prova l'applicazione di questo principio ed è un'ulteriore conferma dell'accuratezza della progettazione. La stima dello spazio occupato dal sistema di raffreddamento è alquanto grossolana ed approssimativa, poiché non conosciam realmente né il reattore né il relativo sistema di raffreddamento. Senza dubbio, lo spazio occupato dal sistema di raffreddamento è considerevole, data la sua estensione in altezza. Se le sue dimensioni restano un'incognita, riusciamo invece ad ipotizzare con buona approssimazione la temperatura a cui opera. Dalle caratteristiche presunte dei materiali con cui è costruito, il sistema di raffreddamento lavora ad una temperatura compresa fra i 1000 ed i 1300 gradi Celsius. L'affermazione è importante, in quanto stabilisce che, quando opera, il meccanismo è rovente. Come abbiamo visto, quando il reattore funziona, la parte inferiore dell'astronave è esposta a temperature molto elevate. Questo implica notevoli difficoltà nella scelta dei materiali con cui costruire l'astronave, specie in quella zona della sua superficie sottoposta al calore del reattore. Si tenga anche conto che, per il volo frenato nell'atmosfera e durante le manovre di atterraggio, è sempre la parte in questione cbe sopporta il forte surriscaldamento dovuto all'attrito dell'aria, anche se il reattore è spento. Questa doppia funzionalità, resistere cioè al calore del reattore e a quello del volo frenato, costituisce uno dei problemi chiave da risolvere nella fase di progettazione del!' astronave. Il come venne superato nel veicolo spaziale descritto da Ezechiele, è una affascinante constatazione della razionalità delle scelte operate da quegli ingegneri sconosciuti. Il serbatoio del propellente è posto sopra il reattore, a distanza ravvicinata. Lo spazio tra il serbatoio e il reattore, è occupato a valvola principale di sicurezza, dal condotto del propellente, dalla pompa e dallo schermo protettivo antiradiazioni La funzione di questi congegni è semplice da capire. La valvola mantiene il propellente nel serbatoio quando il reattore è spento e si apre non appena esso entra in funzione. Allora la pompa spinge la miscela nel reattore, alla pressione opportuna. Lo schermo antiradiazioni protegge l'equipaggio racchiuso nell'abitacolo dalle radiazioni nocive emesse dal reattore. Poi ché l'equipaggio trascorre la maggior parte del tempo nella capsula, l'intensità delle radiazioni che la investono deve essere la minore possibile. Questa necessità determina la composizione i e le dimensioni dello schermo protettivo. Se vogliamo espri.;: merci per immagini, diciamo che il reattore non deve poter vedere la capsula. Questo spiega anche il diverso spessore dello schermo. Agli altri lati del reattore, cioè dove la capsula non viene interessata, lo schermo lo si mantiene più leggero e sottile. Questo perché, in quelle direzioni, raramente si trova un membro dell'equipaggio, e se c'è vi rimane poco tempo. Il serbatoio del propellente occupa la maggior parte dello spazio della nave. Inizia poco sopra il reattore e continua verso l'alto, oltrepassando il diametro massimo del corpo centrale del veicolo. La sua forma segue essenzialmente il profilo concavo della costruzione . Nell'intercapedine esterna al serbatoio, oltre all'intelaiatura portante, trovano posto tubature, cavi e materiali isolanti. Il diametro della patte superiore del serbatoio è piuttosto ampio, il che renderebbe antieconomico l'impiego di una sezione trasversale elittica nella parte inferiore. Siamo sicuramente davanti ad una costruzione speciale, sulla quale ritorneremo in appendice del testo. Come propellente viene usato l'idrogeno liquido. Già oggi, conosciamo dei sistemi di isolamento che permettono di raggiungere ternperature cosl basse. Si studia inoltre per ottenere sistemi che consentano temperature ancora minori. Appartengono infine al corpo centrale della costruzione le eliche, che ricevono il propellente necessario al loro funzionamento dalla stessa fonte del reattore. il giocoforza ammirare la finezza di una simile progettazione la stessa fonte di energia viene usata indipendentemente da due consumatori. Reattore ed eliche non funzionano mai simultaneamente a pieno regime, quindi, a seconda delle necessità, il propellente viene indirizzato all'uno o alle altre. All'attuale livello della nostra tecnologia, la trasformazione diretta di calore in elettricità, richiede apparecchiature molto pesanti. Questo non esclude che, con l'avanzare degli studi, non si riesca in futuro ad ottenere lo stesso risultato con pesi minori. Comunque, dato che il nostro problema è quello di stimare il peso dell'astronave, preferiamo usare il sistema convenzionale cli indagine che ci darà sl dei pesi maggiori, ma anche dei risultati più attendibili per quanto riguarda il peso stimato. Il funzionamento è in sintesi il seguente: l'energia termica del reattore spinge un mezzo non meglio definito appartenente alla turbina. Dal generatore che vi è collegato si dipartono i cavi che conducono l'energia elettrica agli elettromotori che, a loro volta, la mandano alle eliche. Uscito dalla turbina, il vapore viene condensato e il fluido ottenuto viene pompato in un contenitore e rimesso in ciclo. Per la condensazione si può adoperare un sistema di raffreddamento situato nella parte superiore dell'astronave, oppure sfruttare la bassa temperatura dell'idrogeno. Sia la produzione di energia che la condensazione avvengono in circuito chiuso: le uniche perdite derivano quindi da un minimo spreco in prossimità delle guarnizioni. Questa conclusione riveste un significato molto importante, in quanto la nave spaziale, in virtù di quanto esposto poc'anzi, può volare nell'atmosfera terrestre per un periodo di tempo praticamente illimitato.
LE ELICHE
motivazione tecnica. È caratteristico come, nell'astronave, manchi qualsiasi particolare cbe risulti completamente incomprensibile. Non trovia. o infatti nulla che sia del tutto fuori della nostra portata tecnica.La.posizicne del piano del rotore nel corpo centrale, implica Da struttura di collegamento formata da pilastri, come si vede nelle ligure 1 e 4. Le quattro unità su cui sono installate le eliche, diventano inoltre i naturali elementi di appoggio dell'astronave sulla superficie terrestre. Le ruote necessarie a spostarsi sul terreno sono lontane dal rotore, deve quindi esserci un'altra struttura di supporto nella cui parte inferiore operino meccanismi di atterraggio. Quest'ultimo supporto offre ottime possibilità di applicazione dei razziguida, nonché dei loro serbatoi di propellente. Visto che questi ultimi sono cilindrici o conici, la forma che- ne deriva è quella riprodotta nelle figure I, 2 e 4.Esistono inoltre delle braccia meccaniche per effettuare manipolazioni di oggetti esterni alla nave spaziale e che siano, ad esempio, da spostare sul terreno. Ogni rotore è costituito da quattro elementi che, nella posizione di quiete, sono piegabili a coppie verso l'alto o verso il basso. Questa caratteristica degli elementi del rotore, per quanto non complicata, è degna di nota e ci spinge ad analizzarne la Parte della risposta è suggerita dalla posizione delle eliche durante il volo frenato, su cui torneremo più avanti. Anticipiamo solo che, specie gli elementi esterni, offrirebbero un'eccessiva resistenza all'aria . Questo è già un motivo pratico che spiega il piegamento degli elementi del rotore, non dice però per quale ragione il piegamento viene previsto per coppie di elementi. La spiegazione nasce dall'osservazione attenta del rotore e ad atterraggio effettuato. Finché sono nella posizione di funzionamento, uno o due elementi di ciascun rotore sono vicinissimi al sistema di raffreddamento e sono quindi esposti a considerevoli irradiazioni di calore. l\!eancbe usando materiafi speciali, sarebbe possibile evirare cerormaziom erre, almeno per un certo periodo di tempo, metterebbero il rotore in condizioni di non operare normalmente. Per ovviare a questo inconveniente, si è dovuto escogitare il modo di allontanare gli elementi del rotore dal sistema di raffreddamento. Questo risultato lo si ottiene solo piegando le eliche. Se tutti e quattro gli elementi pendessero contemporaneamente verso il basso, ci sarebbe almeno un elemento che, in tutta la sua lunghezza, sarebbe esposto al forte calore del sistema di raffreddamento ( vedi l'elemento 1, figura 6). Gli elementi 2 e 3 (fig. 6), si trovano nella migliore posizione possibile. La posizione svantaggiosa dell'elemento 1, la si ovvia con i piegamenti a coppie, verso l'alto e verso il basso. In questo modo, tutti gli elementi si trovano alla massima distanza possibile dal sistema di raffreddamento. 
Questo riduce al minimo i problemi del carico di calore e della deformazione del materiale di cui .sono costruite le eliche. Questa può essere considerata la soluzione del problema prospettato al riguardo. Quando invece le eliche funzionano, le loro estremità non vengono a contatto con il calore che temporaneamente, cioè ad ogni rotazione. L'aria provvede al loro continuo raffreddamento durante il funzionamento, la temperatura delle eliche rimane stazionaria e soddisfacente, tale quindi da non alterarne la forma in maniera eccessiva. Comunque, si tratta di una situazione che va esaminata in sede di progettazione, sia per determinare la forma delle eliche che per stabilire il materiale più adatto alla loro costruzione.Come in qualsiasi altro veicolo, la differenza tra i giri delle eliche e quelli del motore, è determinata da un sistema di ingranaggi. Noi, in genere, piazziamo sia il motore che gli ingranaggi, sotto il rotore. Nell'astronave di Ezechiele, invece, la propulsione scende dall'alto verso il basso, quindi anche gli ingranaggi sono posti sopra il rotore. Gli ingranaggi hanno un rivestimento che li protegge dal calore e dalla polvere. La superficie del rivestimento è piuttosto irregolare, in quanto deve seguire il profilo degli ingraggi.Esso è solcato da un taglio, per consentire alle eliche di piegarsi nei due sensi. Questi dettagli non rivestono un'importanza tecnica particolare, tuttavia, come vedremo nel capitolo successivo, assumono un grande significato per qualcuno che, come Ezechiele, era sprovvisto di una preparazione scientifica spedfica.
Abbiamo sempre parlato di un piano del rotore. È però possibile che le eliche girino a coppie, che esistano cioè due piani, l'uno davanti all'altro. Tutto dipende dal come viene bilanciato il momento ?ella propulsione dei rotori. È un argomento che,in questa sede, non è molto rilevante e che evitiamo cli approfondire. I razzi-guida, servono per compiere lievi mutamenti nella direzione o nella posizione della nave spaziale durante il volo. La loro collocazione è visibile nella figura 7. I razzi-guida si accendono per breve tempo e provocano una spinta limitata. La si può paragonare ai remi cli un natante, con i quali si ottengono variazioni nella direzione del galleggiamento. La quantità e la posizione dei razzi che si accendono, . fa sì che l'astronave si sposti in un senso o nell'altro, si capovolga, compia delle rotazioni su se stessa. Chiunque abbia seguito alla televisione il progetto americano Apollo, si ricorderà certamente della scia prodotta dai razzi-guida, quando la navicella spaziale decollò dalla Luna per andare a ricongiungersi all'astronave-madre. All'esterno e sotto le eliche, si trovano da due a quattro braccia meccaniche, telecomandate che, in posizione di quiete, pendono verso il basso. Grosso modo, ricordano un braccio umano, con le sue articolazioni, gomito e polso ed una sorta di mano meccanica. Gli elementi che compongono ciascun braccio sono telescopici, sono cioè allungabili per aumentare la portata del braccio medesimo, come si può vedere nella figura 7. Alle spalle delle braccia meccaniche, esistono probabilmente degli "occhi" televisivi, che dirigono e controllano i movimenti delle varie articolazioni. Il telecomando è situato nella capsula di comando. Articolazioni del genere di quelle descritte sopra sono note alla nostra tecnologia. Nelle ligure Sa e Sb sono visibili la concretizzazione cli una "mano" meccanica ed un suo possibile impiego pratico. Il progetto statunitense Shuttle, studia costruzioni di questo tipo, ma cli dimensioni maggiori .
Ogni "gamba" è formata da un semplice elemento verticale, telescopico, mentre i "piedi" non sono che dischi rotondi, la cui forma e dimensione servono per evitare lo sprofondamento nel terreno. La parte inferiore di ciascun piede è curva, per consentire un eventuale scivolamento in caso di necessità, quando ad esempio si atterri con un forte vento laterale. È stata proprio la descrizione cosl meticolosa degli elementi citati, che mi ha spinto ad approfondire la ricerca. Scrive Ezechiele (1.7):

"Le loro gambe erano diritte, ed i piedi simili agli zoccoli
di un bue, lucenti quàle bronzo terso."


Poiché mi sono occupato per anni di ricerche relative al peso che questi "piedi" potrebbero sopportare, le parole di Ezechiele hanno assunto per me un significato subito comprensibile. Le ruote permettono un rotolamento pluridirezionale. Questa è una condizione piuttosto complicata, ma che viene soddisfatta con estrema semplicità. Si pensi alla camera d'aria di una gomma da automobile (nella figura 9 si vede lo schizzo dei movimenti schematici). 
La freccia 1 indica il consueto movimento di una ruota che rotola in avanti. Supponiamo ora che la camera d'aria giri su se stessa, come indicano le due frecce 2. Si otterrà un movimento trasversale lungo la direzione della freccia 3. Con un'appropriata combinazione di entrambi i movimenti di rotazione, la ruota può muoversi in qualsiasi di rezione. In figura 10 è riportalo il progetto di una ruota funzionante, simile a quella descritta precedentemente. La," gomma" è divisa in alcuni segmenti aventi una forma simile a quella di un barile, ciascuno dei quali è collegato al mozzo con dei raggi. I due movimenti di rotazione si ottengono l'uno dalla rotazione della ruota intorno al mozzo, e l'altro dalla ·rotazione dei segmenti bariliformi intorno al loro asse. Ezechiele prestò particolare attenzione alla descrizione delle ruote. Poiché l'interpretazione del testo è stata falsata, nell'appendice di questo libro è inserita una trattazione tecnica accurata delle ruote. Adesso è necessario indagare sul significato degli "occhi"; espressione che nella descrizione biblica ricorre con frequenza. In figura 10, i segmenti bariliformi presentano una superficie liscia.

La presa della ruota sul terreno sarebbe quindi scarsa. Per aumentare la resistenza allo slittamento, la superficie in questione non può essere liscia, occorre profilarla. Tuttavia, qui la resistenza dello slittamento deve prodursi non solo nel senso del piano della ruota, ma anche in quello verticale al piano stesso. Non è quindi possibile applicare un profilato del tipo di quello delle gomme da trattore, occorre cercare una soluzione diversa. Quest'ultima la si trova mediante corti prolungamenti di forma conica, vuoti, che si adattano al suolo sprofondandovi leggermente. I prolungamenti hanno il terminale aperto, scuro, ed il raffronto fra queste aperture vuote e gli "occhi" è senz'altro comprensibile e giustificato. Aggiungo che la mia soluzione 1 di progetto e di costruzione della ruota in oggetto, è stata ritenuta suscettibile di brevetto. Infatti, la proposta relativa è stata elaborata dall'Ufficio Brevetti degli Stati Uniti. Si impone un'ulteriore riflessione sulle eliche. L'azione frenante provocata dalla forma aerodinamica della parte centrale del veicolo, presuppone che il medesimo si trovi in una corrente di aria libera. La vicinanza delle eliche renderebbe nullo l'effetto frenante, senza contare che esse sarebbero esposte a sollecitazioni termiche che ne renderebbero assai problematica la costruzione. Il volo frenato presuppone quindi l'allontanamento delle eliche. Anche questo problema è stato risolto con sorprendente facilità. Le eliche sono piazzate in prossimità del corpo centrale dell'astronave. Esse si possono girare facilmente verso l'alto, venendosi allora a trovare nella posizione illustrata in figura 11. Quello è quindi l'aspetto dell'astronave quando entra nell'atmosfera terrestre. Come si vede nella figura 11, le eliche sono nella parte posteriore del veicolo che; orientato in tal modo, sfrutta la sua forma aerodinamica ottenendo il massimo effetto frenante e non subisc il minimo intralcio da parte delle eliche congegni necessari a spiegare le eliche, non presentano grosse difÌico!ti. costruttive. 
Questo girare le eliche verso l'alto, produce un'interessante conseguenza per quanto riguarda i razziguida.Quando le eliche sono sotto il corpo centrale dell'astronave, cioè nella loro posizione di riposo, si potrebbe essere tentati di collocare i razzi-guida nella parte esterna, quella cioè che non è rivolta verso il centro del veicolo. Ma non appena si girano le eliche verso l'alto i razzi venzono ad essere troppo vicini alla capsula di comando, costituendo un ceno pericolo. Quanto sopra è già un motivo più che sufficiente per collo­ care i razzi-guida dalla parte opposta. C'è però ancora qualcosa che vale la pena di considerare. Cosl realizzati, i razzi-guida sono, nella posizione definitiva delle eliche, equidistanti dal punto di gravità del veicolo. Questo permette al comandante di dare quei "colpi di timone" che facilitano la manovra. I razzi-guida possono naturalmente anche funzionare quando sia necessario capovolgere l'astronave. La collocazione adottata, permette l'impiego ininterrotto del medesimo sistema di guida durante qualsiasi fase del volo. Balzano evidenti la semplicità, la sicurezza e l'efficienza della soluzione costruttiva prescelta.
 
LA CAPSULA DI COMANDO
Come si vede nella figura 4, la capsula di comando è posta nel mezzo della parte superiore del corpo principale dell'astronave, e quindi nel punto più elevato del veicolo. La capsula è convessa, cilindrica nel suo corpo centrale, ed ha un diametro di circa due metri. È costruita di materiale sintetico, trasparente come il vetro. Sia nella parte superiore che in quella inferiore, è provvista di aperture: la prima consente agli astronauti di uscire all'esterno del veicolo spaziale, la seconda di entrare all'interno dell'astronave che è ìn tal modo collegata con la capsula di comando. La capsula è mobile, cioè può volare in modo autonomo lasciando la nave spaziale e ritornandovi quando ha esaurito la sua missione. Questo volo autonomo della capsula lo si può effettuare sia con il comando diretto e sia teleguidandola dall'astronave.Tutto ciò non deve sembrare fantascientifico in quanto, anche se in misura ridotta, la nostra tecnologia ha già ottenuto alcuni risitltati in tal senso. La capsula è dotata del rnmrmo indispensabile per effettuare il voloautonomo. Oltre a due o tre poltrone per l'equipaggio, non vi sono che gli. strumenti di comando e gli apparecchi radio trasmittenti riceventi. L'aria viene introdotta nella capsula dalla nave che provvede a rifornirla in occasione di ogni volo autonomo. Per i casi di emergenza, sono disponibili dei piccoli apparecchi respiratori Tutto esclude le poltrone, è costruito in dimensioni ridotte ed è visibile dall'esterno della capsula.

IL COMANDANTE
Senza speciali distinzioni, Ezechiele chiama ·il comandante semplicemente "l'Uomo". Nonostante il suo straordinario spirito di osservazione e le sue indubbie capacità descrittive Ezechiele è scarso in proposito. Forse non vide nulla di particolarmente interessante nel comandante e supponiamo quindi che questi avesse davvero l'aspetto di un "uomo umano", la cui statura nonfosse ad esempio diversa da quella dell'individuo medio dei tempi del profeta -. Ezechiele come abbiamo già descritto, notò invece l'abbigliamento del comandante, indicato come di color bronzeo o dorato.Oggi sappiamo che dovette trattarsi di una tuta isolante. Il comandante è dotato di uno strumento che gli permette di volare da solo. Questa sua peculiare capacità gli è molto utile in diverse fasi del viaggio. Così, ad atterraggio avvenuto dell'astronave egli può uscire dallo sportello superiore della capsula e dolcemente fino a posarsi sul terreno.Con quell'apparecchio può inoltre saltare qualsiasi ostacolo e muoversi con facilità evitando i pericoli che gli si potrebbero presentare sulla superficie terrestre. È ovvio che, con il medesimo mezzo,il comandante ritorna alla capsula prima del decollo e, durante il volo spaziale, può uscirne per ispezionare l'astronave. Questo minuscolo propulsore, cosi utile sulla Terra, diventa una necessità assoluta nei casi di emergenza specie quando la capsula vola separata dalla nave spaziale. Il comandante può abbandonare la capsula e ritornare da solo sull'astronave. Un tale strumento propulsore, concepito per un solo uomo, non è né esagerato, né irrealistico. Apparecchi di questo genere li si è studiati e progettati da almeno un decennio. Nella figura seguente si vede un volo realizzato con un sistema analogo a quello descritto sopra, quanto mai probante sulle  possibilità di impiego di simili mezzi propulsori. 
Apparecchi meno potenti sono già stati impiegati nei voli spaziali degli ultimi anni, anche se siamo ancora alla fase iniziale delle progettazioni. E' però lecito attendersi un considerevole progresso di questi studi e io un lontano futuro, saremo in grado di costruire apparecchi propulsori individuali ben più potenti degli attuali. Il comandante è certamente dotato di una radio ricetrasmittente, con cui può teleguidare lo sganciamento della capsula dell'astronave e manovrarla a distanza.


IL FUNZIONAMENTO
L'orbita intorno alla Terra Si? il tipo di costruzione che i calcoli effettuati, ci dànno la certezza che l'astronave sia un veicolo spaziale pendolare, destinato a far la spola tra la nave-madre e la Terra. La navemadre è posta in orbita intorno al nostro pianeta e funziona come punto di partenza e di arrivo dei voli dell'astronave. Non staremo a fare delle ipotesi sulla nave-madre e sulla sua provenienza. A noi interessa un problema particolare, compreso in quello più generale, .il quale richiede indagini approfondite e documentate relativamente all'astronave vista da Ezechiele. Questo primo passo è propedeutico all'esame dei problemi successivi. Da qualunque parte arrivasse la non meglio identificata nave. madre, per immetters i nella sua orbita intorno alla Terra dovette ridurre la velocità. Tanto più l'orbita è vicina al pianeta, tanto più considerevole deve essere la riduzione della velocità. Ogni cambiamento di velocità, accelerazione e diminuzione, richiede l'impiego dei razzi e quindi un consumo di propellente. Maggiori cambiamenti di velocità determinano maggior uso di propellente e viceversa. Queste considerazioni inducono a pensare che la nave-madre scelse la più lontana orbita possibile. Per l'astronave pendolare, si verificano le condizioni opposte. Più lontana è la nave-madre dalla Terra, più lungo diventa il tragitto da percorrere e quindi più consistenti diventano le necessità di equipaggiamento. Se stabiliamo tutte le condizioni di esercizio dell'astronave, è possibile calcolare l'altezza ottimale dell'orbita della nave maldre intorno alla Terra. In teoria, questa altezza ottimale può assumere qualsiasi valore superiore ai 150-200 km. Queste possibilità teoriche incontrano un limite di cui dobbiamo necessariamente tenere 'conto, e cioè la fascia dei raggi di van Allen. Diventa per noi importante l'anomalia sud-atlantica: la zona di più elevata intensità si approssima di circa 350 km. al livello del mare. In questa zona oggi sappiamo che i raggi sono tollerati dall'organismo umano. Visto che è i mancano gli 'elementi per stabilire l'altezza ottimale," è lecito ipotizzare che l'orbita della nave-madre si ponesse ad una distanza di 350/400 km dalla Terra.

IL VOLO VERSO LA TERRA
La nave-madre percorre la sua orbita intorno alla Terra ad una velocità di circa 3400 km/h . L'astronave, quando inizia a scendete verso la terra (dopo essersi sganciata dalla nave- madre), vola alla stessa velocità. Al termine del volo, cioè all'atterraggio, la sua velocità scende a zero. Si deve quindi risolvere un problema di frenata di grandi proporzioni. La·maggior parte della frenata la si ottiene mediante la resistenaa che il veicolo spaziale, costruito come abbiamo visto in precdenza, offre all'aria entrando nell'armosfera.Questo sottolinea , ancora una volta, l'importanza della forma del corpo centrale dell' astronave. Sano due gli aspetti della frenata che vale la pena di mettere in luce.Il primo riguarda il calore che si produce in conseguenza dell'attrito dell'aria, mentre il secondo concerne l'entità della riduzione di velocità del veicolo spaziale conseguente alla frenata. Diciamo che, relativamente al primo aspetto, il limite al calore dipende dalla qualità e dalle caratteristiche dello schemo protettivo disponibile.Il secondo aspetto riguarda un limite fisiologico: l'entità della frenata non deve sorpassare la tollerabilità dell'organismo dei membri dell'equipaggio. I due punti esaminati ed i relativi limiti, ci aiutano a stabilire le caratteristiche del volo verso la Terra. Sebbene la resistenza dell'aria sia notevole, alla fine della discesa la velocità sorpassa ancora i 200 km/h. A questo punto, si accendono i motori del razzo e, in breve tempo, si riduce la velocità a zero. Atterraggio e decollo sono possibili con i motori del razzo, tuttavia, per motivi inerenti all'intera missione e su cui torneremo più avanti, i motori devono essete. spenti al più presto. Tutto ciò spiega la presenza, un po' sorprendente, delle eliche. Infatti, spegnendo i motori del razzo, prima che l'atterraggio sia completamente effettuato, è chiaro che per atterrare o decollare non restano che le eliche. Abbiamo già detto perché, per ragioni aerodinamiche, durante la discesa verso la Terra le eliche restano piegate all'insù, cioè nel senso opposto al punto prescelto per l'atterraggio. Appena sotto la velocità del suono, si potrebbero mettere in moto le eliche, dopo averle lentamente inserite nella loro normale posizione di funzionamento, contribuendo quindi ad aumentare la frenata. Per motivi di stabilità ( e anche perché continua l'azione della frenata aerodinamica), si preferisce tuttavia lasciare le eliche rivolte verso l'alto. Questo permette cli accendere i motori del razzo all'ultimo momento, con l'effetto cli ridurre la velocità quasi a zero. Il cambio cli posizione delle eliche, può quindi praticamente avere luogo ad una velocità molto ridotta. Per metterle in funzione, o si sfrutta la velocità residua oppure si riducono i giri del motore fino a quando le eliche non abbiano raggiunto il regime desiderato. A questo punto si spengono i motori del razzo.Con questa operazione termina il volo spaziale propriamente detto e "I'astronave funziona come una specie di elicottero, Con qualche riserva sul sorgere di eventuali complicazioni, e ipotizzabile che come elicottero, il veicolo inizi a volare a circa 1000 metri dalla superficie terrestre. È in questo momento che, in genere, il comandante cerca Il luogo più propizio all'atterraggio dell'astronave, adatto per l'impiego delle "gambe" di quest'ultima. Il comandante mantiene quindi la nave sospesa, muovendola in più direzioni in volo orizzontale, · a poca distanza dal terreno e cercando il punto dove posarsi. Queste, manovre il comatidante le effettua con le eliche, aiutandosi eventualmente con i razzi-guida. Durante l'osservazione del terreno, l'astronave vola ad una velocità alquanto ridotta,» La  sua "resistenza all'aria, paragonata alla massa del veicolo; è quindi; molto bassa. In pratica, l'astronave si sposta come uncorpo che 'non incontra resistenza dell'aria. E' naturale che se la spinta iniziale del volo esplorativo del volo esplorativo del terreno è iniziata con una lieve spinta dei razzi-guida, per arrestare l'astronave occorre l'accensione di altri razzi guida che imprimano un'uguale spinta in senso contrario. Questo successivo impiego dei razzi, non solo lo si usa per gli spostamenti orizzontali, ma anche per la rotazione dell'astronave intorno al suo asse mediano verticale.All'osservatore esterno, tutti questi razzi-guida appaiono come un balenìo privo di regole precise, capace comunque di far muovere il veicolo con rapidità notevole. Finalmente trovato il luogo adatto, l'astronave atterra ed il volo lo verso la·Terra può considerarsi davvero terminato. D'ora in avanti; se il comandante desidera spostare la nave spaziale  stulla superfice terrestre, non ha che da ricorrere alle ruote.Sia pure con lentezza,- l e ruote delle "gambe" servono a quei cambiamenti di posizione difficilmente ottenibili con le eliche o con i razzi-guida. Terminate le manovre di atterraggio, si spegne il reattore; però, dato che la temperatura dei motori scende lentamente, il sistema di raffreddamento deve ancora funzionare per un certo periodo di tempo. Come si è detto quando illustravamo la progettazione dell'astronave, quest'ultima circostanza ha indotto i costruttori a preferire le eliche. piegabili a quelle fisse.

VOLI TERRESTRI
Le eliche servono per volare da un luogo all'altro della superficie terrestre. Appena il reattore è al massimo dei giri,' si mettono le eliche nella loro posizione operativa e si portano i rotori al regime di giri necessario per il volo. Al momento del decollo, la potenza richiesta è di circa 70.000 hp. Tutto ciò è strettamente collegato al riscaldamento dei rotori e agli aggregati per la propulsione. Poiché, come si è rilevato a suo tempo, non esistono limiti alla durata del·volo, è possibile percorrere qualsiasi tragitto.

IL VOLO DI RITORNO
Il decollo dell'astronave che si appresta" a ricongiungersi alla nave-madre in orbita intorno alla Terra, può avvenire sia utilizzando le eliche che i motori del razzo. Quando parleremo della missione spaziale, vedremo quali sono le circostanze che determinano la scelta dell'uno o dell' altro. sistema di decollo. Si decolla con il motore del razzo, la salita avviene gradatamente e le eliche rimangono piegate essendo superflue nella manovra. Le correzioni di rotta necessarie ad operare il congiungimento con la nave-madre si operano con i razzi-guida. In altre parole,se I decolli fossero sempre di questo tipo, si potrebbero aboliri! le eliche. Tutto ciò ci induce ad un'interessante constatazione: in caso di emergenzà è prevedibile l'abbandono delle eliche e si decolla con i motori del razzo. Come ·casi di emergenza, possiamo pensare a danni meccanici ai rotori, alle eliche stesse,al sistema di isolamento,e cosi via.Lo sganciamento delle eliche in caso di necessità, può essere previsto in sede di progettazione del veicolo spaziale. Abbandonare le elicbe implica una riduzione notevole del peso dell'astronave, il che può tornare molto comodo in determinate circostante. La perdita indotta dei razzi di comando è senz'altro disagevole la si compensa comunque con un appropriato sistema sterzante del motore, nonché con una parziale azione ausiliaria della nave madre. Se il decollo avviene con le eliche si ha il processo inverso a quello esaminato per l'atterraggio. A circa 1000 metri o più dal suolo,quando cìoè il comandante ritiene che la distanza dal suolo sia sufficente, il motore del razzo sostituisce le eliche.La fase di trasformazione è abbastanza critica, perché il motore ·ha bisogno di alcuni secondi prima di raggiungere la piena forza dfpropulsìone. Quindi, sia pure per brevissimo tempo, la prestazione del reattore è suddivisa fra i due tipi di propulsione. In' questo intervallo la portata delle eliche può ridursi a zero. Si richiede perciò un coordinamento preciso della manovra e, non appena entra in funzione la completa propulsione del mofore del razzo, le eliche vengono piegate per evitare inutili resistenze dell'aria . Il resto del volo avviene normalmente usando il motore del razzo.

Considerazioni generali
L'astronave è individuabile come un corpo volante costruito in maniera stupefacente e molto sensata. Nella forma della parte centrale, riconosciamo i già ricordati vantaggi di aerodinamicità e di peso, senza contare la facilità con la quale sono applicabili le eliche. Queste ultime ci hanno colpito per il fatto cli essere pieghevoli, cambiando -così posizione per le ragioni fin qui analizzate e per l'applicazione dei razzi-guida. E impressionante il duplice uso cui si presta il reattore, cosl come sorprendono il sistema cli raffreddamento e le diverse possibilità di atterraggio e di decollo. Inutile sottolineare l'importanza della durata illimitata dei voli terrestri. . Queste caratteristiche si completano senza mai contraddirsi e senza mostrare lacune o punti deboli. Quanto sopra è un sicuro indice di una pianificazione del lavoro molto abile ed accurata.